Proseguono le attività del PdCI contro la guerra e il Governo Berlusconi

Dalla fine di marzo, i Comunisti Italiani della provincia di Fermo sono impegnati, con cadenza quasi settimanale, in volantinaggi e presidi per informare la popolazione sulla barbarie scatenata dalla NATO contro la Libia.
Oggi siamo stati impegnati a Porto San Giorgio, dove abbiamo distribuito volantini sugli sviluppi del conflitto libico e volantini sulla manovra finanziaria, invitando i lavoratori ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla CGIL per il 6 settembre.

Il testo dei volantini:

La verità sulla guerra in Libia, per la risoluzione pacifica della crisi e l’autodeterminazione del popolo libico!

La stampa e i media radiotelevisivi, sempre più asserviti al dogma della “esportazione della democrazia”, stanno sistematicamente nascondendo quanto sta in accadendo il Libia. Ecco la verità dei fatti:

- 20.000 sortite aeree e più di 4.000 bombardamenti: fino a qualche giorno fa, si contavano 1.600 di obiettivi civili colpiti e oltre 2.000 morti, sempre tra i civili. Ancora sconosciuto il numero delle vittime causato dai ribelli, impegnati anche in uno sterminio di stampo razzista ai danni degli immigrati di colore.

- Tra i ribelli sostenuti dalla NATO spiccano nomi di terroristi legati ad Al Qaeda, come Abdul Hakim Belhadj, attuale comandante delle “truppe ribelli” di Tripoli, e vari voltafaccia prezzolati invisi o sconosciuti alla popolazione, piazzati dalla NATO (come Karzai in Afghanistan) al fine di controllare unʼarea strategica per lʼAfrica e il Mediterraneo.

- Si sta procedendo alla spartizione del petrolio libico a modo di “bottino di guerra”, operazione che porterà in breve alla fame il popolo libico, fino a ieri il più benestante nel Maghreb.

- Inutile dire che le spese militari sostenute dallʼItalia sono tutte a carico dei lavoratori, a cui presto si aggiungerà, come ha preannunciato il Ministro Romani, il rimborso alle compagnie italiane presenti in Libia... economicamente danneggiate dal conflitto (!).

E mentre la Libia affonda in un bagno di sangue, gli artigli della NATO minacciano già la Siria con la diffusione su larga scala di notizie false (ricordate le “armi di distruzione di massa” di Saddam?) per preparare lʼopinione pubblica al prossimo massacro.

NOI COMUNISTI CHIEDIAMO IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO E SOSTENIAMO L'OFFENSIVA DI PACE PROPOSTA DA CHAVEZ E DEI PAESI PROGRESSISTI LATINOAMERICANI, PER LA CREAZIONE DI UNA COMMISSIONE INTERNAZIONALE CHE RICERCHI UNA SOLUZIONE NEGOZIATA DEL CONFLITTO IN LIBIA.
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UNA MANOVRA INGIUSTA E SBAGLIATA!

La manovra finanziaria del Governo è ingiusta e sbagliata:
INGIUSTA perché colpisce lavoratori e pensionati, salvando ricchi e imprenditori
SBAGLIATA perché blocca la crescita economica e non risolve i problemi del debito pubblico italiano.

La crisi economica dimostra il fallimento del neoliberismo e delle politiche dell’UE, aggravate in Italia da Berlusconi e della Lega che per anni hanno finto che la crisi non esistesse.

Serve una svolta, i soldi per sistemare i conti e favorire la crescita ci sono:
- 120 miliardi di euro possono essere sottratti all’evasione fiscale
- 24 miliardi possono essere risparmiati tagliando le spese militari
- 44 miliardi sono i soldi annualmente regalati alle grandi imprese
- 60 miliardi si disperdono per via della corruzione del sistema
- 135 miliardi sono invece il “fatturato” delle mafie

A fronte di questo, noi comunisti chiediamo:
- equità fiscale: patrimoniale, lotta all’evasione, tassazione delle rendite e dei capitali all’estero
- diritto al lavoro: difesa del contratto nazionale, rinnovo dei contratti, difesa delle pensioni, stop al precariato
- fine degli interventi militari e ritiro delle truppe, contestualmente al taglio delle spese militari
- cambiare la politica economica per favorire la crescita e lo sviluppo: fine dei privilegi per aziende e imprenditori, finanziare gli enti locali e i servizi pubblici, investire nella ricerca e nell'istruzione, nel futuro dei giovani, per il diritto alla casa, per il governo pubblico dell’economia

CON QUESTE RIVENDICAZIONI I COMUNISTI ADERISCONO ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE E PARTECIPERANNO ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DALLA CGIL A FERMO, PIAZZALE AZZOLINO, DALLE ORE 10.00

Partito dei Comunisti Italiani - Federazione Provinciale di Fermo

Guglielmo Massucci interviene sulla soppressione delle festività civili

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Nel dibattito relativo alla soppressione delle festività civili come 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno, interviene anche l’Assessore della Provincia di Fermo Guglielmo Massucci.

“La proposta del Governo risulta drammaticamente paradossale su due fronti. Da un lato cancellerebbe la storia del nostro Paese, la sua identità, fatta soprattutto di quelle pagine straordinarie che hanno permesso la conquista della democrazia e di diritti inalienabili come quello del lavoro.

Dall’altro, ed è l’aspetto che come Assessore provinciale al Turismo mi preme evidenziare con forza, avrebbe ricadute devastanti in termini economici. Il periodo festivo primaverile, infatti, risulta essere un momento in cui il turista conosce i luoghi, cerca strutture ricettive per poi, in moltissimi casi, programmare proprio lì la vacanza estiva.

Stabilire di cancellare queste feste - tra l’altro senza alcun confronto con Enti locali ed associazioni di categoria - significa soffocare qualsiasi tentativo di destagionalizzazione del comparto turistico, un aspetto sul quale come Provincia di Fermo stiamo lavorando in perfetta sinergia con tutti gli operatori del territorio attraverso il Tavolo Azzurro.

E’ assolutamente folle togliere opportunità di sviluppo ad un settore cruciale, proprio nella sua fase più complessa e delicata: penso soltanto alla tassa sul turismo, proposta sempre da questo Governo, o alla direttiva Bolkestein che non si riesce ad eliminare. Se a questo quadro aggiungessimo anche la soppressione delle feste di Liberazione, del lavoro e della Repubblica, il turismo subirebbe un colpo mortale”.

da: http://www.provincia.fermo.it/notizie/comunicati-stampa/1013

Ferrovie: come sempre, a pagare sono i lavoratori

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E, come sempre, a pagare sono i lavoratori. Mi riferisco, in questo caso, alle imprese degli appalti di pulizia delle ferrovie che, come pacchi, in occasione delle gare, passano da impresa a impresa ed ogni volta vedono messe in discussione le spettanze maturate con l'impresa cessante e spesso devono lottare con quella subentrante sui numeri delle assunzioni, i livelli contrattuali, gli orari ed i carichi di lavoro.
E queste situazioni si verificano puntualmente ad ogni rinnovo degli affidamenti nella totale assenza e nell'indifferenza assoluta dei dirigenti locali e nazionali delle aziende del gruppo Ferrovie dello Stato che non esercitano minimamente il ruolo di controllo e garanzia chi in qualità di committenti potrebbero, anzi dovrebbero, realizzare.
Anche ad Ancona e nelle Marche è accaduto e sta accadendo questo, e qui all'indifferenza dei dirigenti delle Ferrovie si assomma quella delle istituzioni regionali, della Giunta in particolare, che a fronte delle segnalazioni delle difficoltà di cui sopra da parte delle organizzazioni sindacali e ad uno stato di agitazione delle maestranze non trovano di meglio che scrivere paradossalmente una lettera per lamentarsi dei treni sporchi.
La nostra solidarietà a questi lavoratori, vittime delle privatizzazioni e dello spezzatino delle FS realizzato negli anni passati, è doverosa e sarà accompagnata da una richiesta di portare la questione alla discussione della competente commissione dell'Assemblea legislativa regionale che convochi tutte le parti in causa per cercare di giungere ad una soluzione che garantisca ai dipendenti delle ditte degli appalti ferroviari le spettanze maturate ed una prospettiva lavorativa più serena e certa.

Raffaele Bucciarelli
Presidente del gruppo consiliare regionale
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.

Recupero del patrimonio esistente e stop all'edificazione scriteriata. L'urbanistica secondo Paolo Rossi

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Riportiamo l’articolo di Simone Troiani apparso sul sito www.informazione.tv il 15 giugno 2011

L'avv. Paolo Rossi, con tanto di polemiche al seguito da parte dei suoi stessi compagni della Sinistra, è stato scelto dal primo cittadino per occuparsi di Programmazione e Pianificazione del Territorio. In una parola: l'Urbanistica.
Un avvocato all'urbanistica? Qualcuno è saltato su dal divano alla notizia. Ora le acque sembrano essersi calmate. “Mi ha lasciato indifferente quello che è successo – dice Paolo Rossi a distanza di qualche giorno – ma attenzione, indifferente non nel senso più presuntuoso del termine. Diciamo invece che tanti anni di professione mi hanno testato da questo punto di vista, quindi non voglio farci caso più di tanto. Vado avanti per la mia strada, consapevole che le critiche, se sono in buona fede, rappresentano uno stimolo a fare meglio. Mi auguro solo che da parte di tutti ci sia sempre il rispetto per le persone e per la verità delle cose”.
Messo un bel punto sulla questione, veniamo alla ricognizione, ancora in corso negli uffici del suo settore: “l'urbanistica è un affare molto complesso – dice l'assessore – e con le diverse professionalità che operano negli uffici comunali abbiamo individuato quelle che sono le incombenze, le questioni da risolvere il prima possibile. Priorità che porterò in giunta, affinchè ci sia condivisione su tutto. Diciamo che nell'urbanistica c'è tanto lavoro “oscuro” da fare, nel senso che le problematiche da fronteggiare sono tante e molto spesso non fanno notizia. Ma sono sicuro del fatto che i cittadini, più delle notizie, vogliono vedere i risultati”.
Abbottonatissimo Rossi su quelli che sono i suoi progetti futuri per la città: “vorrei mantenere un certo riserbo e affrontare prima in giunta determinate questioni, senza sparare titoloni solo per il gusto di farlo. Diciamo che tra gli obiettivi, noti sin dalla campagna elettorale, c'è il recupero del patrimonio esistente e il “no” a quella edificazione scriteriata che ha invece contraddistinto il recente passato. Il rispetto dell'ambiente starà sempre al primo posto per noi”.

Massucci: tutelare e sostenere il turismo fermano nella sua interezza

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In riferimento all’articolo apparso pochi giorni fa riguardante la programmazione turistica regionale e l’istituzione dei distretti turistici balneari, non si capisce a cosa si faccia riferimento quando si parla di spezzettamento del territorio fermano.
Riguardo al primo punto, l’unico strumento di programmazione regionale a livello turistico è il cosiddetto Programma di Promozione Turistico, il quale non fa distinguo a livello di territori ma descrive le operazioni che la Regione Marche intende porre in essere nel corrente anno al fine di rafforzare il brand Marche nel suo insieme ed aumentare quindi i flussi turistici, nazionali e stranieri.
Naturalmente,
la Provincia di Fermo resta vigile affinché gli interventi da realizzare siano quanto più rilevanti e, comunque, rappresentativi dell’intero territorio. In tale ottica, anche l’opera finora posta in essere dal S.T.L. Marca Fermana, con il quale vi è una stretta e proficua collaborazione, va nella stessa direzione (si ricorda, infatti, che nell’Asse 9 del predetto PPT 2011 gli unici beneficiari di contributi per progetti omogenei ed integrati a livello turistico provinciale sono i Sistemi Turistici Locali, ove costituiti e riconosciuti).
Riguardo ai “distretti turistico-balneari”, varati con Decreto Legge sullo sviluppo del 5 maggio scorso al fine di rilanciare i distretti a vocazione turistico balneare attraverso le Reti di impresa e le zone a burocrazia zero sulla fascia costiera, mi preme sottolineare che sin dalla sua emanazione la Provincia di Fermo ha seguito con attenzione tutto l’iter ed ancora sta monitorando la sua eventuale conversione in Legge, che dovrebbe avvenire tra circa un mese, ma che non è per nulla certa.
Per tale ragione sia la Regione Marche - che nel caso avrà competenza diretta nella costituzione di tali distretti - sia la Provincia di Fermo non possono far altro che attendere l’evolversi della situazione fermo restando che, nel caso di conversione, farà il possibile per quanto in suo potere per facilitare l’istituzione nel nostro territorio di tali opportunità.
Ricordo, infatti, che
la salvaguardia dei soggetti che operano nel settore turistico balneare è stata sempre una nostra prerogativa e la dimostrazione è stata la nostra netta opposizione alla Direttiva Bolkestein nell’ambito delle concessioni demaniali al fine di garantire agli operatori balneari interessati di poter continuare la loro attività in un clima di certezze e necessaria tranquillità, con la creazione di stabilità in un’economia essenziale per il nostro territorio e per il Paese.
 
L’Assessore al Turismo della Provincia di Fermo
Prof. Guglielmo Massucci

Procaccini sul risultato delle amministrative

Per dar ragione alla sua linea moderata il segretario regionale del PD Ucchielli enfatizza ed eleva a modello nazionale il risultato della provincia di Macerata, non solo contrapponendolo a quelli ben altrimenti rilevanti di Milano e Napoli, ma anche ignorando casi marchigiani che insegnano tutt’altro. Ad esempio al comune di Fermo il centrosinistra tradizionale senza l’Udc ha vinto al primo turno, al contrario di Macerata dove il povero Pettinari è dovuto ricorrere al soccorso di quelli con cui non aveva voluto avere niente a che fare al primo turno.
Che la linea Ucchielli sia tutt’altro che trionfante lo rivela il pressing senza pudore lanciato verso SEL perché rompa con i comunisti e la federazione della sinistra e si accomodi al tavolo del moderatismo centrista di Spacca e Pettinari.
In questo non c’è solo la sindrome del prete spretato, che spinge l’ex comunista ad un anticomunismo forsennato, ma il calcolo che dividendo la sinistra se ne rendono più deboli e malleabili le ragioni programmatiche.
E’ una posizione gretta e di corto respiro, già travolta dagli straordinari risultati delle coalizioni che hanno sostenuto De Magistris e Pisapia e di cui i comunisti sono parte essenziale. E’ un fatto che una sinistra unita e capace di autonomia è in grado di interloquire senza subalternità col PD e che questo è il modo per riportare in campo tanta parte del popolo di sinistra delusa e ripiegata nella passività per gli errori di questi anni, puntando ad una svolta profonda di cui c’è necessità in questo paese.
Negli stessi referendum del 12 e 13 giugno la posizione dell’UDC, pur apprezzabile per l’invito al voto ma contraria al merito dei quesiti, dimostra tutta la distanza della formazione di Casini da un programma di reale rinnovamento.

Cesare Procaccini
Segretario Regionale del Partito dei Comunisti Italiani

Fermo: vittoria al primo turno del centrosinistra

Vittoria schiacciante, al primo turno, del centrosinistra alle elezioni comunali di Fermo: con 10.896 voti, pari al 51,32%, diventa sindaco Nella Brambatti. Al PDL poco più della metà dei voti ottenuti dalla nostra coalizione (5.662, pari al 26.67%). Ottimo il risultato della Federazione della Sinistra, con 819 voti (pari al 4,18%) che consentono al compagno Andrea Morroni (consigliere uscente PRC) di sedere in consiglio comunale con 169 preferenze.
Il 31 maggio, sono stati ufficializzati i nomi dei componenti della Giunta comunale, che vede presente il compagno Paolo Rossi (scelto dal sindaco su una rosa di 5 nomi presentata unitariamente dalla FdS fermana) con delega alle alle Politiche della Programmazione e Pianificazione del Territorio.

A commento di questo risultato, riportiamo il comunicato stampa del nostro Segretario regionale, Cesare Procaccini:

Per dar ragione alla sua linea moderata il segretario regionale del PD Ucchielli enfatizza ed eleva a modello nazionale il risultato della provincia di Macerata, non solo contrapponendolo a quelli ben altrimenti rilevanti di Milano e Napoli, ma anche ignorando casi marchigiani che insegnano tutt’altro. Ad esempio al comune di Fermo il centrosinistra tradizionale senza l’Udc ha vinto al primo turno, al contrario di Macerata dove il povero Pettinari è dovuto ricorrere al soccorso di quelli con cui non aveva voluto avere niente a che fare al primo turno.
Che la linea Ucchielli sia tutt’altro che trionfante lo rivela il pressing senza pudore lanciato verso SEL perché rompa con i comunisti e la federazione della sinistra e si accomodi al tavolo del moderatismo centrista di Spacca e Pettinari.
In questo non c’è solo la sindrome del prete spretato, che spinge l’ex comunista ad un anticomunismo forsennato, ma il calcolo che dividendo la sinistra se ne rendono più deboli e malleabili le ragioni programmatiche.
E’ una posizione gretta e di corto respiro, già travolta dagli straordinari risultati delle coalizioni che hanno sostenuto De Magistris e Pisapia e di cui i comunisti sono parte essenziale. E’ un fatto che una sinistra unita e capace di autonomia è in grado di interloquire senza subalternità col PD e che questo è il modo per riportare in campo tanta parte del popolo di sinistra delusa e ripiegata nella passività per gli errori di questi anni, puntando ad una svolta profonda di cui c’è necessità in questo paese.
Negli stessi referendum del 12 e 13 giugno la posizione dell’UDC, pur apprezzabile per l’invito al voto ma contraria al merito dei quesiti, dimostra tutta la distanza della formazione di Casini da un programma di reale rinnovamento.

