Il fascismo secondo i finiani

Per la consigliera regionale Franca Romagnoli, eletta nella nostra provincia tra le file del PdL e poi promotrice di Futuro e Libertà, il fascismo non sarebbe stato la “rappresentazione di una destra manganellara”.

Vorremo ricordare alla consigliera finiana che nel solo 1921 gli omicidi compiuti dalle squadracce in camicia nera sono stati oltre 1500, ai quali vanno aggiunte decine di migliaia di feriti e le devastazioni alle sedi politiche, sindacali e culturali.

Successivamente, quando il fascismo è giunto al potere, alle violenze degli squadristi si sono sommate quelle delle istituzioni in camicia nera, con le note conseguenze.

Citiamo Giacomo Matteotti, che la Romagnoli forse conosce soltanto perché qualche via o piazza ne porta il nome, il cui assassinio è simbolo della commistione tra la criminalità delle squadracce e quella non meno bestiale del regime di Mussolini.

Non ci stupiamo comunque delle dichiarazioni di questo personaggio, la cui origine politica parla chiaro.

Consigliamo però la lettura delle dissertazioni della consigliera elpidiense a chi, nel centro-sinistra, è convinto che i finiani o il “Terzo Polo” possano essere parte di uno schieramento da opporre a Berlusconi in nome di una non meglio specificata “piattaforma democratica”.

matteottigobettigramsci

5° Festival a Pugno Chiuso

Invitiamo i compagni a partecipare alla 5° edizione del Festival a Pugno Chiuso, organizzato dal Collettivo Antifascista.

Festival a pugno chiuso

Il 25 Aprile dei comunisti

25-aprile
Dal sito dell’ANPI della Provincia di Fermo,
segnaliamo queste importanti ricerche storiche sull’antifascismo nel Fermano:
Resistenza Fermana - Bande Decio Filipponi - Partigiani Fermani


"Vogliamo ricordare che per oltre vent'anni i comunisti combatterono il fascismo e lo combatterono per molto tempo da soli. Vogliano ricordare che i comunisti furono alla testa di quei grandi scioperi di Milano e di Torino del marzo 1943 che assestarono colpi decisivi al regime fascista. Vogliamo ricordare che all'8 settembre i comunisti, ovunque vi furono dei patrioti in lotta tanto a Roma, che a Torino ed a Milano, si trovarono alla loro lesta. Vogliamo ricordare che il Partito comunista italiano sin dal 9-10 settembre - com'è provato dai fatti e dai documenti - lanciò un appello agli italiani perché prendessero le armi e formassero i distaccamenti partigiani. Vogliamo non siano dimenticate quali sono state le condizioni effettive in cui si è sviluppata la Resistenza come fatto politico, militare e sociale, quali furono le forze motrici della Resistenza e quali invece le forze che, pur partecipando ai comitati di liberazione nazionale ed al Corpo dei volontari della libertà, fecero da remora e praticamente tentarono di limitare la guerra di liberazione, di impedire o fare fallire l'insurrezione nazionale...".
Pietro Secchia, I Comunisti e l'insurrezione (1943-1945), Edizioni di Cultura Sociale, 1954.

25 Aprile 2010: Ribelli a vita!

Iniziativa del Collettivo Antifascista Fermo

25aprile2010

L'incredibile menzogna di Katyn

Una riflessione di Fulvio Grimaldi, da http://fulviogrimaldi.blogspot.com/ di sabato 17 aprile.

