Assemblea regionale FGCI
I comunisti a Roma contro la manovra economica

Le forze che compongono la FdS considerano vergognoso l'intervento sulle pensioni e assurdi i tagli agli enti locali, così come ritengono iniquo l'intervento che reintroduce l'ICI, indiscriminatamente, sulla prima casa. Considerano inoltre inaccettabili, dopo la vittoria del referendum sull'acqua, le privatizzazioni previste dal "Decreto salva Italia" e tutta la politica fiscale, che, fingendo di "colpire tutti", colpisce in realtà solo coloro che hanno di meno (vedi l'intervento sull'IVA e sui carburanti).
Il "Decreto salva Italia" salva solo i ricchi, colpisce invece le lavoratrici e i lavoratori.
All'iniziativa di Roma saranno esposte le proposte alternative dei comunisti, che comprendono l'obbligo per la Banca Centrale Europea di acquistare direttamente i titoli di stato dei Paesi europei (per contrastare le forme di speculazione), la patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze immobiliari e finanziarie superiori agli 800.000 euro, l'aumento al 15% della sovrattassa sui capitali scudati, misure efficaci contro l'evasione fiscale, il taglio delle spese militari, il blocco delle cosiddette grandi opere (come la TAV in Val Susa), tagli ai privilegi della politica (e non operazioni di facciata come l'operazione contro le province, che mirano invece a "tagliare" la democrazia).
Queste misure di semplice buon senso, oltre ad essere eque, permetterebbero anche di avere fondi per investire nella ricerca, nella formazione, nel lavoro, nello sviluppo economico.
Invitiamo chi vuole partecipare alla manifestazione a contattarci.
Invitiamo a contattarci anche coloro che sono interessati a conoscere le nostre proposte e che vogliono lavorare con noi per la loro affermazione.
Contatti:
tel: 366 4376178 (Flavio)
e-mail: pdci@comunisti-fermano.it
PdCI, Direzione provinciale di Fermo
In piazza contro il Governo Monti
Indichiamo sotto alcuni contributi dei nostri dirigenti nazionali sulla manovra finanziaria e sul Governo Monti.
Invitiamo infine i compagni e tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero unitario di 3 ore indetto per lunedì 12 dicembre da CGIL, CISL e UIL e invitiamo i lavoratori metalmeccanici ad aderire allo sciopero, anticipato al 12, della FIOM.
In occasione dello sciopero, a Fermo è previsto un presidio dei sindacati in Corso Cavour, a partire dalle 9.30, davanti alla Prefettura.
- vedi le foto sulla nostra pagina di Facebook -
- Manovra: rigore ed equità, ma per chi?. Orazio Licandro, coordinatore della Segreteria nazionale PdCI
- Decreto 'Salva Italia': recessivo e di classe. Luigi Marino, responsabile Economia della Direzione nazionale PdCI
- Governo Monti: la borghesia ha cambiato spalla al suo fucile. Fosco Giannini, Resp. Lavoro di massa, Segreteria nazionale PdCI
- Il governo Monti non è la soluzione. Serve una vera svolta politica ed economica. Vladimiro Giacchè, Direzione nazionale PdCI



La FdS presente alle elezioni di Porto San Giorgio
La FdS parteciperà alle prossime elezioni sangiorgesi con una propria lista e si accinge alla campagna elettorale con la volontà di contribuire alla creazione di un’alleanza di forze politiche capaci di sconfiggere le destre e di amministrare stabilmente la città e determinate a mettere fine agli scempi urbanistici e a rilanciare - sotto ogni punto di vista: economico, sociale, culturale, turistico, ambientale - il paese.
Giorgio Raccichini, coordinatore PdCI Porto San Giorgio
17 novembre: studenti in piazza a Fermo
Vogliamo dare un segnale forte al governo e alle logiche liberiste e privatiste della BCE.
La nuova lettera della BCE al governo Italiano prevede l’eliminazione del tetto massimo del 20% rispetto al fondo di finanziamento ordinario per le tasse studentesche e l’introduzione consistente del Prestito d’Onore.
Questi due provvedimenti provocheranno l’innalzamento delle tasse universitarie e metteranno lo studente nella difficile condizione di poter restituire il prestito, considerando che la disoccupazione giovanile tocca nel nostro paese il 30% .
Tutto questo accompagnato dallo smantellamento del diritto allo studio porterà lo studente a vivere una condizione precaria sin da subito, ad essere vittima di ricatti lavorativi, e sancirà il ritorno ad un sistema scolastico e universitario classista.
Il 17 Novembre è una data fondamentale per il movimento studentesco.
Siamo in piazza dal Cile alla Grecia per difendere il diritto allo studio e la cultura, con la volontà di cambiare questo sistema economico e sociale, contro le logiche del profitto e la mercificazione dei saperi.
Vogliamo portare le nostre rivendicazioni nelle strade, tra la cittadinanza, è importante che tutti comprendano il ruolo fondamentale della cultura in questo momento di crisi.
Solo investendo nel sistema dei saperi, nella ricerca scientifica e difendendo il lavoro e i lavoratori, possiamo contrastare le politiche liberiste della BCE che mirano a smantellare i diritti conquistati in anni di lotte e rivendicazioni. Per la prima volta la nostra generazione si trova a vivere una condizione peggiore rispetto alla generazione precedente. La precarietà come modello dominante di lavoro ma anche di vita, la disoccupazione giovanile al 30%, sono segnali di come questo sistema non funzioni e di quanto sia necessario costruire un’ alternativa a un modello che vuole reggersi sulle spalle dei più deboli, degli studenti, dei lavoratori, dei precari.
Un sistema fondato sulle logiche del profitto non si cancella dopo la caduta di un Governo, pessimo che sia, ma costruendo l’alternativa giorno dopo giorno e noi oggi stiamo facendo questo a patire da punti semplici e diretti:
Vogliamo più spazi di democrazia e confronto nelle nostre scuole.
Vogliamo che siano destinati all’istruzione risorse almeno pari alla media europea.
Vogliamo che sia previsto l’obbligo scolastico fino a 18 anni, garantendo la gratuità della scuola, compresi i libri di testo, con l’obiettivo di portare tutti i giovani almeno al diploma superiore.
Vogliamo agevolazioni sui consumi culturali e la gratuità dei trasporti per gli studenti pendolari.
Vogliamo valorizzare il ruolo degli insegnanti, con retribuzioni di livello europeo, e vogliamo la stabilizzazione del lavoro di tutti i docenti precari.
Vogliamo che sia garantito il tempo pieno nell’insegnamento elementare.
Vogliamo che sia garantito il diritto all’istruzione dei figli dei migranti.
Vogliamo più fondi per il diritto allo studio, per le borse di studio.
Vogliamo che l’investimento per la ricerca sia pari alla media europea per il 2010.
Realizzare questi punti è possibile, solo se a pagare la crisi siano i più ricchi.
Dobbiamo lottare contro i finanziamenti militari, contro le guerre imperialiste, dobbiamo chiedere che vengano tagliati i finanziamenti pubblici alle scuole private.
E’ necessario ribadire l’importanza di una tassa patrimoniale per i redditi più alti e di una campagna seria di lotta all’evasione che ogni anno arriva a pesare 120 miliardi di euro; dobbiamo contrastare la mafia che detiene l’8% del PIL e insulta la democrazia e la dignità delle persone. Da questi punti, oggi, rilanciamo la nostra lotta: il futuro non è scritto!
Fgci Provincia di Fermo
Ribalta-Alternativa ribelle-Fermo
www.fgci.comunisti-fermano.it
http://ribaltalinformazione.wordpress.com