Paolo Rossi al Corriere Adriatico

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A una settimana dalle elezioni amministrative, il Corriere Adriatico (n. del 7 maggio) intervista Paolo Rossi, capogruppo uscente del PdCI e candidato nella lista unitaria della Federazione della Sinistra.

Ha ancora senso essere comunisti oggi?

“Sì. Non sono così ipocrita da dover nascondere gli errori fatti in passato dal Pci ma posso dire altrettanto chiaramente che ha ancora un senso essere comunisti. Che per me significa avere rispetto degli altri. Nella politica come nella vita”. Paolo Rossi, avvocato, è consigliere uscente del Pdci e candidato con la Federazione della Sinistra.

Perché ha deciso di ricandidarsi?

“Sono entrato in corso d’opera, sostituendo Giulio Simoni. Sento l’esigenza e l’ansia di dover completare un cammino”.

Il Consiglio comunale è come se l’aspettava?

“In realtà mi aspettavo una politica un po’ più alta. Ho notato invece come molte decisioni prese in questi anni dalla maggioranza non siano state autenticamente al servizio della collettività. Per di più abbiamo assistito a liti furibonde nel centrodestra, a duelli rusticani che hanno dato vita ad un balletto sconcertante”.

La Brambatti vince?

“Vince, non so se al primo o al secondo turno. E’ una persona seria e competente, è sobria, ha rispetto degli altri e sa ascoltare. Sarà un bravo sindaco”.

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I candidati della FGCI alle elezioni comunali di Fermo

La lista della Federazione della Sinistra, che sostiene (in coalizione col centrosinistra) la candidatura a sindaco di Nella Brambatti, si contraddistingue per la grande presenza femminile (è la lista col maggior numero di candidate) e per la presenza di giovani sotto i trent’anni.
Questi sono i candidati della FGCI di Fermo che hanno voluto dare il proprio contributo per strappare Fermo alla destra e far rinascere la nostra città:

Serena Alessiani
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Giada Traini
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Francesco Interlenghi
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Daniel Palladio
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Federico Quondamatteo
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Sciopero generale CGIL

Riportiamo l’articolo pubblicato sul Corriere Adriatico il giorno dopo la manifestazione organizzata dalla CGIL in occasione dello sciopero generale. Ringraziamo i compagni che hanno reso possibile la presenza organizzata dei comunisti alla manifestazione attraverso la gestione del gazebo, la realizzazione e la diffusione di oltre 500 volantini della Federazione della Sinistra e soprattutto i giovani della FGCI che sono stati la principale presenza organizzata in Piazza.

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Tutti in corteo per il lavoro


Circa trecento partecipanti alla manifestazione della Cgil. “Basta precari”

Fermo. Sono stati circa 300 secondo quanto riferito dal Commissariato di Fermo i manifestanti che si sono ritrovati ieri mattina in piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil. Dopo il ritrovo il Largo Alvaro Valentini, il corteo ha sfilato per le vie cittadine fino a raggiungere il centro storico intorno alle 11. Tutti sotto il palco allestito di fronte il loggiato di San Rocco, per ascoltare il comizio del segretario regionale Cgil Gianni Venturi, l'intervento del segretario provinciale Maurizio Di Cosmo e le testimonianze di alcuni manifestanti. Lavoro e lotta alla precarietà al centro dello sciopero, nella piazza fermana così come in altre 1500 piazze di tutta Italia. Meno tasse sul lavoro, più occupazione, sostegno per i pensionati, la garanzia di un futuro ai giovani, fermare la precarietà, costruire uno stato sociale forte e sicuro, investire sulla conoscenza, chiudere la stagione degli accordi separati e far sì che sia il voto dei lavoratori a decidere sui contratti. Queste le richieste dei manifestanti. Piazza del Popolo ieri mattina è stata colorata dalle tante bandiere portate dal corteo: Cgil, Spi, Funzione Pubblica, Fiomm, Sinistra e Libertà, Partito dei Comunisti Italiani, Se non ora quando – comitato spontaneo delle donne sono solo alcuni dei simboli che hanno sventolato per tutta la mattinata nel centro della città. “Dodici mesi per un'ecografia e c'è chi pensa al processo breve”; “E dopo Tremonti … il tramonto”; “Voglio scegliere e cambiare” sono gli slogan che campeggiavano sui cartelloni dei manifestanti. Dodicimila i posti di lavoro persi nelle Marche, ha ricordato il segretario Venturi: “la crisi non è passata, ma in questa manifestazione non ci sono rassegnazione e disperazione, ma un messaggio di speranza”. Toccante e fortemente sentita la testimonianza di Valentina Recchi, insegnante di 27 anni che parla di sogni trasformati in sensi di colpa: “Non abbiamo la possibilità di programmare il nostro futuro – ha detto dal palco – quando invece vorremmo gestire la nostra vita nel nome di una passione e di un'idea, non del denaro”. In piazza c'era il popolo che rappresenta un'altra Italia, dice il rappresentante dei pensionati che parla di pensioni che non si rivalutano, ma che scendono e che nel Fermano sono le più basse della regione. Ha portato una sferzata d'energia alla folla Ugo Funari, ottantacinquenne dirigente della Cgil di Amandola, da sessantacinque impegnato nelle battaglie del sindacato, che ha invitato a cambiare un sistema liberale e selvaggio, mettendo l'avvenire della società nelle mani dei giovani. Stella Alfieri

Messaggio elettorale della FdS fermana

Messaggio elettorale della Federazione della Sinistra di Fermo in vista delle elezioni comunali del 15 e 16 maggio.
Parla il compagno Paolo Rossi, consigliere comunale uscente e candidato nella lista della Federazione.


Presentazione del programma del Centro Sinistra

4febbraio
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comunalifermo2011

Il fascismo secondo i finiani

Per la consigliera regionale Franca Romagnoli, eletta nella nostra provincia tra le file del PdL e poi promotrice di Futuro e Libertà, il fascismo non sarebbe stato la “rappresentazione di una destra manganellara”.

Vorremo ricordare alla consigliera finiana che nel solo 1921 gli omicidi compiuti dalle squadracce in camicia nera sono stati oltre 1500, ai quali vanno aggiunte decine di migliaia di feriti e le devastazioni alle sedi politiche, sindacali e culturali.

Successivamente, quando il fascismo è giunto al potere, alle violenze degli squadristi si sono sommate quelle delle istituzioni in camicia nera, con le note conseguenze.

Citiamo Giacomo Matteotti, che la Romagnoli forse conosce soltanto perché qualche via o piazza ne porta il nome, il cui assassinio è simbolo della commistione tra la criminalità delle squadracce e quella non meno bestiale del regime di Mussolini.

Non ci stupiamo comunque delle dichiarazioni di questo personaggio, la cui origine politica parla chiaro.

Consigliamo però la lettura delle dissertazioni della consigliera elpidiense a chi, nel centro-sinistra, è convinto che i finiani o il “Terzo Polo” possano essere parte di uno schieramento da opporre a Berlusconi in nome di una non meglio specificata “piattaforma democratica”.

matteottigobettigramsci

Nella Brambatti candidata a sindaco per il centro-sinistra fermano

Fermo, lì 20/11/2010

Il candidato Sindaco del centro sinistra per le amministrative 2011 della città di Fermo è la prof.ssa Nella Brambatti. Sul suo nome si è determinata la convergenza di tutte le forze politiche della coalizione, segno di forte unità e condivisione.
Nella Brambatti è una candidata autorevole e capace di dare alla nostra città una prospettiva di innovazione e rilancio. Oltre che sul nome del candidato Sindaco, si è raggiunta una forte intesa sulle principali linee programmatiche per la città e sulla “Carta dei Valori” che è stata sottoscritta.
Alle altre personalità del centro sinistra su cui il tavolo ha discusso, vanno il nostro ringraziamento e apprezzamento per la disponibilità unitaria a lavorare tutti insieme per una svolta necessaria ed urgente nella città capoluogo.

PD, IDV, SEL, PSI Lista Civica “La Spiga”, PdCI, PRC, Fermo Insieme, Lista Cesetti, Verdi
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Paolo Rossi, intervista al Corriere Adriatico

Da giorni è iniziato il valzer delle candidature nel centrosinistra fermano. Lo scenario ha visto aumentare e diminuire il numero dei potenziali candidati alla carica di sindaco sul tavolo della coalizione, in cui a fare la parte del leone è il Partito democratico. Rientrata in gioco a tutti gli effetti Nella Brambatti, sembra che l'altro nome forte del panorama del centrosinistra sia quello dell'avvocato Paolo Rossi, del Partito dei comunisti italiani. Proprio ieri abbiamo riportato le dichiarazioni del segretario Renzo Interlenghi, che definiva Rossi un candidato di serie A, a cui il Pdci non rinuncerà facilmente. Insomma un confronto interno al centrosinistra con un dibattito che diventa serrato.

Avvocato Rossi, come valuta le parole di Interlenghi?

“Anzitutto, mi preme precisare che in questa fase è vitale affrontare certe questioni all'interno dei singoli partiti o comunque nelle sedi deputate. Fermo restando il massimo rispetto per la stampa locale e per il suo ruolo. D'altra parte, credo che Renzo Interlenghi abbia parlato come segretario del partito, ma anche e soprattutto come amico: è stato lui l'artefice della mia entrata in politica nel 2006. E' comprensibile, da parte del partito, rivendicare la coerenza e la bontà della propria scelta”.

Questo significa che il Pdci punta su Paolo Rossi?

“Le parole battagliere di Interlenghi non implicano la chiusura preventiva nei confronti degli altri partiti della coalizione. Anzi, se si dovesse raggiungere una convergenza su un nome autorevole, su una persona capace, sarò pronto a fare un passo indietro. E non ci vedo nulla di scandaloso”.

Si riferisce a Nella Brambatti?

“Non conosco personalmente la professoressa Brambatti, ma so che gode di ampia stima. Per il resto, diciamo che non voglio mettere il naso in casa altrui”.

Non ci dica che lei non aspira a fare il primo cittadino…

“E' evidente che ci credo, ma le assicuro che queste non sono decisioni che si prendono a cuor leggero: per accettare una responsabilità del genere bisogna interrogarsi umilmente sulle proprie capacità. La scelta definitiva deve tenere conto di tanti fattori, non da ultimo le condizioni in cui si andrà ad amministrare la città”.

Crede si finirà per andare alle primarie di coalizione?

“Le primarie sono un grande strumento di democrazia, ma che non diventino un feticcio. E' bene privilegiare un percorso volto al raggiungimento di una sintesi, di una convergenza. Il fatto che ci sia un'ampia rosa di candidati non è negativo né riflette la presenza di difficoltà”.

E se non si arrivasse ad un'intesa?

“Parteciperemo alle primarie, ma auspico che l'area della sinistra a cui apparteniamo si esprima con un solo candidato. Non deve essere necessariamente il sottoscritto, ma bisogna dare un messaggio forte”.

Su cosa punterà la sua campagna elettorale?

“Non è serio fare la lista della spesa, ma senza dubbio sarà necessario ristabilire un rapporto virtuoso tra Pubblica Amministrazione e cittadini, nel rispetto delle regole. Nessuno è ostile all'arrivo di investitori seri per il rilancio della città di Fermo”.

Intervista di Stella Alfieri su www.corriereadriatico.it

Interlenghi sulle comunali di Fermo

Partito dei Comunisti Italiani, parla Interlenghi: Paolo Rossi candidato di serie A, qualcun altro probabilmente no.

Ce l'hanno e se lo tengono, almeno per il momento. Questo il succo della questione. Stiamo parlando di Paolo Rossi, candidato sindaco del Partito dei Comunisti Italiani, coordinato nel capoluogo dall'avv. Renzo Interlenghi.

Di fronte alle altre forze del centrosinistra come SEL, Socialisti, Rifondazione e Fermo Insieme, tutte pronte a dare l'ok alla candidatura della pidina Nella Brambatti, i Comunisti si pongono in maniera diversa aspettando il prossimo vertice in programma forse sabato.
Il segretario comunista è chiaro: “Paolo Rossi è un candidato di serie A e non è secondo a nessuno. Il fatto che qualcun altro abbia già ritirato il suo uomo o è pronto a farlo mi fa pensare a candidature di serie B, o serie C addirittura. Non è così per noi. Legittima la posizione del PD nel caso proponga alla coalizione un solo nome invece di cinque, ma questo non cambia il fatto che Rossi c'è e resta una proposta credibile, forte e seria”.
Dunque, all'indomani delle dichiarazioni degli altri leader della coalizione, convinti che a questo punto si possano evitare le Primarie schierando subito il candidato unico (la Brambatti appunto), l'incognita Comunisti resta tale. Anzi, lanciando frecciate a chi il sindaco lo aveva proposto e lo ha già ritirato, il partito sembra voler rafforzare la sua posizione, a meno che...
“A meno che – dice provocatoriamente Interlenghi – il Partito Democratico non si presenti al tavolo della sinistra con un nuovo candidato, autorevole, come può essere il segretario comunale...”. Una provocazione, appunto, quella dell'avvocato fermano, che però fa capire come Rossi non debba essere considerato meno importante dei cinque candidati democratici. Nessuno di questi, dunque, convince a pieno i Comunisti.
A rafforzare la posizione di Interlenghi e compagni c'è forse quanto accaduto negli ultimi giorni a Milano, dove il deputato di Rifondazione Comunista Giuliano Pisapia ha fatto saltare i piani del PD vincendo le Primarie di coalizione. Se è successo a Milano perchè non potrebbe succedere a Fermo? Magari è questo il sogno dei più estremisti, che in questo preciso momento vedono il Partito Democratico in palese difficoltà a livello nazionale. Ecco allora che il famoso passo indietro dei partiti più piccoli potrebbe essere meno di moda rispetto a qualche tempo fa. Milano insegna.

Articolo di Simone Troiani, su www.informazione.tv

Intervento di G. Massucci: l'importanza di promuovere un territorio di qualità e delle qualità

guglielmo_massucci
Alla luce dei favorevoli dati turistici della stagione estiva appena conclusa, che ha visto la Provincia di Fermo incrementare sia le presenze del 5,2%, sia gli arrivi del 2,8% (periodo gennaio-agosto 2010), l’Assessore al Turismo della Provincia di Fermo, Guglielmo Massucci, si interroga su come la proposta di istituzione del modotromo nell’area di San Marco alle Paludi, alle porte di Fermo, si possa coniugare con una politica turistica incentrata nel promuovere un territorio di qualità e delle qualità.

“In tale ottica stiamo lavorando per dare un’immagine di territorio indenne da situazioni critiche ed inquinanti – sottolinea Massucci – puntando anche su un’agricoltura salubre che possa quindi dare prodotti genuini. In questo, siamo stati anche aiutati dalla nostra storia recente che è scampata ad un’urbanizzazione selvaggia, conservando la sua integrità che oggi stiamo vendendo a livello turistico. Per tale ragione sono contrario all’inserimento in un polmone verde dell’entroterra fermano, quale quello dell’area di San Marco alle Paludi, di un motodromo che non potrà che deteriorare un suolo ed un’area ad alto valore paesaggistico, storico e naturalistico. E con esso l’immagine turistica che nel tempo abbiamo costruito e che stiamo veicolando, a quanto pare con buoni risultati. I dati positivi di questa stagione turistica lo dimostrano ed ancora di più se si sommano a quelli della passata stagione (+ 10% negli arrivi e + 4,6% nelle presenze) ove il dato fu in parte gonfiato dall’ospitalità fornita ai terremotati aquilani, quest’anno non influente. Dati importanti per il turismo fermano, che ci debbono far riflettere. Come d’altronde il rapporto costi/benefici dell’operazione i quali, a mio parere, tendono dalla parte del territorio. Alla lunga – volendo ragionare soltanto in termini economici – i posti di lavoro che può produrre il motodromo rispetto a quelli che il comparto turistico in quella zona può veicolare sono minori: basti pensare ad un paesaggio ben conservato sotto forma di turismo culturale, di agriturismo, di residenze qualificate in antichi borghi e casali, di agricoltura specializzata, ecc. Il turismo è un settore economico trainante per la nostra economia e nel futuro lo sarà sempre di più. E per fare turismo, per organizzare un prodotto turistico efficace non si può non partire dal territorio. E questo deve essere tutelato. Se una prestigiosa rivista americana ha inserito le Marche fra i paradisi terrestri del mondo lo ha fatto anche e soprattutto per la salubrità che il territorio in cui viviamo possiede e sprigiona, per l’ambiente ancora tutto sommato incontaminato dove poter vivere bene ed in salute”.

Tratto dal sito web della Provincia di Fermo.