Un La Russa come al solito inviperito e isterico se l’è presa ad Anno Zero con la vignetta di Staino che, a proposito dell’ecatombe dei dirigenti polacchi (pianta da un lacrimoso articolo del “manifesto”), il cui aereo era caduto nel viaggio per la commemorazione dei “martiri di Katyn”, fa dire al personaggio: “A qualcuno troppo, ad altri niente”, o qualcosa di simile. La vignetta è perfetta, ma non sfiora, come del resto tutta la stampa mondiale, il retroterra di un incidente che costituisce una vera e propria nemesi per la megatruffa dell’eccidio di Katyn. Anche qui, la dabbenaggine e il codismo della “sinistra” tutta, tra venduti, infiltrati e babbei, risulta esemplare. La tragedia che ha colpito un presidente cialtrone, Lech Kakzynski, oscurantista cattolico da far invidia al più ottenebrato ayatollah, macchietta con il gemello da Isola dei famosi, succubo con tutta la combriccola di vertice di ogni scelleratezza militare prima di Bush e poi di Obama, ha riscatenato il rullo compressore della diffamazione dei comunisti, interpretati come l’Urss di Stalin, che già aveva scaldato i motori con la campagna contro Cuba. E, anche qui la solita unanimità destra-sinistra, lucida nella prima, demenziale nella seconda. Tutti concordi e nessuno dissenziente sul fatto che a Katyn Stalin, nella primavera del 1940, avrebbe giustiziato 20mila prigionieri di guerra polacchi. Tutti concordi nell’ignorare il dato storico, che urla dalle pagine del processo di Norimberga, che quei polacchi furono uccisi dai tedeschi nell’autunno del 1941.

Non furono solo i referti autoptici delle salme e le condizioni ancora buone del loro vestiario, quando furono fatte le riesumazioni, a dimostrare che quei corpi non potevano essere stati seppelliti fin dalla primavera 1940. Né i soli documenti dell’inchiesta condotta da scienziati e accademici dai quali risultò che le truppe tedesche avevano fatto scavare le fosse per i polacchi a 500 prigioneri sovietici, poi fucilati. E che i polacchi erano stati uccisi con un colpo all’osso occipitale, metodo identico seguito dai tedeschi in tutte le analoghe esecuzioni nelle città russe occupate. E che decine di testimoni avevano visto i prigionieri polacchi molto dopo l’epoca in cui la versione nazista li voleva trucidati. C’è la prova inconfutabile presentata e accettata al processo di Norimberga!

Nel luglio del 1941 alcune zone della provincia di Smolensk, dove si trova Katyn, furono occupate dalle armate tedesche. I prigionieri polacchi di Stalin, ancora vivi e vegeti, caddero nelle mani della Wehrmacht. E furono giustiziati. E’ solo nel 1943 che, in gravi difficoltà sul terreno e per necessità propagandistiche, Berlino ascrive l’eccidio ai sovietici. Un membro della commissione che i tedeschi misero in piedi per documentare tale accusa, il bulgaro Marko Markov, a Norimberga rivelò la verità. E se non bastasse, il ministro della propaganda del Reich, Goebbels, aveva ammesso le responsabilità tedesche scrivendo nel suo diario: Sfortunatamente abbiamo dovuto abbandonare Katyn. I bolscevichi sicuramente scopriranno che noi abbiamo fucilato migliaia di ufficiali polacchi e questo sarà uno degli episodi che ci creerà non pochi problemi nel prossimo futuro. I sovietici sicuramente trarranno vantaggio dal fatto che scopriranno quante più fosse comuni possibili e ce ne riconosceranno la colpa. Krusciov, che pure a Stalin assegnò più crimini di Pietro il Grande, non si era spinto fino ad addossargli Katyn. Putin, in compenso, ha chiesto scusa ai polacchi. Avrà avuto le sue ragioni… (vedi in internet Katyn e “soviet action”).

Sul raid fascista contro Il Ponte e Casa Betesda

Quando, lo scorso aprile, denunciammo a Fermo il blitz mediatico e la presenza ormai ufficiale del Blocco Studentesco, le istituzioni cittadine (attraverso l’Assessore Romagnoli, esplicitamente chiamato in causa nel nostro comunicato) fecero orecchio da mercante.
Nel nostro documento, oltre a far notare che questa organizzazione “studentesca” neofascista (responsabile nell’ottobre 2008 degli scontri di piazza Navona, scontri mascherati e coperti da media e forze dell’ordine) è anche un’appendice di Casa Pound, avevamo previsto la reale possibilità che dalle scritte sui muri qualche esaltato potesse passare ai fatti: il raid contro le associazioni “Il Ponte” e “Casa Betesda” rischia di essere solo la prima di queste azioni.