Manifestazione studentesca a Fermo

La data di oggi rappresenta la prima risposta del movimento studentesco dopo la giornata europea di mobilitazione del 15 Ottobre. Una risposta che porta con se il carico politico di quella data, più di 550.000 manifestanti scesi in piazza per rivendicare giustizia sociale e diritti contro le logiche anti-democratiche della Banca Centrale Europea che, assecondata dal governo Berlusconi, ha messo in atto una vera e propria "macelleria sociale" colpendo lavoratori, precari, studenti e tutte le classi più deboli.
Nonostante il tentativo di screditare quella giornata attraverso l'azione violenta da parte di gruppi estranei al movimento, la voce di migliaia di persone che lottano, giorno dopo giorno nei luoghi di lavoro e di studio, contro le logiche del profitto e il capitalismo finanziario non si è spenta.
Noi rifiutiamo le logiche privatistiche e liberiste della BCE e proprio per questo oggi continuiamo a far sentire la nostra voce, ribadendo la necessità di un Sistema scolastico e universitario pubblico, accessibile e di qualità.
La cultura e i saperi devono tornare al centro del dibattito per la costruzione di un sistema politico e sociale alternativo. Noi manifestiamo contro un sistema che colpisce le classi sociali più deboli e difende gli interessi dei più ricchi , smantella i diritti dei lavoratori, attacca la cultura, toglie finanziamenti alla ricerca scientifica, mercifica i saperi, insulta la nostra costituzione portando avanti guerre imperialiste che limitano il diritto all'autodeterminazione dei popoli, rende precarie le vite di una generazione sottoposta al ricatto lavorativo.
Vogliamo che siano destinati all'istruzione risorse almeno pari alla media europea.
Vogliamo che sia previsto l'obbligo scolastico fino a 18 anni, garantendo la gratuità della scuola, compresi i libri di testo, con l'obiettivo di portare tutti i giovani almeno al diploma superiore.
Vogliamo agevolazioni sui consumi culturali e la gratuità dei trasporti per gli studenti pendolari.
Vogliamo valorizzare il ruolo degli insegnanti, con retribuzioni di livello europeo e vogliamo la stabilizzazione del lavoro di tutti i docenti precari.
Vogliamo che sia garantito il tempo pieno nell'insegnamento elementare.
Vogliamo che sia garantito il diritto all'istruzione dei figli dei migranti.
Vogliamo più fondi per il diritto allo studio, per le borse di studio.
Vogliamo che l'investimento per la ricerca sia pari alla media europea per il 2010. (3% del Pil)
Cambiare ora, cambiare subito si può: tassa patrimoniale per i redditi più alti, lotta all'evasione e al lavoro nero, redistribuzione dei finanziamenti a fondo perduto alle imprese e delle spese militari al sistema scolastico, universitario, della ricerca e in difesa del lavoro!
Nonostante un governo sordo e autoritario, noi continueremo a scendere nelle strade e nelle piazze. Quello che è successo ieri a Roma, dove una manifestazione pacifica è stata bloccata dalle forze dell'ordine con la violenza, non fermerà la volontà di cambiare.
Non sarà chi vuole reprimere le nostre rivendicazioni con la forza a screditare le nostre idee... Verso la società della conoscenza!
FGCI (Federazione Giovanile Comunisti Italiani)
Ribalta - Alternativa ribelle
Fermo, 4 novembre 2011
Tornano i comunisti, con Cuba e il Vietnam - Sandra Amurri al VI° Congresso del PdCI
di Sandra Amurri, da Il Fatto del 29 ottobre 2011
A Rimini, dove 20 anni fa il Pci si scioglieva dando vita a Rifondazione, si può dire che sia nata la Terza Internazionale e mezzo. Il Partito comunista italiano ha le facce dei compagni di Cuba, Argentina, Brasile, Sudafrica, Corea, Cina, Vietnam, per un totale di 45 delegazioni estere. Occhi a mandorla, visi colorati, mani che credono fortemente in un mondo migliore e celebrano il fallimento del capitalismo. Una nota dolente: le donne. Ancora troppo poche per poter titolare “fine del maschilismo”, malattia che non risparmia la sinistra. Lo sconforto si attenua guardando Milagros Carina Soto Aguero, ambasciatrice di Cuba a Roma, seduta dietro alla delegata del Partito comunista argentino che ha appoggiato la presidente Cristina Kirchner. Carina è una donna forte e semplice: “È bueno che le donne comuniste nel mondo siano in crescita”.
Colpisce un ricambio generazionale, le nuove leve hanno meno di 40 anni e i nuovi iscritti sono studenti, precari della scuola, metalmeccanici. Le note dell’Internazionale che risuonano dopo quelle dell’inno di Mameli, emozionano anche Saleh Ra’Afat, inviato dal presidente palestinese Abu Mazen. L’obiettivo in questo congresso, scandisce a chiare lettere Diliberto, è “ricostruire il Partito comunista italiano”. E le lancette dell’orologio tornano a quella svolta che ha sancito la fine del più grande partito comunista dell’Occidente. “Di errori ne abbiamo fatti tanti, come negarlo, ma siamo pronti a ricominciare” dice Anna, la gioventù stampata sul viso che non conosce l’offesa delle rughe. “Guardando tutti questi comunisti ho pensato che se Berlusconi fosse qui avrebbe un attacco epilettico” esclama ridendo. “A sinistra regna grande frammentazione che genera debolezza”, insiste dal palco Diliberto e il pensiero va a Nichi Vendola con il quale, spiega, “ci legano le stesse sensibilità sulla guerra, sulla difesa dell’ambiente contro il nucleare, sul bisogno di ridare corpo al movimento dei lavoratori. Dobbiamo contribuire a cacciare i mercanti dal tempio, a difendere la Costituzione, a ristabilire l’uguaglianza di fronte alla legge, a combattere la cancerosa corruzione”. “Abbiamo il dovere dell’unità a sinistra – ripete Diliberto – contro Berlusconi e contro il berlusconismo, ce lo chiede il popolo democratico, l’Italia perbene. I lavoratori, se stiamo fuori dal Parlamento, ci percepiscono come ininfluenti. Dobbiamo sconfiggere ogni forma di estremismo velleitario. L’alleanza elettorale è necessaria, ma non sufficiente. Negozieremo alla luce del sole su accordi programmatici chiari ai cittadini e fattibili, come la lotta all’evasione fiscale e alla precarietà, il ruolo del pubblico nell’economia, la difesa dello stato sociale”. Seguono parole chiare come primarie. “Vi parteciperemo anche noi”. Di governi tecnici o di larghe intese neppure a parlarne, la parola d’ordine è: elezioni a marzo. Ce n’è anche per la casta, quella dei “ricchi e dei potenti. L’assemblea dei giovani di Confindustria fa sì che quelli siano i figli dei vecchi di Confindustria”. E in sala si odono parole comuniste come “proprietà collettiva”: così si chiamano i “beni comuni come l’acqua, l’ambiente”, spiega. In verità la platea gremita dopo 3 anni di assenza dal Parlamento è un miracolo a cui Diliberto aggiunge la “cancellazione dai media e la fine delle risorse economiche, la perdita della vecchia sede del partito e la cassa integrazione per tutto il, seppur piccolo, apparato centrale” che definisce la “nostra odierna dignitosa povertà”. E i media non ci sono neppure oggi a raccogliere la consapevolezza degli errori, a raccontare questo piccolo grande spicchio di comunismo nel mondo e il richiamo di Diliberto alla risposta che Enrico Berlinguer diede a Minoli nell’84: “Quali sono le cose di cui va orgoglioso?”. “Sono orgoglioso di essere ancora fedele agli ideali della mia gioventù”.
Ad accompagnare questo articolo, condividiamo il video con l’intervento di Ricardo Abreu (PCdoB) al nostro congresso nazionale, a testimonianza del prestigio di cui gode il PdCI presso i partiti comunisti fratelli.
6° Congresso del PdCI - Ricardo Abreu from Oltre confine - video on Vimeo.
Sconfiggiamo le destre, uniamo i comunisti e la sinistra
La prima parte del Documento Politico, più organica e di linea politica, espone un insieme di tesi che toccano le questioni fondamentali del nostro progetto di “ricostruzione del partito comunista”. Osservazioni e considerazioni su questa prima parte del Documento Politico possono essere avanzate nelle risoluzioni e negli ordini del giorno dei congressi territoriali e, comunque, come previsto dal Regolamento congressuale, possono essere presentati documenti alternativi.
La seconda parte del Documento Politico raccoglie invece alcuni contributi più settoriali e programmatici: schede e allegati a cura dei nostri Dipartimenti e gruppi di lavoro, volti ad arricchire la nostra elaborazione e proposta su temi su cui sentiamo l'urgenza di un approfondimento più propriamente tematico; che sottoponiamo alla discussione e su cui sollecitiamo contributi anche specialistici, oltre che di linea. Questa seconda parte, così come votato dalla Direzione Nazionale, può essere emendata anche su singoli punti dalle assise congressuali territoriali.
Il Documento Politico è stato elaborato in modo collegiale da una commissione politica di 38 membri, che ha lavorato per due mesi, si è riunita ripetutamente ed ha lavorato grazie al contributo impegnato dei suoi membri, procedendo per sintesi successive, accogliendo e sintetizzando contributi ed emendamenti di varia natura, bandendo ogni spirito di gruppo o di fazione.
Su un documento così impegnativo chiamiamo tutte le compagne e i compagni del Partito, ma anche tutti gli interlocutori esterni che in vario modo si sentono coinvolti nella nostra riflessione, ad un lavoro attento di studio, discussione, arricchimento e proposta, tale da consentire al Congresso Nazionale un ulteriore arricchimento complessivo della nostra elaborazione. Il testo del Documento Politico è inviato a tutte/i le/gli iscritte/i, consegnato a tutti i partecipanti e delegati nelle varie istanze congressuali e pubblicato sul sito del Partito (www.pdci.it), dove si svolgerà una “Tribuna congressuale” libera e aperta anche a contributi esterni.
Rimini 28-30 ottobre
Congresso Nazionale del Partito dei comunisti italiani - sintesi del documento politico
Battere le destre, unire la sinistra
Ricostruire il partito comunista
Tre anni lunghi, difficilissimi e travagliati ci separano dall’ultimo Congresso del PdCI. Tre anni in cui la drammatica crisi economica ha segnato il mondo. Una crisi del sistema economico capitalista, di cui la crisi finanziaria è solo il sintomo, che oggi investe gli Stati, sommersi dai debiti per aver salvato le banche dal fallimento. Una colossale “socializzazione delle perdite” scaricata, ancora una volta, sui lavoratori.
* Si impone un’intransigente opposizione ai tagli e alle misure antipopolari volute dall’UE. È nostro compito contrapporre all’Europa dei capitali, che sta implodendo sotto i colpi della crisi, un’Europa del lavoro che aumenti i salari, i diritti dei lavoratori e difenda Stato sociale e beni comuni. Si tratta di dare battaglia in quest’Europa, a questa Europa, per costruire un’altra Europa.
* La crisi non ha colpito i paesi allo stesso modo. In vaste regioni del mondo, in grandi Paesi, vi sono tassi di crescita spettacolari. Sono i luoghi più impermeabili al neoliberismo, governati dalle sinistre, da progressisti e comunisti: le forze protagoniste di una trasformazione che disegna i nuovi equilibri del mondo. Il dominio unipolare degli Usa è così messo in discussione e appare un nuovo multipolarismo, imperniato sui BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).
L’America Latina è segnata da processi democratici d’ispirazione socialista. Il contributo di Cuba socialista è stato straordinario: la sua resistenza è d’esempio per tutti i popoli Sudamericani, nonostante il criminale bloqueo.
* Quello che doveva essere secondo i neoconservatori “il nuovo secolo americano” sarà, invece, il secolo cinese: un paese ad orientamento socialista, con un’economia mista in cui convivono pianificazione e mercato, con un ruolo centrale dello Stato nelle scelte strategiche di sviluppo.
Si può ancora dire che il comunismo è stato sconfitto dalla storia?
*La reazione del capitalismo globale è feroce. La speranza di emancipazione di larghissime moltitudini nel mondo è sequestrata dall’imperialismo, da guerre, povertà, violenze e depredazioni ambientali. La lotta per la pace e il disarmo, lo scioglimento della NATO, la rimozione delle basi militari straniere, la messa al bando delle armi di distruzione di massa, il ridimensionamento del primato anche militare dell’imperialismo americano sono grandi priorità.
* La nostra condanna dell’intervento militare in Libia è totale e incondizionata: sosteniamo il diritto all’autodeterminazione del popolo libico e chiediamo l’immediato cessate il fuoco e la fine della partecipazione italiana alle operazioni militari (così come chiediamo il ritiro dall’Afghanistan).
La regione del Mediterraneo è attraversata da rivolte e instabilità, e il popolo di Palestina, cui siamo strenuamente al fianco, è privato del diritto di un proprio Stato.
Tre anni disastrosi anche per l’Italia
* Un Paese sfibrato, stanco, impoverito; con più paure, incertezze, ingiustizie, disuguaglianze, egoismi. Un Paese in guerra, in crisi. Una crisi da declinare al plurale. Perché l’Italia è sprofondata in una spirale reazionaria di crisi attorcigliate tra loro: economica, sociale, culturale, politica, istituzionale, etico-morale. E’ l’anomalia italiana costituita da Berlusconi: unico capo di governo in Europa, e in larga parte del mondo, ad assommare su di sé il controllo di un enorme potere economico, politico, esecutivo, legislativo e mediatico. Poteri tenuti insieme con un impasto perverso di corruzione e collusioni mafiose, xenofobia e neofascismo, populismo e cesarismo.
Centralità della contraddizione capitale-lavoro
* Occorre ridare rappresentanza politica al lavoro e conseguire risultati concreti: superare lo scandalo della precarietà, ridare dignità al lavoro pubblico (la “fabbrica dei diritti”), fermare lo stillicidio di morti e infortuni sul lavoro.
Il “modello Marchionne” non è solo iniquo, è sbagliato. Perché, anche nelle compatibilità del capitale, le politiche di taglio di salari e diritti sono ormai vecchie e inadeguate a reggere la competizione globale: bisogna reinventare il modello di società e virare con forza verso la società della conoscenza e dei saperi, che investa in innovazione tecnologica e ricerca scientifica e punti sulla buona occupazione e sull’aumento dei redditi. Il contrario di ciò che avviene con le manovre lacrime e sangue che ricadono sui lavoratori.
* Le risorse per finanziarie eque e per far ripartire la crescita ci sono: 135 miliardi è il giro d’affari delle mafie, la corruzione vale 60 miliardi e 120 miliardi l’evasione fiscale; poi ci sono 30 miliardi di spese militari e 44 miliardi di trasferimenti a fondo perduto dallo Stato alle imprese.
* La Cgil è per i comunisti il soggetto principale di confronto (e, se necessario, di scontro) sui temi sindacali e politici del lavoro. La Fiom rappresenta il punto di resistenza più importante e consistente contro l’attacco ai lavoratori. Il PdCI pone l’obiettivo di ricostruire una sinistra sindacale unita dentro la Cgil in grado di condurre una battaglia più incisiva per mantenere nel nostro Paese un grande sindacato confederale di classe e di massa.
Battere le destre
* Dopo le vittorie di Milano e Napoli e il successo dei referendum, possiamo avanzare l’ipotesi della fine della parabola politica berlusconiana. Una situazione che consegna ai comunisti il compito storico di combattere, insieme alle altre forze democratiche, il nemico principale: Berlusconi, fino a produrre una fase nuova per avviare la ricostruzione democratica e civile e uscire definitivamente dal berlusconismo. Per questo va restituita al più presto la parola agli elettori.
* I comunisti devono discutere il profilo programmatico dell’alleanza democratica avanzando proposte che, seppur parziali, siano concrete e recepibili. Proponiamo 5 punti:
-riforma della legge elettorale e norme sul conflitto d’interessi;
-riduzione del precariato, tutela dei diritti del lavoro, aumento del livello dei redditi, politiche per lo sviluppo delle forze produttive;
-recupero dell’evasione fiscale, patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie e politiche fiscali per favorire l’occupazione;
-investimenti in ricerca, cultura, scuola, università pubbliche; innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni; valorizzazione del patrimonio culturale-artistico-ambientale;
-pubblicizzazione dei servizi e difesa dei beni comuni (comprese le risorse ambientali).
* Su questi temi si può dare sostanza programmatica all’alleanza democratica, non necessariamente un accordo di programma organico. Permangono distanze strategiche su punti assai rilevanti: su partecipazione dell’Italia alle guerre (art. 11 Costituzione) e su politica economica e industriale (modello Marchionne) le posizioni del gruppo dirigente del PD sono diverse dalle nostre. La rilevanza di tali questioni impedisce, oggi, di stipulare un patto di Governo.
Unire la sinistra
* La sinistra c’è. È viva nella società. Nelle lotte della Fiom, della Cgil e del sindacalismo di base, nella galassia del pacifismo, nelle vertenze per i beni comuni, nelle mobilitazioni studentesche, nei movimenti delle donne, nelle lotte per i diritti civili, nelle sensibilità sui temi ambientali; e pur tuttavia esprime il voto dividendosi fra diverse forze politiche. Il popolo della sinistra stenta, così, a pesare nella vita sociale e politica: ad esso va offerto uno sbocco politico; perché, sconfitto Berlusconi, il modello Marchionne rimane. La democrazia è violata dagli attacchi alla Costituzione, dalla partecipazione dell’Italia alle guerre, dalla negazione dei diritti ai lavoratori, alle donne, dal razzismo e dall’omofobia.
* Sono posizioni condivise da tutta la sinistra, ma per essere realizzate devono costituire la base di un patto d’unità d’azione o di un accordo federativo o confederativo, anche sul piano elettorale e istituzionale. Occorre partire dal sociale, dalle questioni concrete, non da un politicismo che prefiguri, come nel recente passato, irrealizzabili fusioni a freddo in velleitari soggetti politici.
Abbiamo iniziato a percorrere questo sentiero con la Federazione della Sinistra. Essa va rafforzata e messa a disposizione di un’unità della sinistra più ampia.
Ricostruire il partito comunista
* La Federazione della Sinistra è un processo per noi irreversibile nella sua ispirazione unitaria, anzi da allargare, nell’autonomia delle diverse componenti, ad altre forze e movimenti della sinistra. La Federazione, che oscilla tra essere soggetto politico e cartello elettorale, deve risolvere due contraddizioni principali: la perdurante divisione e competizione tra PdCI e PRC e l’inadeguatezza ad essere luogo ampio per la costruzione dell’unità a sinistra.
* Proponiamo la ricostruzione di un unico partito comunista che nasca anzitutto dal superamento di PRC e PdCI e da una capacità di attrazione nei confronti di tante compagne/i senza tessera, per dare nuovi spazi alla partecipazione dei giovani (come nel caso del positivo processo unitario avviato tra Fgci e Gc).
Collochiamo, dunque, dentro l’unità della sinistra il processo di ricostruzione di un partito comunista unitario e autonomo, radicato nei luoghi di lavoro e del conflitto sociale. Il PdCI è a disposizione di questo progetto e chiediamo esplicitamente al PRC di accogliere anch’esso questa proposta.
Bilancio storico-critico, non liquidatorio
* L’esperienza sovietica ha avuto esiti diversi da quella cinese, vietnamita, cubana: non si può rubricare tutto sotto la categoria del “crollo” o “fallimento”.
La dissoluzione dell’URSS non è la fine della storia né del movimento comunista.
La questione del socialismo non nasce dall'utopia, ma dalle contraddizioni del capitalismo.
Il capitalismo è un sistema che va superato, proponendo i grandi obiettivi rivoluzionari del socialismo: la proprietà e il controllo sociale della produzione, la programmazione e pianificazione dello sviluppo economico, finalizzati al soddisfacimento dei bisogni dell’umanità, alla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e ad uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, sottratto al profitto.
I comunisti non sono fuori dalla storia: sono nel movimento reale che si sta prendendo la briga di dimostrare che la storia è già di nuovo in cammino.
Leggi o scarica il Documento politico in formato pdf
Uno sguardo sul 15 ottobre
Una giornata che ha dato voce agli operai i cui diritti sono stati debellati, ai cassintegrati, agli insegnati precari, agli studenti, ai disoccupati, a tutti i cittadini stanchi di vedersi umiliare da un governo sordo e autoreferenziale che colpisce lo stato sociale, l’istruzione e il lavoro.
Una giornata in cui l’indignazione condivisa si è fatta concreta, si è fatta conflitto e ha scatenato una risposta generale alle politiche liberiste della Banca Centrale Europea.
Quella risposta che non si vede realizzata nella violenza, nello scontro fisico ma che nasce dalle violenze e dai soprusi subiti nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nella vita.
Una risposta che nasce dall’oppressione esercitata dalle logiche del profitto, dall’impossibilità di trovare un lavoro o di lavorare in condizioni che rispettino la dignità umana e tutelino la persona.
In quella giornata ho visto un popolo stanco di subire privazioni e ricatti, di sostenere il peso di una crisi, figlia delle logiche liberiste, di una politica che colpisce i più deboli, di un sistema economico che vuole reggersi sui sacrifici della classe lavoratrice, degli studenti, dei precari.
Doveva essere una data di mobilitazione pacifica e allo stesso tempo pregna di contenuti radicali.
Un momento di lotta per ribadire la necessità di un sistema economico e sociale alternativo, del lavoro come strumento di emancipazione, di una società fondata sulla conoscenza.
Gli scontri non sono un parto di queste rivendicazioni, dei processi democratici che hanno portato alla nascita della manifestazione, sono figli dell’idiozia, della teatralità di gruppi esterni a quel clima.
L’unica cosa che vorrei dire a riguardo è che non saranno loro a delegittimare quella manifestazione e il risultato che comunque ha ottenuto, ovviamente è doveroso fare autocritica e riprendere in mano le redini della questione.
Tuttavia fare un’analisi sulla violenza di quel giorno non mi interessa, voglio parlare della manifestazione che è partita da piazza della Repubblica fino al Circo Massimo, degli studenti che sono tornati in corteo fino alla Sapienza.
Voglio parlare dei contenuti di chi crede che costruire l’alternativa è possibile partendo dal lavoro, dai diritti, dalla lotta alla precarietà, dalla cultura e dai saperi, facendo pagare i più ricchi, combattendo l’evasione fiscale, reinvestendo nel settore pubblico in difesa dei beni comuni, con la partecipazione del pubblico in economia, tagliando le spese militari e i finanziamenti alle imprese, lottando contro la criminalità organizzata, per la giustizia sociale.
Io sto con l’Italia e con l’Europa che vuole cambiare stando dalla parte di chi ogni giorno lotta nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle università, di chi fa cultura e produce capacità critica e tenta di far germogliare quella coscienza che permette agli individui di riappropriarsi del proprio futuro cessando di essere subalterni e costruendo giorno dopo giorno una società diversa.
Francesco Interlenghi, FGCI provincia di Fermo
Alternativa Ribelle, presidio degli studenti verso il 15 ottobre
Lo ha dimostrato oggi, aderendo alla manifestazione nazionale indetta dall' Unione degli Studenti il 7 Ottobre e indicendone una a Fermo, dove duecento studenti hanno manifestato davanti la sede della Provincia dopo un corteo partito dal Liceo Scientifico T.C.O.
- 8 miliardi di tagli per dequalificare la scuola pubblica e valorizzare percorsi di formazione privata
- Docenti precari costretti a bassi salari, senza la possibilità della continuità didattica
- Taglio ai fondi per il Diritto allo studio, ritorno ad un sistema scolastico classista
- Mercificazione della cultura e dei saperi, pensati non più come valori e diritti universali ma come privilegi per pochi.
- Strutture scolastiche non a norma che verranno ulteriormente colpite dal taglio agli enti locali previsto dalla manovra finanziaria del governo
Questi sono alcuni degli effetti della riforma Gelmini e delle politiche di un governo sordo e autoritario, subalterno alle logiche neoliberiste della Banca Centrale Europea che vuole far pagare la crisi a studenti, lavoratori e precari.
Noi chiediamo investimenti per il diritto allo studio, gratuità dei trasporti per studenti pendolari, agevolazioni sui consumi culturali, una scuola pubblica che sia accessibile e di qualità e tuteli gli spazi di democrazia, lotta all’evasione, redistribuzione dei finanziamenti a fondo perduto alle imprese e delle spese militari al sistema scolastico, universitario e della ricerca.
Un sistema scolastico alternativo è possibile solo se costruiamo un sistema politico e sociale alternativo alle logiche del profitto. Per questo saremo in tutte le piazze d’Italia il 7 Ottobre, verso la grande manifestazione Europea del 15 Ottobre a Roma!