Comunicato della FdS sangiorgese

La Federazione della Sinistra prende atto, con preoccupazione, della stringente modalità a carattere giornalistico con cui ci si approccia al problema riguardante la viabilità nella zona collinare a nord di Porto San Giorgio. Nello specifico, ci chiediamo se questo pressing mediatico, il cui contenuto è chiaramente a favore di una cementificazione da operare in una zona paesaggisticamente bella del nostro paese, venga imposto all’amministrazione con una formula “ricattatoria”: detto in altri termini, o si allargano le sedi stradali e si costruiscono nuove strutture ricettive (andando ben al di là di una doverosa manutenzione delle strade esistenti, con effetti distruttivi per l’ambiente) o il turismo religioso, e quindi una potenziale risorsa economica per il paese, verrebbe nell'immediato futuro a mancare. Nella cittadina rivierasca è evidente l’incapacità degli amministratori di sviluppare un piano organico di sviluppo economico del Paese basato sulla promozione della cultura, sullo sviluppo di relazioni con il resto del territorio della provincia fermana e al di fuori di esso, sul rispetto e la qualificazione dell’ambiente, sulla promozione di luoghi e momenti di socializzazione da cui possono uscire, direttamente dalla cittadinanza, idee importanti per il lavoro dell’amministrazione di Porto San Giorgio. Invece di tutto ciò, amministratori e privati economicamente interessati riscoprono Porto San Giorgio come un “luogo santo”, come una meta di pellegrinaggio; più prosaicamente, hanno fiutato il business che si cela dietro il turismo religioso, in mancanza di un progetto di sviluppo di più ampio respiro.
Si vuole incrementare il turismo religioso? È una opportunità alla quale come Federazione della Sinistra non ci opponiamo, ma che questo avvenga nel totale disprezzo dell'ambiente e nell'esclusivo interesse di qualche privato non ci trova assolutamente d'accordo. In alternativa, suggeriamo che il turismo religioso, con il suo corollario di pellegrinaggi penitenziali e devozionali, venga progettato coinvolgendo tutte le strutture ricettive sangiorgesi e di zone limitrofe già esistenti e contemporaneamente vorremmo che si ripensasse la collina e le sue vie di accesso a beneficio sia di chi intende intraprendere un cammino di fede, sia di chi vuole semplicemente godersi questa bella zona di Porto San Giorgio.

PdCI - PRC, Federazione della Sinistra di Porto San Giorgio
22 settembre 2010

Interlenghi: questa volta la sinistra non si farà “cucinare” sul tavolo delle trattative.

di Diana Marilungo
da Il Messaggero, lunedì 13 settembre 2010.

FERMO. Il tavolo della coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni di primavera per il rinnovo del Consiglio comunale e del sindaco di Fermo stenta a riprendere gli incontri dopo le ferie estive e la compagine che si presenterà alle elezioni è ancora ufficialmente sulla carta. Intanto la sinistra è in fermento. Una serie di riunioni si sono svolte in questi giorni tra Pdci, Prc, alcune liste civiche e Sel. Altre ne sono in programma tra il Pdci e la “Fabbrica di Nichi”. Anche questo movimento scenderà in campo per le prossime elezioni comunali fermane. Il ritardo delle riunioni del tavolo di centrosinistra probabilmente è dovuto al fatto che il Pd attende lo svolgimento dei propri congressi che debbono tenersi entro il 31 ottobre e che iniziano il 23 settembre prossimo prima di confrontarsi con le altre forze politiche. Da rinnovare, oltre quelli dei circoli, i coordinatori dell’Unione Comunale fermana guidata attualmente dall’assessore provinciale Giuseppe Buondonno (che probabilmente sarà rieletto segretario) e quella provinciale di Cinzia De Santis. In queso caso la presentazione ufficiale dei nomi deve avvenire entro il 18 settembre. Se all’orizzonte non c’è ancora alcun nominativo ufficiale alla carica di segretario dell’Unione Comunale, per quella provinciale sono due le proposte in pole position oltre a quella della uscente Cinzia De Santis. Uno tra i più quotati è quello di Fabiano Alessandrini attuale presidente della Trasfer- Steat. L’altro, invece, è quello di Alessandro Spena, presidente del Gal Fermano scarl. «Nel centro sinistra il clima è ottimo - dice Buondonno, il quale ribadisce il suo appoggio alla De Santis - gli incontri riprenderanno quanto prima. Ci saranno le condizioni per definire entro il mese di ottobre gli accordi programmatici e il metodo per sceglire il candidato sindaco. Ma non è una corsa contro il tempo, le forze del centro sinistra hanno da oltre cinque anni un terreno comune di idee e proposte su cui lavorare, hanno il programma condiviso della Provincia (rispetto alla quale la città capoluogo non è certo un’appendice estranea), si tratta semmai di far sì che i cittadini prendano atto, con più chiarezza che il centro destra è in pezzi e da tre anni non governa la città». La sinistra intanto riafferma il proprio no ad un allargamento della coalizione all’Udc. «Stiamo, attraverso una serie di incontri, costruendo un terreno per andare compatti all’alleanza con tutto il centro sinistra - dice il segretario provinciale del Pdci, Renzo Interlenghi - Anche se è forte il rischio che possa accadere quanto avvenuto in Regione con l’entrata dell’Udc, questa volta la sinistra non si farà “cucinare” sul tavolo delle trattative. L’Udc deve rimanere fuori dalla coalizione di centrosinistra».

Il PdCI propone Paolo Rossi a sindaco di Fermo

Dal Messaggero del 2 settembre 2010.

Spira un vento gelido tra molti rappresentanti dei partiti e dei movimenti civici all’interno delle coalizioni di centro destra e centro sinistra. In tutti e due i casi la costruzione delle alleanze per affrontare le elezioni amministrative di Fermo in primavera è irta di ostacoli. Tra l’altro la dirigenza (leggi on. Remigio Ceroni) del Pdl tace su tutto il fronte, mentre martedì sera c’è stata una riunione tra alcuni rappresentanti locali proprio sulle alleanze con alcuni componenti di una delle civiche fermane. La prossima settimana, però lo stesso Ceroni si incontrerà con l’on. Luca Paolini Commissario della Lega Nord fermana. In attesa, invece, di una riunione del tavolo del centrosinistra per discutere di programmi e candidati il Pdci di Renzo Interlenghi, in mancanza di una candidatura da parte del Pd, propone un proprio rappresentante come candidato sindaco che riunirebbe tutte le anime della coalizione. Si tratta dell’avvocato Paolo Rossi, presidente della Camera Penale del Tribunale di Fermo e attuale consigliere comunale del Pdc. La riunione di maggioranza di martedì sera dei partiti aderenti alla coalizione provinciale di centrosinistra guidata da Fabrizio Cesetti non ha portato molte novità di rilievo in merito alle prossime elezioni. Oltre alla discussione degli argomenti da portare nel prossimo Consiglio provinciale, ad un confronto sulla realizzazione del motodromo a San Marco alle Paludi (finita con un no all’impianto di tutti i partiti ed un distinguo del Centro del Fermano che vuole ulteriori approfondimenti), tutti sono rimasti sulle proprie posizioni in merito ad una coalizione identica a quella della Provincia aperta anche all’Udc come suggerito a più riprese da Cesetti. Il Prc ha nuovamente detto no ad un’entrata degli udiccini nella nuova coalizione di centro sinistra. Cauto anche il Pd provinciale che parla, sì, di una coalizione allargata ma ci va con le molle. «Non sarebbe scandaloso che il Pd rivendicasse il candidato sindaco di Fermo - dice, invece, Interlenghi -ma è evidente che ad oggi sembra non esserci un soggetto in grado di raccogliere questa sfida, mentre sarebbe opportuno arrivare ad una rapida definizione della candidatura. Naturalmente questo permetterebbe a tutta la coalizione di intraprendere un percorso comune per la sua individuazione. Fermo restando che per quanto concerne il nostro partito è già stata data un’indicazione che potrebbe raccogliere ampi consensi in tutte le forze del centrosinistra. Per un allargamento a forze che non fanno parte del centrosinistra (Udc) - conclude il segretario provinciale del Pdci- credo sia prima di tutto opportuno stringere l’accordo con i moderati già presenti, ad esempio in Provincia come il Centro del Fermano. Ritengo che l’unica coalizione in grado di poter governare questa città possa essere quella attualmente presente in Provincia non escludendo i civici».
Di.Mar.

Se la politica lascia il posto al tecnicismo giuridico

di Renzo Interlenghi, Segretario della Federazione Provinciale di Fermo del PdCI

Leggo sui quotidiani di ieri (12 agosto) che la STEAT S.p.A., società di trasporto locale, avrebbe inflitto a tre dipendenti rappresentanti sindacali la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro per cinque giorni.

Scorrendo gli articoli rilevo che i tre sarebbero “rei” di aver contestato le modalità di gestione della società da cui dipendono ed avrebbero diffuso (mediante un articolo di stampa apparso il 10 giugno scorso) false verità in ordine a turni di lavoro ed organizzazione aziendale arrecando, così, danno alla stessa avendo procurato allarme presso l’utenza in quanto avrebbero lamentato aumento della stanchezza e stress degli autisti, causato dalla cattiva organizzazione aziendale dei turni e dalle modalità di attuazione delle direttive interne al fine di raggiungere il posto di lavoro.

La cosa mi meraviglia un po’, conosco lo scrupolo con cui la società di trasporti ha sempre gestito, al meglio, i turni dei lavoratori, garantendo sempre la massima efficienza all’utenza e, soprattutto, la tutela e la salvaguardia dei lavoratori.

Non presto, pertanto, attenzione alla denunzia effettuata dai tre membri delle RSU (anche se uno di essi si sarebbe dissociato dall’articolo apparso il 10 giugno scorso e nel frattempo le RSU sono state rinnovate).

Mi colpisce, altresì, il fatto che la società abbia adottato, nei confronti di lavoratori e membri delle RSU, un provvedimento disciplinare volto a colpire quello che, sino ad oggi, appare come un sacrosanto diritto di critica e di opinione costituzionalmente garantito (a maggior ragione se ad esprimere tali opinioni siano dei soggetti preposti a farlo come sindacalisti).

Dall’articolo incriminato, infatti, non si evidenziano ipotesi di reato contestabile ai tre (né la calunnia, né il procurato allarme, né la diffamazione, proprio in virtù degli assunti anzidetti); si riscontra, invece, un esercizio del diritto di critica che, seppur astrattamente infondato, serve a fare chiarezza su determinati aspetti e condizioni lavorative esistenti nella società di trasporti.

La critica si contrasta con la forza dei numeri e dei fatti, utilizzando lo strumento della smentita, non si contrasta imbavagliando la libertà di pensiero e di opinione attraverso l’applicazione bizantina di norme di legge che, a maggior ragione, dovrebbero tener conto della madre di tutte le leggi: la Costituzione Italiana.

Non si contrasta, altresì, mediante atti di forza sui singoli lavoratori che hanno più il sapore della intimidazione che non del richiamo al rispetto di regole di comportamento che sono stabilite, innanzitutto, dallo Statuto dei diritti dei Lavoratori e che impedisce al datore di lavoro di adottare misure antisindacali idonee a rendere sterili le rivendicazioni dei dipendenti.

Se esiste un disagio all’interno di un ambiente lavorativo, esso non deve impressionare e non deve intimorire i vertici aziendali, soprattutto in tempi di crisi ove i lavoratori sono, più che altro, protesi a subire i dettami della parte datoriale e per ovvie ragioni di opportunità/necessità, indotti a chiudere un occhio persino sulla tutela dei propri diritti (Pomigliano docet).

Se esiste un disagio tra lavoratori e azienda, o fosse anche con un unico lavoratore, la forza della politica (che governa queste strutture poiché la Presidenza ed il CdA sono espressione di una mediazione politica) deve essere in grado di risolvere il conflitto senza ricorrere necessariamente allo strumento della sanzione disciplinare ma cercando di trovare le corrette soluzioni ai problemi sollevati; altrimenti la legge apparirà sempre più la “foglia di fico” dove si rifugeranno politici incapaci di spiegare al meglio il proprio ruolo perché imbrigliati nel tecnicismo giuridico: quello che andava tanto in voga durante il ventennio fascista.

In tal caso, la politica delega ai tecnici anche le linee da seguire nei rapporti con i lavoratori; ma quando gli amministratori sono espressione di forze del centro sinistra (quindi anche la nostra) da sempre - almeno a parole - attente alle problematiche degli stessi lavoratori, non è possibile accettare indebite compressioni del diritto di critica e di opinione nei loro confronti, per principio, per rispetto delle nostre intelligenze, per non farci dire dai cittadini: “sono tutti uguali!”

Porto San Giorgio, lì 13.08.2010

Nota sulla San Giorgio Distribuzione

A seguito delle ultime notizie riguardanti la San Giorgio Distribuzione, il PdCI ritiene assolutamente grave la decisione della stessa società a partecipazione pubblica di mantenere nel Cda l’ex a.d. Briganti, inquisito per gravissimi reati riguardanti lo smaltimento di rifiuti pericolosi. L’amministrazione sangiorgese e la San Giorgio Distribuzione, imitando la triste tradizione italiana di mantenere inquisiti per gravi reati in posti di importanza pubblica, dimostrano di agire senza trasparenza, senso di moralità e rispetto per i cittadini.

Porto San Giorgio, 22/07/2010

Interrogazione del compagno Bucciarelli

Assemblea Legislativa delle Marche

simbolomarche


Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI / PRC

Il Consigliere Raffaele Bucciarelli


Al Presidente dell'Assemblea legislativa delle Marche S e d e


Oggetto: Interrogazione a risposta orale in merito al rispetto dell'Accordo di Programma per il Porto di Ancona


Il sottoscritto Consigliere regionale,

preso atto


che il Presidente Spacca finalmente ha deciso, dopo oltre un anno, di sollecitare il Ministro Mattioli al rispetto dell'Accordo di Programma per il Porto che prevedeva un finanziamento statale di 226 milioni di euro per le opere a terra e a mare per rilanciare lo scalo dorico;

ricordato


che tra le opere la priorità certamente spetta al completamento della “Banchina Marche”;

considerato


che il Ministro ha dimostrato che, dopo l'arrivo del Presidente Canepa all'Autorità Portuale, ha dimenticato gli impegni presi con la comunità marchigiana attraverso il citato Accordo di Programma per il Porto e che l'attuale situazione economico-finanziaria non sembra permettere possibilità di intervento da parte del Governo Nazionale;

appreso


che esiste una proposta locale per la realizzazione della “Banchina Marche” che vedrebbe impegnate ,insieme alla Società “Ancona Merci”, anche imprese di sicuro e indiscusso prestigio a livello nazionale e internazionale;

valutata


molto positivamente tale proposta, considerata appunto l'attuale situazione economico-occupazionale che suggerisce di essere vigili osservatori di ciò che accade sul territorio, presenti e puntuali nel contribuire alla soluzione delle difficoltà, rispettando le relative competenze;

chiede


di conoscere se è intenzione del Governo regionale incontrare le parti in causa (Presidente dell'Autorità Portuale e Presidente della Soc. “Ancona Merci”) per poter, con un'opera di coordinamento dei soggetti e di governo nei confronti di questo annoso problema, avviare a conclusione la realizzazione della “Banchina Marche”.

Ancona, 09 giugno 2010
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.

Intervento di Bucciarelli al Consiglio Regionale

simbolomarche
Resoconto dell’intervento del compagno Bucciarelli (Gruppo Federazione della Sinistra) alla Seconda Seduta del Consiglio Regionale delle Marche.