Non siamo ovviamente in grado, e non è nostro compito, di legare il raid dei giorni scorsi contro le associazioni di volontariato a qualche sigla presente nel nostro territorio: sta di fatto che il retroterra “culturale” in cui si sviluppano certe dinamiche è ben noto, ed è ben nota la compiacente indifferenza dell’amministrazione cittadina la quale assegna addirittura interi stabili a condizioni di estremo favore ad associazioni come Aries che proprio in questi giorni festeggiano un anno di attività con tanto di tricolore nero-bianco-rosso, “cuore avanguardista” e foto di Corneliu Codreanu.

Il retroterra “culturale” di cui parliamo, del neofascismo residuato dagli anni ’70 del secolo scorso, è ben esplicitato dagli slogan tipo “nel dubbio mena”, dai manifesti (abusivi) in cui si esalta “la filosofia del menatore”, alle canzonacce che recitano “botte a tutti botte”. 
A nostro avviso dunque, non è stata un caso la presenza a Fermo di personaggi come Rutilio Sermonti (Ordine Nuovo, ospitato in uno spazio comunale circa un anno fa), e neanche sono casuali  le iniziative di solidarietà nei confronti di Luigi Ciavardini (NAR, condannato per la strage di Bologna), per non parlare della simpatia espressa a Massimo Morsello (NAR, condannato a oltre 9 anni mai scontati, poi tra i fondatori di Forza Nuova). E il fenomeno non riguarda solo Fermo, ma anche comuni come Porto Sant’Elpidio e Montegranaro, dove assieme agli atti di vandalismo si segnala la presenza attiva di militanti di Casa Pound che organizzano iniziative col patrocinio del Comune.

Tornando ai recenti fatti di Fermo, non possiamo non esprimere la nostra solidarietà alle associazioni che sono state vittime di questa vigliacca spedizione, agli immigrati e ai cittadini italiani impoveriti dal governo di centrodestra che beneficiano dei servizi messi a disposizione dal Ponte e da Casa Betesda, e condanniamo senza mezzi termini l’atteggiamento ipocrita dell’amministrazione comunale che foraggia indirettamente e direttamente la presenza neofascista nel territorio.
2885


I comunisti non sono arretrati di un passo col fascismo di regime, e non arretreranno di un passo con questo fascismo da operetta. Né ci lasciamo intimidire dalle “esibizioni di forza” sotto la vigile copertura della Questura, come accaduto a marzo in Piazza del Popolo.

PdCI, Sezione cittadina di Fermo
Fermo, 30 novembre 2009

IV Festival a Pugno Chiuso

Riceviamo dal Collettivo Antifascista, e invitiamo tutti i compagni a partecipare!

volantino normale

Iniziativa del Collettivo Antifascista

Il Collettivo Antifascista di Fermo organizza per sabato 23 maggio un incontro con Andrea Martocchia, Davide Conti e Susanna Angeleri del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ onlus) per presentare il progetto "PARTIGIANI JUGOSLAVI IN APPENNINO 1943-1944", un “lavoro di ricerca e divulgazione al grande pubblico del contributo fornito alla Resistenza antifascista ed antinazista in Appennino da parte di quegli jugoslavi che fino all'8 Settembre 1943 erano internati nei campi di detenzione su territorio italiano”.
Questo lavoro, di cui si prevede la pubblicazione entro il 25 aprile 2010, sarà presentato a Fermo presso la sede dell’ANPI, alle 21.00, con l’adesione della stessa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Fermo e dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche dell’Alto Piceno.
Invitiamo i compagni a partecipare, ed a portare il proprio contributo.