foto dal sito web della Provincia di Fermo
Per altre informazioni circa le attività della FGCI e di Alternativa Ribelle - Ribalta a Fermo, visitate i siti web:
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Intervento del compagno Massucci al presidio degli studenti
Gli Assessori alla Pubblica Istruzione Giuseppe Buondonno e al Patrimonio ed Edilizia Scolastica Guglielmo Massucci sono intervenuti alla manifestazione indetta dagli studenti delle scuole fermane sotto gli uffici della Provincia, esprimendo il loro sostegno agli studenti.
“Stiamo vivendo una crisi a livello mondiale - ha rimarcato Massucci - che ha ricadute devastanti in tutti i settori della nostra società, a partire dall’istruzione pubblica. Ma la vostra formazione, il vostro sapere era e resta un valore aggiunto per un Paese come l’Italia che, purtroppo, negli ultimi anni ha abdicato in termini di innovazione e ricerca. Per invertire la rotta serve un Governo capace di governare, un Governo che si assuma le proprie responsabilità, intervenendo in maniera decisa e risolutiva.
La Provincia di Fermo, di responsabilità, ne ha assunte tante nei suoi primi due anni di vita, a partire dalla messa in sicurezza e dall’ammodernamento degli edifici scolastici: sono quasi 6 i milioni di euro che abbiamo investito nel territorio e nell’edilizia scolastica, supportando anche quei piccoli Comuni che subiscono maggiormente le conseguenze dei tagli.
Vi invito, quindi, a non cadere nella trappola che è stata creata ad arte: la scuola pubblica è un pilastro della nostra Nazione, su cui si sono formate generazioni di professionisti e lavoratori. Insieme dobbiamo lavorare per garantirle un futuro, creando le condizioni perché si torni a sostenere, concretamente, l’istruzione, il corpo docenti, il personale e, soprattutto, voi studenti”.

foto dal sito web della Provincia di Fermo
Nota sulla proposta di referendum per la legge elettorale
Negli ultimi giorni, alcuni cittadini che si sono avvicinati ai nostri banchini ci hanno chiesto se fosse possibile firmare per “abolire il Porcellum”. I comunisti, assieme a tutta la Federazione della Sinistra, non aderiscono alla petizione proposta de SEL, IdV e altri, anzi sconsigliano alla cittadinanza di firmare: evitiamo di cadere dalla padella nella brace.
Ovviamente è nobile il proposito di cancellare la “legge porcata” di Calderoli, ma la parte propositiva di questo referendum che si sta promuovendo riporta nient'altro che al “Mattarellum”, ovvero - pur con delle minime “migliorie” - alla legge precedente; in pratica, non si esce né dalle formule bipolaristiche, né da quelle presidenzialistiche, né si risolve il mito della cosiddetta governabilità in quanto si continuerà a dare vita ad alleanze innaturali pur di sconfiggere l'avversario.
Inoltre, per vincere in questo o quel collegio “difficile”, saranno necessari i voti del “Mastella di turno” che pretenderà i suoi candidati nei “collegi sicuri”: immaginate che potenzialità ricattatorie potrebbe avere anche un minuscolo partito locale, nato “ad hoc” per presentarsi alle elezioni. Altro che “elezione diretta del candidato”! Tutto già visto. D'altronde la presenza, tra i promotori della petizione, del tristemente noto Mariotto Segni e del riesumato simbolo dell'Asinello (!) dovrebbe essere indicativa!
Infine, la legge elettorale che viene proposta in sostituzione del “Porcellum” non è più o meno democratica dell'attuale, nonostante i toni demagogici con cui viene presentata, perché non garantisce la rappresentanza alle forze politiche che decidono di non schierarsi con uno dei due “poli” e che magari godono di un importante radicamento reale nella società.
Lo stiamo vivendo già adesso, lo stanno vivendo i lavoratori, cosa significa estromettere forze politiche come i comunisti dal Parlamento.
Noi comunisti crediamo che solo attraverso un sistema proporzionale possa ricrearsi il legame diretto tra la politica, le istituzioni, e la società. Solo un sistema proporzionale garantisce che nel parlamento sia rappresentata la società reale e non accozzaglie di sigle e siglette. È su base proporzionale che noi lanciamo la nostra proposta di riforma della legge elettorale.
Il PdCI in piazza con la CGIL
Abbiamo diffuso anche delle copie della rivista MarxVentuno, nuova serie de l’ernesto.
Per vedere le foto e il resto del materiale diffuso, clicca qui.
Proseguono le attività del PdCI contro la guerra e il Governo Berlusconi
Oggi siamo stati impegnati a Porto San Giorgio, dove abbiamo distribuito volantini sugli sviluppi del conflitto libico e volantini sulla manovra finanziaria, invitando i lavoratori ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 6 settembre.
Il testo dei volantini:
La verità sulla guerra in Libia, per la risoluzione pacifica della crisi e l’autodeterminazione del popolo libico!
La stampa e i media radiotelevisivi, sempre più asserviti al dogma della “esportazione della democrazia”, stanno sistematicamente nascondendo quanto sta in accadendo il Libia. Ecco la verità dei fatti:
- 20.000 sortite aeree e più di 4.000 bombardamenti: fino a qualche giorno fa, si contavano 1.600 di obiettivi civili colpiti e oltre 2.000 morti, sempre tra i civili. Ancora sconosciuto il numero delle vittime causato dai ribelli, impegnati anche in uno sterminio di stampo razzista ai danni degli immigrati di colore.
- Tra i ribelli sostenuti dalla NATO spiccano nomi di terroristi legati ad Al Qaeda, come Abdul Hakim Belhadj, attuale comandante delle “truppe ribelli” di Tripoli, e vari voltafaccia prezzolati invisi o sconosciuti alla popolazione, piazzati dalla NATO (come Karzai in Afghanistan) al fine di controllare unʼarea strategica per lʼAfrica e il Mediterraneo.
- Si sta procedendo alla spartizione del petrolio libico a modo di “bottino di guerra”, operazione che porterà in breve alla fame il popolo libico, fino a ieri il più benestante nel Maghreb.
- Inutile dire che le spese militari sostenute dallʼItalia sono tutte a carico dei lavoratori, a cui presto si aggiungerà, come ha preannunciato il Ministro Romani, il rimborso alle compagnie italiane presenti in Libia... economicamente danneggiate dal conflitto (!).
E mentre la Libia affonda in un bagno di sangue, gli artigli della NATO minacciano già la Siria con la diffusione su larga scala di notizie false (ricordate le “armi di distruzione di massa” di Saddam?) per preparare lʼopinione pubblica al prossimo massacro.
NOI COMUNISTI CHIEDIAMO IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO E SOSTENIAMO L'OFFENSIVA DI PACE PROPOSTA DA CHAVEZ E DEI PAESI PROGRESSISTI LATINOAMERICANI, PER LA CREAZIONE DI UNA COMMISSIONE INTERNAZIONALE CHE RICERCHI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA DEL CONFLITTO IN LIBIA.
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UNA MANOVRA INGIUSTA E SBAGLIATA!
La manovra finanziaria del Governo è ingiusta e sbagliata:
INGIUSTA perché colpisce lavoratori e pensionati, salvando ricchi e imprenditori
SBAGLIATA perché blocca la crescita economica e non risolve i problemi del debito pubblico italiano.
La crisi economica dimostra il fallimento del neoliberismo e delle politiche dell’UE, aggravate in Italia da Berlusconi e della Lega che per anni hanno finto che la crisi non esistesse.
Serve una svolta, i soldi per sistemare i conti e favorire la crescita ci sono:
- 120 miliardi di euro possono essere sottratti all’evasione fiscale
- 24 miliardi possono essere risparmiati tagliando le spese militari
- 44 miliardi sono i soldi annualmente regalati alle grandi imprese
- 60 miliardi si disperdono per via della corruzione del sistema
- 135 miliardi sono invece il “fatturato” delle mafie
A fronte di questo, noi comunisti chiediamo:
- equità fiscale: patrimoniale, lotta all’evasione, tassazione delle rendite e dei capitali all’estero
- diritto al lavoro: difesa del contratto nazionale, rinnovo dei contratti, difesa delle pensioni, stop al precariato
- fine degli interventi militari e ritiro delle truppe, contestualmente al taglio delle spese militari
- cambiare la politica economica per favorire la crescita e lo sviluppo: fine dei privilegi per aziende e imprenditori, finanziare gli enti locali e i servizi pubblici, investire nella ricerca e nell'istruzione, nel futuro dei giovani, per il diritto alla casa, per il governo pubblico dell’economia
CON QUESTE RIVENDICAZIONI I COMUNISTI ADERISCONO ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE E PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DALLA CGIL A FERMO, PIAZZALE AZZOLINO, DALLE ORE 10.00
Partito dei Comunisti Italiani - Federazione Provinciale di Fermo
Guglielmo Massucci interviene sulla soppressione delle festività civili

“La proposta del Governo risulta drammaticamente paradossale su due fronti. Da un lato cancellerebbe la storia del nostro Paese, la sua identità, fatta soprattutto di quelle pagine straordinarie che hanno permesso la conquista della democrazia e di diritti inalienabili come quello del lavoro.
Dall’altro, ed è l’aspetto che come Assessore provinciale al Turismo mi preme evidenziare con forza, avrebbe ricadute devastanti in termini economici. Il periodo festivo primaverile, infatti, risulta essere un momento in cui il turista conosce i luoghi, cerca strutture ricettive per poi, in moltissimi casi, programmare proprio lì la vacanza estiva.
Stabilire di cancellare queste feste - tra l’altro senza alcun confronto con Enti locali ed associazioni di categoria - significa soffocare qualsiasi tentativo di destagionalizzazione del comparto turistico, un aspetto sul quale come Provincia di Fermo stiamo lavorando in perfetta sinergia con tutti gli operatori del territorio attraverso il Tavolo Azzurro.
E’ assolutamente folle togliere opportunità di sviluppo ad un settore cruciale, proprio nella sua fase più complessa e delicata: penso soltanto alla tassa sul turismo, proposta sempre da questo Governo, o alla direttiva Bolkestein che non si riesce ad eliminare. Se a questo quadro aggiungessimo anche la soppressione delle feste di Liberazione, del lavoro e della Repubblica, il turismo subirebbe un colpo mortale”.
da: http://www.provincia.fermo.it/notizie/comunicati-stampa/1013
Fermare la guerra in Libia!
La propaganda ha presentato questo epilogo come una marcia trionfale, con le truppe di Gheddafi che si arrendono e la popolazione che fa festa. Invece è di centinaia di morti il bollettino di guerra, destinato a peggiorare perché in gioco non c’è la vita umana ma il petrolio libico
22 agosto 2011 – Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it/editoriale/a/34542.html
http://www.peacelink.it/mediawatch/a/34545.html

Comunisti contro la guerra e la manovra finanziaria
Venerdì 15 luglio, una delegazione di giovani del PdCI ha partecipato al presidio organizzato dalla CGIL sotto la Prefettura (eravamo, come spesso accade in queste occasioni, l’unico partito politico presente). Sabato 16 luglio abbiamo iniziato la diffusione del materiale informativo sulla Finanziaria appena varata dal governo con l’avallo dell’opposizione parlamentare e la benedizione di Napolitano.
Il testo del volantino:
I poteri economici e i loro referenti in Parlamento spingono verso soluzioni di “lacrime e sangue” alla crisi, tagliando i finanziamenti agli enti locali, alla sanità e allʼistruzione pubbliche, aumentando lʼetà pensionabile, privatizzando importanti servizi pubblici, riducendo i diritti dei lavoratori, distruggendo lʼambiente in nome di appetiti privati e contro il volere delle popolazioni. E mentre si taglia sullo stato sociale si conduce una barbara e costosissima guerra contro il popolo libico, bombardandolo, demonizzandone i legittimi governanti e finanziando bande di “ribelli”.
A questa drammatica situazione, il Partito dei Comunisti Italiani contrappone una proposta che si articola nei seguenti punti principali:
a) lotta alla precarietà lavorativa;
b) lotta allʼevasione fiscale e abbassamento delle aliquote IRPEF per le prime fasce di reddito da lavoro e da pensione;
c) taglio delle spese militari e non coinvolgimento dellʼItalia nelle missioni imperialiste;
d) rilancio degli investimenti pubblici in formazione, ricerca e sviluppo e cancellazione della controriforma Gelmini per rilanciare la scuola pubblica e bloccare la privatizzazione delle università;
e) rafforzamento del settore pubblico dellʼeconomia, bloccando le privatizzazioni, procedendo a (ri)pubblicizzazioni, orientando gli investimenti privati;
f) partecipazione democratica delle popolazioni alle decisioni concernenti le politiche economiche, industriali, infrastrutturali ed energetiche che interessano i diversi territori.

Ci mobilitiamo perché la Cgil ritiri la firma dall’accordo
La lunga crisi economica e politica del nostro paese non ha bisogno di vecchie e mediocri ricette, ma di una risposta determinata e organica da parte della più grande Organizzazione Sindacale, la CGIL.
Purtroppo, dalla gestione Epifani a quella Camusso, il percorso è stato tutt’altro che lineare, (dall’ambiguità della Confederazione, a tutti i livelli, sulla drammatica vicenda di Pomigliano, alla ottusa quanto impraticabile proposta della firma tecnica sulla vicenda. Mirafiori), con la ex minoranza storica, “Lavoro e Società”, fagocitata dalla Realpolitik e da una maggioranza che ostinatamente persegue l’unità sindacale con chi ha abdicato da tempo a un ruolo di rappresentanza del mondo del lavoro.
In uno scenario prossimo futuro di peggioramento sostanziale delle condizioni di chi lavora, con una disoccupazione strutturale, perché non c’è ripresa economica e, se ci sarà, sarà una ripresa senza occupazione, il più grande sindacato italiano non ha una linea chiara e decifrabile per i lavoratori che hanno molta più consapevolezza della posta in gioco di chi dovrebbe dirigerli, ad esclusione naturalmente della Fiom, che in questi ultimi anni ha dimostrato e dimostra che un altro sindacato è possibile. Un sindacato che fa della partecipazione e della democrazia nei luoghi di lavoro non solo la questione delle questioni, la conditio sine qua non per contrattare e rappresentare, ma se ne nutre per crescere e rafforzarsi, per diventare, com’è diventata, un punto di riferimento che va oltre i lavoratori metalmeccanici, parlando un linguaggio chiaro e sincero agli studenti, ai precari, ai disoccupati.
E la Cgil? Presa al suo interno nel promuovere i vassalli e nel punire i dissidenti, promuove scioperi senza convinzione, perché costretta dalla spinta dal basso, attacca il governo e non la Confindustria, passa dalla firma tecnica (ridicolizzata dal voto di Mirafiori) alla campagna per la democrazia nei luoghi di lavoro, per poi, nel giro di qualche mese, prestarsi alla frettolosa firma sulla democrazia e rappresentanza, che contraddice quanto deciso e divulgato nelle assemblee nei luoghi di lavoro poco prima. Tutto e il contrario di tutto, sino alla capitolazione, perchè questo rappresenta l’accordo firmato il 28 giugno con Cisl, Uil e Confindustria.
L’oscillazione di questi ultimi anni è finita, si sceglie una linea chiara: sacrificare sull’altare dell’unità sindacale, il voto dei lavoratori e quindi la democrazia, perché nell’accordo viene sancito che i lavoratori non potranno votare i contratti aziendali, se presenti le RSU, ergo: se eleggi i tuoi rappresentanti non puoi votare i contratti. Troppa democrazia fa male! Infatti, è prevista anche la tregua sindacale, cioè la limitazione del diritto di sciopero. E per i contratti nazionali? L’accordo non dice nulla, ma l’intesa tra Cgil, Cisl e Uil stabilisce che le categorie “potranno prevedere momenti di verifica per l’approvazione degli accordi mediante il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori in caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti”.
Malgrado la riuscita degli scioperi, la partecipazione alle manifestazioni della Cgil e della Fiom, la resistenza dei lavoratori metalmeccanici, la rivolta degli studenti, la manifestazione delle donne del 13 febbraio, la partecipazione di massa ai referendum, la svolta del voto alle amministrative, la segreteria della Cgil riprende un percorso, quello iniziato con l’accordo del 23 luglio del 1993, fallimentare per i lavoratori italiani e per certi aspetti anche peggiorativo, quello della concertazione a tutti i costi. E il costo da pagare per i lavoratori sarà minore certezza contrattuale, perché i contratti nazionali potranno essere derogati in peius, e minore democrazia, in un contesto di impoverimento generale del lavoro dipendente, di normative peggiorative come il “collegato al lavoro”, l’allungamento dell’età pensionabile, etc. alla vigilia di una manovra finanziaria che prevede ulteriori tagli a danno sempre degli stessi: lavoratori dipendenti, pensionati, precari.
Perché questo accordo? Perché tanta fretta? Alla vigilia del 24 giugno, giorno dell’incontro con Confindustria, l’intera organizzazione, a tutti i livelli, dava per scontato un altro accordo separato. Chi è stato folgorato sulla via di Damasco, la notte del 24 giugno? La Confindustria, la Cisl, la Uil, Sacconi, Tremonti, Federmeccanica o la Cgil? Perché Marchionne chiede la retroattività dell’accordo? Forse questo accordo, un anno fa, avrebbe legittimato le operazioni di Pomigliano e Mirafiori? Perché avrebbe impedito il ricorso al Giudice del Lavoro, come la Fiom ha fatto a Torino? Molte risposte potrebbero venirci in mente, ma è certo che non staremo ad aspettare la conferma che il tempo darà alle nostre critiche, ma da subito ci mobiliteremo, perché la firma della Cgil venga ritirata e perché domani non sia troppo tardi.
Ferrovie: come sempre, a pagare sono i lavoratori

