L'eletto della FdS, Raffaele Bucciarelli

Dalla scheda personale del compagno Raffaele Bucciarelli (sito web del Consiglio Regionale):

bucciarelli
Nato a Castelplanio il 10.06.1948, ha due figli e risiede a Maiolati Spontini.
Dopo il diploma di scuola media, ha frequentato il biennio dell’Istituto Agrario e, da autodidatta, ha appreso tre lingue (francese, tedesco, spagnolo).
Dal 1966 al 1968 è emigrato in Svizzera, dove ha lavorato come operaio. Rientra in Italia, fino al 1972 lavora come operaio metalmeccanico, assunto dalle ferrovie dello stato, dove ha lavorato impegnato con la qualifica di capotreno. Dal 2002 è pensionato.
Nel 1974 si iscrive al P.C.I. del cui Comitato federale di Ancona farà parte dal 1977.
Dal 1975, per un anno, è assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Maiolati Spontini, di cui diventa Sindaco nel 1976. E’ rieletto nell’80 e termina il mandato nel 1985, quando è stato eletto Consigliere Provinciale per il P.C.I.
Nel 1982 è promotore, fondatore e primo presidente del “Consorzio Intercomunale Metano” oggi “Consorzio Intercomunale Servizi” che opera nella media Vallesina.
È impegnato nel campo della solidarietà volontaria e, nel 1992, fonda l’Associazione “Collettivo Guatemala-Moie”, che attraverso incontri soprattutto con studenti, fa conoscere le condizioni di vita dei Maya del Guatemala in stretta collaborazione con il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù Tum; sostiene inoltre progetti di sviluppo sociale in Guatemala.
È eletto, sempre nel ‘92, nel comitato degli iscritti della F.I.L.T. – C.G.I.L. di Ancona.
Nel ’91 è tra i fondatori di R.C. nelle Marche; ora fa parte dei Comunisti Italiani. Dal ’94 è stato Assessore Provinciale con deleghe alla viabilità, trasporti, turismo, patrimonio porto, urbanistica, caccia e pesca, edilizia residenziale pubblica, rapporti con i Comuni, partecipazione democratica e dal ’98 all’agricoltura.
È stato anche Coordinatore Regionale dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio. Eletto nelle regionali del 2005 per il PdCI, ha rivestito il ruolo di Presidente del Consiglio Regionale.
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.

La Segreteria Regionale sul risultato elettorale

La Segreteria Regionale dei Comunisti Italiani ringrazia le elettrici e gli elettori che hanno dato sostegno alla lista Federazione della Sinistra e al candidato Presidente Massimo Rossi della coalizione “Unione Democratica per le Marche”, che in una situazione di sproporzioni di mezzi finanziari e di accesso all’informazione, ha ottenuto il 7%.
Il risultato è ancora più significativo se si considera l’aggressione fatta nei nostri confronti sul cosiddetto “voto utile”. Chi pensava e voleva cancellare la sinistra e i Comunisti dal Consiglio Regionale è rimasto deluso. In particolare il PD e Spacca che hanno vanificato, attraverso una imboscata di palazzo, 15 anni di centro-sinistra nelle Marche. Il “capolavoro“ consiste, secondo costoro, nell’aver cacciato senza nessun motivo la sinistra e i Comunisti dalla coalizione ed aver imbarcato l’UDC (e liste di destra) che porta meno voti della sinistra, il 5,8% contro il 7,11% e apre una stagione di discontinuità rispetto alla legislatura che si è chiusa.
Questo “capolavoro”, che accentua la democristianizzazione del PD marchigiano, è tutto l’opposto di ciò che serve per contrastare l’ascesa del Berlusconismo e della Lega, che per la prima volta entra nel Consiglio Regionale delle Marche. Con un nemico così forte come è il berlusconismo occorreva e occorre una vasta unità delle forze democratiche. In tutt’altro contesto il PCI di Togliatti contro il fascismo creò un fronte ampio fino a Badoglio, invece questi scienziati di provincia hanno spezzato un legame unitario che durava da molti anni. Il “laboratorio” ha funzionato, dicono all’unisono i due segretari amici, perché il rischio era di perdere, E’ vero l’opposto, con l’UDC Spacca ha rischiato di perdere, con noi aveva vinto con il 58% nel 2005, oggi vince con il 53,1%.
La Federazione della Sinistra ha eletto e riconferma il compagno Bucciarelli consigliere regionale che sarà, attraverso il lavoro istituzionale, portatore di una politica di continuità con quanto hanno fatto il PRC e il PdCI sui temi del lavoro, dei servizi pubblici, della sanità, della scuola, della cultura, dei diritti. I Comunisti Italiani continueranno il lavoro unitario per consolidare i rapporti con il PRC in tutte le sedi per costruire un unico partito comunista. Ringraziano in particolare il compagno Massimo Rossi per l’impegno e ritengono che l’esperienza dell’ “Unione Democratica delle Marche” debba continuare.
La Segreteria del PdCI che riunirà nella prossima settimana il Comitato Regionale per una più dettagliata analisi del voto, è preoccupata per la crescita esponenziale dell’astensionismo che trova nuova linfa da operazioni di trasformismo politico come nelle Marche, dove in queste ore l’ “operazione capolavoro” del PD e il “laboratorio ha funzionato” dell’UDC, si sta traducendo, ad esempio, al Comune di Macerata in uno scontro durissimo sul ballottaggio per le comunali, dove l’UDC, in “coerenza” con la scelta regionale, appoggia il sindaco di destra.
Un po’ più di serietà non guasterebbe.
La segreteria del PdCI augura un buon lavoro al compagno Bucciarelli e fa gli auguri al Presidente Spacca.