Il nostro 25 Aprile

Riceviamo dal Collettivo Antifascista di Fermo e pubblichiamo:

A volte la memoria serve a disturbare il presente, a mettere a disagio coloro che vorrebbero chiuderla a chiave in un armadio, o confinarla in spazi esclusivamente cerimoniali. Opporsi al tentativo istituzionale di equiparare partigiani e repubblichini, proprio nella ricorrenza del 25 aprile, secondo alcuni offende la sacralità della commemorazione, oltre a rappresentare - dicono - un atto del tutto fuori luogo e inattuale. Se queste affermazioni provenissero dal sindaco di Fermo o da riciclati neofascisti di An, che nel frattempo ci hanno abituato a ben note iniziative di “bassa statura”, non si rimarrebbe particolarmente sorpresi.
In realtà i vergognosi episodi in cui siamo stati coinvolti nella mattinata di sabato scorso sono intollerabili e colpiscono non tanto il collettivo antifascista, bensì coloro che sono deputati a dare un esempio di tutela della memoria partigiana. E’ paradossale il fatto che mentre all’interno della Sala alcuni interventi denunciavano la gravità dell’assenza dei giovani in quella importante giornata, contemporaneamente le forze dell’ordine avessero deciso di cacciare gli unici “giovani” intervenuti. Provocazioni, minacce di arresto e identificazioni da parte della polizia nei nostri confronti sono soltanto la cornice di una escalation politica e istituzionale “bipartisan” che mira a criminalizzare ed ad impedire ogni dissenso.
25aprile5

Invitiamo infine l’Anpi e i Combattenti a partecipare alle prossime iniziative del Collettivo Antifascista, con la garanzia di trovare certamente molti giovani. Questi ultimi, gli spazi in cui festeggiare il 25 aprile se li sono presi, autogestiti e autofinanziati. Oltre 400 persone hanno “invaso” la zona dell’ex stazione Girola, ballando, cantando e brindando a quel giorno di 65 anni fa. Non sono mancate alcune provocazioni di neofascisti locali, forse indispettiti per aver subito un affronto nel proprio “giorno di lutto”, ma la cornice di sabato sera erano i Malavida, i Costa Familia e i Polleggio Sound, tutta un’altra storia.

25 Aprile 2009: la Resistenza non conosce crisi!

Riceviamo dal Collettivo Antifascista di Fermo (e invitiamo i compagni a partecipare!)

caf_fermo
Per il sindaco di Fermo il 25 aprile è solo un’occasione per “rivolgere un riconoscente pensiero a tutti coloro che dettero il loro contributo alla rinascita del paese”. Per il collettivo antifascista fermano il 25 aprile è invece la festa della Liberazione dal nazifascismo, e ricordare la Resistenza non rappresenta soltanto una celebrazione ufficiale nella quale autorità e istituzioni offrono il loro “solenne” saluto. Quella libertà, che nel ’45 è stata ottenuta grazie alla lotta partigiana contro i fascisti italiani e i nazisti tedeschi, sabato la festeggeremo con musica, vino e iniziative politiche, senza fanfare, corone di alloro e strette di mano. Crediamo non sia tollerabile l’ipocrisia di un’amministrazione comunale che dopo aver ospitato nei mesi scorsi, fra l’altro, iniziative pubbliche tese a riabilitare la figura di Mussolini e a diffondere l’odio antislamico, pretende oggi di commemorare la Resistenza e di offrire un omaggio ai nostri partigiani. La festa, quella antifascista, assolutamente autogestita ed autofinanziata, ci sarà al tendone adiacente all’ex-stazione Girola, in zona conceria. A partire dalle 18 è in programma una conferenza sui crimini dei campi di concentramento fascisti in ex-jugoslavia, vicende che la “memoria” storica ufficiale ha completamente ignorato e di cui ancora oggi si fatica a discutere. Ospite e relatore dell’iniziativa sarà Costantino Di Sante, storico e responsabile dell’Istituto storico del movimento di liberazione di Ascoli Piceno. Seguirà la cena, aperta a vegetariani e carnivori, che sarà interrotta solamente dal rap militante dei sangiorgesi Costa Familia. Questi ultimi ci condurranno fino alla performance dei Malavida, ben nota band punk-ska-raggae di Filottrano. La musica e la festa non finiranno certo a mezzanotte e proseguirà col sound dei Polleggio.