11 maggio 2010

Grazie Presidente, un saluto e un augurio di buon lavoro, un saluto al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori e colleghi Consiglieri.
Ritengo che dopo un mese dalle elezioni possiamo discutere di quanto è avvenuto con un po’ più di serenità. Noi Comunisti pensiamo che in questa Regione si sia dato un forte contributo alla demolizione della moralità della politica, e non ce n’era il bisogno. Perché dico questo? Perché è stata attuata la pratica dei furbastri, quelli che trattavano con la vecchia alleanza sapendo già che avrebbero rotto a sinistra, un caso unico in Italia. Da parte del PD si è voluto caparbiamente rompere a sinistra per allearsi con un partito, l’UdC, che però ha portato meno voti di quelli che avrebbero portato i vecchi alleati. Dopo la Calabria, dove il PD ha perso più voti che nelle Marche, siamo la regione che ha pagato il prezzo più alto.
Ci si è presentati con manifesti e gigantografie in tutta la regione con i nostri simboli per dire solo dopo tre giorni: “Cari signori ci siamo sbagliati, abbiamo cambiato alleato”. Ripeto, questa è la politica dei furbi. Il Presidente della Regione Marche è stato eletto con il 31,79% degli aventi diritto al voto, ossia meno di un terzo dei marchigiani. Questi sono i dati! Quindi noi siamo preoccupati. La prospettiva nazionale per cui si è lavorato sembra cominci già a scricchiolare. Si è dato spazio ai saltimbanchi della politica, a coloro che in un anno hanno cambiato tre partiti – si potrebbero quasi definirli cavallette – e che hanno comunque acquisito sempre posti di potere.
Lo stratega, il regista, il bordolo di Urbino lo chiama “capolavoro”, allora se questi sono i capolavori della politica, viva i capolavori!
Ripeto, è la pratica dei furbi che apre la porta a di tutto e di più. Ecco perché ci preoccupiamo, ecco perché diciamo che questo modo di fare allontana dalla politica donne, uomini e giovani.
Certo, noi dobbiamo recuperare, sono d’accordo, Presidente, ma per recuperare la partecipazione di coloro che non hanno votato occorrerà fare politica trasparente, bisognerà dire quello che veramente succede negli incontri ufficiali e dire ciò di cui si discute.
Siamo quindi convinti che è aperta la questione morale, si sta affermando, il rapporto con la politica e quindi con le istituzioni è basilare, e senza l’affermazione di questo principio diventeremmo tutti uguali. Le differenze, soprattutto nel metodo ma anche nella sostanza, tra il centro-destra e il centro non si vedono più, appariamo quasi tutti uguali.
Sicché gli uomini e le donne marchigiane, così come in tutta Italia, non vanno a votare perché la confusione regna sovrana. E la destra si consolida, non è vero che perde, in Italia il centro-destra ha vinto, e si è consolidata anche qui nonostante il calo di voti, proprio perché l’UdC ha perso e ha portato sangue. Viva l’esperimento! Ma soprattutto quello che ci preoccupa è che si consolida culturalmente, quando invece noi dovremmo affermare una politica alta, quella politica che conosciamo e che deriva dalla Costituzione repubblicana e antifascista.
In campagna elettorale per molti motivi abbiamo visto un dispendio veramente indegno – non ho altri termini da usare – di risorse finanziarie. Ed oggi la sinistra è pressoché invisibile, è oscurata dai mass media, è oscurata da un sistema. Un sistema che vede sì interessati i padroni degli organi di informazione, ma di cui il PD è comunque responsabile, perché dipinge la sinistra o come radicale estrema per darsi una dignità ancora a sinistra oppure dicono che chi vota a sinistra getta via il voto, dicono che è un voto che non serve.
Ecco dunque chi è il complice vero della destra, forse non ci si rende neppure conto, è bene però che si ricominci a ragionare su questi temi.
Noi Comunisti vogliamo costruire veramente nel Paese un’alternativa culturale, un’alternativa non tanto a Berlusconi, che prima o poi passerà anche lui come tutti, bensì al berlusconismo, alla cultura dell’individualismo, della prepotenza, dell’egoismo, del “questa mattina per questa sera”. Occorre invece affermare una politica che sia basata sulla solidarietà, su lunghi programmi, sul lungo respiro, su cosa avverrà anche in questa regione tra dieci-quindici anni, come ci prepareremo. Perché il neoliberismo, così come il capitalismo, sta mostrando tutto il suo limite, lo vediamo. La speculazione mette in crisi le vite reali di milioni di famiglie. C’è uno stile di vita che basta che un vulcano si svegli e si blocca tutto, e tutti siamo impauriti perché non sappiamo cosa fare. Non sappiamo cosa fare perché abbiamo perso non solo il rispetto per le persone sulla base dei dollari e degli euro, ma anche quello per la natura.
Quindi occorre una politica più alta, una politica che combatta le cricche, ma non tanto quelle di cui si parla in questi giorni sui giornali, bensì di quelle – mi rivolgo soprattutto agli amici e compagni che provengono dal PCI – di cui parlava Antonio Gramsci nel 1930 su i Quaderni dal carcere, andate a rileggere il 14, parlava di cricche, camarille, consorterie, ma parlava anche dell’incapacità dei partiti all’opposizione di fare argine ad una cultura basata sulla violenza.
Sono dunque queste le nostre proposte.
Ecco perché la nostra opposizione sarà naturalmente diversa da quella del centro-destra, non può essere diversamente. Ci aspettiamo anche che chi ha subito, chi ha accettato a malincuore o chi ha colto con opportunismi vari la scelta scellerata di rompere a sinistra, riprenda il gusto e il coraggio di fare politica, riprenda il desiderio di lavorare e di impegnarsi per valori veri e comuni, e dia il contributo per un progetto di politica alto. Un progetto per cui vale la pena spendersi e per cui vale la pena chiedere di sacrificarsi a tutti. Un progetto che non discrimini ma accolga, che non escluda ma includa, e questo partendo dalla sinistra, partendo da quei partiti da dove essi stessi provengono e senza i quali oggi non sarebbero qui.
Nelle Marche c’è dunque molto da fare. Intanto c’è da difendere quel grande patrimonio di cose buone che sono state fatte in termini di economia, in termini sociali, in termini di aggregazione e coesione. Cose buone fatte dal centro-sinistra, tanto è vero che la lista di centro che ha vinto le elezioni se ne è vantata e oggi dice che vuole continuare quella buona pratica. Lo verificheremo.
C’è da realizzare quanto previsto in termini di diritti, siamo la prima Regione in Italia per la legislazione sui diritti, abbiamo leggi contro la violenza sulle donne. Qui voglio fare gli auguri all’Assessore Guarna, forse ancora non la conoscete, avrete occasione di conoscerla meglio, è assessore alle pari opportunità che si è presentata quando, appunto, la politica e la sensibilità sta cedendo, e quindi si è presenta con il cognome del marito – le commissarie della commissione pari opportunità non credo saranno molto contente! -. Comunque le faccio gli auguri perché so che è donna attenta, così come glieli faccio per il suo nuovo incarico per il turismo.
Abbiamo inoltre leggi contro le discriminazioni di genere che andranno attuate.
Dobbiamo contenere, come ci chiedono i cittadini, i costi della politica, ma senza cadere nel populismo. A questo proposito sapevamo nella vecchia amministrazione che certi incarichi, come quello dell’amministratore unico dell’Assam, non sarebbero stati rinnovati… (interruzione registrazione per circa dieci secondi)... per un fatto di coerenza.
In uno scenario mondiale che ci preoccupa molto saremmo contenti di discutere su quello che sarà il nostro sviluppo, in particolare vorremmo discutere dell’agricoltura, della ruralità, della difesa del nostro paesaggio, sicché del turismo, della difesa della nuova occupazione.
Quindi vogliamo cambiare la Regione.
Una Regione che però troppo spesso, Vicepresidente Petrini lei lo sa, viene scambiata quasi per un bancomat. E’ un sistema che dobbiamo cambiare, affinché una società più coesa, più attenta, più coinvolta possa affrontare meglio anche i molti sacrifici che ci saranno tanti. E non basta un minibus di propaganda per spiegare, a quei giovani che non trovano lavoro, ai giovani precari, a coloro che lo perdono, che la crisi non è finita e che morderà ancora.
Ripeto, le cose da fare saranno tante, noi faremo la nostra parte, giorno per giorno verificheremo il comportamento sui fatti. Saremo disponibili a tutti quei provvedimenti che riguarderanno l’estensione dei diritti, la coesione sociale.
Presidente, ci preoccupa quella sua frase aggiunta alla relazione originale circa l’assegnazione della casa privilegiando i marchigiani. Perché ci preoccupa? Perché le discriminazioni sappiamo dove cominciano ma non sappiamo mai dove potranno finire. Noi invece abbiamo l’obbligo di affrontare la società multietnica e pluriculturale che c’è. Ad esempio, come faremo a dire queste cose a tutte quelle aziende di trasformazione agroalimentari, dove il 90% dei dipendenti sono i cosiddetti extracomunitari? Diremo loro che li manderemo a dormire in accampamenti?! Oppure diremo che chi produce ricchezza, chi lavora nelle Marche ha gli stessi diritti e gli stessi doveri dei marchigiani?
Quindi abbiamo motivo di essere un po’ preoccupati, ma noi, ripeto, controlleremo, lo faremo molto laicamente, perché in ogni caso le contraddizioni insite nella politica dei furbi emergeranno. E se emergeranno i marchigiani saranno chiamati a giudicare e ad affrontare una realtà politica nuova, se invece non emergeranno ci sarà bisogno di un’opposizione molto forte e ci sarà bisogno di una grande presenza sul territorio di noi comunisti. I marchigiani ci hanno votato per essere presenti quindi lo faremo, lo faremo costantemente e con la caratteristica che sempre ci ha guidato, ossia disinteresse e, prima di tutto, nell’interesse del Paese.
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Intervista a Guglielmo Massucci

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Laura Gioventù incontra il Prof. Gugliemo Massucci, Assessore al Turismo, Agricoltura, Patrimonio e Edilizia Scolastica della Provincia di Fermo.

Fermo, 28 aprile 2010

Leopardi scrive della Donzelletta che venendo dalla campagna sogna di un sabato pieno di speranze. A oggi l'immagine agreste e campagnola dei Marchigiani com’è cambiata e chi potrebbe essere il prototipo simbolo del cambiamento, il solito "scarparo” arricchito sfornando suole e tacchi nel sottoscala di casa, oppure una nuova considerazione di se stessi non più come provinciali ma come partecipanti attivi nel contesto Europeo tramite la Cultura e il Turismo sempre più adeguati ai tempi che cambiano?

Noi abbiamo un grosso patrimonio sia come Provincia di Fermo ma credo anche come Regione Marche ed è la nostra ruralità e sono sicuro che la Donzelletta del Leopardi oggi possa essere inserita in questo contesto rurale, perché quando parliamo di ruralità, parliamo di borghi antichi, di agriturismi e parliamo di sapori che provengono dai saperi antichi del territorio. Credo quindi che la “Donzelletta che rientra in sul calar del sole” si può ambientare facilmente in questo nostro contesto attuale. La ruralità sarà sicuramente l’arma e il motore più forte per il nostro inserimento nell’ambito turistico europeo: abbiamo avuto alcuni turismi particolari come il mare, la montagna, la Cultura e ora si inserisce il nuovo filone dell’ambiente, dei prodotti agro-alimentari, dei prodotti sani, del recupero del territorio, della salubrità dell’aria. Queste saranno le nostre nuove potenzialità da mettere in campo per avere un riscontro proficuo nel contesto europeo. Si punta sulla ruralità, anche perché in questo momento sono disponibili finanziamenti europei, c’è il nuovo PSR (Programma di Sviluppo Rurale) che concede aiuti, ci sono i Piani Integrati Territoriali, i famosi PIT, che danno supporti, e si tratta appunto di sostegni che vanno verso il recupero di una produzione agricola sana, che poi va riversata nel settore turismo.

Il Turismo, specialmente del nostro litorale, è sempre stato considerato idoneo per le famiglie, ed anche le offerte alberghiere lo confermano, oltre al già consolidato turista-famiglia cosa e con quali forme strutturali potremmo far divenire spazio e tempo libero interessanti anche per i ragazzi, sia Italiani sia Europei? Un nuovo rapporto Cultura-Divertimento-Turismo è possibile?

Possibile lo è, ma sicuramente difficoltoso per noi, soprattutto come Provincia di Fermo. La nostra costa è stata sempre a servizio della famiglia almeno fino al raggiungimento di una certa età dei figli, infatti, quando i genitori cominciano ad avere un’età matura, seria, importante (ride) e i figli entrano nella maggiore età, chiaramente il nostro turismo non è più adatto alle esigenze giovanili, di conseguenza, scattano turismi come Rimini oppure San Benedetto del Tronto e i ragazzi si spostano più a Nord o più a Sud; questi luoghi rappresentano una grande attrattiva per i giovani.

Come possiamo invertire questo trend? Quale potrebbe essere la caratteristica seducente per attirare, nella nostra Provincia, il Turismo giovanile, strutture più ricettive o programmi più intriganti?

Io credo che le risorse ci siano, forse, per il momento possiamo dire che si tratta di risorse un po’ “virtuali”: parliamo della riorganizzazione dei piani spiaggia. Oggi la Regione Marche sta consentendo ai gestori delle concessioni demaniali l’uso di piscine, l’utilizzo di strutture per feste sulla spiaggia e l’offerta degli chalet si stanno modificando per andare incontro alle esigenze delle nuove generazioni e questo potrebbe rappresentare un valido aiuto per avere un turismo più giovane. Tuttavia, questa grande risorsa che è il nostro litorale oggi è molto a rischio, ci sono, infatti, disposizioni europee e nazionali che limitano a sei anni i tempi della gestione delle concessioni. Se questa legge è già in vigore a livello statale e della Comunità Europea, se noi non riusciremo a modificare questa normativa, sicuramente cadrà anche questo discorso perché i nostri gestori balneari non avranno più interesse ad investire in queste strutture; del resto, perché riversare denaro su qualcosa di cui si è responsabili per soli sei anni? Di questo passo si rischia la “desertificazione” delle nostre spiagge e delle nostre strutture.

Questo considerando solo la costa, nell’entroterra, invece, che cosa potremmo fare?

Per il discorso della montagna e delle zone interne, lì certo, diventa più difficoltoso organizzare un turismo per i giovani. Qualcosa sta avvenendo a livello organizzativo e nelle strutture dei piccoli paesi dove sono nate nuove Associazioni che stanno organizzando diverse feste, soprattutto “feste della birra”, riservate principalmente ai giovani e che comunque, soprattutto nella stagione estiva, sono anche motivo di attrazione turistica. L’entroterra sta facendo diverse proposte, tra cui rassegne enogastronomiche e festival musicali, che potrebbero essere una valida attrattiva per il divertimento giovanile, ma siamo ancora all’inizio!

Per un discorso coordinato su tutto il territorio, avete mai pensato di aprire un “Assessorato al Divertimento”, che unisca Cultura, Turismo ed Ambiente, con lo scopo preciso di attirare il mercato turistico straniero sulla falsa riga dell’ industria dell’intrattenimento della riviera romagnola?

Questa è una domanda che a me piace molto. Da qualche mese sono Assessore al Turismo e all’Agricoltura e a ogni occasione cerco sempre di ribadire che non si può fare Turismo se non si lavora contestualmente in sinergia con Cultura, Ambiente ed Agricoltura. Quello che propongo, per un recupero del territorio, è un lavoro che coinvolge questi quattro aspetti; e l’idea, ottima, di un “Assessorato al Divertimento” dovrebbe essere un po’ la sintesi di questi quattro settori che, dialogando, si propongono proprio come “Assessorato all’Intrattenimento” e sopratutto all’Intrattenimento Giovanile.

Per formulare proposte, per dare risposte, per stabilire compiti, mansioni, finalità, sia per il mondo del divertimento ma anche per quello del Turismo e della Cultura, in genere, si vocifera di una prossima Conferenza Provinciale dei Servizi. Una Conferenza che coinvolga non solo i soggetti turistici, ma anche quelli culturali di tutti i quaranta Comuni della Provincia. E’ un’iniziativa concreta o è soltanto un auspicio?

La funzione del Tavolo Azzurro è un po’ questa qui, perché comunque sta mettendo insieme cinquanta rappresentanti di altrettante sigle di Associazioni che si occupano di Turismo e di Cultura come gli Istituti Superiori a Indirizzo Turistico, l’Università di Fermo, l’Assessorato alla Cultura e tutti i vari soggetti interessati; poi c’è anche un Tavolo Verde per l’Agricoltura che è già stato costituito, che è già operante e che funge chiaramente da supporto a quello turistico. All’interno del Tavolo Azzurro anche l’ambiente è ampiamente rappresentato da tutte le più importanti Associazioni ambientali da Italia Nostra al WWF, perciò la si potrebbe chiamare già Conferenza dei Servizi, questo non esclude però l’organizzazione di un vero e proprio congresso, che faremo sicuramente non appena il Tavolo Azzurro sarà operativo. Operativo significa che, dopo essere stato approvato dai cinquanta rappresentanti all’unanimità, domani (29 aprile) sarà approvato in Giunta. Dopodiché, al prossimo Consiglio, ci sarà il passaggio per l’approvazione del Consiglio Provinciale, passaggio che, a questo punto sarebbe pure superfluo, ma il nostro Presidente vuole la massima trasparenza e la massima condivisione con il territorio. Una volta arrivati a questo punto, si programmerà anche questa Conferenza dei Servizi.

Il Tavolo Azzurro, come mai questo nome?

Io ho già costituito il Tavolo Verde per l’Agricoltura, il colore azzurro, in questo caso ci ricorda il mare e quindi il Turismo, ciò nonostante, durante la prima riunione ho sottolineato che lo chiameremo così solo momentaneamente, fino a quando non ci sarà la costituzione ufficiale e poi l’assemblea ne deciderà il nome definitivo, lo potranno confermare oppure cambiare. Tavolo Azzurro è un nome provvisorio.

Il Tavolo Azzurro per il Turismo potrebbe essere il riferimento strutturale e organizzativo per chi volesse far conoscere della nostra Regione anche quelle eccellenze professionali che operano nel mondo delle mostre e degli eventi culturali? ...mi vengono alla mente le figure professionali quali: restauratori di affreschi e decori, oppure il recupero e il restauro d’importanti scritti antichi su carta prodotta a Fabriano, da sempre nell'Olimpo della produzione cartaria mondiale. Queste figure professionali, oltre ad essere un eventuale futuro per i nostri giovani, come potrebbero diventare "Evento" nel panorama turistico nazionale?

Io gradirei molto che queste figure diventassero evento nel panorama nazionale, perché il mio mestiere è quello di restauratore, lo faccio per le Sopraintendenze e lo faccio da una vita. Certo, lavorare sul recupero dei nostri beni più importanti e farlo diventare un avvenimento nazionale a me piacerebbe moltissimo. Nel Tavolo Azzurro sono rappresentate tutte le Associazioni degli Artigiani e sono sicuro che ogni Associazione proporrà il meglio per essa stessa e per gli stessi membri del Tavolo Azzurro. Questa idea non l’avevo presa in considerazione, ti ringrazio molto e accetto volentieri l’input che è veramente positivo e che ri-proporrò ai rappresentanti degli Artigiani che fanno parte del Tavolo Azzurro e speriamo di farne nascere qualcosa.
Proprio in questo momento, per esempio, c’è in atto - non perché lo sto facendo io, ma perché è una cosa straordinaria - il restauro della villa napoleonica di Porto San Giorgio, la Villa Bonaparte e tra poco diventerà operativa nell’ambiente del turismo. Si tratta di una struttura architettonica straordinaria con pitture di valore eccezionale e questo potrebbe diventare un evento, credo che già ad Agosto questa struttura potrebbe funzionare e si dovrebbe aprire ai turisti e al pubblico. Sarà un luogo che porterà tanto valore aggiunto al nostro territorio e dobbiamo ringraziare l’attuale proprietario, perché bisogna credere nel proprio territorio per sostenere uno sforzo economico del genere; bisogna credere nell’arte e capire la preziosità che la villa napoleonica rappresenta per la sua specificità. A me fa paura solo pensare a quanto hanno investito i proprietari …

Raffaello Sanzio è il nostro portabandiera universale per la pittura, ma da sempre le Marche hanno avuto un legame stretto e molto particolare con Roma, sia come capitale sia come centro di potere. Dal suo punto di vista questo scambio è tuttora presente oppure i flussi culturali delle Marche si stanno spostando verso altre direzioni e per tanto anche il Turismo deve cambiare target e non puntare più sui "romani"?può esistere una "Via Marchigiana" circa il Turismo di nuova generazione?