Ancona, 31 marzo ’10

Regionali, i risultati nel Fermano

Ad una veloce lettura dei risultati delle elezioni regionali, non possiamo non constatare in primo luogo il risultato significativo della Sinistra e dei comunisti in particolare, dato che mette in luce anche il fallimento del laboratorio targato Ucchielli-Casini-Favia. Pur vincendo, infatti, la coalizione di Spacca perde 90.000 voti: alla faccia delle strategie della rincorsa al centro dei neodemocristiani “sotto copertura”.

Nonostante il richiamo al “voto utile” (ritornello che in tempi non lontani accompagnò la vittoria di Berlusconi alle ultime politiche e il flop del centrosinistra alle passate europee...) gli elettori marchigiani hanno portato all’Unione Democratica di Rossi quasi 54.851 voti (ovvero il 7,11%), consentendo l’elezione di due consiglieri, tra cui il compagno Raffaele Bucciarelli che nella Circoscrizione di Ancona ha raccolto 943 preferenze su 8.795 voti alla Federazione della Sinistra.

Nel Fermano, la coalizione di Massimo Rossi ha preso 7.216 voti, di cui 3.244 alla Federazione che equivalgono al 4,12%. I voti al solo candidato presidente sono stati 1.279: la preferenza politica ai comunisti viene dunque messa in evidenza, così come in tutta la Regione. Il compagno Interlenghi, segretario provinciale del PdCI, ha incassato quasi 700 preferenze (per l’esattezza 694).

Seguiranno certamente analisi più dettagliate: per il momento, ci sembra chiaro che il risultato dei comunisti sta a significare che gli elettori non ci vogliono subalterni né al PD, né a coalizioni allargate all’infinito. L’epoca del “meno peggio” è finita, si riparte da noi comunisti per costruire l’alternativa di classe.

Tutti i risultati alla pagina www.elezioni.marche.it

Bargoni colpisce ancora

alessandro bargoni
Oltre a rubare, stuprare, fregare il lavoro agli italiani e non pagare le tasse... L’ineffabile Pierino Bargoni svela l’ennesimo crimine degli extracomunitari: le affissioni abusive.

