Verso le elezioni provinciali

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 29 settembre
FERMO - Anche il centrosinistra inizia la sua cavalcata verso le prime elezioni provinciali del Fermano. Venerdì scorso si è tenuta una riunione interpartitica per parlare di candidature e i nodi sono subito arrivati al pettine. Il Partito democratico ha scoperto le carte e formulato la sua proposta, giudicata subito irricevibile da tutti gli altri partiti. In pratica i democratici hanno fatto sapere che per scegliere il candidato presidente, gli alleati dovranno aspettare prima l’esito delle primarie interne al Pd (sarebbe già pronto ai nastri di partenza Alvaro Cesaroni. Forse pure Francesco Giacinti). Il vincitore potrà poi affrontare una seconda fase di primarie, stavolta aperte agli altri candidati della coalizione (l’unico certo al momento in campo sarebbe Fabrizio Cesetti dei Verdi). In pratica una doppia tornata di primarie imposta, secondo i referenti del Pd fermano, dal regolamento nazionale. Regolamento che però, si presterebbe a molteplici interpretazioni tanto che, ad esempio, nel pesarese si è proceduto alla scelta del candidato (Matteo Ricci) senza primarie, nel maceratese ci si appresterebbe alla riconferma del presidente uscente (Giulio Silenzi) senza particolari consultazioni, nell’ascolano si potrebbe adottare un’altra formula ancora. Insomma, per i cespugli del centrosinistra, la storia del regolamento non regge e comunque tutti all’unisono (presenti Interleghi e Pettinari per il Pdci, Vallasciani e Ruzzetta per Sd, Piergentili per Rc, Marcaccio per i Verdi, Marangoni per il Ps, De Santis, Offidani, Conti e Vallesi per il Pd. Mancava alla riunione solo l’Idv, assente per protesta contro il Pd rispetto ai fatti accaduti a Sant’Elpidio a Mare, ndr.) hanno detto no alle doppie primarie. “C’è intanto una questione mediatica - spiega Renzo Interlenghi, segretario provinciale del Pdci - non è giusto che il Pd stia sulla stampa per settimana con i suoi candidati e poi con il vincitore, che si presenti alle primarie di coalizione. Gli altri pretendenti partirebbero da una situazione di oggettivo svantaggio. E poi crediamo che le procedure si debbano snellire. A che servono due primarie?”. “Noi - precisa Giacomo Piergentili, neo leader di Rifondazione comunista - abbiamo detto al Pd che è inopportuno che si facciano le primarie interne. Qualora le primarie si facessero, meglio di coalizione. Comunque - continua - per noi il problema del candidato al momento non si pone. Vogliamo prima parlare di programmi”. Parla invece fuori dai denti Interlenghi, secondo il quale, il tempo del politichese e dei tatticismi è scaduto. “Ormai da mesi tra noi partiti minori si fa il nome di Fabrizio Cesetti. Noi crediamo che si tratti del candidato ideale, con la giusta esperienza amministrativa, pronto a governare i complessi meccanismi di una nuova provincia. Crediamo che, almeno per questa tornata, guardare ad un candidato della società civile sia sbagliato. Serve una persona subito pronta ad affrontare la difficile sfida che si troverà di fronte”.
L. Falconi

Iniziativa unitaria PdCI-PRC

Nell’ambito della manifestazione organizzata in tutta Italia dalla CGIL e che a Fermo si è svolta nel piazzale Azzolino, le istanze provinciali del PdCI e del PRC hanno partecipato alla mobilitazione con un banchetto comune per diffondere dei volantini sulle politiche del governo Berlusconi e per raccogliere le adesioni alla manifestazione nazionale dell’11 ottobre. Non sono mancati apprezzamenti alla scelta di organizzare una iniziativa comune, soprattutto alla luce dell’estromissione dei comunisti dal Parlamento e della scarsa opposizione rappresentata dal PD e dall’IdV. Altri passanti hanno commentato con “era ora di tornare in strada!”. Il successo del presidio può anche essere quantificato con le centinaia di volantini diffusi sia ai manifestanti portati in piazza dal sindacato che agli studenti presenti. Si tratta comunque solo della prima iniziativa pubblica unitaria dei due partiti nel fermano in seguito ai rispettivi congressi nazionali, nella strategia di ricompattare tutti i comunisti indipendentemente dall’attuale collocazione.