E queste situazioni si verificano puntualmente ad ogni rinnovo degli affidamenti nella totale assenza e nell'indifferenza assoluta dei dirigenti locali e nazionali delle aziende del gruppo Ferrovie dello Stato che non esercitano minimamente il ruolo di controllo e garanzia chi in qualità di committenti potrebbero, anzi dovrebbero, realizzare.
Anche ad Ancona e nelle Marche è accaduto e sta accadendo questo, e qui all'indifferenza dei dirigenti delle Ferrovie si assomma quella delle istituzioni regionali, della Giunta in particolare, che a fronte delle segnalazioni delle difficoltà di cui sopra da parte delle organizzazioni sindacali e ad uno stato di agitazione delle maestranze non trovano di meglio che scrivere paradossalmente una lettera per lamentarsi dei treni sporchi.
La nostra solidarietà a questi lavoratori, vittime delle privatizzazioni e dello spezzatino delle FS realizzato negli anni passati, è doverosa e sarà accompagnata da una richiesta di portare la questione alla discussione della competente commissione dell'Assemblea legislativa regionale che convochi tutte le parti in causa per cercare di giungere ad una soluzione che garantisca ai dipendenti delle ditte degli appalti ferroviari le spettanze maturate ed una prospettiva lavorativa più serena e certa.
Raffaele Bucciarelli
Presidente del gruppo consiliare regionale
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.
Presentazione del libro "Ricostruire il Partito comunista"
Interverranno alla presentazione: Alessandro Volponi, docente di filosofia e membro del Consiglio scientifico dell'associazione Marx XXI; Paola Pellegrini, dell'Ufficio Politico del Partito dei Comunisti Italiani; Fosco Giannini, senatore nella XV Legislatura eletto tra le file di Rifondazione Comunista. Parteciperà anche Raffaele Bucciarelli, consigliere regionale per la Federazione della Sinistra.
Lo scopo del volume, così come delle attività di Marx XXI che coordina questa iniziativa, è porre le basi teoriche e organizzative per la ricostruzione di un forte partito comunista in Italia, partendo dalla constatazione dell'inadeguatezza delle attuali organizzazioni esistenti.
Saranno disponibili copie del libro ed è prevista una cena di sottoscrizione: per informazioni o prenotare, chiamare il numero 366 4376178.


Recupero del patrimonio esistente e stop all'edificazione scriteriata. L'urbanistica secondo Paolo Rossi

L'avv. Paolo Rossi, con tanto di polemiche al seguito da parte dei suoi stessi compagni della Sinistra, è stato scelto dal primo cittadino per occuparsi di Programmazione e Pianificazione del Territorio. In una parola: l'Urbanistica.
Un avvocato all'urbanistica? Qualcuno è saltato su dal divano alla notizia. Ora le acque sembrano essersi calmate. “Mi ha lasciato indifferente quello che è successo – dice Paolo Rossi a distanza di qualche giorno – ma attenzione, indifferente non nel senso più presuntuoso del termine. Diciamo invece che tanti anni di professione mi hanno testato da questo punto di vista, quindi non voglio farci caso più di tanto. Vado avanti per la mia strada, consapevole che le critiche, se sono in buona fede, rappresentano uno stimolo a fare meglio. Mi auguro solo che da parte di tutti ci sia sempre il rispetto per le persone e per la verità delle cose”.
Messo un bel punto sulla questione, veniamo alla ricognizione, ancora in corso negli uffici del suo settore: “l'urbanistica è un affare molto complesso – dice l'assessore – e con le diverse professionalità che operano negli uffici comunali abbiamo individuato quelle che sono le incombenze, le questioni da risolvere il prima possibile. Priorità che porterò in giunta, affinchè ci sia condivisione su tutto. Diciamo che nell'urbanistica c'è tanto lavoro “oscuro” da fare, nel senso che le problematiche da fronteggiare sono tante e molto spesso non fanno notizia. Ma sono sicuro del fatto che i cittadini, più delle notizie, vogliono vedere i risultati”.
Abbottonatissimo Rossi su quelli che sono i suoi progetti futuri per la città: “vorrei mantenere un certo riserbo e affrontare prima in giunta determinate questioni, senza sparare titoloni solo per il gusto di farlo. Diciamo che tra gli obiettivi, noti sin dalla campagna elettorale, c'è il recupero del patrimonio esistente e il “no” a quella edificazione scriteriata che ha invece contraddistinto il recente passato. Il rispetto dell'ambiente starà sempre al primo posto per noi”.
Massucci: tutelare e sostenere il turismo fermano nella sua interezza

Riguardo al primo punto, l’unico strumento di programmazione regionale a livello turistico è il cosiddetto Programma di Promozione Turistico, il quale non fa distinguo a livello di territori ma descrive le operazioni che la Regione Marche intende porre in essere nel corrente anno al fine di rafforzare il brand Marche nel suo insieme ed aumentare quindi i flussi turistici, nazionali e stranieri.
Naturalmente, la Provincia di Fermo resta vigile affinché gli interventi da realizzare siano quanto più rilevanti e, comunque, rappresentativi dell’intero territorio. In tale ottica, anche l’opera finora posta in essere dal S.T.L. Marca Fermana, con il quale vi è una stretta e proficua collaborazione, va nella stessa direzione (si ricorda, infatti, che nell’Asse 9 del predetto PPT 2011 gli unici beneficiari di contributi per progetti omogenei ed integrati a livello turistico provinciale sono i Sistemi Turistici Locali, ove costituiti e riconosciuti).
Riguardo ai “distretti turistico-balneari”, varati con Decreto Legge sullo sviluppo del 5 maggio scorso al fine di rilanciare i distretti a vocazione turistico balneare attraverso le Reti di impresa e le zone a burocrazia zero sulla fascia costiera, mi preme sottolineare che sin dalla sua emanazione la Provincia di Fermo ha seguito con attenzione tutto l’iter ed ancora sta monitorando la sua eventuale conversione in Legge, che dovrebbe avvenire tra circa un mese, ma che non è per nulla certa.
Per tale ragione sia la Regione Marche - che nel caso avrà competenza diretta nella costituzione di tali distretti - sia la Provincia di Fermo non possono far altro che attendere l’evolversi della situazione fermo restando che, nel caso di conversione, farà il possibile per quanto in suo potere per facilitare l’istituzione nel nostro territorio di tali opportunità.
Ricordo, infatti, che la salvaguardia dei soggetti che operano nel settore turistico balneare è stata sempre una nostra prerogativa e la dimostrazione è stata la nostra netta opposizione alla Direttiva Bolkestein nell’ambito delle concessioni demaniali al fine di garantire agli operatori balneari interessati di poter continuare la loro attività in un clima di certezze e necessaria tranquillità, con la creazione di stabilità in un’economia essenziale per il nostro territorio e per il Paese.
L’Assessore al Turismo della Provincia di Fermo
Prof. Guglielmo Massucci
Ricostruire il Partito Comunista
Il volume può essere richiesto alla Federazione di Fermo del PdCI al costo di 15 euro (10 euro per studenti e disoccupati): pdci@comunisti-fermano.it - tel. 366 4376178
Il titolo parla da sé: Ricostruire il partito comunista, appunti per una discussione.
E' edito dalla Simple, a cura e per conto di Marx 21: l'Associazione politico-culturale presieduta dal filosofo e storico Domenico Losurdo, che coinvolge buona parte dei principali intellettuali marxisti italiani e si propone, oltre al lavoro di ricerca teorica, di riunire in un solo partito i comunisti che in Italia, oggi frazionati e dispersi, non rinnegano il patrimonio migliore del movimento comunista italiano ed internazionale.
Gli autori che si sono cimentati con questo importante lavoro sono noti e stimati nel loro campo e quasi non ci sarebbe bisogno di nessuna presentazione. Sono: Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (Pdci), già dirigente del PCI, più volte deputato al Parlamento, è un famoso ed apprezzato docente di Diritto Romano all’Università La Sapienza di Roma. Vladimiro Giacchè, economista marxista ed esponente di un'area vasta di “comunisti senza partito”, è autore di volumi e saggi filosofici ed economici, editorialista del Fatto Quotidiano e vicepresidente dell’Associazione Marx XXI. Fausto Sorini, tra gli animatori della componente leninista ed internazionalista che negli anni '80 contrasta la mutazione genetica del PCI, è tra i giovani fondatori di Rifondazione Comunista, dirigente del settore esteri, animatore de l'Ernesto (rivista e area-politico culturale), tra i fondatori dell'Associazione Marx XXI. Al lavoro collettivo ha partecipato anche Andrea Catone, saggista e storico del movimento operaio, che gli autori ringraziano per il “contributo inestimabile”.
Il volume (352 pagine, articolate in 7 capitoli e 243 tesi) di per sé ricco di argomenti e spunti di riflessione, affronta le principali questioni che animano il dibattito dei comunisti e della sinistra alle soglie del terzo millennio, in Italia e nel mondo, come potete vedere dall’indice. Ma il punto di forza di questo libro sta nel fatto che nessuna tra le questioni fondamentali che rappresentano per un comunista la propria “cassetta degli attrezzi” (siano queste problematiche inerenti all’Italia, come al mondo, del passato come del presente) vengono rimosse. Non sembri banale questa considerazione: all’indomani della caduta dell’Urss e dello scioglimento del PCI, la ricostruzione di una forza comunista organizzata nel nostro paese è avvenuta rimuovendo proprio le ragioni della sconfitta e delle difficoltà che avevano portato a quello stato di crisi. La ripartenza, quindi, è stata segnata da un nobile moto d’animo di chi non si arrendeva e voleva continuare a dirsi comunista, rinunciando però ad una discussione seria ed approfondita sulle ragioni dei comunisti e dei rivoluzionari in quella, pur turbolenta, fase storica. È stato così che si sono poste basi fragili, che hanno portato all’eclettismo politico, che ha così impedito il formarsi di un gruppo dirigente unitario ed alle divisioni e frammentazioni precipitate poi nel corso degli anni. Per ricostruire, per segnare una significativa ripartenza, è necessario innanzitutto cambiare registro. Ecco perché questo libro si presenta come una occasione ghiotta per aprire una discussione troppo a lungo rimandata. E questo non perché in questo testo siano contenute tutte le risposte alle domande ed ai problemi del presente, tutt’altro: in questo contributo sono indicati i nodi problematici (storici, storiografici, ideologici, culturali, di analisti politica,…) con i quali gli autori si cimentano, fornendoci un punto di vista importante che obbliga in ultima analisi il lettore a cimentarsi in un confronto alto e costruttivo come mai, negli ultimi anni (forse sarebbe più corretto dire: negli ultimi decenni), si era fatto.
“In queste pagine – scrivono gli autori in conclusione - non ci siamo nascosti né le difficoltà che stanno di fronte a noi, né il tempo che richiederà una ripresa effettiva del movimento comunista in Italia. Non si ricostruisce in un giorno un’organizzazione politica che voglia essere al tempo stesso solida e di massa, definita da un’identità chiara e radicata nei luoghi di lavoro e nel territorio...
Tutto questo non si può fare dall’oggi al domani.
Ma (…) in questo lavoro di ricostruzione, duro quanto necessario, non partiamo da zero. (…) Partiamo dalle esperienze compiute dal movimento operaio e comunista italiano e internazionale: uno straordinario patrimonio di conquiste e di vicende che rappresenta – inclusi i suoi errori e arretramenti – una delle pagine più importanti nella storia dell’emancipazione dell’umanità. Partiamo dalle necessità attuali di miliardi di esseri umani che subiscono un sistema economico la cui apparente razionalità e inevitabilità nascondono una profonda irrazionalità e inefficienza, ingiustizie enormi quanto evitabili, e oggi anche il rischio di arrecare danni irreversibili all’ambiente. “
Proprio nelle prossime settimane sono in cantiere tantissime presentazioni del libro in tutta Italia. Non è solo un modo per pubblicizzarne l’uscita, quanto l’occasione per aprire una discussione tanto necessaria quanto stringente ed alla quale questo testo fornisce un originale contributo. Ed è l’occasione per riavvicinare all’impegno ed al confronto tante compagne e compagni che, in questi anni, hanno abbandonato la militanza e si sono allontanati dalla politica, o ancora i tanti giovani che guardano a questo mondo ingiusto con l’ambizione e la speranza di poterlo cambiare.
Pertanto vi invitiamo non solo ad acquistare e leggere questo libro, ma anche ad organizzarne la presentazione (con gli autori ed altri relatori) nella vostra città. Anche questa semplice attività diventa un piccolo mattoncino utile nella titanica, quanto indispensabile, impresa della Ricostruzione del Partito Comunista.
Procaccini sul risultato delle amministrative
Che la linea Ucchielli sia tutt’altro che trionfante lo rivela il pressing senza pudore lanciato verso SEL perché rompa con i comunisti e la federazione della sinistra e si accomodi al tavolo del moderatismo centrista di Spacca e Pettinari.
In questo non c’è solo la sindrome del prete spretato, che spinge l’ex comunista ad un anticomunismo forsennato, ma il calcolo che dividendo la sinistra se ne rendono più deboli e malleabili le ragioni programmatiche.
E’ una posizione gretta e di corto respiro, già travolta dagli straordinari risultati delle coalizioni che hanno sostenuto De Magistris e Pisapia e di cui i comunisti sono parte essenziale. E’ un fatto che una sinistra unita e capace di autonomia è in grado di interloquire senza subalternità col PD e che questo è il modo per riportare in campo tanta parte del popolo di sinistra delusa e ripiegata nella passività per gli errori di questi anni, puntando ad una svolta profonda di cui c’è necessità in questo paese.
Negli stessi referendum del 12 e 13 giugno la posizione dell’UDC, pur apprezzabile per l’invito al voto ma contraria al merito dei quesiti, dimostra tutta la distanza della formazione di Casini da un programma di reale rinnovamento.
Cesare Procaccini
Segretario Regionale del Partito dei Comunisti Italiani
Fermo: vittoria al primo turno del centrosinistra
Vittoria schiacciante, al primo turno, del centrosinistra alle elezioni comunali di Fermo: con 10.896 voti, pari al 51,32%, diventa sindaco Nella Brambatti. Al PDL poco più della metà dei voti ottenuti dalla nostra coalizione (5.662, pari al 26.67%). Ottimo il risultato della Federazione della Sinistra, con 819 voti (pari al 4,18%) che consentono al compagno Andrea Morroni (consigliere uscente PRC) di sedere in consiglio comunale con 169 preferenze.
Il 31 maggio, sono stati ufficializzati i nomi dei componenti della Giunta comunale, che vede presente il compagno Paolo Rossi (scelto dal sindaco su una rosa di 5 nomi presentata unitariamente dalla FdS fermana) con delega alle alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio.
A commento di questo risultato, riportiamo il comunicato stampa del nostro Segretario regionale, Cesare Procaccini:
Per dar ragione alla sua linea moderata il segretario regionale del PD Ucchielli enfatizza ed eleva a modello nazionale il risultato della provincia di Macerata, non solo contrapponendolo a quelli ben altrimenti rilevanti di Milano e Napoli, ma anche ignorando casi marchigiani che insegnano tutt’altro. Ad esempio al comune di Fermo il centrosinistra tradizionale senza l’Udc ha vinto al primo turno, al contrario di Macerata dove il povero Pettinari è dovuto ricorrere al soccorso di quelli con cui non aveva voluto avere niente a che fare al primo turno.
Che la linea Ucchielli sia tutt’altro che trionfante lo rivela il pressing senza pudore lanciato verso SEL perché rompa con i comunisti e la federazione della sinistra e si accomodi al tavolo del moderatismo centrista di Spacca e Pettinari.
In questo non c’è solo la sindrome del prete spretato, che spinge l’ex comunista ad un anticomunismo forsennato, ma il calcolo che dividendo la sinistra se ne rendono più deboli e malleabili le ragioni programmatiche.
E’ una posizione gretta e di corto respiro, già travolta dagli straordinari risultati delle coalizioni che hanno sostenuto De Magistris e Pisapia e di cui i comunisti sono parte essenziale. E’ un fatto che una sinistra unita e capace di autonomia è in grado di interloquire senza subalternità col PD e che questo è il modo per riportare in campo tanta parte del popolo di sinistra delusa e ripiegata nella passività per gli errori di questi anni, puntando ad una svolta profonda di cui c’è necessità in questo paese.
Negli stessi referendum del 12 e 13 giugno la posizione dell’UDC, pur apprezzabile per l’invito al voto ma contraria al merito dei quesiti, dimostra tutta la distanza della formazione di Casini da un programma di reale rinnovamento.
Lettera aperta di Francesco Interlenghi
Penso a quali prospettive avremo noi studenti, quando e se l’opera di aziendalizzazione dell’università sarà compiuta, quando i tagli al “diritto allo studio” impediranno a molti di poter intraprendere o completare il proprio percorso formativo.
Penso al futuro dei ricercatori precari, dei dottorandi, del personale tecnico amministrativo.
Forse non so dare risposte, la mia posizione non lo permette, ma posso e possiamo continuare a contrastare queste logiche, portare avanti un reale cambiamento che risvegli le coscienze.
Con i compagni si parla spesso, ci si confronta sul percorso di lotta iniziato durante l’autunno, che dura ancora oggi, sull’impegno che è necessario investire quando si intraprende una strada ardua e lunga qual è quella della partecipazione democratica, della battaglia per l’uguaglianza giuridica e sostanziale, per la difesa del lavoro e dei lavoratori, dei beni comuni e della formazione.
Questa scelta è una lotta per la dignità e i diritti che vanno salvaguardati e conquistati, non svenduti.
Nelle discussioni si hanno spesso idee diverse ma tutte guardano verso prospettive comuni: una vita che non sia precaria, la possibilità di intraprendere gli studi, un lavoro che non sia legato a ricatti ed umiliazioni ma che sia una forma di crescita ed emancipazione.
È necessario ,allora, attivare un processo dal basso che miri ad un mutamento radicale della società e di un sistema che assoggetta gli interessi collettivi a quelli individuali, è importante ricominciare a parlare di giustizia sociale, onestà e rispetto.
Bisogna superare l’intolleranza, il pregiudizio ed aprirsi verso le altre culture, per rendere possibile una reale integrazione.
Bisogna avere il coraggio di denunciare le ingiustizie ed essere pronti a difendere i più deboli contro l’omertà e l’indifferenza.
È necessario riscoprire il valore della cultura, dell’arte, della salvaguardia del territorio.
Una società non può essere giusta se resta ignorante; l’istruzione è fondamentale se si vuole riuscire nell’impresa di una reale emancipazione e libertà dell’uomo.
Nel caos della società attuale c’è bisogno di valori solidi.
Nella marea in cui nuotiamo, dove ogni onda potrebbe sopraffarci, solo con l’aiuto reciproco potremmo salvarci.
La lotta non è individuale ma collettiva ed è necessario avere il coraggio di non rimanere ancorati nella propria sfera privata, riuscire a sentire la responsabilità che ci investe ogni volta che prendiamo una scelta, mantenendo una condotta morale onesta e coerente che non sia circoscritta dagli interessi individuali ma guardi verso un orizzonte comune da costruire.
Ho deciso di scrivere questa lettera perché mi è stato chiesto cosa dovrebbe spingere un cittadino a votare per la Federazione della Sinistra.
E’ vero, quelle che ho trattato sono questioni complesse di cui magari un Consiglio Comunale non si occupa, ma anche a livello locale si può adottare una politica onesta, trasparente, corretta che creda nell’importanza dell’integrazione con altre culture, della necessità di un sistema scolastico pubblico adeguato; si possono garantire i bisogni primari dei cittadini, dai trasporti alla sanità, si può credere in una visione della politica partecipata, che investa sulla cultura, sugli studenti e sulla loro crescita, che creda nell’importanza di spazi pubblici di dialogo e confronto.
Questo non lo dico come Francesco Interlenghi ma come comunista e candidato della Federazione della Sinistra, quindi vi chiedo un voto per questa realtà politica, per l’impegno e il coraggio che ogni militante investe giorno per giorno, nella prospettiva di rendere questo nostro mondo un luogo più giusto.
Francesco Interlenghi