Censura vera e censura immaginaria

Rispondiamo brevemente ed informalmente ad un comunicato apparso su varie testate del Fermano.
Il PdCI non intende censurare nessuno, semmai restiamo colpiti dalla disparità di trattamento che l’Amministrazione Comunale riserva da una parte agli antifascisti (ai quali è stata negata una sala comunale regolarmente concessa in precedenza poiché l’iniziativa avrebbe “smentito una legge dello Stato Italiano”) e dall’altra a gruppi che fanno aperto riferimento al fascismo o che, come accaduto in precedenza, ne invitano addirittura degli apologeti per assemblee in sale comunali (anche in questo ci sarebbero ben molte leggi ad essere “smentite”).
Ed invitiamo anche, a meno che non si tratti di refusi, a non tirare in ballo o a farsi pubblicità con le tragedie che hanno colpito le popolazioni del vicino Abruzzo e che hanno visto e vedono impegnate nei soccorsi e negli aiuti persone e organizzazioni di qualsiasi fede politica o credo religioso, com’è giusto che sia in eventi del genere.

Ultimi fuochi di Resistenza

massimo-recchioni-ultimi-fuochi-di-resistenza

Il Collettivo Antifascista del Fermano organizza per sabato 18 aprile la presentazione del libro “Ultimi fuochi di Resistenza, storia di un combattente della Volante Rossa”.

Sarà presente l’autore, il compagno Massimo Recchioni, referente dell’ANPI nella Repubblica Ceca e coordinatore della Segreteria della Federazione Europea del PdCI.

L’incontro si terrà a Fermo, nella Sala Multimediale (di fronte all’ingresso del Comune), alle 21.

Comunicato stampa della Sezione di Fermo

blocco2 copia
Apprendiamo dalla stampa, e solo da essa poiché l’evento non ha sortito nessun riscontro nell’opinione pubblica nonostante il furbo “blitz” mediatico degli organizzatori, che sabato 4 aprile sarebbe stato presentato a Fermo dai militanti del cosiddetto “Blocco Studentesco” un filmato sulla “verità” circa i fatti di Piazza Navona dello scorso ottobre.
Come andarono veramente le cose è ben noto (vedi il video), sono decine le testimonianze di quanto accaduto e nessun montaggio - per quanto sapiente - può modificare la realtà dei fatti.
Piuttosto ci chiediamo come mai l’Amministrazione Comunale ed il suo primo esponente, così pronti a lanciare moniti e divieti contro gli antifascisti, non abbiano speso una parola per la presenza a Fermo di questa organizzazione legata esplicitamente alla neofascista “Casa Pound”. Anche se la manifestazione ha avuto luogo presso un locale privato, sarebbe stato quantomeno opportuno stigmatizzare la mini-adunata, visto che senza mezzi termini i membri di questa associazione definiscono Il Blocco Studentesco come “un movimento che nasce nell’estate 2006 a Casapound, l’occupazione non conforme del fascismo del terzo millennio” il cui obiettivo “è quello di portare lo stesso spirito d’avanguardia, lo stesso stile che ha contraddistinto l’esperienza delle occupazioni non conformi, nelle scuole”: magari prendendosi a cinghiate come nella loro ormai tipica “cinghiamattanza”.
blokko copia

Il silenzio dell’Amministrazione Comunale è ancora più grave se consideriamo i numerosi episodi di cui si sono resi responsabili in altre parti d’Italia i personaggi di “Casa Pound”, e non vorremmo che anche a Fermo, visto il silenzioso avallo della destra al governo cittadino, questi individui possano sentirsi liberi di passare dalle scritte sui muri a fatti ben gravi (anche se già imbrattare i muri, come ha ricordato pochi giorni fa l’Assessore Romagnoli, è un reato da sanzionare... e ci auguriamo che oltre a ricordare le ordinanze l’Assessore provveda a rimuovere le scritte fasciste che ricoprono da mesi le mura del centro, del maxi parcheggio e di Piazzale Carducci).
Fermo, 11 aprile 2009

Democrazia e giustizia secondo Di Ruscio

Comunicato della Sezione di Fermo del PdCI.