Sostengo che, come Regione Marche, e soprattutto come Provincia di Fermo, dobbiamo ancora credere nei flussi turistici provenienti da Roma e provincia. I marchigiani sono ampiamente rappresentati nel Lazio e soprattutto a Roma, pertanto questo scambio turistico oramai è molto consolidato: noi andiamo spesso nel Lazio e a Roma per le nostre vacanze e viceversa i romani arrivano nelle nostre zone. Credo anzi che il rapporto con Roma vada ulteriormente consolidato e stiamo cercando di rafforzarlo preparando un incontro presso la Biblioteca del Ministero dell’Agricoltura, dove, con un’iniziativa mirata presenteremo i nostri prodotti locali e una nostra pubblicazione, che riguarda il nostro Turismo e la nostra Agricoltura. Inoltre, stiamo dando adesione a una manifestazione che si terrà sempre a Roma, a Piazza Venezia, con le Pro Loco dei Comuni della Provincia di Roma, dei Comuni della Provincia di Fermo e dei Comuni della Sabina proprio per promuovere il territorio e le nostre eccellenze agro-alimentari e consolidare questi antichi legami.

Come vive Lei la sua sera, è all’insegna della produzione ulteriore di responsabilità, oppure è impostata sullo “staccare la spina” per fare cose che gratificano l’uomo? Come si “diverte” l’Assessore Massucci?

Con una premessa: l’Assessore oramai è vecchio e ha i suoi vizi. Le serate di norma sono occupate da impegni politici, ma quando io non ho obblighi, “stacco la spina”, vado al bar e mi faccio una “briscola” e un “tressette” e guai a chi me le tocca, perché un’ora passata al bar con gli amici -con i quali ci sfottiamo e ce ne diciamo di tutti i colori- per me è un’esigenza! Poi chiaramente rientro a casa e dedico un paio di ore alla lettura dei giornali e alla televisione. Di norma seguo tutto il Tg3 di mezzanotte e poi magari vedo se ho qualcosa da preparare per la giornata successiva. Dedico poco tempo alla lettura di libri, comunque la mia lettura è rivolta soprattutto alle cose che sono a me più congeniali, leggo soprattutto di antiquariato, di restauro e di arte.

Quello del restauro è il principale lavoro rispetto a quello della politica oppure è solo un grande hobby?

E’ difficile da decidere, ha sempre fatto l’insegnante, anche se ora sono in pensione, ed ho sempre fatto il Sindaco di un piccolo paese, l’ho fatto per trent’anni e ho sempre svolto seriamente il mestiere di restauratore per le due Sopraintendenze di Ancona e di Urbino. Il lavoro di restauratore, oltre ad essere una grande passione però è anche una fonte di guadagno, perché “fare il politico” è costoso. Quello della politica è un hobby, un hobby che costa caro e se non ci aiutassimo con un altro lavoro non ce lo potremmo permettere.

Come era il divertimento quando era ragazzo, che cosa faceva?

Il divertimento c’era sempre, anche a letto noi ci divertivamo: nei nostri sogni c’erano le cose più belle! E’ stato un bel periodo, io non rimpiango niente. Il divertimento era andare a ballare, nella balera, più che in discoteca … andavamo negli chalet al mare …. frequentavamo Riva Fiorita a Porto San Giorgio, poi c’era un altro posto a Grottammare … di cui non ricordo il nome … da Monte Vidon Combatte ci spostavamo sempre sulla costa oppure ci organizzavamo per conto nostro, con un registratore in un cortile, di notte, un qualsiasi posto poteva diventare un ritrovo. A noi bastava poco, un po’ di musica e ci organizzavamo.

Il cinema?

Il cinema era un appuntamento settimanale, si andava a Fermo ed a San Benedetto del Tronto, in qualche caso straordinario si arrivava anche a Civitanova Marche. Il teatro invece, molto poco. Io ho cominciato a seguire il teatro spostandomi da Fermo a Roma dove ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti.

… a Roma come si divertiva?

In modo diverso da qui. A Roma ci s’incontrava sempre. L’Accademia, più che un luogo di studio, era un punto d’incontro per noi, che poi eravamo considerati artisti, e se eravamo troppo preparati e studiosi … diciamo che il secchione non si confaceva all’artista, quindi studiavamo poco (ride). Ci incontravamo di continuo, dappertutto, all’interno della scuola, poi io ho fatto il 67,68,69 il 70, il periodo delle occupazioni. Ero un attivista! Allora avevamo a disposizione tutta Roma, eravamo i “padroni”, si occupava Architettura, rimanevamo all’interno per mesi, si occupava l’Accademia … insomma, non avevamo problemi! E poi c’era sempre il ballo nei locali per ragazzi, un po’ li conoscevamo tutti. Durante il giorno invece, c’erano Porta Portese e Via Sannio, i mercati dove ci ritrovavamo. Eravamo degli habitué di queste cose, ci spostavamo con moto e motorini, avevamo vari punti di ritrovo ed a tutto pensavamo meno che allo studio!

Quindi è stato sempre un attivista della politica?

Sì, ma diciamo sempre a livelli molto bassi, infimi …

In che senso?

Beh, l’ho fatto sempre per hobby, non ho mai pensato a una carriera, non l’ho mai fatto a tempo pieno e perciò con una preparazione sempre limitata, perché si eccelle quando queste cose si fanno a tempo pieno … mentre io a tempo pieno ho sempre svolto almeno tre mestieri...l’insegnante, il restauratore ed il Sindaco.

Il “teatro” della politica, oltre ad essere quindi una passione, e per alcuni solo un palco per esibirsi, potrebbe diventare una forma di “divertimento” per quei giovani che non ne hanno subito il fascino in epoche passate senza però le contrapposizioni violente che abbiamo registrato nei decenni scorsi? Penso a conferenze politiche tenute da filosofi o comici, e non solo dai politici di professione.

Io dico continuamente che un giovane dovrebbe sempre interessarsi di politica, anche se non in modo attivo, dovrebbe comunque partecipare agli incontri e agli eventi politici, perché intanto è formazione ed è una formazione seria e chi lo farà se lo ritroverà sicuramente come credito, come background culturale per il futuro. Poi, se c’è anche passione e si entra un po’ nel meccanismo politico, credo che per un ragazzo sia un grosso aiuto oltre che per la sua formazione ideologica e culturale anche per quella professionale, qualunque essa sia. I giovani dovrebbero credere di più nella politica e noi, allo stesso tempo, dovremmo agevolarli in questo senso; spesso invece non lo facciamo. Io, per esempio, sono uno di quelli che predica bene ma razzola male, infatti, ho sessantacinque anni e mi trovo ancora a fare politica, quando a posto mio ci potrebbe essere benissimo un giovane.
Ovviamente, poi, è difficile trovare il politico che si fa “infilzare” sullo spiedo, io darei la mia disponibilità anche perché non mi sono mai considerato un politico. Quando facevo il Sindaco, mi paragonavo sempre ad un amministratore di condominio, perché il mio è un piccolo paese. Poi ho fatto il Consigliere Provinciale e ora l’Assessore, ma, come ho già ripetuto, non posso considerarmi un politico. Il vero politico è quello che vive con le sole risorse della politica. Bisogna arrivare ad un livello più alto per essere veri e propri politici. Ripeto, questo è un hobby, e dobbiamo lavorare sodo per potercelo permettere. Uno come me sarebbe pronto a discutere con i giovani, anche perché riconosco che gli stiamo togliendo spazio, e sono sempre il primo a dirlo, così evito che mi aggrediscano. Indubbiamente, per noi, è importante pensare e tentare qualcosa di nuovo; la tua proposta infatti, sarebbe ottima per dare ai giovani la possibilità di ritrovare un feeling in positivo con la politica.

La Regione Marche ha usato un famoso attore americano per divenire il testimonial di una campagna pubblicitaria molto discussa, secondo lei che tipo di personaggio, o personaggi, e con quale messaggio, potrebbero essere idonei per diventare i testimonial della Provincia Fermana?

La Regione Marche ha questo obiettivo: si riserva di fare la promozione del territorio, noi, come Provincia, siamo preposti all’accoglienza e dobbiamo lavorare sulle strutture ricettive. Ritengo giusto questo progetto: ho piena fiducia in quello spot, e nel suo modo di associare i nostri paesaggi infiniti, Leopardi ed Hoffman. La Regione Marche ha fatto una cosa veramente importante per promuovere il nostro territorio regionale e le singole realtà locali: è stato un connubio ideale e non ne vedrei altri migliori. E’ la prima volta che la Regione si “sprovincializza” per proiettarsi su una dimensione europea e mondiale. Lo ha fatto molto bene e con pochissima spesa. Nella stessa cifra, infatti, circa un milione e settecento mila euro, se non ricordo male, è tutto compreso: il compenso dell’attore, il costo dello spot e di tutti i vari passaggi sulla televisione nazionale e sui principali canali europei.
Noi dobbiamo ora focalizzarci sull’accoglienza, perché fare singolarmente la promozione di Ascoli Piceno, di Fermo, di Recanati e di tutte le altre città, non avrebbe senso.

Nota del Segretario di Federazione

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Leggo sul Corriere Adriatico di oggi che il Segretario di Federazione di Rifondazione Comunista di Fermo apre una polemica nei confronti del nostro Partito.
La colpa addebitata: aver autonomamente, e senza consultare l'alleato della Federazione della Sinistra, espresso la propria opinione sul prospettato allargamento della Giunta della Provincia di Fermo.
Inutile asserire che, per fortuna, esiste ancora una libertà di pensiero a prescindere dall'appartenenza partitica.
Inutile asserire che detta opinione è stata espressa in qualità di segretario dei Comunisti Italiani.
Inutile affermare che la deontologia della politica ha alcune regole che, secondo noi, debbono sempre essere rispettate se non si vuole soccombere come certa parte del centro sinistra, ahimé, vorrebbe.
Peccato che alle riunioni di maggioranza in cui si discusse dell'eventuale allargamento, nessuno dei compagni di Rifondazione sia intervenuto, essendo tale partito in fase di riflessione.
Peccato che in occasione di una delle dette riunioni, lo scrivente apprendeva per bocca del Presidente Cesetti (e non dal segretario) che RC non gradiva l'allargamento e che tale partito stava riflettendo sia sul fatto di continuare la collaborazione con il centro sinistra, sia sul fatto di rimanere uniti (uniti?) ai Comunisti Italiani...
Peccato che la demagogia sia la base di certe riflessioni posto che, mentre i cugini riflettevano, i Comunisti Italiani ottenevano che l'Amministrazione Provinciale passasse dalla cd Fase 1 (o della istituzione della Provincia), alla Fase 2 con un piano straordinario per l'occupazione ed il miglioramento delle infrastrutture.
Ancora una volta si confrontano la politica della concretezza con quella dei dogmi, ma a questi atteggiamenti siamo abituati al punto da volere ancora di più l'unità dei comunisti (almeno si potrà avere una linea unitaria di azione).
Abbiamo scelto di chiedere il rispetto degli accordi assunti in occasione della composizione originaria della Giunta, perché siamo persone serie e crediamo ancora nella lealtà in politica; d'altra parte le competenze della Provincia sono molteplici e non sarebbe scandaloso aumentare il numero di assessori al fine di migliorare il servizio amministrativo, né ciò comporterebbe un aumento dei costi (SEL ha addirittura chiesto un allargamento a parità di emolumenti, quindi senza costi aggiuntivi).
SEL ha garantito alla Federazione della Sinistra di partecipare con un candidato di RC alla competizione elettorale regionale, rifiutando incarichi da parte del partito di Ucchielli; SEL non ha ceduto alle offerte di Spacca ed ha solidarizzato con i comunisti. Correttezza politica vuole che occorra battersi anche affinché i compagni di SEL abbiano una rappresentanza in Giunta, anche alla luce del fatto che a livello regionale, oramai si tenta in ogni dove di emarginare le forze comuniste e della sinistra.
L'atteggiamento tenuto da RC è, come troppo spesso accade, autoreferenziale, di autosufficienza e, purtroppo, sterile.
Non basta dare giudizi del tutto gratuiti o pagelle all'operato di questa istituzione o di quel partito, occorre lavorare costantemente per il raggiungimento degli obiettivi.
RC plaude alla scelta del Presidente di non allargare la Giunta, con un atto di estrema sudditanza nei confronti dello stesso; poi lo critica affermando che, ad oggi, il programma sarebbe restato inattuato: entrambe le asserzioni sono errate. Il Presidente ha solamente chiesto un rinvio per l'allargamento, legandolo all'inizio della sopra citata Fase 2 (quindi prima o poi lo farà); non è vero che il programma sia rimasto inattuato: molti sono gli obiettivi ad oggi raggiunti ma se i compagni di RC si limiteranno a criticare senza mai partecipare attivamente alla vita dell'amministrazione (delegando ad altri tale compito), non sapranno mai quali risultati siano stati ottenuti (approvazione dello Statuto quale atto indispensabile; approvazione di tutti i regolamenti necessari al funzionamento dell'istituzione; divisione dalla provincia di Ascoli Piceno con ben sei mesi di anticipo; intestazione di tutti i beni immobili e divisione del personale; inizio delle attività di work experience; ottenimento di diversi milioni di euro quali FSE; individuazione dell'area per la costruzione del prossimo ospedale di rete; stanziamento di svariate centinaia di migliaia di euro per la sistemazione della viabilità; tutela ambientale in occasione dello straripamento del fiume Ete con salvaguardia del patrimonio e delle persone; presa di posizione netta nei confronti delle centrali a biomasse; ecc...).
Vorrei ricordare ai cugini che è trascorso solamente un anno dalla istituzione della nuova Giunta.

Non so cosa possano avere in mente Piergentili e compagni, ma ritengo che la sinistra, compatta, è stata in grado di spiegare un'egemonia nella Provincia e noi siamo sempre più convinti dell'importanza dell'unità. Ogni altro atteggiamento separatista non ha più ragione di esistere e, stante l'attuale stato delle cose, sarà sempre più perdente, proprio ciò che non vorrebbero mai i lavoratori, i pensionati, i giovani, i disoccupati, gli studenti e tutti coloro che, invece, chiedono maggiore sobrietà e modernità, anche nel linguaggio.

Renzo Interlenghi
Segretario di Federazione del PdCI - Fermo

Interlenghi a proposito dell'Appello per l'UD per le Marche

All’Appello per l’Unione Democratica per le Marche ha risposto Renzo Interlenghi, Segretario della federazione di Fermo del PdCI:

Come Segretario Provinciale dei Comunisti Italiani di Fermo (oramai quasi al termine della propria esperienza), mi sento chiamato in causa e mi si chiede di sottoscrivere un “Appello urgente per l'Unione Democratica per le Marche". Io credo che la mia firma sia stata posta nel momento in cui, appoggiando il programma e la candidatura di Massimo come Presidente di questa Regione, insieme a tutte le compagne ed ai compagni della nostra Provincia, ci siamo battuti in mezzo ad una autentica jungla elettorale per far sì che restasse accesa la fiamma della passione comunista e di sinistra in una Regione che ha virato verso politiche di centro destra. Ci siamo battuti per riaffermare quelle cose per le quali, oggi, mi si chiede un ulteriore atto di fedeltà; si chiede una ritualità ed una sacralità che, come rappresentante di un partito, uno di quelli così tanto denigrati, ingnorati, a volte derisi, laico nel pensiero e nel dogma, faccio fatica a seguire. Liberamente, non mi sento di appartenere ad una grande, o piccola, chiesa che nella liturgia ritrova il senso delle proprie azioni. Non credo nelle azioni urgenti, niente è più urgente della comprensione di essere tutti utili e nessuno indispensabile; sono utili i consiglieri regionali eletti, ma non sono indispensabili, altrimenti avremmo adottato altre scelte straetgiche (magari l'accordo con questo Centro Sinistra annacquato); sono utili le idee di chiunque abbia voglia di appassionarsi alla politica ma, la storia ci insegna, non sono indispensabili perché, per fortuna, non siamo soli e, come durante il fascismo sembrava che i comunisti fossero scomparsi, essi sono ritornati fuori, rialzando la testa. Non occorre la mia firma su questo appello, perché essa è già stata impressa nel riporre fiducia nelle idee prima, e negli uomini poi, anche in quegli uomini che, guardate, non seggono in Consiglio Regionale in maniera illegittima. Sono compagni che, al pari di tutti noi, hanno lottato per strappare un voto in più alla nostra coalizione e che, in base ad una legge elettorale (che non è ingiusta perché alla fine premia Tizio anziché Caio ma perché esclude chi virtualmente dovrebbe rappresentare tutti) approvata anche dai nostri partiti, all'epoca, voleva stroncare le gambe alle minoranze in generale. Siamo, quindi, vittime dei nostri stessi errori. Da nessuno, però, ho sentito una parola di incoraggiamento e di congratulazione per questi compagni eletti (come se fossero degli usurpatori), forse la meriterebbero, anche per farli sentire parte di questi progetti innovatori e democratici.
Renzo Interlenghi

L'eletto della FdS, Raffaele Bucciarelli

Dalla scheda personale del compagno Raffaele Bucciarelli (sito web del Consiglio Regionale):

bucciarelli
Nato a Castelplanio il 10.06.1948, ha due figli e risiede a Maiolati Spontini.
Dopo il diploma di scuola media, ha frequentato il biennio dell’Istituto Agrario e, da autodidatta, ha appreso tre lingue (francese, tedesco, spagnolo).
Dal 1966 al 1968 è emigrato in Svizzera, dove ha lavorato come operaio. Rientra in Italia, fino al 1972 lavora come operaio metalmeccanico, assunto dalle ferrovie dello stato, dove ha lavorato impegnato con la qualifica di capotreno. Dal 2002 è pensionato.
Nel 1974 si iscrive al P.C.I. del cui Comitato federale di Ancona farà parte dal 1977.
Dal 1975, per un anno, è assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Maiolati Spontini, di cui diventa Sindaco nel 1976. E’ rieletto nell’80 e termina il mandato nel 1985, quando è stato eletto Consigliere Provinciale per il P.C.I.
Nel 1982 è promotore, fondatore e primo presidente del “Consorzio Intercomunale Metano” oggi “Consorzio Intercomunale Servizi” che opera nella media Vallesina.
È impegnato nel campo della solidarietà volontaria e, nel 1992, fonda l’Associazione “Collettivo Guatemala-Moie”, che attraverso incontri soprattutto con studenti, fa conoscere le condizioni di vita dei Maya del Guatemala in stretta collaborazione con il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù Tum; sostiene inoltre progetti di sviluppo sociale in Guatemala.
È eletto, sempre nel ‘92, nel comitato degli iscritti della F.I.L.T. – C.G.I.L. di Ancona.
Nel ’91 è tra i fondatori di R.C. nelle Marche; ora fa parte dei Comunisti Italiani. Dal ’94 è stato Assessore Provinciale con deleghe alla viabilità, trasporti, turismo, patrimonio porto, urbanistica, caccia e pesca, edilizia residenziale pubblica, rapporti con i Comuni, partecipazione democratica e dal ’98 all’agricoltura.
È stato anche Coordinatore Regionale dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio. Eletto nelle regionali del 2005 per il PdCI, ha rivestito il ruolo di Presidente del Consiglio Regionale.
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.