Paolo Rossi al Corriere Adriatico

Ha ancora senso essere comunisti oggi?
“Sì. Non sono così ipocrita da dover nascondere gli errori fatti in passato dal Pci ma posso dire altrettanto chiaramente che ha ancora un senso essere comunisti. Che per me significa avere rispetto degli altri. Nella politica come nella vita”. Paolo Rossi, avvocato, è consigliere uscente del Pdci e candidato con la Federazione della Sinistra.
Perché ha deciso di ricandidarsi?
“Sono entrato in corso d’opera, sostituendo Giulio Simoni. Sento l’esigenza e l’ansia di dover completare un cammino”.
Il Consiglio comunale è come se l’aspettava?
“In realtà mi aspettavo una politica un po’ più alta. Ho notato invece come molte decisioni prese in questi anni dalla maggioranza non siano state autenticamente al servizio della collettività. Per di più abbiamo assistito a liti furibonde nel centrodestra, a duelli rusticani che hanno dato vita ad un balletto sconcertante”.
La Brambatti vince?
“Vince, non so se al primo o al secondo turno. E’ una persona seria e competente, è sobria, ha rispetto degli altri e sa ascoltare. Sarà un bravo sindaco”.

I candidati della FGCI alle elezioni comunali di Fermo
Questi sono i candidati della FGCI di Fermo che hanno voluto dare il proprio contributo per strappare Fermo alla destra e far rinascere la nostra città:
Serena Alessiani

Giada Traini

Francesco Interlenghi

Daniel Palladio

Federico Quondamatteo


Sciopero generale CGIL
Tutti in corteo per il lavoro
Circa trecento partecipanti alla manifestazione della Cgil. “Basta precari”
Fermo. Sono stati circa 300 secondo quanto riferito dal Commissariato di Fermo i manifestanti che si sono ritrovati ieri mattina in piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil. Dopo il ritrovo il Largo Alvaro Valentini, il corteo ha sfilato per le vie cittadine fino a raggiungere il centro storico intorno alle 11. Tutti sotto il palco allestito di fronte il loggiato di San Rocco, per ascoltare il comizio del segretario regionale Cgil Gianni Venturi, l'intervento del segretario provinciale Maurizio Di Cosmo e le testimonianze di alcuni manifestanti. Lavoro e lotta alla precarietà al centro dello sciopero, nella piazza fermana così come in altre 1500 piazze di tutta Italia. Meno tasse sul lavoro, più occupazione, sostegno per i pensionati, la garanzia di un futuro ai giovani, fermare la precarietà, costruire uno stato sociale forte e sicuro, investire sulla conoscenza, chiudere la stagione degli accordi separati e far sì che sia il voto dei lavoratori a decidere sui contratti. Queste le richieste dei manifestanti. Piazza del Popolo ieri mattina è stata colorata dalle tante bandiere portate dal corteo: Cgil, Spi, Funzione Pubblica, Fiomm, Sinistra e Libertà, Partito dei Comunisti Italiani, Se non ora quando – comitato spontaneo delle donne sono solo alcuni dei simboli che hanno sventolato per tutta la mattinata nel centro della città. “Dodici mesi per un'ecografia e c'è chi pensa al processo breve”; “E dopo Tremonti … il tramonto”; “Voglio scegliere e cambiare” sono gli slogan che campeggiavano sui cartelloni dei manifestanti. Dodicimila i posti di lavoro persi nelle Marche, ha ricordato il segretario Venturi: “la crisi non è passata, ma in questa manifestazione non ci sono rassegnazione e disperazione, ma un messaggio di speranza”. Toccante e fortemente sentita la testimonianza di Valentina Recchi, insegnante di 27 anni che parla di sogni trasformati in sensi di colpa: “Non abbiamo la possibilità di programmare il nostro futuro – ha detto dal palco – quando invece vorremmo gestire la nostra vita nel nome di una passione e di un'idea, non del denaro”. In piazza c'era il popolo che rappresenta un'altra Italia, dice il rappresentante dei pensionati che parla di pensioni che non si rivalutano, ma che scendono e che nel Fermano sono le più basse della regione. Ha portato una sferzata d'energia alla folla Ugo Funari, ottantacinquenne dirigente della Cgil di Amandola, da sessantacinque impegnato nelle battaglie del sindacato, che ha invitato a cambiare un sistema liberale e selvaggio, mettendo l'avvenire della società nelle mani dei giovani. Stella Alfieri
Messaggio elettorale della FdS fermana
Parla il compagno Paolo Rossi, consigliere comunale uscente e candidato nella lista della Federazione.
Presentazione della lista "Federazione della Sinistra"
Tra i consiglieri, sono intervenuti il consigliere uscente, gruppo PRC, Giorgio Benni, che ha decisono di non ricandidarsi dopo due legislature in consiglio comunale, Paolo Rossi e Andrea Morroni, ambedue consiglieri uscenti e candidati per le prossime elezioni.
Nella serata sono state valorizzate le caratteristiche della lista, come la componente femminile (con interventi di Diletta Parrino, Patrizia Serafini e Maria Paola Volponi) e quella giovanile, con la presenza dei candidati FGCI, ovvero Serena Alessiani, Federico Quondamatteo, Daniel Palladio, Giada Traini, Francesco Interlenghi, Giorgio Raccichini.
Tutti i candidati
1 Alessiani Serena2 Arduini Federica
3 Bordò Alberto
4 Cartacci Fulvia
5 Di Antonio Elena
6 Faggio Stefano
7 Fortuna Alessandro
8 Galiè Rosanna
9 Giacobbi Pierluigi
10 Interlenghi Francesco
11 Liberati Stefano
12 Marzoni Antonella
13 Matè Andrea
14 Meloni Vincenza
15 Mercuri Anna Maria
16 Montanini Fabio
17 Morroni Andrea
18 Palladio Daniel
19 Parrino Diletta
20 Pettinari Flavio
21 Pieroni Helena
22 Quondamatteo Federico
23 Raccichini Giorgio
24 Romagnoli Clara
25 Rossi Paolo
26 Rubicini Michele
27 Serafini Patrizia
28 Tarquini Alberto
29 Tizi Simone
30 Torelli Ivan
31 Traini Giada
32 Volponi Maria Paola