Alle polemiche suscitate dalla censura del Sindaco nei confronti degli antifascisti, risponde lo stesso Gabinetto di Di Ruscio, ribadendo ancora una volta il carattere autoritario della decisione e la più assoluta ignoranza dei temi trattati nella conferenza sulle Foibe:

Fermo è una città dove in questi anni è stato dato spazio alle più alte forme di democrazia e partecipazione. Però non possiamo permettere che vengano messi a disposizione spazi pubblici per supportare teorie che smentiscono leggi dello stato italiano (legge n. 92 del 30 marzo 2004 che recita all’art. 1 “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del Ricordo’ al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dall’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”) e teorie che vogliono negare l’esistenza delle foibe le quali sono documentate non solo da testimonianze di chi è ancora oggi vivente ma anche da filmati dell’epoca.

Perseverando nell’errore, le ricerche della Kersevan, e di ricerche si tratta, vengono definite “teorie” negazioniste: prima di incappare per la terza volta nel medesimo scivolone, il Sindaco dovrebbe informarsi meglio, magari leggendo qualche libro proprio di Alessandra Kersevan, dove non vengono negate né le Foibe, né l’esodo. Oppure, se lo ritiene più affidabile, potrebbe leggersi almeno il breve rapporto della Commissione mista storico-culturale italo-slovena, commissione istituita nell’ottobre 1993 su iniziativa dei Ministri degli Esteri di Italia e Slovenia.

benitodirusciomarcellino
Viene inoltre ribadito che eventuali teorie che smentiscono le leggi dello Stato non possono godere di spazi pubblici. Quindi ne deduciamo che qualsiasi manifestazione di dissenso non debba essere autorizzata: bella prova di democrazia! A quando un’ordinanza comunale sul reato d’opinione?
E comunque, anche l’eversione nera “smentisce le leggi dello Stato” (Di Ruscio sa chi sono Rutilio Sermonti e Luigi Ciavardini, accolti o celebrati a Fermo con tutti gli onori?). Ci stupisce poi che un Sindaco così rigoroso abbia accolto trionfalmente il pregiudicato Marcello Dell’Utri... addirittura per pubblicizzare i (falsi) diari di Mussolini “lo statista”* (e verrebbe spontaneo citare in proposito la Legge 20 giugno 1952, n. 645, art. 4: “...alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”).

Vorremmo infine rispondere all’assessore Mariantonietta Di Felice, che alla commemorazione di ieri dell’eccidio di Montemonaco ha avuto la faccia tosta di equiparare i caduti partigiani ai repubblichini, e le rispondiamo citando Vittorio Foa:

Una volta ho partecipato a una trasmissione televisiva con Pisanò uno dei fondatori del Movimento Sociale, che allora era senatore. Pisanò mi si è rivolto dicendo: “Lei sa quanto me che avevamo degli ideali tutti e due. Diversi, certo. Ma la patria era un valore per lei e per me”.
Io gli ho risposto “Senta, sarà pure come dice Lei. Però se vinceva Lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, Lei è senatore della Repubblica e parla qui con me.


La differenza tra partigiani e repubblichini, gentile assessore, è tutta qui.


* Il panegirico del Sindaco Di Ruscio dedicato a Mussolini è disponibile su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=JxsfaMOLEIc

Solidarietà al Collettivo Antifascista

Segue una nota congiunta dei comunisti di Fermo:

Tralasciando il fatto, non da poco, riguardante la modalità della ricusazione della concessione della Sala Multimediale - regolarmente richiesta ed accordata nei tempi dovuti - avvenuta un giorno prima l’evento previsto (il 12 c.m.), che ha creato una serie di problemi logistici ed organizzativi. Tralasciando anche il fatto che la legge italiana che si presume - erroneamente - possa impedire un dibattito sulle Foibe (cosa invece prevista, basta leggere la legge stessa: “È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende… “) è stata trovata alla prima voce di Google, conseguenza di una evidente imbeccata degli uomini di Aries e Terza Via, gente che usa scrivere “Shoà”. A parte tutto questo, già bastante a screditare definitivamente l’operato approssimativo di questo Sindaco e della sua attuale Giunta, bisogna ricordare a questi personaggi, che si improvvisano politici della nostra città determinandone i destini, ed a tutti i cittadini, che in questo territorio sono stati organizzati eventi ed incontri con gente condannata in primo grado o definitivamente, concerti di gruppi neofascisti e neonazisti, iniziative tese a riabilitare sanguinari dittatori del calibro di Mussolini, quando l’apologia del fascismo è, questa sì, anticostituzionale.