Resteranno indimenticate le burle dell’avvocato Bargoni, che ha affrontato la corsa per le regionali con la foga dell’Alvaro Vitali dei tempi migliori. Oltre all’ingente spesa per vele e 6X3 (che hanno avuto la sola funzione di far calare drasticamente il numero dei visitatori della provincia), il Bargoni non ha lesinato sberleffi a questo e quello e soprattutto ha abbondato in affissioni abusive... prevalentemente a danno dei suoi colleghi di lista, credendo che questi avrebbero preferito non denunciare l’occupazione illegale dei loro spazi sui tabelloni.
Però le cose non sono andate così, e mentre sul sito web bargoniano continuano a comparire proclami sgrammaticati e programmi sconclusionati, ecco la Vitturini denunciare in conferenza stampa le affissioni abusive del compare di lista a discapito degli altri candidati di centrodestra.
Come ha risposto Bargoni? Ha dichiarato, probabilmente tra una pernacchia e una miccetta, che lui gli attacchini non li conosce e che poi sono tutti extracomunitari che non si intendono di politica.

Già: come dicono gli esperti, gli immigrati svolgono i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Attaccare i manifesti di Pierino Bargoni, evidentemente, rientra in questa categoria di mansioni.

Elio per Massimo Rossi

Ipse dixit...

Ciò che riusciamo a valutare, a occhio nudo, sono i ribaltoni, i voltafaccia, i casi eclatanti in cui per ridare dignità alla cosa pubblica un politico, magari, si dovrebbe fare da parte anche se per legge può rimanere dov'è.

Roberto Saviano
(da Repubblica.it, 20 marzo 2010)

Alla c.a. dei vari voltagabbana, e ai loro acquirenti, che continuano a voler dare copertura etica al loro miserabile trasformismo.

Iniziativa elettorale a Sant'Elpidio a Mare

Assemblea pubblica con i candidati della Federazione della Sinistra e il candidato Presidente Massimo Rossi per parlare della scuola e della necessità dei finanziamenti pubblici alle istituzioni statali e non a quelle private... contrariamente a quanto vorrebbero PD, IdV, UDC e il resto della compagnia (in barba alla Costituzione Italiana che a chiacchiere dicono di difendere: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, Art. 33).
Giovedì 25 marzo, ore 18.00, Auditorium Giusti a S.Elpidio a Mare.

Iniziativa elettorale a Petritoli

marche elezioni regionali 2010 petritoli valdaso

Margherita Hack per Massimo Rossi

“Invio i miei auguri alla coalizione di sinistra e a Massimo Rossi, con la speranza che anche a livello nazionale si capisca la necessità dell’unità di tutta la sinistra per battere questa destra arrogante e ignorante, asservita a chi si crede il padrone dell’Azienda Italia, che sta cancellando un secolo di conquiste sociali sancite dalla nostra Costituzione”.

Margherita Hack

Collettivo Antifascista, testimonianze di lotta

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Sag(r)a canigoliana, ultima puntata

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Arriva più o meno puntuale l’ennesima arrampicata sugli specchi della Sig.ra Canigola che stavolta mi tira direttamente in ballo.
Cercando di razionalizzare i suoi fumosi guazzabugli retorici presenta alla stampa alcuni punti.
Rispondo a quelli di “mio interesse”:

- La citazione dello Statuto è alquanto maldestra, in quanto l’art. 9 comma 4 recita: “Tutti gli organismi e i singoli dirigenti hanno l'obbligo di riferire periodicamente circa la loro attività agli iscritti al Partito, nelle organizzazioni da essi dirette”. C’entra quindi ben poco con la questione elettorale di cui stiamo discutendo e con la preparazione delle liste che vede coinvolti anche candidati non iscritti.