Lettera ad un compagno
è trascorso un anno e sentiamo tutti la tua mancanza. Lo so, nell’arco temporale di millenni, il dettaglio di giorni, mesi o anni può apparire insignificante ma ciò non toglie che avremmo tutti preferito goderci questo dettaglio insieme a te.
Qui le cose della vita ci obbligano a continue accelerazioni che, spesso, ci tolgono il tempo e lo spazio per riflettere, vivere in maniera Slow, come piaceva a te, amante del piacere più profondo, quello che ci fa star bene con noi stessi e con gli altri.
Come sai le elezioni regionali di marzo scorso hanno avuto per il nostro partito, che forse ha iniziato un percorso di unità con rifondazione, un discreto risultato; ma la strada è lunga, le diffidenza ancora forti e troppe polemiche hanno accompagnato la mancata elezione di Massimo Rossi.
Tu conosci bene cosa significa non essere compresi da quei compagni che, invece, dovrebbero trovarsi sempre in sintonia con te, ricordi? Le battaglie che, da soli, ci trovammo ad affrontare, prima fra tutte quella per ottenere il giusto riconoscimento all’interno di quella che, per troppo poco tempo, rimase la nostra coalizione qui a San Giorgio.
Ma l’etica della politica, che da sempre ha contraddistinto la tua azione, è stata d’esempio. Pensa che, oggi, l’attuale opposizione (il PD per intenderci) attacca il sindaco proprio sugli stessi temi sui quali per anni hai sempre ribattuto: uno fra tutte l’edificazione delle Canossiane! Sai, sembra che ci sia stato un viaggio a Malta, da parte dell’attuale amministrazione comunale, sponsorizzato da una ditta edile (tutto fatto alla luce del sole dicono) e da lì è scaturita una polemica sul fatto che sarebbe stato sconveniente, per una amministrazione comunale, farsi pagare un viaggio per una cinquantina di persone.
Ma queste sono solo polemiche, eh? Beh ne avresti avuti di argomenti da tirare fuori i questa situazione politica ulteriormente degradata negli ultimi mesi.
Pensa che nel Popolo delle Libertà, anche Fini si sarebbe accorto (alla buon’ora) che Berslusconi sarebbe entrato in politica per salvaguardare i propri interessi. L’estate scorsa ha fondato una nuova forza politica Futuro e Libertà si chiama, con l’intento di contrastare la deriva autoritaria del premier, salvo poi, in più di un’occasione aver fornito la classica ruota di scorta al governo nella migliore tradizione missina.
Nel PD c’è stato chi ha pensato di coltivare un rapporto con il destrorso Fini auspicando un governo di cosiddette “larghe intese”, ovviamente l’invito era rivolto ai centristi di Casini (Rutelli!) ed ai fuori usciti del PdL, perché la sinistra, come puoi immaginare, oggi rappresenta un fardello per il più grande partito dell’allora centro sinistra.
Il “modello Marche”, che vede il governatore Spacca, grazie all’intuito scaltro di quel segretario regionale del PD, si quello che (con poco onore porta il nome di Togliatti…Palmiro per intenderci), amministrare con l’UDC senza di noi ovviamente, si sta allargando. Pensa che a Macerata, alle provinciali, siamo stati esclusi dalla coalizione perché il partito di Bersani ha preferito appoggiare Pettinari, si il segretario dell’UDC (anche lui fautore del “modello Marche”), che ha posto la solita pregiudiziale verso i comunisti e la sinistra tutta.
Per fortuna che qui a Fermo, almeno sino ad oggi, la coalizione regge. Ieri abbiamo presentato le liste per la comunali di Fermo, in appoggio a Nella Brambatti che tu conosci bene, e riusciamo ancora ad esprimere una presenza significativa.
Non che i problemi non manchino pure qui, eh? Sai i comunisti italiani vengono visti o come una vera e propria rottura di coglioni (e tu questo lo sai bene) anche dentro questa neonata Federazione della Sinistra, o come una forza minoritaria che pretende di dettare le regole.
Credo che proprio per queste caratteristiche ci siamo subito intesi quando, ti ricordi il primo incontro nei locali dell’Onarmo con Tanì?), decidesti di entrare nel partito e di darci una mano. Ti dissi che ero onorato di incontrarti, io che ero stato tuo allievo, e che anche grazie a te avevo appreso la passione per la politica, e di poter intraprendere questa esperienza vista la stima e la considerazione che nutrivo nei tuoi confronti.
Anni che hanno segnato la mia persona sotto il profilo umano e politico, in cui ancora di più si è rafforzato lo spirito della coerenza, della solidarietà, della ricerca della verità e, soprattutto, l’esigenza di non cedere mai ai compromessi di bassa lega, per rimarcare la nostra autonomia intellettuale e dignità di uomini prima e di soggetti politici poi.
Adesso ti farò sorridere.
Berlusconi che nel frattempo ha blindato il Parlamento (altro che FLI e PD e UDC…), si sta approvando altre leggi e leggine che lo salvaguarderanno dai suoi atavici guai giudiziari, continua a vedere comunisti dappertutto (magari, mi viene voglia di dire); pochi giorni fa, durante un incontro con l’Associazione nazionale delle mamme, ha lanciato un anatema contro gli insegnanti della scuola pubblica perché, essendo ovviamente tutti comunisti, hanno rovinato decine di generazioni inculcando ideologie e valori diversi da quelli della famiglia.
Credo che l’affondo sia stato anche per te, caro professore, che tante ragazze e ragazzi hai contribuito a traviare sotto il piano ideologico e umano, tanto che in centinaia ti hanno sempre rispettato e ammirato (se non addirittura adorato) ed oggi sono parte attiva di questa società così malata che avrebbe bisogno, invece, di migliaia di persone come te.
Se una cosa ricordo, di quando ero tuo studente, è proprio la laicità con cui affrontavi le questioni, mai pregna di quella melmosa ideologia che avresti anche potuto spalmare sulle nostre giovani menti e che ti sei sempre ben guardato dal fare; anzi, criticavi le posizioni estremamente dogmatiche, rinchiuse dentro schematismi preconfezionati e criticavi quegli studenti che, a prescindere, e senza argomentare, prendevano posizione come se avessero partecipato ad una liturgia.
Ecco perché mi aiutasti, più di una volta, a leggere la realtà circostante con l’occhio disincantato di chi sa che la storia dell’uomo è fatta di lotte per contrastare ogni forma di potere imposto e per la salvaguardia dei diritti e che, per tale motivo, la società perfetta non esisterà mai. Proprio per questo, però, ne scaturiva un’analisi che doveva portarci a diventare cittadini di un domani che avevamo di fronte, ed allora era fondamentale quella ginnastica culturale, intellettuale, critica verso ogni forma di oppressione (sia essa mediatica che concreta) che, insieme a te, molti di noi abbiamo avuto la fortuna di praticare.
I valori della libertà, dell’onestà, dell’apprezzare la vita ed ogni forma di esistenza che ci permette di godere delle bellezze della nostra terra, coniugati al piacere per la buona tavola, il buon vino, la compagnia sincera degli amici di sempre, questi sono i messaggi in bottiglia che hai lanciato nel mare aperto e che in molti abbiamo avuto la fortuna di raccogliere.
Scusami, scusami tanto, compagno, professore, amico mio (quanto cazzo ti piaceva questo intercalare) se quello che ti scrivo appare confuso, disordinato, magari inappropriato in una circostanza come questa in cui si rischia di apparire retorici ma sono davvero tante le cose che devo relazionarti che mi appaiono per flash nella mente e sento il bisogno di riferire.
E Fabio? Quante volte mi hai chiesto di lui. “Che fa Fabio? Che dice Fabio? Dovete venire giù…digli che non si rovinasse troppo su in Regione…” e allora stavamo insieme, prima di una tornata elettorale, dopo le votazioni, e prima del congresso, e durante i viaggi per i comitati regionali e lì snocciolavi le tue idee i progetti per migliorare il partito, di cui criticavi l’eccessiva direzione centralizzata, e poi le candidature, le campagne elettorali.
Quelle biciclette con la bandiera del partito infilata dietro la sella ancora me le ricordo e ti vedo lì sopra, come un ragazzino felice, irridendo allo scempio dello sperpero dei soldi spesi per un’elezione da altri candidati per dimostrare che quelle erano tutte cazzate e che anche la politica deve essere vissuta con intelligente leggerezza se si vuole davvero rendere un servizio disinteressato alla città.
Le raccolte di firme, in piazza e sul lungomare, e, ti ricordi? Quella bandiera dei comunisti italiani sventolata in consiglio comunale, erano momenti che caratterizzavano la tua limpidezza e trasparenza, insieme al piacere di esternare forme di protesta che non hai mai abbandonato sin da quando eri studente.
Cazzo Loreto quanto mi manchi, ho ancora il tuo numero in rubrica e quando lo vedo mi appare in un nano secondo la tua sofferenza e le imprecazioni che ho lanciato basterebbero per neutralizzare le radiazioni che stanno uscendo dalle centrali del Giappone, sì perché, tra le tanto cose, l’uomo continua nella sua opera di distruzione del pianeta (che sia il taglio di qualche pianta, o la eliminazione di un parco verde, o l’esplosione di qualche centrale nucleare.
Il 20 aprile dell’anno scorso è esplosa una piattaforma di petrolio della BP nel Golfo del Messico: tre mesi di angoscia per un disastro dalle proporzioni inimmaginabili; pochi giorni fa, proprio mentre in Italia i nostri zelanti governanti stavano adottando un piano energetico basato proprio sul nucleare (a dispetto di tuti i rischi connessi alla struttura del nostro territorio) è avvenuto un incidente nucleare pari solo a quello di Chernobyl.
Come vedi, le questioni che dobbiamo affrontare sono sempre pesanti, ed il futuro dei nostri figli ancora una volta viene messo in discussione da politiche di sfruttamento dell’uomo sul pianeta che da anni abbiamo sempre denunciato, essendo tacciati di essere conservatori e poco lungimiranti.
La cosa singolare è che l’incidente si è verificato nel bel mezzo della diatriba da favorevoli e contrari al nucleare e, purtroppo, anche nell’area di centro sinistra la favola dell’atomo pulito continua a far breccia; così mentre oramai sfiniti, si cercava di convincere che in Italia questo tipo di energia non poteva essere prodotta a causa dei problemi legati alla natura sismicamente instabile della nostra terra, eccoti che in Giappone, proprio un terremoto di proporzioni catastrofiche ha determinato il disastro.
Inutile dire che il governo, dopo un primo timido tentativo di salvare la faccia, si è subito (ed alla chetichella) ricreduto sospendendo l’opera di convincimento mas mediatico (tanto ora si governa con le televisioni no?). E’ stata una vittoria dettata dal caso. Vedremo se al prossimo referendum contro il nucleare la gente andrà comunque a votare, una sconfitta dei si determinerebbe uno schiaffo al mondo ambientalista in generale.
Ma questo non è tutto.
In Africa, milioni di persone stanno protestando contro i vari regimi. In Egitto è stato costretto alla resa Mubarak (sì lo zio di quella Ruby che tanti guai giudiziari sta creando al nostro premier), purtroppo ora governano i militari (fino a quando non si sa); in Tunisia Ben Alì è stato dimesso ed anche in Libia parte della popolazione è insorta contro Gheddafi (l’amico di …).
In Libia, però, l’hanno fatta grossa; per aiutare i ribelli, gli Stati Uniti e l’UE hanno deciso di bombardare un po’, giusto per facilitare il dialogo diplomatico e allora, bombarda di qua e bombarda di là, ogni tanto ci va di mezzo qualche decina di civili. L’Italia come sempre sta in guerra senza che sia stata ufficialmente dichiarata e Napolitano che della Costituzione è il sacro garante e che dovrebbe essere l’unico titolato a dichiarare di entrare in guerra, nulla dice.
Intanto l’imperialismo (parola vietata nei salotti bene di certa sinistra) continua a massacrare donne e uomini, in favore di una non meglio precisata salvaguardia dei diritti internazionali; il prezzo del petrolio cresce ma, ovviamente, siccome serva finanziare una guerra “giusta” nessun tg ne parla.
Anzi, ci hanno detto che è aumentato perché grazie ad una tassa sul petrolio si potrà finanziare il mondo dello spettacolo, così che non possa dirsi che questo è un governo che non pensa alla cultura; una cultura pagata con la guerra e che, contro la guerra, non potrà dir nulla.
Come potrai immaginare, migliaia di profughi stanno arrivando dal nord Africa, così che l’odio razziale e la diffidenza verso gli stranieri aumenteranno; in tutto questo il governo, che della lotta all’immigrazione ha fatto il suo cavallo di battaglia, anziché riconoscere la stupidità ed inutilità di una politica che ha preteso di risolvere la questione dell’immigrazione con i rimpatri o con i centri di accoglienza, adesso piagnucola con l’Europa per averlo abbandonato.
Frutto inevitabile della mancanza di credibilità internazionale di Berlusconi & soci che, quando c’è da raccontare barzellette siamo i primi, ma di fronte ai problemi seri, giustamente, non veniamo nemmeno consultati.
Nel frattempo la crisi della nostra economia è irreversibile, tanto che la FIAT presto si trasferirà negli Stati Uniti, e la disoccupazione aumenterà a dismisura per garantire il ricatto salariale nei confronti dei lavoratori che ancora hanno la fortuna di lavorare.
A Pomigliano, sai, i lavoratori sono stati costretti da Marchionne a rinunciare ai propri diritti e nemmeno un referendum sindacale è riuscito a far vincere la paura del ricatto della delocalizzazione; si sa, i nostri imprenditori più illuminati fanno così e, purtroppo, non solo da destra c’è chi plaude a questi neo capitani d’industria. Il discorso è sempre lo stesso, il senso di responsabilità, quello per anni ci è stato imposto, dalla concertazione all’arretramento delle condizioni dei lavoratori, dall’abolizione della scala mobile all’abolizione del diritto di sciopero.
Come puoi vedere, la situazione è, grosso modo, sempre la stessa, forse un po’ più peggiorata rispetto a un anno fa e sai qual è i paradosso? Le persone non votano più comunista! Si, davvero, oggi si sceglie il culto della persona, anche a sinistra; si organizzano conventions con applauditi collegamenti via cavo, il Berlusca per questo è antesignano. Pensa che telefona ad ogni assemblea per salutare i presenti e gratificarli dela sua eterea presenza. Purtroppo non solo lui fa così, ma, vedi, il problema non è il modo e lo strumento utilizzato, bensì l’assoggettamento dei militanti a forme di propaganda che non altro che aumentare il culto delle singole personalità.
Occorre un leader, poi anche un’idea, questa è la politica oggi (ci si dice), basta con le bandiere rosse con la falce ed il martello e la stella, roba dell’ottocento e del secolo scorso, sconfitta dalla storia. Meglio identificarsi con un bel faccione, magari televisivamente gradevole e di bell’aspetto, e tu, caro Loreto, con quel barbone alla Fidel dove cazzo ti saresti presentato? Avresti incarnato il simbolo di un comunismo superato, e poi con la tua costante vena polemica da vero rompicoglioni, t’immagini?
Eppure, che vuoi che ti dica, a me quel tuo viso con la barba, quei capelli ricci spettinati all’indietro, quel ghigno che prendeva per il culo ogni volta che volevi stroncare un avversario politico, quel tuo timbro di voce inconfondibile, mi avrebbe convinto ancora a votare comunista perché per te rappresentava il valore della uguaglianza sociale, dell’anticonformismo, della giustizia, del diritto allo studio, al lavoro, ad avere un futuro migliore.
Quanto mi manchi professore, compagno, amico mio… ma è solo questione di una frazione di tempo, che vuoi che sia, un anno prima o un anno dopo, se le nostre impronte resteranno ben impresse e visibili per gli anni a venire, nitido esempio di purezza e di lealtà, sinonimo di quella parola che da sempre riecheggia quando si parla di persone come te: la libertà.
Un abbraccio fraterno.
Tuo, Renzo

Dal movimento alla società della conoscenza - iniziativa della FGCI

No all'intervento in Libia!
No all'intervento in Libia!
Dichiarazione di 58 partiti comunisti e operai
Per l'Italia aderisce il Partito dei Comunisti Italiani
Gli assassini imperialisti, guidati da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e NATO insieme, e con l'approvazione dell'ONU, hanno lanciato una nuova guerra imperialista. Questa volta in Libia.
I presunti pretesti umanitari sono del tutto falsi! Stanno gettando della polvere negli occhi dei popoli!
Il loro vero obiettivo è rappresentato dagli idrocarburi della Libia.
Noi, partiti comunisti e operai, condanniamo l'intervento militare imperialista.
E' il popolo stesso della Libia che deve determinare il proprio futuro, senza interventi imperialisti stranieri.
Chiamiamo i popoli a reagire e a esigere l'arresto immediato dei bombardamenti e dell'intervento imperialista!
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Clicca qui per una selezione di articoli sulla nuova guerra imperialista contro la Libia
Il volantino della Federazione di Fermo del PdCI contro la nuova guerra imperialista che distribuiremo nei prossimi giorni, a partire dal volantinaggio di domenica 27 aprile a Porto Sant’Elpidio:

Libia: no alla guerra, sì all'autodeterminazione
Segnaliamo inoltre che venerdì 25 marzo alle ore 17.30 il compagno Francesco Francescaglia, responsabile esteri del PdCI, sarà ospite della sezione Tina Modotti di Ancona assieme al giornalista Bassam Saleh (corrispondente dell'agenzia palestinese "Al Nahr News") per un’iniziativa dedicata alle lotte dei popoli nordafricani e alle ingerenze imperialiste nel Maghreb. L’assemblea si terrà nella sala ANPI di via Palestro.
scarica il volantino per la stampa in bianco e nero