La Segreteria Regionale sul risultato elettorale

La Segreteria Regionale dei Comunisti Italiani ringrazia le elettrici e gli elettori che hanno dato sostegno alla lista Federazione della Sinistra e al candidato Presidente Massimo Rossi della coalizione “Unione Democratica per le Marche”, che in una situazione di sproporzioni di mezzi finanziari e di accesso all’informazione, ha ottenuto il 7%.
Il risultato è ancora più significativo se si considera l’aggressione fatta nei nostri confronti sul cosiddetto “voto utile”. Chi pensava e voleva cancellare la sinistra e i Comunisti dal Consiglio Regionale è rimasto deluso. In particolare il PD e Spacca che hanno vanificato, attraverso una imboscata di palazzo, 15 anni di centro-sinistra nelle Marche. Il “capolavoro“ consiste, secondo costoro, nell’aver cacciato senza nessun motivo la sinistra e i Comunisti dalla coalizione ed aver imbarcato l’UDC (e liste di destra) che porta meno voti della sinistra, il 5,8% contro il 7,11% e apre una stagione di discontinuità rispetto alla legislatura che si è chiusa.
Questo “capolavoro”, che accentua la democristianizzazione del PD marchigiano, è tutto l’opposto di ciò che serve per contrastare l’ascesa del Berlusconismo e della Lega, che per la prima volta entra nel Consiglio Regionale delle Marche. Con un nemico così forte come è il berlusconismo occorreva e occorre una vasta unità delle forze democratiche. In tutt’altro contesto il PCI di Togliatti contro il fascismo creò un fronte ampio fino a Badoglio, invece questi scienziati di provincia hanno spezzato un legame unitario che durava da molti anni. Il “laboratorio” ha funzionato, dicono all’unisono i due segretari amici, perché il rischio era di perdere, E’ vero l’opposto, con l’UDC Spacca ha rischiato di perdere, con noi aveva vinto con il 58% nel 2005, oggi vince con il 53,1%.
La Federazione della Sinistra ha eletto e riconferma il compagno Bucciarelli consigliere regionale che sarà, attraverso il lavoro istituzionale, portatore di una politica di continuità con quanto hanno fatto il PRC e il PdCI sui temi del lavoro, dei servizi pubblici, della sanità, della scuola, della cultura, dei diritti. I Comunisti Italiani continueranno il lavoro unitario per consolidare i rapporti con il PRC in tutte le sedi per costruire un unico partito comunista. Ringraziano in particolare il compagno Massimo Rossi per l’impegno e ritengono che l’esperienza dell’ “Unione Democratica delle Marche” debba continuare.
La Segreteria del PdCI che riunirà nella prossima settimana il Comitato Regionale per una più dettagliata analisi del voto, è preoccupata per la crescita esponenziale dell’astensionismo che trova nuova linfa da operazioni di trasformismo politico come nelle Marche, dove in queste ore l’ “operazione capolavoro” del PD e il “laboratorio ha funzionato” dell’UDC, si sta traducendo, ad esempio, al Comune di Macerata in uno scontro durissimo sul ballottaggio per le comunali, dove l’UDC, in “coerenza” con la scelta regionale, appoggia il sindaco di destra.
Un po’ più di serietà non guasterebbe.
La segreteria del PdCI augura un buon lavoro al compagno Bucciarelli e fa gli auguri al Presidente Spacca.

Ancona, 31 marzo ’10

Regionali, i risultati nel Fermano

Ad una veloce lettura dei risultati delle elezioni regionali, non possiamo non constatare in primo luogo il risultato significativo della Sinistra e dei comunisti in particolare, dato che mette in luce anche il fallimento del laboratorio targato Ucchielli-Casini-Favia. Pur vincendo, infatti, la coalizione di Spacca perde 90.000 voti: alla faccia delle strategie della rincorsa al centro dei neodemocristiani “sotto copertura”.

Nonostante il richiamo al “voto utile” (ritornello che in tempi non lontani accompagnò la vittoria di Berlusconi alle ultime politiche e il flop del centrosinistra alle passate europee...) gli elettori marchigiani hanno portato all’Unione Democratica di Rossi quasi 54.851 voti (ovvero il 7,11%), consentendo l’elezione di due consiglieri, tra cui il compagno Raffaele Bucciarelli che nella Circoscrizione di Ancona ha raccolto 943 preferenze su 8.795 voti alla Federazione della Sinistra.

Nel Fermano, la coalizione di Massimo Rossi ha preso 7.216 voti, di cui 3.244 alla Federazione che equivalgono al 4,12%. I voti al solo candidato presidente sono stati 1.279: la preferenza politica ai comunisti viene dunque messa in evidenza, così come in tutta la Regione. Il compagno Interlenghi, segretario provinciale del PdCI, ha incassato quasi 700 preferenze (per l’esattezza 694).

Seguiranno certamente analisi più dettagliate: per il momento, ci sembra chiaro che il risultato dei comunisti sta a significare che gli elettori non ci vogliono subalterni né al PD, né a coalizioni allargate all’infinito. L’epoca del “meno peggio” è finita, si riparte da noi comunisti per costruire l’alternativa di classe.

Tutti i risultati alla pagina www.elezioni.marche.it

Bargoni colpisce ancora

alessandro bargoni
Oltre a rubare, stuprare, fregare il lavoro agli italiani e non pagare le tasse... L’ineffabile Pierino Bargoni svela l’ennesimo crimine degli extracomunitari: le affissioni abusive.

Resteranno indimenticate le burle dell’avvocato Bargoni, che ha affrontato la corsa per le regionali con la foga dell’Alvaro Vitali dei tempi migliori. Oltre all’ingente spesa per vele e 6X3 (che hanno avuto la sola funzione di far calare drasticamente il numero dei visitatori della provincia), il Bargoni non ha lesinato sberleffi a questo e quello e soprattutto ha abbondato in affissioni abusive... prevalentemente a danno dei suoi colleghi di lista, credendo che questi avrebbero preferito non denunciare l’occupazione illegale dei loro spazi sui tabelloni.
Però le cose non sono andate così, e mentre sul sito web bargoniano continuano a comparire proclami sgrammaticati e programmi sconclusionati, ecco la Vitturini denunciare in conferenza stampa le affissioni abusive del compare di lista a discapito degli altri candidati di centrodestra.
Come ha risposto Bargoni? Ha dichiarato, probabilmente tra una pernacchia e una miccetta, che lui gli attacchini non li conosce e che poi sono tutti extracomunitari che non si intendono di politica.

Già: come dicono gli esperti, gli immigrati svolgono i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Attaccare i manifesti di Pierino Bargoni, evidentemente, rientra in questa categoria di mansioni.

Iniziativa elettorale a Sant'Elpidio a Mare

Assemblea pubblica con i candidati della Federazione della Sinistra e il candidato Presidente Massimo Rossi per parlare della scuola e della necessità dei finanziamenti pubblici alle istituzioni statali e non a quelle private... contrariamente a quanto vorrebbero PD, IdV, UDC e il resto della compagnia (in barba alla Costituzione Italiana che a chiacchiere dicono di difendere: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, Art. 33).
Giovedì 25 marzo, ore 18.00, Auditorium Giusti a S.Elpidio a Mare.

Iniziativa elettorale a Petritoli

marche elezioni regionali 2010 petritoli valdaso

Sag(r)a canigoliana, ultima puntata

licia_canigola_salto_della_quaglia
Arriva più o meno puntuale l’ennesima arrampicata sugli specchi della Sig.ra Canigola che stavolta mi tira direttamente in ballo.
Cercando di razionalizzare i suoi fumosi guazzabugli retorici presenta alla stampa alcuni punti.
Rispondo a quelli di “mio interesse”:

- La citazione dello Statuto è alquanto maldestra, in quanto l’art. 9 comma 4 recita: “Tutti gli organismi e i singoli dirigenti hanno l'obbligo di riferire periodicamente circa la loro attività agli iscritti al Partito, nelle organizzazioni da essi dirette”. C’entra quindi ben poco con la questione elettorale di cui stiamo discutendo e con la preparazione delle liste che vede coinvolti anche candidati non iscritti.

- La decisione di allontanare la Canigola dal PdCI è stata presa in una riunione della Direzione, alla presenza del Segretario regionale. E non è stata la sola riunione sull’argomento, quindi il dibattito è stato ampio (anzi alla prima riunione parteciparono dei simpatizzanti e altri candidati alle provinciali, anche quelli non iscritti). Nello Statuto del PdCI non si fa menzione dei probi viri: forse, avendo ultimamente frequentato vari partiti, la Canigola confonde anche gli statuti. Il principio che regola la vita del partito comunista è quello del centralismo democratico: “terminata la discussione e assunta una decisione da parte di ciascuno degli organismi dirigenti, questa è vincolante per tutti gli iscritti e per tutti gli organismi dirigenti. La minoranza deve accettare e applicare le decisioni democraticamente assunte a maggioranza ed è fatto espresso divieto di rappresentare all’esterno posizioni politiche difformi”. Probabilmente, secondo Canigola & c. questo principio deve essere accettato solo quando se ne traggono dei benefici, e non quando viene chiesto loro di fare un passo indietro.
Per quanto riguarda il discorso sull’autorevolezza stendiamo un velo pietoso: quando il PdCI propose la Canigola a Rossi come assessore non lo fece certo in base all’autorevolezza “conferita dalla gente” (visto il modesto risultato elettorale ottenuto dalla Canigola nel 2004) ma in base alle competenze che le venivano attribuite. All’epoca non ero nel Partito, rimando quindi ad una recente intervista di Interlenghi. E faccio notare che nonostante la carica di assessore (e quindi con visibilità massima a livello provinciale) la Canigola non è stata eletta in consiglio: allora tanto vale non alzare la pietra per farsela ricadere sui piedi (diceva Mao...) parlando di autorevolezza “data dalla gente” vs. le “nomine di partito”.

- Del passaggio, anzi, del transito della Canigola in SeL non ce ne può certo importare più di tanto: d’altronde ne hanno scritto i diretti interessati (rimando alla “toccante” corrispondenza pubblicata dal sito Puntofermo, poi saranno i lettori a giudicare). In precedenza, ho fatto notare alla stampa questo transito aeroportuale perché sembrava che la Canigola fosse “con sofferenza” passata dal PdCI all’IdV... invece c’è stato un altro “sofferente” intermezzo che, almeno giornalisticamente, andava evidenziato... in onore di quella “verità” che la stessa Canigola sembra voler svelare ad ogni proclama inviato ai media.
Mi resta però una curiosità: mi piacerebbe sapere come mai, dopo aver tentato l’approdo (respinto) al partito di Vendola, la Canigola abbia presentato (con altri consiglieri dell’IdV) un ordine del giorno sull’acqua a nome PdCI - PRC (almeno così abbiamo appreso dalla stampa). Un semplice “errore di stampa”, oppure la consigliera è stata colta, tra un salto della quaglia e l’altro, da una crisi di identità?

Per quanto mi riguarda, queste puntualizzazioni, come le precedenti, non servono ”a togliermi i sassolini dalle scarpe”, come scrive la Canigola. E credo pure che i fermani abbiano cose ben più serie a cui pensare: niente a che vedere con le smanie di posti al sole di questo o quel politicante. Però ritengo che queste precisazioni servano a fare chiarezza ai 4500 elettori che hanno votato la Lista Comunista alle provinciali e ora si ritrovano senza rappresentanza in consiglio.

Aggiungo che, politicamente ed eticamente, il comportamento della Canigola è ancora più grave e sprezzante nei confronti degli elettori della lista PdCI-PRC in quanto non solo non è rimasta nell’area comunista o comunque a sinistra, ma è andata a finire in un partito liberale, che a livello regionale fa parte di una coalizione che ha escluso la sinistra per allearsi con l’UDC (partito clericale e di imbarazzanti frequentazioni).
Perché la Canigola non spiega questo, invece di fare le pulci, incappando in errori a raffica, citando a casaccio articoli statutari e fatterelli? Se anche la Costituzione Italiana contempla il divieto di mandato imperativo (come mi ricordava “ironicamente” un altro transfuga finito anche lui, guarda un po’, nell’Italia dei Voltagabbana) ciò non significa che gli eletti debbano sentirsi al di sopra di tutto e tutti senza rispondere a nessuno delle proprie scelte. Altrimenti, come in questo caso, le chiacchiere spese per affermare di non essere “attaccati alle poltrone” suonano davvero grottesche (e sono comunque smentite dai fatti).

Flavio Pettinari, 17 marzo 2010

Intervista a Renzo Interlenghi

Il sito INFOFERMO.it ha pubblicato un articolo contenente un’intervista a Renzo Interlenghi, Segretario provinciale del PdCI e candidato per la Federazione della Sinistra alle regionali.
Per leggere l’articolo, clicca qui.

Intervista a Renzo Interlenghi

Dalla testata online Metonimia del 3 marzo 2010

FERMO - Abbiamo incontrato il segretario provinciale del Partito dei Comunisti Italiani, Avvocato Renzo Interlenghi nel suo studio di Fermo e, dati i fatti di cronaca, la prima domanda che gli abbiamo posto è stata obbligata.

D - Che cosa ci può dire sui due passaggi dal suo partito all’Italia dei Valori: quello del presidente del Consiglio Comunale di Ancona, Andrea Filippini e quello del consigliere della Provincia di Fermo, Licia Canigola?

Sorride, guarda in basso e poi, alzando gli occhi, ci appare sereno nella sua analisi, come a significare: “Che si può dire, se ne prende atto”.

R - Addirittura Andrea Filippini fu eletto una prima volta e poi riconfermato, proprio nel ruolo istituzionale di presidente del Consiglio Comunale di Ancona. Licia Canigola, invece, era candidata nella lista del PDCI nella tornata elettorale per la provincia di Ascoli Piceno che vide la vittoria della coalizione che appoggiava Massimo Rossi. Il risultato che ottenne fu mediocre. Questo, però non ci impedì di indicarla come persona adatta a ricoprire il ruolo di assessore nella giunta Rossi, il quale le affidò un incarico importante e delicato, quello dei Servizi Sociali. Noi non abbiamo voluto seguire la logica dei numeri, ma quella di dare spazio ai giovani.

D - Poi fu eletta nel nuovo consiglio provinciale di Fermo.

R - Sì, infatti risultò la prima dei non eletti. Poi Guglielmo Massucci fu nominato assessore e il seggio provinciale toccava di regola a lei. Noi le chiedemmo di farsi da parte per dare la possibilità ad un altro giovane di fare un’importate esperienza amministrativa.

D - Dunque quest’invito a dimettersi fu vissuto come un sopruso da parte della dirigenza del partito.

R - Credo di sì, ma va detto che il buon risultato delle provinciali 2009 fu innegabilmente raggiunto anche grazie alla visibilità che Licia Canigola aveva acquisito in virtù di quell’assessorato che aveva ricoperto nella precedente giunta. Dunque il partito aveva deciso di investire su persone nuove che considerava capaci. Con la stessa logica che ci aveva spinto ad indicare lei come assessore, le avevamo chiesto di lasciare il seggio provinciale ad un altro giovane.

D - Perché pensa che ci siano tanti casi di passaggi da un partito all’altro?