Il "mortaio" del revisionismo

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La rubrica satirica de Il Resto del Carlino, tratta dal numero del 23 settembre 2008.




Lettera di Lello Saggese, Segretario della Sezione di Montegiorgio del PdCI al Direttore del Resto del Carlino

Gentile Direttore e Redazione del Resto del Carlino,
mi riferisco all'articoletto scritto nel Vostro giornale martedì 23 settembre 2008 a pag. 14 intitolato “IL MORTAIO” che si riferisce alla morte di Allende e al concerto tenuto dagli Inti Illimani a Santiago del Cile. Sono veramente indignato e meravigliato di come possa il Direttore di un giornale quotato e che pensavo fuori dalle logiche di partito permettere la pubblicazione di una tale infamia che confluisce nella menzogna più assurda. E' evidente che questo giornalista, di cui mi piacerebbe sapere il nome, è visibilmente ignorante in materia e per di più si permette di fare considerazioni che nulla hanno a che vedere con gli storici avvenimenti.
Faccio presente che nel lontano settembre del 1970 Salvador Allende fu democraticamente eletto dal popolo in seno al Partito Socialista Cileno. Successivamente l'allora Presidente degli Stati Uniti Nixon e il suo fido segretario Henry Kissinger, per paura che L'Unione Sovietica mettesse le mani su quella Nazione, ed inoltre, per difendere i cospicui interessi che gli statunitensi avevano in Cile, pensarono di effettuare un colpo di Stato con la complicità della CIA e del generale Augusto Pinochet, capo delle forze armate cilene. Tutto ciò dopo aver messo in ginocchio il Cile con l'embargo e attraverso il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso cileno, dopodichè nel 1972, attraverso l'inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, si paralizzò il paese. Furono stanziati 10 milioni di dollari per sbarazzarsi del Presidente Allende e l'11 settembre 1973 a Santiago del Cile veniva bombardato il “Palacio de la Moneda” dove fu assassinato Salvador Allende con tutti i suoi sostenitori. Dopo ciò furono istituiti campi di tortura, furono assassinati 30.000 dissidenti con i metodi più atroci e solo dopo 17 anni di governo dittatoriale e repressivo Pinochet fu dichiarato criminale di guerra per"crimini contro l'umanità.
Molti Cileni, tra i quali musicisti, intellettuali e seguaci dell' Unidad Popular, per evitare la morte dovettero abbandonare il paese, altri come Victor Jara, cantautore, musicista e regista di fama mondiale fu ucciso, torturato barbaramente dai militari di Pinochet. Tra gli esuli vi furono proprio gli Inti Illimani che chiesero asilo politico in Italia e altri gruppi sparsi per il mondo tra i quali i Quilapayun in Francia.
In conclusione, non vedo quindi questa considerazione del giornalista che chiude le quattro righe in questo modo: “Per il popolo Cileno le torture non finiscono mai”.
Quali torture, quella di ascoltare gli Inti Illimani per otto ore?!?! Bene, fossi stato io il sindaco di Santiago avrei organizzato una giornata intera di musica a favore di quel popolo che negli anni '70 si ribellò alla supremazia e all'imperialismo di una nazione che pur di difendere i propri interessi fece una carneficina che ancora oggi, a distanza di 35 anni ricordiamo tutti amaramente.
E non è una questione di colore politico bensì un fatto storico, come storico è stato l'eccidio di milioni di persone nella seconda guerra mondiale.
Ora, per una semplice questione di par condicio, le chiedo di pubblicare questa mia lettera, ne abbia il coraggio, così come ha avuto il coraggio di pubblicare questa falsità.
Distinti saluti
Lello Saggese

A rischio 3.325 lavoratori e oltre 300 aziende

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 23 settembre
FERMO - Una crisi infinita. Malgrado il calo dei licenziamenti, aumenta il ricorso alla cassa integrazione. Soltanto nel Fermano essa interessa circa 3.330 lavoratori. E’ il dato ricavato dall’analisi della Filtea su Cig, mobilità e sostegno alle piccole imprese.