L'anticomunismo in Europa non passerà!
Diliberto: solidarietà al KSCM, fermiamo l'anticomunismo
di Oliviero Diliberto
Le notizie che ci giungono dalla Repubblica Ceca sono inquietanti e gravissime. Una nuova caccia alle streghe è in atto, ai danni del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), con un tentativo evidente del governo di mettere fuori legge questa organizzazione che, ricordiamo, è la terza forza politica del paese, con consensi elettorali del 13% (alle elezioni politiche del 2006, il 14,18% alle Europee del 2009).
Nel cuore della Mitteleuropa, quindi, è in atto una feroce campagna che mira a mettere fuori legge i comunisti, a criminalizzare le lotte sociali e politiche di quel paese e dare la stura al revisionismo storico ed al revanscismo e ad equiparare gli eroi della lotta antifascista con i criminali di guerra che si sono macchiati di efferatezze ed azioni di brigantaggio nei confronti della popolazione civile. Non è la prima volta che una campagna del genere prende corpo: già alcuni anni fa il Ministero degli Interni lavorò alacremente per mettere fuori legge l’Unione dei Giovani Comunisti Cechi (KSM) e solo un ricorso al Tribunale ed una poderosa campagna di solidarietà internazionale, riuscì a far retrocedere il Governo di destra da questa decisione. Questa iniziativa è davvero incredibile e lesiva del Diritto e della Legge della Repubblica Ceca, inoltre incontra l’opposizione di larghi strati della popolazione di Boemia e Moravia, al punto che hanno espresso il loro disaccordo con questa legge anche numerosi e ben noti ex membri della dissidenza.
Sarebbe sbagliato considerare quanto sta accadendo oggi a Praga il frutto dell’azione isolata di un governo reazionario. In tutta l’Ue è in corso una poderosa campagna anticomunista, che mira a colpire (per via legislativa o con l’elevazione degli sbarramenti elettorali,…) tutte le forze comuniste che lavorano per una società libera dal capitalismo. Già il Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione che equipara “i crimini del comunismo” a quelli del nazismo, per preparare un retroterra culturale reazionario. E tutto questo accade mentre i paesi dell’Ue sprofondano in una crisi economica drammatica, paragonabile a quella degli anni Trenta.
La criminalizzazione dei comunisti, il tentativo di scioglierne le organizzazioni e metterle fuori legge, oltre a ricordare una delle pagine più nere della storia d’Europa, ci parla del tentativo di soffocare qualunque forma di protesta e dissenso e della costruzione di un alternativa ad un sistema che genera solo guerra, violenza e sofferenze.
Il Partito del Comunisti Italiani esprime la sua più convinta e fraterna solidarietà ai compagni del KSCM e continuerà a sostenere tutte le iniziative di contrasto al revisionismo storico anticomunista e si batterà per impedire tutti i tentativi di impedire ai comunisti di battersi per la trasformazione della società.
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Fermiamo la caccia alle streghe anticomunista nell'Unione Europea!
Comunicato di Jiri Mastalka, Vicepresidente del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), deputato europeo
Il Partito Comunista di Boemia e Moravia, minacciato di interdizione, fa appello alla solidarietà internazionale
(Traduzione di Mauro Gemma)
Il governo Ceco di destra continua a intensificare la pressione sul Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM). Senatori, deputati e ministri si sono pronunciati per la sospensione dell'attività del Partito o, addirittura, per la sua interdizione.
I tentativi di alcuni di questi individui si manifestano da molto tempo, ma fino ad oggi non c'era ancora stata ragione per prestarvi molta importanza, sebbene una Commissione Speciale del Senato fosse stata creata e fosse già stato preparato un progetto di legge che propone di sospendere l'attività del KSCM. Anche un partito della destra Ceca aveva disapprovato in passato questi tentativi.
Tuttavia ora la situazione è cambiata completamente. Per la prima volta dopo il 1989, tali questioni sono state messe all'ordine del giorno del governo Ceco, e alcuni suoi membri sono intenzionati a fare sul serio.
Dal punto di vista della destra, ciò sembra logico nel contesto delle misure prese, in ragione dell'impatto sociale devastatore di tali misure sul bilancio della maggior parte delle famiglie Ceche. Il governo opera in maniera imprudente e autocratica, da posizioni di forza, senza esitare a torcere le leggi per i propri fini, come è stato nel caso, ad esempio delle procedure del Parlamento Ceco. Mentre sferrava i suoi attacchi sociali alla fine dello scorso anno, il governo ha aggirato il Senato appena eletto, dopo aver perso la maggioranza nelle elezioni di autunno.
Esso ha sferrato colpi energici in campo sociale, mettendo progressivamente in pratica una serie di nuove misure miranti a svalorizzare il lavoro e a liquidare i diritti sociali dei lavoratori. I salari di tutti i funzionari sono stati drasticamente diminuiti. Le imposte di consumo saranno aumentate in proporzioni senza precedenti allo scopo di rendere possibile un sistema pensionistico, di cui beneficeranno solo i redditi più elevati e i fondi pensione privati, a detrimento della maggioranza. I diritti degli inquilini in affitto verranno ridotti e gli affitti saranno pesantemente rivisti al rialzo, ben al di là delle risorse di cui dispongono attualmente numerose famiglie. Sempre di più la gente prende coscienza che il solo fine di tali misure è l'aggravamento delle sue condizioni di vita, a beneficio di un pugno di ricchi. Inoltre, il governo Ceco è continuamente scosso da vicende di corruzione e da aspre lotte per il potere e l'influenza.
Ecco perché il governo ricorre a dei diversivi, per tenere occupati i cittadini in collera. Tra questi, tutta una serie di misure che hanno di mira de facto il Partito Comunista, per spaventare gli aderenti ed anche gli elettori del Partito. C'è, ad esempio, la cosiddetta Legge sulla Terza resistenza, che rende gli oppositori al precedente regime (socialista) eguali ai vecchi combattenti della guerra e ai valorosi combattenti della lotta antifascista, e che glorifica i criminali di guerra che hanno provocato morti tra i civili e si sono resi responsabili di atti di brigantaggio. Hanno espresso il loro disaccordo con questa legge non solo il KSCM ma anche numerosi noti ex membri della dissidenza.
La legge è già in discussione alla Camera dei deputati. Un'altra misura prospettata ora dal governo è quella di attingere dai redditi degli ex funzionari comunisti, per utilizzare i fondi sottratti per aumentare le pensioni dei membri della cosiddetta Terza resistenza.
Al momento, l'ultima misura presentata dal governo è quella di creare una commissione speciale al Ministero dell'Interno per raccogliere i documenti che permettano di intentare un'azione davanti alla Corte amministrativa suprema per sciogliere il KSCM.
E' possibile che il governo non decida di sospendere o di sciogliere il KSCM. Tuttavia, il nostro Partito deve essere pronto. Se necessario, il KSCM si difenderà con tutti i mezzi possibili, facendo ricorso ai Tribunali nazionali e stranieri. Contiamo anche sul sostegno di petizioni. La legge è dalla nostra parte; il nostro Partito non ha in alcun modo violato la Costituzione. Gli attacchi contro il KSCM sono stati sferrati solamente perché il governo della destra ha paura del rafforzamento della Sinistra.
Di conseguenza, facciamo appello alla vostra solidarietà e al vostro sostegno. Ne avremo particolarmente bisogno nell'ipotesi non dovessimo vincere la battaglia legale in condizioni interne particolarmente difficili e fossimo costretti a portare la questione a livello internazionale.
____________________
Firmate l'appello del KKE contro il tentativo di vietare il comunismo in Europa!
Lo scorso 15 dicembre i Ministri degli Esteri di Lettonia, Lituania, Bulgheria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania si sono rivolti alla Commissione Europea per chiedere di formare una "posizione comune europea" riguardo ai presunti "crimini del comunismo" commessi in quei paesi ex-socialisti, dichiarando che "la giustizia deve assicurare un trattamento equo nei confronti delle vittime di tutti i regimi totalitari". Gli autori della lettera sostengono che è necessario assumere misure legislative per condannare i "crimini" commessi negli stati totalitari dell'Europa dell'Est, così come in molti paesi dell'UE vi sono leggi che proibiscono la negazione dell'Olocausto. Perciò sostengono di penalizzare "l'apologia pubblica, la negazione o una volgare banalizzazione dei crimini dei regimi totalitari".
Audronius Azubalis, Ministro degli Esteri della Lituania ha affermato: “chiunque conosce i crimini del nazismo, mentre solo una parte dell'Europa è consapevole dei crimini del regime comunista. L'UE necessita di strumenti legislativi contro i regimi totalitari, quelli del modello staliniano al pari di quelli dell'ideologia nazista". Aggiungendo che "nazismo e stalinismo sono ideologie sorelle".
Va sottolineato che nel 2010 la Lituania ha approvato una modifica del Codice penale che prevede due anni di carcere in caso di dichiarazioni pubbliche a favore "dell'occupazione sovietica" della Lituania o in caso di negazione o banalizzazione dell'importanza del presunto "genocidio della popolazione" o di altri "crimini" commessi dall'URSS.
Tale iniziativa cerca di generalizzare l'intimidazione dell'ideologia anticomunista attraverso l'adozione in Europa di misure legislative comuni contro coloro che difendono la verità storica dei fatti, il socialismo e le sue conquiste. Per questi motivi il partito comunista greco, KKE, ritiene che sia necessario che i partiti comunisti e dei lavoratori europei prendano immediate iniziative per condannare questa provocazione e per chiedere l'abolizione delle misure anticomuniste, le persecuzioni e i divieti.
Il KKE ha preparato una dichiarazione congiunta per condannare l'azione dei sei governi, che noi del PdCI abbiamo prontamente sottoscritto. Vi riportiamo, di seguito, il testo in inglese della bozza: entro la fine del mese sarà licenziato il testo definitivo con tutte le firme dei sottoscrittori.
Vi invitiamo a sottoscrivere anche singolarmente, oltre che come organizzazioni, la dichiarazione contro l'anticomunismo in Europa al fine di consentirci di inviare il tutto ai compagni del KKE:
http://www.oltre-confine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=84:firmate-anche-voi-lappello-del-kke-contro-il-tentativo-di-vietare-il-comunismo-in-europa&catid=34:news
L'anticomunismo in Europa non passerà!
Dichiarazione congiunta di 45 Partiti Comunisti e Operai d'Europa
I Partiti Comunisti e Operai d'Europa condannano la provocatoria e oltraggiosa iniziativa dei ministri degli esteri della Bulgaria, Lettonia, Lituania, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca che chiede all'Unione europea di istigare la persecuzione legale di tutti quelli che all'interno dell'UE rifiutano le campagne reazionarie di riscrittura della storia e criminalizzazione dei comunisti e del comunismo.
Questo è un tentativo pericoloso di estendere la persecuzione e altre misure già in vigore in diversi paesi dell'UE contro chi non accetta le calunnie contro le esperienze storiche del socialismo reale e contro chi combatte i tentativi di cancellare il contributo decisivo che i comunisti hanno dato nella lotta per i diritti sociali e del lavoro e per la democrazia in Europa e respinge la distorsione della storia della Seconda Guerra mondiale e l'inaccettabile equiparazione del comunismo con il fascismo.
Non è un caso che questa iniziativa abbia luogo quando la classe operaia e le lotte popolari vanno rafforzandosi. L'intensificazione dell'assalto contro il lavoro va di pari passo con le misure anticomuniste. I comunisti sono bersaglio di questi attacchi non solo perché lottano affinché non siano i lavoratori a sopportare il peso della crisi capitalista ma perché sono gli unici che hanno la soluzione alla barbarie capitalista. La classe dominante, comprendendo a fondo l'impasse del sistema capitalistico e le sue contraddizioni insanabili, intensifica le persecuzioni, le minacce e i crimini. Tuttavia qualsiasi misura adotti non può sovvertire le inesorabili leggi dello sviluppo sociale né prevenire la necessità del rovesciamento del potere del capitale. Non è possibile impedire il rafforzamento dell'organizzazione della classe operaia e lo sviluppo della lotta di massa per il socialismo e il comunismo.
Dichiariamo fermamente che i piani anticomunisti della borghesia falliranno. La superiorità della nostra ideologia, la giusta causa della classe operaia infrangono le misure più aspre. Noi continueremo in maniera ancora più determinata e senza compromessi, al fine di sconfiggere il potere antipopolare del grande capitale. L'isteria anticomunista non inganna la classe operaia e le forze popolari che vivono i problemi della disoccupazione, l'arretramento della sicurezza sociale, dei diritti dei lavoratori, l'essenza della barbarie capitalista.
Facciamo appello a tutte le forze democratiche, progressiste e antimperialiste di unirsi a noi nella lotta contro l'anticomunismo, una lotta che è direttamente collegata alla lotta per il lavoro e per i diritti popolari, la giustizia sociale, per un mondo senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Altri firmatari:
Unione della Gioventù Comunista (KSM, Rep. Ceca), Unione Comunista Rivoluzionaria di Francia, Partito dei Comunisti (Bolscevichi) d’Ucraina
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare, dal sito internazionale del KKE.
Uniti Contro la Crisi: Giorgio Cremaschi a Fermo

Interlenghi sull'incendio del Cinema Helios
Renzo Interlenghi
Segretario della Federazione di Fermo del Partito dei Comunisti Italiani
I comunisti in piazza per l'acqua pubblica
Questo volantinaggio sarà il primo di una lunga serie che interesserà i mercati settimanali dei paesi della Provincia di Fermo.
Il testo del volantino:
Il Partito dei Comunisti Italiani aderisce alla campagna referendaria in difesa dell’acqua pubblica, in linea con la sua politica volta ad ampliare i diritti sociali e politici dei lavoratori e ad affermare il controllo democratico dei cittadini sui beni comuni come l’acqua, il suolo, l’energia, ecc.
Entro il 15 giugno 2011 gli italiani sono chiamati al voto referendario per contrastare il processo di ulteriore privatizzazione del bene comune acqua. Se il quorum verrà raggiunto (cioè se voterà il 50% +1 degli aventi diritto) e se vinceranno i Sì avremo vinto tutti e l'acqua tornerà ad essere un bene di tutti.
FINALITA' DEL PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico.
Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
FINALITÀ DEL SECONDO QUESITO: fuori i profitti dall'acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull'acqua.
Per approfondimenti e per avere informazioni su come aderire e/o finanziare la
campagna referendaria:
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it
Ricostruire il Partito Comunista
A questi mille “ne seguiranno, nei prossimi mesi, altre migliaia: la campagna di adesioni è appena partita”, dichiarano i promotori, che si ritrovano nel sito ricostruireilpartitocomunista.blogspot.com Tra gli altri, un centinaio di quadri e delegati Fiom, CGIL e del sindacalismo di base; il filosofo Domenico Losurdo, l’economista Vladimiro Giacchè e lo storico Alexander Hobel, che presiedono l’ Associazione culturale Marx XXI, che riunisce un centinaio dei maggiori intellettuali marxisti italiani; Manlio Dinucci, giornalista del Manifesto e figura di riferimento del movimento pacifista; il senatore Fosco Giannini, esponente di punta del dissenso anti-bertinottiano in Rifondazione; lo storico Andrea Catone, direttore della rivista l’Ernesto (che dà il nome all’omonima area politico-culturale di Rifondazione); Mario Geymonat, intellettuale marxista, docente universitario; Marino Severini, popolare leader del gruppo musicale La Gang; Fausto Sorini, animatore già negli anni ’70-’80 della lotta interna al PCI contro la socialdemocratizzazione del partito, poi fondatore di Rifondazione; il noto vignettista Apicella (da non confondere con il cantante amico di Berlusconi…!); Vladimiro Merlin, capogruppo di Rifondazione al comune di Milano; Carla Nespolo, deputata e senatrice del PCI e dirigente nazionale di primo piano dell’ANPI; Federico Martino, deputato ed ex assessore alla regione Sicilia. Tanti anche i sindacalisti, docenti universitari e segretari provinciali e cittadini di Rifondazione Comunista.
“Il progetto originario di Rifondazione è giunto al capolinea – recita il documento ; dopo lo scioglimento del Pci non sono state gettate le fondamenta adeguate su cui ricostruire un nuovo partito comunista all’altezza dei tempi…La maggioranza del gruppo dirigente bertinottiano, nel corso degli anni, ha demolito l’impianto teorico e strategico comunista”. E dopo la scissione di Bertinotti e Vendola, “ ritroviamo un partito ancora più debole, incerto ed in piena crisi di identità…un assemblaggio eclettico, dove gli scontri e le battaglie correntizie hanno prodotto una grave degenerazione della vita interna, e dove spicca l’assenza di un pensiero forte condiviso e di un solido collante ideologico”. Per cui, scrivono i mille, “anche se sappiamo che in Rifondazione continuano a militare molti che sentiamo vicini e con cui vogliamo tenere aperta l’interlocuzione, non riconosciamo più in questa esperienza un fattore propulsivo per la ricostruzione del partito comunista in Italia”.
“Sappiamo – dicono ancora i firmatari – che il PdCI non rappresenta la soluzione della questione comunista in Italia. Sono i suoi dirigenti per primi a riconoscerlo. Ma il fatto che il suo gruppo dirigente abbia assunto il progetto della ricostruzione di una nuova forza comunista unita ed unitaria, e oggi avanzi la proposta di avviare, nei prossimi mesi, una fase congressuale aperta – capace di dare vita ad un vero e proprio cantiere per la “ricostruzione del partito comunista” – determina una situazione nuova”.
Il nostro impegno – precisano i mille – non contraddice l’esigenza di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra, né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie, tanto più alla vigilia di possibili elezioni anticipate che ci vedranno impegnati con tutta la Federazione della Sinistra. E’ dentro questa esigenza di unità, non certo contro di essa, che può progredire e affermarsi il processo di ricostruzione di una forza comunista unitaria e indipendente”.
Clicca qui per leggere e aderire all’appello
MERCOLEDÌ 16 FEBBRAIO 2011:
Care compagne e compagni di Rifondazione, continuiamo a discutere e a lavorare insieme...
Le ragioni dell'appello per la ricostruzione del partito comunista: Replica ad alcuni commenti sbagliati (dal manifesto del 16 febbraio): clicca qui per scaricare il file

Noi ci saremo
Siamo chiamati a schierarci.
Se ricordi il monito di Gramsci sull’indifferenza; se vedi le camice verdi leghiste occupare il Parlamento della Repubblica nata dalla Resistenza; se riesci a sentire che nelle parole pronunciate da Tiziana Maiolo in relazione ai bambini rom morti a Roma ( “ è più facile educare i cani che i nomadi”) vi sia il nuovo spirito nazista; se riesci a comprendere quale disegno reazionario totale stia dietro il nuovo ordine capitalista proposto da Marchionne ; se sai che il berlusconismo non è un incidente della storia, ma – come il fascismo – uno delle varie forme del potere del capitale: se hai coscienza di tutto ciò non puoi restare coi gomiti poggiati al davanzale, guardando ingrossarsi questo fiume nero. Occorre passarci addosso la carta vetrata della realtà, farci male sino a sanguinare verità. Che è una, semplice: la classe dominante ha perseguito per decenni, cogliendoli, due obiettivi: lo sfruttamento massimo sulla forza-lavoro e la costruzione di un senso comune reazionario di massa. Ma per giungere a ciò ha dovuto prima abbattere la diga varata a Livorno nel 1921 e poi erettasi nella lotta di Liberazione e nelle grandi lotte contadine, operaie, di popolo che hanno democratizzato l’Italia. La diga era il PCI, “ il paese nel paese”, come diceva Pasolini, ciò che potevamo essere e non siamo stati... continua su l'Ernesto Online del 10/02/2011

Contribuisci al programma del centrosinistra

Puoi dare il tuo contributo negli incontro pubblici che stiamo organizzando, oppure attraverso il sito nellabrambattisindaco.it