- La decisione di allontanare la Canigola dal PdCI è stata presa in una riunione della Direzione, alla presenza del Segretario regionale. E non è stata la sola riunione sull’argomento, quindi il dibattito è stato ampio (anzi alla prima riunione parteciparono dei simpatizzanti e altri candidati alle provinciali, anche quelli non iscritti). Nello Statuto del PdCI non si fa menzione dei probi viri: forse, avendo ultimamente frequentato vari partiti, la Canigola confonde anche gli statuti. Il principio che regola la vita del partito comunista è quello del centralismo democratico: “terminata la discussione e assunta una decisione da parte di ciascuno degli organismi dirigenti, questa è vincolante per tutti gli iscritti e per tutti gli organismi dirigenti. La minoranza deve accettare e applicare le decisioni democraticamente assunte a maggioranza ed è fatto espresso divieto di rappresentare all’esterno posizioni politiche difformi”. Probabilmente, secondo Canigola & c. questo principio deve essere accettato solo quando se ne traggono dei benefici, e non quando viene chiesto loro di fare un passo indietro.
Per quanto riguarda il discorso sull’autorevolezza stendiamo un velo pietoso: quando il PdCI propose la Canigola a Rossi come assessore non lo fece certo in base all’autorevolezza “conferita dalla gente” (visto il modesto risultato elettorale ottenuto dalla Canigola nel 2004) ma in base alle competenze che le venivano attribuite. All’epoca non ero nel Partito, rimando quindi ad una recente intervista di Interlenghi. E faccio notare che nonostante la carica di assessore (e quindi con visibilità massima a livello provinciale) la Canigola non è stata eletta in consiglio: allora tanto vale non alzare la pietra per farsela ricadere sui piedi (diceva Mao...) parlando di autorevolezza “data dalla gente” vs. le “nomine di partito”.

- Del passaggio, anzi, del transito della Canigola in SeL non ce ne può certo importare più di tanto: d’altronde ne hanno scritto i diretti interessati (rimando alla “toccante” corrispondenza pubblicata dal sito Puntofermo, poi saranno i lettori a giudicare). In precedenza, ho fatto notare alla stampa questo transito aeroportuale perché sembrava che la Canigola fosse “con sofferenza” passata dal PdCI all’IdV... invece c’è stato un altro “sofferente” intermezzo che, almeno giornalisticamente, andava evidenziato... in onore di quella “verità” che la stessa Canigola sembra voler svelare ad ogni proclama inviato ai media.
Mi resta però una curiosità: mi piacerebbe sapere come mai, dopo aver tentato l’approdo (respinto) al partito di Vendola, la Canigola abbia presentato (con altri consiglieri dell’IdV) un ordine del giorno sull’acqua a nome PdCI - PRC (almeno così abbiamo appreso dalla stampa). Un semplice “errore di stampa”, oppure la consigliera è stata colta, tra un salto della quaglia e l’altro, da una crisi di identità?

Per quanto mi riguarda, queste puntualizzazioni, come le precedenti, non servono ”a togliermi i sassolini dalle scarpe”, come scrive la Canigola. E credo pure che i fermani abbiano cose ben più serie a cui pensare: niente a che vedere con le smanie di posti al sole di questo o quel politicante. Però ritengo che queste precisazioni servano a fare chiarezza ai 4500 elettori che hanno votato la Lista Comunista alle provinciali e ora si ritrovano senza rappresentanza in consiglio.

Aggiungo che, politicamente ed eticamente, il comportamento della Canigola è ancora più grave e sprezzante nei confronti degli elettori della lista PdCI-PRC in quanto non solo non è rimasta nell’area comunista o comunque a sinistra, ma è andata a finire in un partito liberale, che a livello regionale fa parte di una coalizione che ha escluso la sinistra per allearsi con l’UDC (partito clericale e di imbarazzanti frequentazioni).
Perché la Canigola non spiega questo, invece di fare le pulci, incappando in errori a raffica, citando a casaccio articoli statutari e fatterelli? Se anche la Costituzione Italiana contempla il divieto di mandato imperativo (come mi ricordava “ironicamente” un altro transfuga finito anche lui, guarda un po’, nell’Italia dei Voltagabbana) ciò non significa che gli eletti debbano sentirsi al di sopra di tutto e tutti senza rispondere a nessuno delle proprie scelte. Altrimenti, come in questo caso, le chiacchiere spese per affermare di non essere “attaccati alle poltrone” suonano davvero grottesche (e sono comunque smentite dai fatti).

Flavio Pettinari, 17 marzo 2010

Sciopero generale, 12 marzo

I comunisti aderiscono allo sciopero della CGIL e parteciperanno alle manifestazioni indette dal sindacato, ad ogni livello, per venerdì 12 marzo.

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La crisi economica e il ruolo dei comunisti

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Intervista a Renzo Interlenghi

Il sito INFOFERMO.it ha pubblicato un articolo contenente un’intervista a Renzo Interlenghi, Segretario provinciale del PdCI e candidato per la Federazione della Sinistra alle regionali.
Per leggere l’articolo, clicca qui.