E’ evidente l’intento di questo Sindaco di raggranellare voti accontentando quelle forze di estrema destra che lo sostengono, al punto di usare arbitrariamente la politica del bastone e della carota, che lo qualifica per quello che è, un improvvisatore della politica stessa, un uomo senza ideali prestato all’amministrazione comunale per affare, e che fa tutto questo mostrando limiti democratici preoccupanti ed imbarazzanti.

Tutte le forze comuniste della città solidarizzano col Collettivo Antifascista del Fermano al fine di stigmatizzare la deriva autoritaria che sta prendendo sempre più piede in questa amministrazione comunale.

P.s. L’iniziativa si è poi svolta nella sede dell’A.N.P.I. di Fermo, e la Kersevan, che è stata esauriente, farà un esposto alla magistratura riguardo questa inammissibile censura.
foibe

Comunicato stampa del CAFF

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato stampa del Collettivo Antifascista del Fermano.

COLLANTIFASCISTA
In merito all'iniziativa “Operazione Foibe: una menzogna tutta italiana”, il Collettivo Antifascista del Fermano comunica che, nonostante i tentativi di boicottaggio subiti dall'amministrazione comunale di Fermo, l'incontro con la storica Alessandra Kersevan si è tenuto regolarmente presso la sede ANPI, con inaspettato successo di pubblico. Alle ore 21 di venerdì sera, come era previsto, la gente ha cominciato a presentarsi dinanzi all'ingresso della Sala Multimediale. Poiché suddetta sala restava chiusa come ordinato nel diktat del Sindaco Di Ruscio, i partecipanti hanno costituito un presidio che, scortato da Polizia e Carabinieri già presenti sul posto, si è diretto verso la sede dell'Anpi, l'unica che potesse, in quel momento, accogliere l'iniziativa. Nonostante la provocatoria presenza di alcuni simpatizzanti di estrema destra, la gente è affluita senza problemi all'interno della sala eccedendo la capienza della stessa, tanto che alcune persone non hanno potuto partecipare fisicamente all'iniziativa. I presenti hanno assistito con ammutolito stupore alla sistematica demolizione del mito delle Foibe, sulla base di documenti e testimonianze. L'interesse suscitato ha dato origine ad un ricco dibattito protrattosi abbondantemente oltre la mezzanotte e mezza.

Quando si riduce la storia ad una farsa

Dal sito informazione.tv apprendiamo, citando una notizia del 5 febbraio, che “alla fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre tutta l`Italia, grazie agli anglo-americani, veniva liberata dall`occupazione nazista, a Trieste e nell`Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l`inizio di una tragedia: la “liberazione” avvenne ad opera dell`esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.
350.000 italiani - tra questi tantissime donne e bambini - abitanti dell`Istria, di Fiume e della Dalmazia, dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti, incalzati dalle bande armate slave. Decine di migliaia furono uccisi nelle foibe o nei campi di concentramento titini...”.

La ricostruzione storica della Liberazione dell’Italia lascia a dir poco a desiderare: primo perché l’Italia non è stata liberata dalla sola occupazione nazista, ma anche dal regime collaborazionista dei fascisti. Secondo, perché l’Italia venne liberata anche grazie, anzi, soprattutto grazie ai partigiani e a tutti coloro che non seguirono Mussolini nella sciagurata esperienza della RSI.

Per quanto riguarda la questione delle Foibe, dato che a noi non piacciono gli slogan e le boutades ad effetto, ci proponiamo di intervenire, seriamente, in seguito (consigliamo per ora la lettura di questa intervista rilasciata qualche tempo fa dallo storico Angelo Del Boca).