Secondo l’Ebam, ente bilaterale per l’artigianato delle Marche, la cassa per le imprese sotto i 15 dipendenti in regione riguarda un totale di 2.505 lavoratori per 422 aziende, di cui 213 nel Fermano (184 specializzate nella fabbricazione di articoli in pelle) con il coinvolgimento di 1.218 lavoratori. A sua volta l’Inps regionale rileva per la provincia di Ascoli un aumento da 79.179 a 291.799 ore per gli interventi ordinari e da 91.642 a 361.893 per quelli straordinari raffrontando il periodo gennaio-giugno 2007 con lo stesso del 2008. Dati confermati dallo studio dell’Inps dedicato alle attività di pelli e cuoio, con un totale di 418.806 ore di ricorso alla cassa ordinaria e straordinaria per la provincia di Ascoli, quindi per il Fermano, dove si concentrano le aziende di questo genere.

L’analisi della Filtea-Cgil è confermata dall’Osservatorio regionale del sindacato, visto che nel primo semestre di quest’anno i lavoratori interessati da Cig ordinaria e straordinaria sono, nel Fermano, 3.325 per un totale di 306 aziende in crisi. Questo quadro aggrava il fortissimo calo del numero degli addetti. Soltanto pochi anni fa il distretto calzaturiero del Fermano dava lavoro a circa 20 mila persone, un consistente esercito visto che si parla di un territorio che conta su circa 170 mila abitanti. Oggi gli occupati sono 14 mila. Ad assorbire meglio la crisi sono state le grandi aziende, con i loro marchi di prestigio conosciuti in tutto il mondo. Maggiori difficoltà - e lo si è notato pure al Micam - per le imprese medio piccole, che magari offrono prodotti di qualità ma con scarsa promozione.

“Mancano - dice Giuseppe Santarelli, segretario della Filtea-Cgil del Fermano - politiche adeguate per il territorio. Quest’anno il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di oltre il 260% rispetto allo stesso periodo del 2007. Bisogna sostenere il distretto, a partire dagli ammortizzatori sociali per le imprese con meno di 15 dipendenti, quelle oggi con maggiori difficoltà. Purtroppo i segnali che provengono dagli imprenditori non appaiono molto confortanti”.

Mozione del PdCI Regionale contro i tagli alla scuola pubblica

R E G I O N E    M A R C H E
GRUPPO COMUNISTA
 
 
 
M O Z I O N E
 
 
Oggetto: Tagli alla scuola Pubblica
 
 
Il Consiglio Regionale delle Marche,
 
VISTO
 
l'art. 64 della Legge 133, 2008,  che prevede tagli progressivi al bilancio della scuola per circa 8 miliardi di euro entro il 2012, risparmiando sul personale (140.000 dipendenti in meno fra insegnanti e personale ATA nel triennio 2009-2012), tagli che si aggiungono a quelli già apportati all'istruzione pubblica negli ultimi anni;
 
VISTO INOLTRE
 
il DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137 che modifica radicalmente l'organizzazione didattica e l'offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola e la reintroduzione, del maestro unico;
 
CONSIDERATO
 
che nel confronto nazionale e con gli altri paesi, come emerge anche da un recente studio dell'OCSE, il settore della scuola primaria è  il più efficiente e qualitativamente tra i migliori nel mondo, risultando la scuola elementare italiana al sesto posto a livello internazionale per livelli di apprendimento;
 
VALUTATO CHE
 
1. Il ritorno al maestro unico significa  un peggioramento della qualità della scuola pubblica e una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni più piccoli, nel momento in cui si annullano  tutte le ore di compresenza necessarie al sostegno e al recupero, a fronte di classi sempre più numerose, di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico,
 
2. Il taglio drastico del personale mette in discussione l'integrazione degli alunni disabili, un'esperienza che vede l'Italia eccellere rispetto ad altri Paesi dell'Europa e del mondo.
 
