Pettinari premiato dai comunisti romeni

Flavio Pettinari, dirigente della Federazione Provinciale di Fermo del PdCI, è stato recentemente insignito del Diploma d'Onore dell'Associazione Romania Operaia e dell'Unione dei Comunisti Romeni.
Daniel Dediu e Ciprian Pop, ovvero il Presidente e il Primo Segretario delle citate organizzazioni, hanno motivato questo riconoscimento con l'impegno di Pettinari nell'ambito della solidarietà internazionale comunista e operaia, volendo inoltre sottolineare i legami di Pettinari con la Romania, dove frequentò alla fine degli anni '90 l'Università Babes-Bolyai di Cluj-Napoca per poi collaborare con la rivista Flacara del poeta Adrian Paunescu.
Il riconoscimento è stato consegnato all'esponente fermano dei Comunisti Italiani durante una visita in Italia del Segretario dell'Unione dei Comunisti Romeni.

Interlenghi scrive a Jacopo Venier

Renzo Interlenghi scrive a Jacopo Venier, dopo la proposta del Responsabile Comunicazione del PdCI di iscriverci in massa alla Federazione della Sinistra per accelerare il processo unitario (leggi l’articolo).

Caro Jacopo, ho letto attentamente quello che hai scritto.
Per certi versi interessante, per altri appare velleitario e sovradimensionato rispetto al cumulo di macerie dalle quali stiamo, con estrema fatica, tentando di riemergere. La federazione arriva fuori tempo massimo; noi la chiediamo da anni ma paghiamo lo scotto di quel peccato originale che si chiama "scissione" (non entro nel merito della scelta fatta nel '98 e, allora, ero segretario di federazione di Rifondazione).
Diliberto ha ragione quando dice: occorre rinnovare i gruppi dirigenti, io dico di più, dobbiamo dare ai giovani lo strumento per cambiare questa società e la federazione è un minus rispetto a ciò che meritano.
I sondaggi ci danno al 2,5% (!) e non siamo riusciti a fare una sintesi sull'unità. Questo è il dato di fatto. Dentro Rifondazione si agitano svariate "anime" (che appunto rischiano sempre più di rimanere soggettività ectoplasmatiche in tutto e per tutto).
Stiamo diventando una caricatura di una storia che ci ha pesantemente sconfitto, nonostante le nostre analisi non siano state così sbagliate vista la crisi dell'attuale modello di sviluppo capitalistico.
La Federazione della Sinistra ha un simbolo che, tutto può dirsi tranne che equivoco, rappresenta le lotte dei lavoratori: è un simbolo comunista a tutto tondo. Perché chiamarci, allora, federazione della sinistra? Perché rincorriamo quello che hanno già fatto (giusto o sbagliato che sia) i compagni di SeL? Capisco il rispetto verso altri soci fondatori ma, mi chiedo: nella mia provincia chi rappresenta il movimento di Salvi? Chi quello di Patta?
Mi sembra tanto che abbiamo adottato il simbolo di Rifondazione, aggiungendovi alcune sigle.
Rifondazione era il nostro partito, quel minimo comune denominatore che caratterizza le storie, le passioni, le scelte che circa 20 anni fa facemmo tutti insieme. Venute meno le motivazioni di quella scissione, tanto valeva far ritorno a casa, guardarsi negli occhi, rimboccarsi le maniche e ripartire.
L'alternativa? Riprendersi di forza il vecchio simbolo del P.C.I., magari affrontando una battaglia legale e dire alla gente: siamo tornati!

Saluti comunisti.

Renzo Interlenghi - Segretario della Federazione di Fermo del PdCI
11.12.2009

Iniziativa sulla strage di Piazza Fontana

piazza_fontana

Nota sulla Lega Nord

Che la Lega Nord sia, a tutti i livelli, un partito di fenomeni ce n’eravamo accorti già da tempo: le battaglie contro Roma ladrona, per poi ripudiare di fatto il “Parlamento di Mantova” quando quello romano è molto più remunerativo; i sospetti (o meglio, le accuse) sui legami tra mafia e Berlusconi (vedi le 11 domande de La Padania del 19 agosto 1998) e successivamente l’alleanza di ferro con “Berluskaz”; l’indignazione verso il nepotismo e gli sprechi del meridione versus la sistemazione di familiari e famigli (la più eclatante riguarda il pluriripetente Renzo Bossi, che si trova a percepire con una serie di raggiri la bellezza di 12.000 euro al mese) e così via.

Già di per sé la presenza della Lega Nord nel fermano, ben al di sotto del Po e pure del Rubicone, sarebbe un’anomalia: ma per altri motivi i nostri leghisti non sono da meno dei loro mentori lombardi, soprattutto quando si tratta di travestirsi da agnellini se la visibilità lo richiede. Da qualche giorno questi personaggi se ne stanno in varie piazze della Provincia a raccogliere delle firme per mantenere il crocifisso nei luoghi pubblici (mentre, nello stesso tempo, vengono sconfessati addirittura dall’organo della Conferenza Episcopale) ed è capitato che a Porto San Giorgio, così riportano varie testate, un cittadino si sia “scagliato” (?) contro il banchino leghista. 

I locali caporioni del Carroccio non hanno perso occasione per ricordare i “noti e reiterati” attacchi (due) di cui sono stati vittime: una scritta “BR” sulla vetrina della sede e un “atto vandalico” contro uno striscione. A questi si aggiunge il recente “assalto” al banchino della raccolta firme, ma i leghisti fermani non si lasciano intimidire e rilanciano: “certi gesti sono antidemocratici e da censurare con risoluzione”, e ciò dona alla cronaca un carattere demenziale, se si pensa alla volgarità e alla violenza verbale di cui i leghisti sono stati da sempre maestri insuperabili (basta citare il continuo riferimento a fucili e pallottole), alle provocazioni del fascista confesso Borghezio, alle azioni di intolleranza in salsa padana contro gli stranieri e contro il nostro meridione fino alle recenti posizioni istituzionali degne dell’apartheid, ovvero la richiesta di carrozze di treni e metro separate per gli immigrati e la caccia al “clandestino” (termine che questi individui “confondono” spesso con “immigrato”) varata in alcuni comuni governati dalla Lega.

Il nostro è un Partito laico e marxista, la nostra posizione sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è nota e lasciamo a chi fa della religione una missione la difesa sacrosanta del proprio simbolo dalle strumentalizzazioni leghiste e fasciste. 
Tuttavia ci piacerebbe che la Lega Nord, inclusi i luogotenenti locali, sia per una buona volta chiara e difenda i simboli più vicini al suo modo di pensare: non certo la croce di Cristo, ma la croce celtica e i cappucci a punta del Ku Klux Klan.
Chiunque ha diritto di esprimere liberamente le proprie idee, senza subire intimidazioni di alcun genere: ma non è accettabile che chi fomenta continuamente odio e violenza (leghisti e fascisti in primo luogo) vesta i panni della povera vittima alla prima occasione.

Fermo, 9 dicembre 2009