Citiamo però un paio di documenti che riguardano l’occupazione fascista dei territori jugoslavi, dato che questo aspetto viene continuamente dimenticato dagli “storici” revisionisti (o chi per loro).

“Mettiamoci bene in testa che questa gente (gli jugoslavi, ndr) non ci amerà mai. Quindi nessuno scrupolo... proseguire con l'annientamento di uomini e cose'”. Con queste parole Mussolini dettava la linea ai capi militari fascisti. In 29 mesi di occupazione della Slovenia secondo una statistica incompleta e riguardante la sola provincia di Lubiana furono uccise 12 mila persone (7 mila nei lager), 40 mila furono deportate, 10 mila le case distrutte...

“Si ammazza troppo poco”, sottolineava l'8 agosto 1942 il generale Robotti dopo aver ricevuto il fonogramma 5566 inviatogli dal comandante della divisione Cacciatori delle Alpi, Vittorio Ruggero: ``Mi pare che su 73 sospetti non trovare il modo di dare nemmeno un esempio, è un po' troppo''.

Vorremo anche citare addirittura Ciano, il quale annota nei suoi diari le direttive di Mussolini ai soldati in partenza per i Balcani: “non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori".

...memoria lunga

Vi ricordate il concerto-fiasco organizzato nel fermano da un paio di esponenti di estrema destra, il “Rivendell 2007”? L’ANPI e i partiti democratici, tra cui il PdCI, denunciarono con forza questa iniziativa ritenendola una esplicita provocazione di carattere neofascista. Sarebbe solo bastato cercare informazioni in rete, o ripercorrere la storia di questi “eventi musicali” per rendersene conto. Eppure il sindaco Di Ruscio definì questi individui “giovani esuberanti” a cui può scappare “qualche parola al di sopra delle righe” (Corriere Adriatico del 29 agosto 2007). Dal sito de Il Corriere della Sera apprendiamo che due di questi “giovani esuberanti”, appartenenti ad uno dei gruppi che si esibì in quella manifestazione, i Legittima Offesa, sono stati arrestati per aver aggredito dei giovani di sinistra a Bologna.
Il quotidiano riporta anche l’eloquente “curriculum” di questi due individui:

BOLOGNA - Quattro attivisti di estrema destra sono stati arrestati dalla Digos per un'aggressione compiuta la scorsa notte, nel pieno centro di Bologna, a due giovani di sinistra, etichettati come "comunisti". Prima gli insulti politici, poi il pestaggio: una delle vittime, un 34enne di Catanzaro, è in condizioni serie all'ospedale Maggiore con il naso e una mascella fratturati e una lesione ad un occhio, un suo amico di 21 anni se l'è cavata con qualche livido.

QUATTRO ARRESTATI - Gli arrestati sono Luigi Guerzoni, 33 anni, di Bologna e residente nel ravennate, commerciante, Vincenzo Gerardi, 26 anni, operaio di Cento (Ferrara), residente ad Argelato, entrambi già noti alle forze dell'ordine; Gunther Xavier Latiano, studente di 25 anni, di S.Giovanni Rotondo (Foggia), residente a Bologna, e Alessandro Malaguti, 20 anni, operaio di S.Giovanni in Persiceto residente a Crevalcore, questi ultimi incensurati. Gerardi, noto con il soprannome di "miccia", è imputato a Bologna per associazione per delinquere finalizzata alla discriminazione e all'odio o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionalistici e religiosi, in un processo che vede coinvolti diversi esponenti di gruppi di estrema destra, per episodi avvenuti tra il 2002 e il 2006. Nella stessa inchiesta era finito anche Guerzoni, che è stato però prosciolto all'udienza preliminare, ma ha alle spalle numerosi precedenti di polizia per reati di discriminazione razziale, porto d'armi, fabbricazione di ordigni esplosivi, violenze e minacce a pubblico ufficiale. Guerzoni inoltre fa parte, insieme a Malaguti, del gruppo musicale "Legittima offesa"; sul proprio sito web il gruppo si definisce «skinheads-band nazionalista e anticomunista». Clicca qui per l’intero articolo