R - Credo che il problema sia da un lato la personalizzazione della politica e dall’altro il considerare la politica come privilegio. Bisogna capire che facendo politica si diventa un punto di riferimento e quindi ci si deve come “spersonalizzare”, perché ogni scelta che viene fatta dal singolo ha una ricaduta sul gruppo. Deve tornare ad emergere il concetto di “servizio”. Il futuro va progettato imparando a superare gli ostacoli, non ad aggirarli.

D - Al di là di questi casi locali che riguardano direttamente il suo partito, non crede che ogni volta che c’è un passaggio da un partito all’altro i cittadini si sentano traditi? Soprattutto quando questi passaggi avvengono durante un mandato elettorale ancora in atto? Il concetto su cui si basa l’elezione, quello della rappresentatitività, non viene completamente stravolto? Non crede che questi amministratori dovrebbero lasciare il loro incarico?

R - Non c’è un vincolo di mandato che obblighi a rimanere legato al partito nel quale si viene eletti. Quindi chiunque può cambiare gruppo o partito senza nessun obbligo di dimettersi. La ratio è che il rappresentante viene eletto dal popolo e non dal partito, anche se il partito ha lavorato ed investito sulla persona, la quale viene eletta anche grazie ad una organizzazione. Nulla vieta i passaggi da una parte all’all’altra, se non una morale interna.

D - Che cosa ci può dire riguardo alle prossime elezioni regionali? Quali sono le sue riflessioni sulla scelta del governatore uscente di allearsi con l’UDC rinunciando ad un’alleanza ormai collaudata con le forze di sinistra?

R - E’ vero che per l’accordo l’UDC aveva posto la regola “fuori i comunisti della falce e martello”. E’ vero anche che per noi un eventuale accordo con l’UDC sarebbe stato nefasto. Però io credo che alla base di questa scelta ci siano ben altre motivazioni.

D - Quindi non motivazioni puramente ideologiche.

R - Certamente no. Vede, la politica dovrebbe lavorare per stemperare lo scontro tra le parti e con l’unico scopo di fare il bene dei cittadini. E questo paese ha chiare tendenze centriste e moderate, quindi le motivazioni vanno ricercate altrove. Alla base di tutto c’è il federalismo.

D - Che cosa intende esattamente?

R - Federalismo non significa stare soli, bensì significa che le regioni gestiranno un enorme potere. Oggi il problema chiave sta nella gestione delle risorse. Oggi, qui nelle Marche, il “padrone delle ferriere” è Merloni, che non a caso ha una sua presenza anche nella NED. Questo gruppo si è dunque inserito nella gestione delle risorse, sia delle rinnovabili sia dell’eventuale nucleare. Io non sono contro il nucleare a priori, ma sono contro il nucleare in una terra ad elevato rischio sismico, con tutte le possibili conseguenze che questo fatto porta con sé. Dunque, si è preferito inserire nella coalizione una forza come l’UDC che su questi temi non assumerebbe posizioni forti o di eventuale contrasto. Si è preferito invece escludere quelle forze che avrebbero fatto sentire la propria voce, che avrebbero sicuramente avuto qualcosa da dire. Vede, il grande capitale si crede l’unico legittimato a gestire il potere e le risorse ed i cittadini dovrebbero accodarsi a decisioni prese da altri perché ritenuti non capaci di decidere cosa è meglio per loro. E questo è anche un errore di certa sinistra.

D - Tornando al discorso col quale siamo partiti, crede che l’uscita di alcuni esponenti dal suo partito possa configurarsi come fatto lesivo per la vostra campagna elettorale?

R - Se fosse uscito Diliberto, sì.

Comunicato stampa

In merito a quanto apparso sulla stampa domenica 28 febbraio, abbiamo la necessità di fare luce su alcune inesattezze.
La sig.ra Licia Canigola non è un "autorevole esponente del PdCI", né si può affermare che dal PdCI abbia "preso le distanze", in quanto fu la Direzione Provinciale del Partito, riunitasi il 24 luglio scorso, ad allontanare la sig.ra Canigola. Nel documento, diffuso anche alla stampa il 25 luglio, si leggeva a chiare lettere che "Licia Canigola, prima dei non eletti subentrata in seguito alla nomina di Guglielmo Massucci ad assessore, non rappresenta il Partito dei Comunisti Italiani e quindi non ne fa più parte".
Ci risulta inoltre che lo scorso autunno la sig.ra Canigola abbia tentato (senza successo) la scalata alla direzione regionale di Sinistra e Libertà: almeno così si evince dalle lettere scambiate tra alcuni dei protagonisti della vicenda e pubblicate integralmente sul sito PUNTOFERMO, nell'edizione del 7 novembre.
Non comprendiamo quindi la sofferenza e il dolore espressi dalla Canigola, se in così pochi mesi arriva alla corte di Favia dopo un doppio salto della quaglia. Semmai ci preoccupa il rammarico di oltre 4500 elettori della lista unitaria PdCI-PRC che, nonostante il 5,24% ottenuto alle provinciali del 2009, non hanno alcuna rappresentanza in consiglio per via di quei comportamenti che evidentemente a ragione avevamo definito come "operazioni trasformistiche ed opportunistiche".
Fermo, 28 febbraio 2010

Un po' di svago...

Il trasformismo è uno dei mali che affliggono la politica del nostro Paese. Secondo Gramsci, il trasformismo ha la funzione di far assorbire alle classi dominanti quegli elementi democratici e progressisti provenienti dalla classe operaia o comunque dal movimento democratico fino a farli diventare parte della classe dirigente stessa, anche dei settori più conservatori. Si tratta dunque di una minaccia che grava costantemente sulla sinistra, e che mina non solo il sistema stesso della democrazia, ma anche ogni reale prospettiva di cambiamento.
Ora, non vorremmo certo dare importanza di leader progressista ad alcuni voltagabbana locali, tuttavia visti i recenti cambi di casacca di alcune personalità del fermano (e non solo), prendiamo a prestito da
Puntofermo l’articolo che segue. Venne pubblicato a novembre, quindi non c’è ovviamente traccia delle successive, freschissime giravolte dei protagonisti. Ma è comunque illuminante.
Buona lettura.


NEL FERMANO, NELLA COSIDDETTA VITA POLITICA, SI DELINEA UN CARTEGGIO SINISTRO. ED E’ ANCORA UNA VOLTA IL TRAGICO SPECCHIO DI UNA REALTA’ CARICA DI NEBBIE, FAIDE E CONSORTERIE, FAMIGLI E CARICHE SCARICHE. LEGGERE PER CREDERE. PUR SE A CAPIRE SARANNO I SOLITI QUATTRO GATTI ADDETTI AI LAVORI. IN QUESTO CASO NOI CI TRASFORMIAMO (CON UN PO’ DI SANA VERGOGNA) IN UNA MERA CASELLA POSTALE.

licia canigola
© Ad essere sinceri noi di “puntofermo” (che di informazione e di tecnica della comunicazione ne comprendiamo un po’) in questo caso non abbiamo capito un bel cavolo. Comunque sia ecco una prima, sintetica, ricostruzione degli eventi del tempo libero fermano. E’ il 24 ottobre e c’è l’assemblea regionale di SeL (che vuol dire “Sinistra e libertà”). Ed ecco una Licia Canigola la quale comunica all'assemblea che sostituirà il marito Lello Saggese, di Unire la Sinistra, come componente del comitato regionale provvisorio di SeL.
I compagni di Fermo non accettano tale imposizione e dopo una discussione molto accesa viene eletta come rappresentante di Unire la Sinistra, nel comitato regionale, Lucia Interlenghi.
Lello Saggese e moglie Licia Canigola, contrariati, debbono accettare la decisione.
Successivamente Saggese presenta una lettera di dimissioni dal coordinamento provinciale di SeL.
La Interlenghi a questo punto risponde con una lettera a Saggese. I dirigenti di Unire la Sinistra, Umberto Guidoni (noto più che altro per il suo essere cosmonauta) e Furfaro Marco contattano Lucia Interlenghi, per avere un colloquio. In modo da chiarire e valutare la situazione di Fermo. La “story” continua. Ma ecco, intanto, i cosiddetti documenti che vanno a formare il carteggio destinato ad essere studiato nei secoli a venire dagli storici della sinistra locale.
Cominciamo con la prosa del Saggese:
“Con la presente invio le mie dimissioni irrevocabili dal Coordinamento Provinciale fermano di Sinistra Ecologia e Libertà nella persona del suo coordinatore Roberto Vallascìani.
Va da se che le dimissioni riguardano anche la mia nomina a tesoriere, responsabile dell'organizzazione e coordinatore della media Val Tenna.
Tengo a precisare alcune cose riguardo il primo coordinamento regionale di SEL tenutosi in Ancona:
— la nomina della Consigliera Provinciale Licia Canigola come rappresentante dell'Associazione "Unire la Sinistra" nel comitato regionale era un passaggio nell'ambito dell'associazione in accordo con i rappresentanti nazionali dell'associazione stessa. Nulla ha a che vedere con il comitato provinciale e né ero tenuto, come coordinatore regionale di ULS, ad informare il provinciale del passaggio. D'altronde se in quella fase il coordinatore regionale di Sinistra Democratica Stelvio Antonini fosse stato sostituito da un componente del comitato provinciale fermano (Claudio Speranzini per esempio, cito lui perché ha una carica istituzionale), non credo si sarebbe sollevata alcuna protesta e nemmeno illazioni gratuite sul posto di Assessore nella giunta provinciale di Fermo, né io avrei gridato allo scandalo in quanto i rappresentanti di SD se li scelgono loro e non certo i Socialisti, il Movimento per la Sinistra o Unire la Sinistra.
Questo fa capire che oltre alla paura di perdere il posto di Assessore per qualche componente provinciale, c'è una volontà di rigetto sull'ingresso della Canigola in SEL, paura dovuta appunto alla possibilità, secondo le esternazioni di alcuni esponenti provinciali, di mettere le mani sull'Assessorato, questo atteggiamento, secondo me, è sintomo chiaro di una malattia più profonda.
Eppure la stessa Canigola ha più volte confermato che non ha nessuna intenzione di fare l'Assessore, ciò nonostante la diffidenza rimane, tant'è vero che durante l'assemblea regionale qualcuno ha consigliato alla Canigola di non entrare in SEL perché avrebbe sconvolto gli equilibri nel consiglio provinciale, invece a mio avviso avrebbe dovuto esultare per l'ingresso del secondo consigliere in forza SEL. Ed ancora qualcun'altra ha aggiunto che il posto di coordinatore regionale non gli spettava in quanto non aveva seguito il percorso di SEL fin dall'inizio; io mi domando da quando in qua in un partito non si accettano adesioni anche se non si è fatto parte dello stesso sin dalla nascita, se così fosse in Italia i partiti sarebbero composti sempre e solo dai fondatori e basta, assurdo. Ritengo, inoltre, che questo "veto liberale" colpisca in maniera profonda la dignità di una persona seria, corretta e preparata come la Canigola che non lo merita, e questo lo ha dimostrato in cinque anni di assessorato alla provincia di Ascoli Piceno e lo sta tutt' ora dimostrando come Consigliera nella Provincia di Fermo.
Invece alcuni componenti epifenomeni del comitato provinciale fermano hanno dimostrato sino ad oggi, e confermato al coordinamento regionale, di essere "interessati" alle posizioni strategiche che il partito, o futuro partito può offrire, e questo mi ha amareggiato molto, perché un nuovo movimento, che vuole a tutti i costi diventare partito, non può partire con questi presupposti e con certe persone che nulla hanno a che vedere con una politica sana, corretta e disinteressata come dovrebbe essere per SEL.
Non ho condiviso nemmeno il modo e il metodo con il quale è stato portato avanti "l'affondo" durante il comitato regionale, non si può richiedere un'assemblea del coordinamento provinciale durante un coordinamento regionale, specie in una situazione di voto come lo era in quel momento, la Canigola, che si è resa disponibile al dialogo, è stata accerchiata e messa alla sbarra a mò di inquisizione, vergognoso!!!
La fibrillazione e le paure di alcuni componenti hanno fatto perdere un po' la testa a tutti, tant'è vero che io personalmente ho rifiutato di partecipare a questa frettolosa e inutile assemblea , se ne poteva parlare in una situazione più tranquilla e a posteriori, ma così non è stato perché qualcuno doveva prendere in mano la situazione ma non l'ha fatto, forse per paura che rimanesse quello stato di cose.
Credo di non dover aggiungere altro se non il fatto che sono entrato in questo coordinamento provinciale con tanti buoni propositi di crescita di SEL, senza orgasmi e pacchetti precostituiti che trovavo nel mio partito di provenienza.
Mai avrei immaginato tutto questo e mai avrei immaginato che ci fossero personaggi all'interno di SEL fermana simili a quelli che ho lasciato e che non avrei mai voluto ritrovare.
Tenere certi personaggi che stanno lì solo per la fame di poltrone è veramente osceno, pensateci bene, per quanto mi riguarda e rivolgendomi a tutti quelli che la pensano come me, vi auguro tutto il bene di questo mondo, spronandovi a liberarvi quanto prima di scheletri nell'armadio...e fuori, altrimenti vi ritroverete in un cammino aspro e tortuoso che non porta da nessuna parte. A breve avrò un incontro con i delegati nazionali di Unire la Sinistra tra i quali l'On. Umberto Guidoni per definire la mia posizione all'interno di SEL a livello regionale. Nel giro di pochi giorni farò avere al coordinatore provinciale la somma che attualmente è depositata in banca e che appartiene a SEL fermana. Saluti e serenità Lello Saggese”.
Ed ecco che entra in scena il 2 novembre 2009 Lucia Interlenghi. Così si rivolge al Saggese:
“Caro Lello,
ho letto la comunicazione delle tue dimissioni e approfitto subito per chiarire il mio punto di vista in merito alla questione. Avrei voluto farlo immediatamente e a "sei occhi" (io, tu e Licia), per il rapporto di amicizia che ci lega ormai da anni, ma nei giorni scorsi non ho potuto. Lo faremo in seguito, spero. Intanto però voglio dirti alcune cose e le dico a te e a Roberto Vallasciani, attuale coordinatore provinciale di SeL, per correttezza e trasparenza.
Nulla da dire sull'accordo con i rappresentanti nazionali di U1S per la nomina di Licia al coordinamento regionale. Purtroppo finché SeL è il coacervo ibrido di associazioni, partiti, singoli aderenti (ma anche non aderenti) che è, è legittimo ritenere che tale nomina "nulla ha a che vedere con il comitato provinciale" e che tu "non sei tenuto, come coordinatore regionale di U1S, ad informare il provinciale di SeL del passaggio". Ma il punto è proprio questo.
Stiamo lavorando tanto, da mesi, per muoverci il più possibile nella chiarezza e nella trasparenza, e nel nostro territorio SeL si sta caratterizzando proprio per questo, per distinguerci, per non subire più "imposizioni dall'alto", per cambiare il modo di stare in politica e di farla, cercando tutti di rispettare il punto di vista dell'altro, sforzandoci di mediare e di smussare le asperità inevitabili in una fase di conoscenza, cercando, settimana dopo settimana, di fidarci un po' di più dei nuovi compagni che ci stanno intorno, dandoci delle regole e cercando un'etica comune che ci renda sempre più convinti e consapevoli delle scelte che ognuno di noi ha fatto in questi mesi. Non è facile, non è scontato ma se vogliamo stare con "la schiena dritta" è questo l'unico percorso da seguire, quello del confronto, del guardarsi in faccia per condividere valori, esperienze, ma anche decisioni, scelte, passaggi delicati come quello di cui stiamo discutendo.
Questo è stato il percorso seguito in questi mesi nel nostro territorio. Certamente questo è stato lo spirito del mio impegno.
Ora, è vero che la tua posizione è formalmente inattaccabile, ma proprio per esserci, noi di Fermo in particolare, interrogati più volte - essendone già stati vittime- sul cosa fare in caso di tentativi di prevaricazione, di occupazione di campo e di imposizione di condotte sgradite, adesso abbiamo tutti il nervo scoperto. Per questo sabato 24 e' è stato quello che definisci "l'affondo", unanime e deciso, da parte nostra nei confronti di Licia e tuoi.
Licia è indubbiamente una donna di valore, una brava amministratrice, una risorsa della sinistra fermana, ma è soprattutto una guerriera, una combattente che sa difendersi, anche da sola. Però, in questa fase della politica fermana, non appare come una persona qualsiasi, è una persona "scomoda" perché su di lei è stato gettato immeritatamente del fango e la cosa più grave, questa sì VERGOGNOSA!!!, è che sono stati i suoi compagni più "cari" a farlo e senza scrupolo, screditandone l'immagine e compromettendo i suoi possibili rapporti, nel tentativo di isolarla. Le è stato fatto un danno.
Tutto questo fango deve essere spazzato via, con un lavoro coerente e professionale, da parte sua, dentro il Consiglio Provinciale e con il contributo di chi può darle valido sostegno dall'esterno.
Per questa opera di ripulitura occorrono tempo, coraggio, lucidità e nervi saldi, perciò non ha senso sedersi ora ad un tavolo regionale di un partito che ancora non c'è, dai fragili equilibri e che, sabato mattina ancora non era il suo partito, ma che tuttavia sarà ben felice di accoglierla, ascoltarla e sostenerla già da ora.
Tu e Licia dovevate parlare apertamente e ufficialmente con tutti i compagni di SeL prima dell'assemblea di Ancona, per correttezza, per non dare adito a voci malevole, per avviare un processo di inserimento graduale, motivato e utile per tutti. Allora sì che avremmo tutti esultato per l'ingresso del secondo consigliere in forza SeL!
Io, Lello, non vedo malafede in Licia, ma mi è dispiaciuto vederla un po' manipolata da te. Lei era seduta al tuo posto, ci dovevi stare tu a quel tavolo in qualità di coordinatore regionale di U1S. Licia ha aderito a SeL il giorno stesso e non abbiamo capito chi dovesse rappresentare: il territorio del fermano, U1S (allora perché io non sono stata informata prima della tua decisione?), chi?
Insomma, se ne avessimo parlato prima, magari tra di noi, avremmo evitato una situazione imbarazzante per tutti. Quello era un passaggio delicato e tu, Lello, dovevi essere più cauto verso di noi ma soprattutto non avresti dovuto esporre tua moglie agli attacchi che, inevitabilmente, le sono stati fatti. Ci dovevi stare tu a quel tavolo e Licia avrebbe potuto comunicare l'intenzione di aderire a SeL magari la sera della cena a Fermo, avremmo affrontato insieme i dubbi e le perplessità che la sua posizione indubbiamente suscita, soprattutto in chi non la conosce abbastanza.
Figurati se possiamo permetterci di negare l'ingresso a qualcuno, nella posizione in cui siamo! Ma c'è modo e modo!
Se le tue dimissioni dai vari incarichi sono irrevocabili, rimangono comunque valide le adesioni tua e di Licia a SeL, pertanto spero che ci sia modo di fare ulteriore chiarezza e di superare le ambiguità e il chiacchiericcio spicciolo che, come penso saprai, non mi appartiene e mi ripugna. "Gli amici sono i fratelli che ci scegliamo" (è una frase della pubblicità, ma quanto è vera!).
Saluti sinceri e... comunisti, sempre. Lucia Interlenghi”.
Noi di “puntofermo”, a questo punto usciamo dalla scena in punta di piedi.
(In rete su http://puntofermo.livejournal.com/ 7 NOVEMBRE 2009)