Vent'anni dopo, intervista di l'Ernesto online a Oliviero Diliberto
di Sara Milazzo
VENT’ANNI DOPO - Quadro internazionale e nazionale; scontro di classe in Italia ed esigenza dell’unità dei comunisti e della ricostruzione del Partito comunista come cardine dell’unità a sinistra
su l'Ernesto Online del 31/01/2011
scarica l’intervista in formato pdf


Presentazione del programma del Centro Sinistra

Segui le prossime iniziative iscrivendoti su Facebook alla pagina Nella Brambatti Sindaco o visitando il sito www.nellabrambattisindaco.it

L'INTERVISTA A DILIBERTO DI FORUMSINISTRA
Nel mese di Gennaio abbiamo raccolto le domande tra gli utenti, ringraziamo tutti voi per la grande partecipazione. Essendo state tantissime non abbiamo potuto inviarle tutte, alcune comunque siamo riusciti ad accorparle in base ai temi affrontati.
L'intervista consta di 15 domande.
Ringraziamo calorosamente il compagno Oliviero per la disponibilità e per le risposte ed ecco l'intervista!
FORUMSINISTRA INCONTRA OLIVIERO DILIBERTO
Gennaio 2011
Domande dell'Amministrazione di Forumsinistra
1.
Caro segretario
La fine del PCI è uno spartiacque nella storia italiana. E' stata un evento
che, in un modo o nell'altro, ha scosso le coscienze dell'intero paese e ha
influito su tutta la storia successiva. Come comunisti penso sia giusto
domandarci quali ne siano state le cause, siano esse internazionali, legate al
crollo del blocco sovietico, culturali, legate all'abbandono di quei metodi e
categorie analitiche che avevano forgiato il "partito nuovo", sociali, legate
ai mutamenti di classe avvenuti nel paese ecc...
Capisco che l'argomento è molto complesso e richiederebbe una risposta
elaborata ma vorrei sapere, anche a grandi linee, quali sono state per te le
cause dello scioglimento del PCI.
Lo scioglimento del Pci ha segnato la fine della più grande forza che nel nostro Paese ha rappresentato, lungo un secolo difficilissimo, gli interessi dei lavoratori e una reale prospettiva di cambiamento. Nella svolta della Bolognina, che ha fatto conseguire direttamente dal crollo del Muro e del blocco sovietico il superamento dell'ideale comunista, c'è la negazione della particolarità dei comunisti italiani, quella che ci aveva caratterizzato, con il Partito nuovo prima e la stagione berlingueriana poi. Se la rivoluzione bolscevica del 17 è stata una 'rivoluzione contro il Capitale' (Gramsci), la Bolognia fu 'una svolta contro noi stessi'. C'è stato anche molto opportunismo dei gruppi dirigenti, che hanno preso la palla al balzo per accreditarsi nei 'salotti buoni'. Infatti oggi, dopo vent'anni, la maggioranza di quel gruppo dirigente è schierata a fianco di Marchionne e non con la Fiom. Noi abbiamo certamente commesso errori, primo fra tutti dividerci, ma la crisi economica degli ultimi anni ci dà nettamente ragione: il capitalismo non è riformabile ed è la causa delle enormi disuguaglianze, planetarie e nazionali, che caratterizzano questa fase della storia... continua sul sito forumsinistra.info

Festa di sottoscrizione
Comunicato Stampa della FIOM Marche
Segreteria regionale Marche
FIOM CGIL MARCHE: ADESIONI SCIOPERO IN MARCHE E DICHIARAZIONE SEGRETARIO NAZIONALE
Fiom Cgil Marche soddisfatta per l’esito della manifestazione di oggi ad Ancona, in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici, alla quale hanno preso parte circa 7mila lavoratori provenienti dalla maggior parte delle aziende marchigiane.
Buona l’adesione allo sciopero. In provincia di Ancona, all’Ariston l’adesione è stata del 90%, alla Ask del 90%, all’At metalli il 100%, alla Best del 75%; alla Bora l’adesione è stata del 90%, al Cnh il 98%, al cantiere Crn il 95%, all’Isa il 100%. Alla Caterpillar l’adesione è stata del 70%, all’Elica il 60%, all’Indesit il 75%, alla Nuova Maip il 90%, alla Faber il 90%, alla Sirti il 70%.
Ad Ascoli Piceno, all’Indesit group il 70%, alla Cisa il 65%, all’Adim il 65%; in provincia di Macerata, l’adesione alla CI&T è stata del 98%m alla Best del 60%, alla GI&D del 70%. Alla Metallex di Fermo l’adesione è stata dell’80%.
Nel corso della manifestazione regionale, sul palco allestito nell’area portuale, si sono alternati vari interventi di delegati aziendali, rappresentati di studenti e precari. Le conclusioni sono state affidate a Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom Cgil: “In tutta Italia – ha detto – l’adesione allo sciopero della Fiom è stata dal 70 al 75%, nelle aziende Fiat l’adesione è stata piu’ massiccia di quella registrata con gli scioperi unitari. Vogliono farci pagare la crisi ma se esiste un paese come l’Italia al sesto posto nella graduatoria di quelli industrializzati è perché esiste un movimento operaio”. E ancora: “Lo sciopero della Fiom apre una vertenza sindacale: Marchionne prefigura un modello per tutti i lavoratori, dobbiamo mettere insieme un fronte sociale che la Fiom sta costruendo”. Dal sito della CGIL - Marche

Un’immagine della manifestazione regionale, dal sito dei compagni di Ancona del PdCI
Uniti contro la crisi - Assemblea pubblica
DA LONDRA A TUNISI, PASSANDO PER ROMA
-UNITI CONTRO LA CRISI-
L’arroganza con cui i poteri forti del sistema globale della crisi attaccano diritti, democrazia e qualità della vita, pongono con urgenza la questione dell’elaborazione collettiva di un programma sociale condiviso, attorno al quale disegnare un’alternativa possibile a ciò che ci è imposto dall’alto con violenza e ricatto.
All’individualismo proprietario su cui si basa la società dell’esclusione e della diseguaglianza, sostenuta da dispositivi autoritari e ingiusti, si contrappone la pratica del comune. Lo sciopero generale proclamato per il 28 gennaio dalla FIOM, le manifestazioni del 16 ottobre e del 14 dicembre a Roma, e tutte le proteste sociali dello scorso autunno, che hanno visto la mobilitazione di operai, precari, migranti e studenti, hanno lo stesso obiettivo: rivendicare la democrazia e la libertà di rappresentanza sindacale, e combattere la precarietà e il dominio del mercato che divorano la vita delle persone e compromettono la coesione sociale e il futuro del paese.
Chiediamo a tutte le persone, gli studenti, le associazioni, i movimenti ed i partiti che condividono queste ragioni, di sostenere la lotta dei metalmeccanici, di firmare l'appello della FIOM, e di partecipare all'assemblea che si terrà il giorno 24 gennaio presso la sede della CGIL di Fermo alle ore 19. Lo scopo è aprire un tavolo di discussione sull'assemblea pubblica del 26 gennaio a FERMO, che vedrà la partecipazione di Giuseppe Ciarrocchi (segretario FIOM regionale), e degli studenti e precari dell'università di Macerata, per intraprendere, nel fermano, un percorso comune in vista dell'imminente sciopero generale del 28 gennaio ad ANCONA.
UNITI CE LA POSSIAMO FARE, ANCHE A FERMO!
per info e adesioni: 348-3931536 (Giusy Montanini - FIOM Fermo), e-mail: fermo.fiom@marche.cgil.it
Hanno già aderito: Collettivo Antifascista Fermo, PRC - circolo di Fermo, PCL - Fermo, PdCI - Fermo
A novant’anni dalla nascita del PCI

Novant’anni sono passati da quando, il 21 gennaio 1921, a Livorno, dalla scissione del Partito socialista nasceva il Partito comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale comunista. In questi decenni, in modo ricorrente si è cercato di mettere in discussione quella scelta, e con essa l’intera storia del PCI; un’operazione che dal 1990 in poi è diventata più insistente, più aggressiva, prendendo le forme dell’assioma che non ammette repliche. La damnatio memoriae a cui è stato condannato il PCI – anche da molti dei suoi ex dirigenti e intellettuali – è lo sfondo su cui si è articolata questa offensiva. Oggi, dopo vent’anni di ubriacatura neoliberista e di apologie del capitalismo, dinanzi alla crisi strutturale gravissima che torna a rivelare le contraddizioni di fondo del sistema, qualche dubbio torna a serpeggiare: forse quel PCI non era poi così male, forse nell’opera di distruzione del passato si è un tantino esagerato...
Proviamo allora ad accennare un piccolo gioco di storia “controfattuale”. Che cosa sarebbe stata la storia del nostro paese senza il Partito comunista? Ciò a cui si potrebbe aggiungere un’altra domanda: che cosa sarebbe stata se quel partito fosse esistito già nel 1919-20, e accanto all’esitante Partito socialista (che tende a ridurre le grandi lotte del Biennio rosso a una questione sindacale) vi fosse stata una forza rivoluzionaria, in grado di porsi alla testa di quelle lotte, consentendo magari alle avanguardie torinesi di rompere l’isolamento con un’offensiva diffusa nel Paese? Non a caso, è proprio l’insegnamento tratto da quei fatti che spinge Gramsci e gli ordinovisti torinesi ad affiancarsi agli astensionisti bordighiani nella conclusione che il PSI sia irrecuperabile e occorra costituire un Partito comunista... continua su http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=20087

Parte la campagna Tesseramento 2011

La disoccupazione giovanile cresce, le diseguaglianze sociali anche, ripren-dono massicciamente le emigrazioni dal sud d’Italia e le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati peggiorano a vista d’occhio. Le nostre città sono meno sicure, il futuro è di fatto un’incognita per tutti e la cultura che potrebbe rappresentare un’opportunità è invece vista come onere non supportabile. Il ruolo della donna, inoltre, torna ad essere propedeutico ai bisogni preminenti dell’uomo ed è venuta meno ogni forma di reciproco sostegno.
Una stagione intera di diritti e conquiste viene dunque vanificata nei fatti e quello che qualcuno vorrebbe spacciare per progresso è in realtà un arretramento preoccupante della condizione umana.
Il Governo Berlusconi, responsabile primario di questo stato di cose, stretto tra gli opportunismi del suo leader e la violenza culturale della Lega Nord, potrebbe essere al capolinea, ma ciò non significa che gli effetti devastanti dei principi antidemocratici, illiberali, discriminatori, che esso ha inculcato in gran parte della popolazione siano facilmente superabili, tutt’altro. Un’opposizione parlamentare inconcludente fa il resto. Il nostro ruolo, va perciò oltre l’azione politica originaria, interviene in un quadro di riferimento più ampio nel quale serve osare, credendo pienamente nelle nostre idee e nella possibilità che esse rappresentino una vera inversione di tendenza. Serve perciò continuare le mobilitazioni a tutti i livelli, nel mondo della scuola e con gli studenti, nelle fabbriche e con i lavoratori, in ogni situazione di conflitto che protenda ad un miglioramento dell’esistente ed a rimettere in moto le leve del pensiero.
Facciamolo orgogliosamente da comunisti, nella Federazione della Sinistra, aderendo da subito al PdCI, rinnovando la tessera, tenuto conto che crescente è anche la richiesta di nuove adesioni (soprattutto di giovani), tessera che quest’anno si richiama alla migliore tradizione di quel Partito che ha segnato in positivo la storia del nostro Paese, consapevoli che ognuno di non da solo non vale niente, ma insieme si possono davvero cambiare le cose.
Vincenzo Calò, responsabile del tesseramento

I comunisti con la FIOM - CGIL
Sabato 15 e sabato 22 gennaio saremo con dei banchini rispettivamente a Porto San Giorgio e a Porto Sant’Elpidio per diffondere materiale informativo e raccogliere le firme per la petizione indetta dalla FIOM.
Aderiamo alla manifestazione regionale del 28 gennaio ad Ancona e raccogliamo le adesioni di chi (lavoratore o studente) vorrà essere a fianco della FIOM il giorno dello sciopero proclamato dai metalmeccanici.
Il comunicato stampa della FIOM Marche sullo sciopero
del 28 gennaio e sulla manifestazione ad Ancona






Per la ricostruzione del partito comunista
Una goccia del mare è tutto il mare. Ciò che è accaduto agli operai del Cantiere Navale di Ancona, a quelli della Merloni e alle operaie della Jenni accade all’intera classe operaia italiana. Sfruttare, delocalizzare, licenziare: unici verbi dei padroni. La fase che viviamo è la peggiore della storia della Repubblica. Le guerre, il razzismo, l’abbattimento dei salari e dei diritti, la precarizzazione della vita stessa, la distruzione del welfare, l’indifferenza sociale: il dominio del capitale è assoluto. A Genova vedemmo il neo fascismo all’opera e oggi gli studenti che lottano contro la distruzione della scuola e dell’università pubblica sono per Gasparri “terroristi” e contro il movimento studentesco è richiesto lo stato di polizia. La stessa Fiom è collocata sul versante “terrorista”. Ma l’ordine antioperaio e padronale non ha più limiti: il progetto Marchionne – Fiat dello scorso dicembre schiavizza i lavoratori. E i comunisti e il sindacato di classe, come in un colpo di stato, sono esclusi dalla fabbrica. Di fronte a ciò occorre una controtendenza culturale e politica di massa; è tempo che una forza organizzata, radicata nei luoghi di lavoro e nella società torni a dire ai giovani, ai lavoratori che il capitalismo non è un destino storico. Occorre un nuovo e più forte partito comunista, che si ponga alla testa delle lotte, che riconsegni ai lavoratori una coscienza di classe e riapra un orizzonte socialista. Occorre unire le comuniste e i comunisti in un unico partito, che sappia essere cardine dell’unità della sinistra di classe.
La ricostruzione di un Partito comunista è per noi come l’approdo ad una Terra nuova dopo tanto naufragare. Chi chiama è uscito vivo dal naufragio, ha superato la palude del pensiero debole, della sinistra mediocre, genuflessa al potere. Un Partito comunista è oggi necessario per contrattaccare e non contrattare; per riaffermare la centralità del lavoro in un progetto di società solidale. Il che significa ricollocare al centro la categoria rivoluzionaria della Dignità e lo strumento per la sua conquista: la Coscienza. E per questa forza c’è bisogno di tutti/e coloro che hanno mantenuto buona volontà e intelligenza del cuore.
Siamo dei sognatori? No, la realtà ci dimostra che la nostra idea ha basi materiali: nell’ultimo quindicennio le forze comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste hanno registrato vittorie immense in tutta l’America Latina, in vaste aree dell’Africa, in Asia; e anche in Europa i partiti comunisti e le forze della sinistra rialzano la testa e conducono le lotte contro le guerre e il liberismo. E non siamo sognatori chiedendo che un nuovo e più forte partito comunista torni alla lotta, non lo siamo perché a chiederlo è lo stesso e vastissimo dolore sociale. Ivan Della Mea, cantando l’Internazionale di Fortini, diceva per tutto noi che “questo mondo non ci avuti e non ci avrà”. Siamo per l’unità dei comunisti e per il rilancio di un partito comunista in Italia. Per questo ci impegniamo e lotteremo.
* “Voce” de La Gang
** Senatore PRC XV Legislatura

Il fascismo secondo i finiani
Vorremo ricordare alla consigliera finiana che nel solo 1921 gli omicidi compiuti dalle squadracce in camicia nera sono stati oltre 1500, ai quali vanno aggiunte decine di migliaia di feriti e le devastazioni alle sedi politiche, sindacali e culturali.
Successivamente, quando il fascismo è giunto al potere, alle violenze degli squadristi si sono sommate quelle delle istituzioni in camicia nera, con le note conseguenze.
Citiamo Giacomo Matteotti, che la Romagnoli forse conosce soltanto perché qualche via o piazza ne porta il nome, il cui assassinio è simbolo della commistione tra la criminalità delle squadracce e quella non meno bestiale del regime di Mussolini.
Non ci stupiamo comunque delle dichiarazioni di questo personaggio, la cui origine politica parla chiaro.
Consigliamo però la lettura delle dissertazioni della consigliera elpidiense a chi, nel centro-sinistra, è convinto che i finiani o il “Terzo Polo” possano essere parte di uno schieramento da opporre a Berlusconi in nome di una non meglio specificata “piattaforma democratica”.