Massimo Rossi sulla modifica all'art. 18

massimo rossi
Il Candidato Presidente Massimo Rossi commenta duramente il disegno di legge governativo in materia di lavoro che introducendo l’arbitrato colpisce duramente l’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Auspicata la “mobilitazione forte e unitaria”.
“E’ una nuova gravissima conferma che il mercato del lavoro sta ormai diventando una specie di jungla”. Commenta così Massimo Rossi l’approvazione da parte del senato della cosiddetta norma sull’arbitrato, cioè il disegno di legge 1167 B, proprio alla vigilia della giornata che lo porterà, a Fabriano e ad Ancona, nei luoghi tra i più simbolici del settore industriale marchigiano . “Ciò che non si era riusciti a far passare otto anni fa grazie alla straordinaria manifestazione che il 23 marzo del 2002 portò a Roma tre milioni di persone, il governo lo fa oggi con una manovra furbesca che aggira l’articolo 18, e colpisce ancora una volta i diritti dei lavoratori, e precarizza ulteriormente il lavoro”. Ma di cosa si tratta? In sostanza in sede di stipula e di certificazione del contratto di lavoro si allargano le maglie dell’arbitrato. Infatti potrà essere inserita una clausola dove si afferma che in caso di controversie esse non si risolveranno davanti ad un giudice nel rispetto dei più elementari principi di equità. Dunque il datore di lavoro potrà imporre al nuovo assunto il ricatto dell’arbitrato. Per chi ha già un contratto a tempo indeterminato il dettato di legge prevede che potrà essere introdotto tramite accordo tra le parti. “Proprio in una fase –prosegue Rossi - dove è necessaria la tutela di chi lavora vista la gravissima crisi di sistema che sta colpendo i paesi industriali, si mette mano ad un provvedimento da macelleria sociale che fa scempio dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Mi auguro –conclude Massimo Rossi - che le forze sindacali, il movimento dei lavoratori e chi ha a cuore la democrazia metta in campo una mobilitazione forte e unitaria”.

Intervista a Renzo Interlenghi

Dalla testata online Metonimia del 3 marzo 2010

FERMO - Abbiamo incontrato il segretario provinciale del Partito dei Comunisti Italiani, Avvocato Renzo Interlenghi nel suo studio di Fermo e, dati i fatti di cronaca, la prima domanda che gli abbiamo posto è stata obbligata.

D - Che cosa ci può dire sui due passaggi dal suo partito all’Italia dei Valori: quello del presidente del Consiglio Comunale di Ancona, Andrea Filippini e quello del consigliere della Provincia di Fermo, Licia Canigola?

Sorride, guarda in basso e poi, alzando gli occhi, ci appare sereno nella sua analisi, come a significare: “Che si può dire, se ne prende atto”.

R - Addirittura Andrea Filippini fu eletto una prima volta e poi riconfermato, proprio nel ruolo istituzionale di presidente del Consiglio Comunale di Ancona. Licia Canigola, invece, era candidata nella lista del PDCI nella tornata elettorale per la provincia di Ascoli Piceno che vide la vittoria della coalizione che appoggiava Massimo Rossi. Il risultato che ottenne fu mediocre. Questo, però non ci impedì di indicarla come persona adatta a ricoprire il ruolo di assessore nella giunta Rossi, il quale le affidò un incarico importante e delicato, quello dei Servizi Sociali. Noi non abbiamo voluto seguire la logica dei numeri, ma quella di dare spazio ai giovani.

D - Poi fu eletta nel nuovo consiglio provinciale di Fermo.

R - Sì, infatti risultò la prima dei non eletti. Poi Guglielmo Massucci fu nominato assessore e il seggio provinciale toccava di regola a lei. Noi le chiedemmo di farsi da parte per dare la possibilità ad un altro giovane di fare un’importate esperienza amministrativa.

D - Dunque quest’invito a dimettersi fu vissuto come un sopruso da parte della dirigenza del partito.