3. Il colpo di mano messo in atto dal ministro avvocato Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica, ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo Berlusconi per fare cassa sulla pelle dei bambini e della scuola pubblica;
 
4. L'attacco alle basi del sistema scolastico pubblico, peggiorando gravemente la situazione nazionale, colpisce particolarmente una regione come le Marche che grazie anche all'impegno della Regione e degli  Enti locali ha molto investito per garantire a tutti il diritto allo studio, l'integrazione e standard qualitativi elevati,
 
 
RITIENE GRAVE E INACCETTABILE
 
che  per fare cassa il Governo  smantelli per Decreto l'ordine di scuola che meglio funziona in Italia: tagliando drasticamente le ore di lezione (da 30 a24), re-introducendo l'anacronistica figura del maestro unico, riducendo il tempo pieno a mero doposcuola, con effetti devastanti sul personale, sugli alunni e le loro famiglie, sulla qualità dell'insegnamento;
 
INVITA
 
I parlamentari marchigiani tutti ad adoperarsi perchè il decreto del governo non venga convertito in Legge;
 
Il Presidente della Giunta e del Consiglio a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a respingere la Controriforma del Governo,;
 
Gli insegnanti, le famiglie, gli Enti locali, i cittadini, a manifestare  per la difesa della  scuola pubblica.
 
 
                                                    Cesare Procaccini
 
 
Ancona, 12 settembre '08

Un'altra Italia, un'altra politica

Appello per la manifestazione dell’11 ottobre

Roma 10 settembre 2008 
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l'hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un'altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E' una risposta che non può tardare ed è l'unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica.
Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un'opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:

riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell'Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione) ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;

imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli "omicidi bianchi" è necessario intensificare i controlli e imporre l'applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;

respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E' una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo è costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;

rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;

sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;

sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l'acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un'idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un'idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell'esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell'uso delle risorse e l'uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E' fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico;

contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l'immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.

Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno.
L'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com'è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali). Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l'ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
A tal fine proponiamo la convocazione per l'11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un'iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all'avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

Tra i promotori:
Vittorio Agnoletto, Ciro Argentino, Alberto Burgio, Fausto Bertinotti, Augustin Breda, Luciana Castellina,  Aurelio Crippa, Sandro Curzi, Nunzio D'Erme, Jose Luis Del Rojo, Don Roberto Sardelli, Fosco Giannini, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Claudio Grassi, Heidi Giuliani, Igor Kocijancic, Margherita Hack, Pietro Ingrao, Orazio Licandro, Ramon Mantovani,  Citto Maselli, Lidia Menapace, Mario Monicelli, Valerio Monteventi, Gennaro Migliore, Gianni Minà, Roberto Musacchio, Andrea Occhipinti, Manuela Palermi, Luigi Pegolo, Simona Panzino, Giovanni Russo Spena, Pino Sgobio, Ersilia Salvato, Stefano Tassinari, Aldo Tortorella, Nichi Vendola, Jacopo Venier.

Basta con i "voliamo alto"

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 7 settembre
PORTO SAN GIORGIO - “Basta con i ’voliamo alto’. Sarebbe meglio che l’amministrazione comunale rimanesse più con i piedi per terra ed ascoltasse le esigenze della città”. L’energico invito a sindaco e giunta arriva dalla segretaria del Pdci cittadino, Luigina Vagnoni: “Questa città non è un centro commerciale dove deve importare solo il consumo. Ci sono anche i sangiorgesi, e non solo i commercianti”. Vagnoni, con le sue dichiarazioni, non intende remare contro lo sviluppo commerciale della città: “Ma in amministrazione bisognerebbe lavorare per trovare un giusto equilibrio tra interessi commerciali e diritti dei cittadini. E poi basta spot del tipo “stiamo lavorando per la città” soprattutto quando questi messaggi arrivano dai commercianti, che lavorano principalmente per le loro casse”. Vagnoni si riferisce soprattutto a Roberto Di Martino, titolare dello chalet “Quadrifoglio” che si è trovato al centro di accese discussioni per aver organizzato la “Notte sotto le stelle” invitando Fabrizio Corona. “Tutti lavoriamo per Porto San Giorgio, anche chi la mattina si alza per andare a lavorare e che, magari, chiede all’amministrazione di abbassare i decibel per poter riposare nelle ore buie della giornata”. Ma per Vagnoni, oltre ai decibel, vanno abbassati anche i toni del dibattito politico: “Con le rispostacce che arrivano dagli amministratori. E nel loro programma che cosa prevedevano sull’ambiente, forse l’abbattimento dei pini all’ex Consorzio agrario, o l’immondizia fuori dai cassonetti?”.