R - Credo di sì, ma va detto che il buon risultato delle provinciali 2009 fu innegabilmente raggiunto anche grazie alla visibilità che Licia Canigola aveva acquisito in virtù di quell’assessorato che aveva ricoperto nella precedente giunta. Dunque il partito aveva deciso di investire su persone nuove che considerava capaci. Con la stessa logica che ci aveva spinto ad indicare lei come assessore, le avevamo chiesto di lasciare il seggio provinciale ad un altro giovane.

D - Perché pensa che ci siano tanti casi di passaggi da un partito all’altro?

R - Credo che il problema sia da un lato la personalizzazione della politica e dall’altro il considerare la politica come privilegio. Bisogna capire che facendo politica si diventa un punto di riferimento e quindi ci si deve come “spersonalizzare”, perché ogni scelta che viene fatta dal singolo ha una ricaduta sul gruppo. Deve tornare ad emergere il concetto di “servizio”. Il futuro va progettato imparando a superare gli ostacoli, non ad aggirarli.

D - Al di là di questi casi locali che riguardano direttamente il suo partito, non crede che ogni volta che c’è un passaggio da un partito all’altro i cittadini si sentano traditi? Soprattutto quando questi passaggi avvengono durante un mandato elettorale ancora in atto? Il concetto su cui si basa l’elezione, quello della rappresentatitività, non viene completamente stravolto? Non crede che questi amministratori dovrebbero lasciare il loro incarico?

R - Non c’è un vincolo di mandato che obblighi a rimanere legato al partito nel quale si viene eletti. Quindi chiunque può cambiare gruppo o partito senza nessun obbligo di dimettersi. La ratio è che il rappresentante viene eletto dal popolo e non dal partito, anche se il partito ha lavorato ed investito sulla persona, la quale viene eletta anche grazie ad una organizzazione. Nulla vieta i passaggi da una parte all’all’altra, se non una morale interna.

D - Che cosa ci può dire riguardo alle prossime elezioni regionali? Quali sono le sue riflessioni sulla scelta del governatore uscente di allearsi con l’UDC rinunciando ad un’alleanza ormai collaudata con le forze di sinistra?

R - E’ vero che per l’accordo l’UDC aveva posto la regola “fuori i comunisti della falce e martello”. E’ vero anche che per noi un eventuale accordo con l’UDC sarebbe stato nefasto. Però io credo che alla base di questa scelta ci siano ben altre motivazioni.

D - Quindi non motivazioni puramente ideologiche.

R - Certamente no. Vede, la politica dovrebbe lavorare per stemperare lo scontro tra le parti e con l’unico scopo di fare il bene dei cittadini. E questo paese ha chiare tendenze centriste e moderate, quindi le motivazioni vanno ricercate altrove. Alla base di tutto c’è il federalismo.

D - Che cosa intende esattamente?

R - Federalismo non significa stare soli, bensì significa che le regioni gestiranno un enorme potere. Oggi il problema chiave sta nella gestione delle risorse. Oggi, qui nelle Marche, il “padrone delle ferriere” è Merloni, che non a caso ha una sua presenza anche nella NED. Questo gruppo si è dunque inserito nella gestione delle risorse, sia delle rinnovabili sia dell’eventuale nucleare. Io non sono contro il nucleare a priori, ma sono contro il nucleare in una terra ad elevato rischio sismico, con tutte le possibili conseguenze che questo fatto porta con sé. Dunque, si è preferito inserire nella coalizione una forza come l’UDC che su questi temi non assumerebbe posizioni forti o di eventuale contrasto. Si è preferito invece escludere quelle forze che avrebbero fatto sentire la propria voce, che avrebbero sicuramente avuto qualcosa da dire. Vede, il grande capitale si crede l’unico legittimato a gestire il potere e le risorse ed i cittadini dovrebbero accodarsi a decisioni prese da altri perché ritenuti non capaci di decidere cosa è meglio per loro. E questo è anche un errore di certa sinistra.

D - Tornando al discorso col quale siamo partiti, crede che l’uscita di alcuni esponenti dal suo partito possa configurarsi come fatto lesivo per la vostra campagna elettorale?

R - Se fosse uscito Diliberto, sì.