Il compagno Massucci a Radio Fermo Uno

Dal sito Informazione.TV, 27/02/2010

L'assessore provinciale Guglielmo Massucci ai microfoni di Radio Fermo Uno per un resoconto sulla BIT
di Mery Pieragostini

Tornato dalla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, alla quale ha partecipato insieme allo staff della nuova Provincia fermana, l'assessore al turismo e all'agricoltura Massucci parla dei consensi riscossi e dei progetti per il prossimo futuro.
La rappresentanza fermana ha presenziato alla conferenza stampa delle cinque province marchigiane, dove, circondato dai tanti giornalisti e preso dalle loro numerose domande, è stato trattenuto per circa due ore; contemporaneamente si svolgeva la presentazione del prossimo grande evento fermano: Tipicità.
La novità della quale parla Massucci è il progetto di creare un paniere di prodotti tipici con il marchio QM, Qualità Marche. Servirà a far conoscere la Provincia, porterà un reddito maggiore ai nostri agricoltori e al nostro turismo.
Belli i nostri paesaggi e le nostre città, bella la nostra gente e buoni i nostri prodotti tradizionali. La promessa che abbiamo strappato all'assessore è quella di fare di questi occasionali incontri un appuntamento fisso per aggiornarvi sugli sviluppi di agricoltura e turismo.

Comunicato stampa - Renzo Interlenghi

renzo
Ho letto con attenzione la lettera che, alcuni importanti dirigenti fermani del PD, hanno indirizzato al Presidente Spacca ed al loro segretario regionale Ucchielli.

Volevo, apertamente, ringraziare queste donne e questi uomini del PD, compagne e compagni con i quali abbiamo condiviso anni di lotte, vittorie e anche sconfitte ma, soprattutto, ai quali mi sento accomunato da quel rapporto che, ebbi a definire, di reciproca fiducia e che ci ha portato alla conquista della prima Provincia di Fermo. Un rapporto che nasce sin dai tempi della comune militanza nella FGCI prima e poi nel PCI.

Una assurda miopia politica, da parte del maggior partito del centro sinistra, ha visto i comunisti fuori dal Parlamento; oggi li si vorrebbe fuori anche dal Consiglio Regionale; non se ne comprende bene il motivo, se è vero come è vero che, non per cinque anni, ma per ben quindici anni i comunisti e la sinistra hanno governato questa Regione insieme a tutto il centro sinistra.

Apprezzo l’impegno assunto, da quelle donne e da quegli uomini, onde “evitare che il quadro politico consolidato nella Provincia di Fermo venga ad essere alterato dalle dinamiche regionali e che le scelte non condivise possano creare solchi incolmabili con le forze della sinistra quale parte integrante di un progetto di cambiamento nel territorio e nel Paese” ma, affinché ciò possa realizzarsi, occorre che le forze della sinistra abbiano un buon risultato ed ottengano il gradimento di tutti coloro che ritengono ingiusto lo strappo voluto dai vertici di quel partito.

I comunisti e la sinistra hanno lavorato e lavoreranno sempre perché si creino le condizioni per un governo pluralista, democratico e progressista che dia alle persone la speranza di poter credere nella giustizia e nell’eguaglianza sociale, ben consci dei rapporti di forza oggi esistenti nel paese.

Perché ciò possa realizzarsi occorre che in Regione sia forte la presenza dei comunisti e della sinistra, per battere le destre e per ridare slancio a tutto il centro sinistra in vista dei futuri appuntamenti elettorali.

Renzo Interlenghi
Candidato Lista Comunista - Per Massimo Rossi Presidente
25 febbraio 2010

Cena - incontro con Massimo Rossi

massimo_rossi
La Federazione della Sinistra della Provincia di Fermo darà il via, domenica 28 febbraio, alla propria campagna elettorale a sostegno della candidatura di Massimo Rossi a Presidente della Regione Marche.
Con l'occasione, si terrà una cena presso la sede del PRC a Porto San Giorgio (via della Resistenza) a partire dalle ore 20.00 con la presenza dei candidati del fermano e dello stesso Rossi: sarà quindi possibile discutere delle ragioni di questa candidatura e contribuire al successo della coalizione di Sinistra.
La Federazione della Sinistra unisce sotto un unico simbolo i Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà e altre associazioni e movimenti legati al territorio e alle lotte sociali.
La cena è aperta a tutti, per informazioni contattare il num. 3664376178.

Presentazione dei candidati

Sabato 27 febbraio alle 14.30, presso la Sala dei Gruppi Consiliari del Comune di Fermo, la Federazione della Sinistra presenterà i propri candidati per la coalizione che sosterrà la candidatura di Massimo Rossi a Presidente della Regione Marche.

Comunicati della Sezione di Porto San Giorgio

Il Partito dei Comunisti Italiani, esprimendo solidarietà alla Società Operaia per i vili attacchi subiti dal Sindaco Agostini, vuole anche ribadire la sua netta contrarietà ai reiterati tentativi della giunta di centrodestra di proseguire sulla via della cementificazione e del degrado socio-ambientale di Porto San Giorgio.
Oltre all’area ex-Grand Hotel e a quella del porto, adesso anche la bella collina sangiorgese sarà esposta alle distruzioni volute dai privati. A voi amministratori e imprenditori che sarete responsabili della definitiva rovina della città, vi si chiede almeno di abolire dal vostro linguaggio l’ipocrisia che vi contraddistingue: per favore, non usate più espressioni come “riqualificazione turistica e ambientale” e “riqualificazione sociale” mentre portate avanti esclusivamente i vostri profitti!
28 gennaio 2010
______________

L’assessore Marinangeli ha una strana concezione dello sviluppo turistico. Non dovrebbero essere certamente nuovi e lussuosi alberghi ad attirare i turisti e a beneficiare i cittadini, ma le attrattive ambientali e culturali, cose di cui la città è già carente. Con l’hotel che vorrebbero costruire i proprietari de la Cascina e con le relative opere compensatorie si intende favorire esclusivamente il  turismo religioso, a tutto vantaggio di alcuni alberghi e del centro neocatecumenale e sicuramente non della collettività.  
Inoltre, dal momento che sarà il centro destra ad essere fautore della devastazione collinare, oltre che di altre aree della città, mi sembra come minimo fuori luogo ogni tentativo dell’assessore Marinangeli di presentare la sinistra, specie un PdCI molto attento alle problematiche ambientali,  come peggiore del suo schieramento politico sul problema della cementificazione. 
30 gennaio 2010

Lettera di Interlenghi a Ucchielli, segretario regionale PD

LETTERA AL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD - RIFLESSIONE SEMI SERIA SULLE ALLEANZE NELLA REGIONE MARCHE

Premetto di non essere un anti berlusconiano, anzi, scherzando dico sempre che mi sta simpatico perché è l’unico a sostenere che in Italia siamo tutti comunisti e per di più pericolosamente al potere.

Chi, per primo, sta prendendo sul serio ciò che dice il premier è Bersani e, con lui, i suoi affezionati segretari regionali come Ucchielli nelle Marche.

Anche Ucchielli appare, a prima vista, una persona simpaticamente di sinistra, non fosse per quel pizzetto alle Lenin, che lo fa tanto fine ‘8oo e poi, quel nome…, tutti sanno come si chiama, che induce chiunque abbia a cuore la storia del grande P.C.I. a fidarsi del marchio, come dire “Se la famiglia l’ha chiamato così, le origini sono assolutamente controllate!”

Il nostro Palmiro è così convinto di ciò che dice il Silvio nazionale che, non potendo cambiare nome e look, ha deciso di dimostrare a tutti che lui, no, non è un vetero comunista, anzi guarda al centro e, con il centro, vuole partire (sul pullman) per lunghi viaggi, magari lasciando a terra gli straccioni della sinistra che, se si accontentano di stare zitti e buoni, lo strapuntino ce l’avranno ma che, altrimenti, si viaggia anche più larghi…

Eh, Palmiro, Palmiro…non era meglio che cambiavi tu, il nome e magari tagliavi il pizzetto, così nessuno ti avrebbe accusato di essere ancora comunista anziché, per dimostrar di non esserlo e dare alito alla modernità del tuo partito, gettare alle ortiche oltre quindici anni di serio governo di centro sinistra, trattando “privatamente” con l’UDC di Casini e Cuffaro?

Cuffaro: ovvero l’ex governatore di Sicilia che la Corte di Appello ha condannato a 7 anni per favoreggiamento a Cosa Nostra, addirittura aumentando la pena inflittagli in primo grado! Eppure mi risulta che, Palmiro, tu sia stato membro della Comissione Stragi al Senato, ti dice niente la Strage di Capaci? Riesci a comprendere cosa sia Cosa Nostra?

Dai Palmiro dovresti essere degno del nome che indossi e invece, cosa ci combini? Vuoi a tutti i costi allearti con l’UDC, qui, nelle Marche dove non ne avremmo bisogno, perché abbiamo governato bene in tutti questi anni, grazie anche a quei comunisti dai quali tu, oggi, ti dissoci, dimentico che quel partito (l’UDC) ha al suo interno personaggi come quello poc’anzi citato!

Mi dispiace e, come disse una volta Scalfaro, proprio rivolto a Cosa Nostra, “Non ci sto”, perché anche la politica ha delle regole che vanno rispettate e, soprattutto, deve essere rispettata la dignità delle persone.

Nel fermano siamo riusciti ad arginare pericolose infiltrazioni, è noto a tutti l’interessamento per questa area da parte dei Circoli del Buongoverno di Dell’Utri; con ciò non voglio fare di ogni erba un fascio ma ritengo sia ingeneroso, sbagliato e politicamente miope la scelta del PD di voler fare alleanze con un partito che, altrove, è stretto alleato del PDL.

Se poi l’UDC marchigiana, non so per quale motivo se non per mero opportunismo, volesse aggiungersi alla nostra coalizione, che abbia almeno il pudore di farlo aderendo ad un programma che ci siamo dati e che abbiamo siglato dinanzi ai cittadini lo scorso 21 dicembre, senza forzature e senza puntare occhiate discriminatorie nei nostri confronti.

Ovviamente non mi nascondo che il silenzio dell’IDV sul punto è veramente assordante…

Termino qui, questa riflessione semi seria, nella speranza che le fobie anticomuniste di berlusconia memoria, non abbiano contagiato il corpo elettorale del PD perché, vedi caro Palmiro, molti dei vostri elettori, ancora credono di esserlo, comunisti, allora getta la maschera e…accetta simpaticamente un consiglio: taglia il pizzetto!

Renzo Interlenghi
Segretario della Federazione di Fermo del PdCI - 23 gennaio 2010

palmiro ucchielli

Nota sulla Lega Nord

Che la Lega Nord sia, a tutti i livelli, un partito di fenomeni ce n’eravamo accorti già da tempo: le battaglie contro Roma ladrona, per poi ripudiare di fatto il “Parlamento di Mantova” quando quello romano è molto più remunerativo; i sospetti (o meglio, le accuse) sui legami tra mafia e Berlusconi (vedi le 11 domande de La Padania del 19 agosto 1998) e successivamente l’alleanza di ferro con “Berluskaz”; l’indignazione verso il nepotismo e gli sprechi del meridione versus la sistemazione di familiari e famigli (la più eclatante riguarda il pluriripetente Renzo Bossi, che si trova a percepire con una serie di raggiri la bellezza di 12.000 euro al mese) e così via.

Già di per sé la presenza della Lega Nord nel fermano, ben al di sotto del Po e pure del Rubicone, sarebbe un’anomalia: ma per altri motivi i nostri leghisti non sono da meno dei loro mentori lombardi, soprattutto quando si tratta di travestirsi da agnellini se la visibilità lo richiede. Da qualche giorno questi personaggi se ne stanno in varie piazze della Provincia a raccogliere delle firme per mantenere il crocifisso nei luoghi pubblici (mentre, nello stesso tempo, vengono sconfessati addirittura dall’organo della Conferenza Episcopale) ed è capitato che a Porto San Giorgio, così riportano varie testate, un cittadino si sia “scagliato” (?) contro il banchino leghista. 

I locali caporioni del Carroccio non hanno perso occasione per ricordare i “noti e reiterati” attacchi (due) di cui sono stati vittime: una scritta “BR” sulla vetrina della sede e un “atto vandalico” contro uno striscione. A questi si aggiunge il recente “assalto” al banchino della raccolta firme, ma i leghisti fermani non si lasciano intimidire e rilanciano: “certi gesti sono antidemocratici e da censurare con risoluzione”, e ciò dona alla cronaca un carattere demenziale, se si pensa alla volgarità e alla violenza verbale di cui i leghisti sono stati da sempre maestri insuperabili (basta citare il continuo riferimento a fucili e pallottole), alle provocazioni del fascista confesso Borghezio, alle azioni di intolleranza in salsa padana contro gli stranieri e contro il nostro meridione fino alle recenti posizioni istituzionali degne dell’apartheid, ovvero la richiesta di carrozze di treni e metro separate per gli immigrati e la caccia al “clandestino” (termine che questi individui “confondono” spesso con “immigrato”) varata in alcuni comuni governati dalla Lega.

Il nostro è un Partito laico e marxista, la nostra posizione sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è nota e lasciamo a chi fa della religione una missione la difesa sacrosanta del proprio simbolo dalle strumentalizzazioni leghiste e fasciste. 
Tuttavia ci piacerebbe che la Lega Nord, inclusi i luogotenenti locali, sia per una buona volta chiara e difenda i simboli più vicini al suo modo di pensare: non certo la croce di Cristo, ma la croce celtica e i cappucci a punta del Ku Klux Klan.
Chiunque ha diritto di esprimere liberamente le proprie idee, senza subire intimidazioni di alcun genere: ma non è accettabile che chi fomenta continuamente odio e violenza (leghisti e fascisti in primo luogo) vesta i panni della povera vittima alla prima occasione.

Fermo, 9 dicembre 2009

Sul raid fascista contro Il Ponte e Casa Betesda

Quando, lo scorso aprile, denunciammo a Fermo il blitz mediatico e la presenza ormai ufficiale del Blocco Studentesco, le istituzioni cittadine (attraverso l’Assessore Romagnoli, esplicitamente chiamato in causa nel nostro comunicato) fecero orecchio da mercante.
Nel nostro documento, oltre a far notare che questa organizzazione “studentesca” neofascista (responsabile nell’ottobre 2008 degli scontri di piazza Navona, scontri mascherati e coperti da media e forze dell’ordine) è anche un’appendice di Casa Pound, avevamo previsto la reale possibilità che dalle scritte sui muri qualche esaltato potesse passare ai fatti: il raid contro le associazioni “Il Ponte” e “Casa Betesda” rischia di essere solo la prima di queste azioni.

Non siamo ovviamente in grado, e non è nostro compito, di legare il raid dei giorni scorsi contro le associazioni di volontariato a qualche sigla presente nel nostro territorio: sta di fatto che il retroterra “culturale” in cui si sviluppano certe dinamiche è ben noto, ed è ben nota la compiacente indifferenza dell’amministrazione cittadina la quale assegna addirittura interi stabili a condizioni di estremo favore ad associazioni come Aries che proprio in questi giorni festeggiano un anno di attività con tanto di tricolore nero-bianco-rosso, “cuore avanguardista” e foto di Corneliu Codreanu.

Il retroterra “culturale” di cui parliamo, del neofascismo residuato dagli anni ’70 del secolo scorso, è ben esplicitato dagli slogan tipo “nel dubbio mena”, dai manifesti (abusivi) in cui si esalta “la filosofia del menatore”, alle canzonacce che recitano “botte a tutti botte”. 
A nostro avviso dunque, non è stata un caso la presenza a Fermo di personaggi come Rutilio Sermonti (Ordine Nuovo, ospitato in uno spazio comunale circa un anno fa), e neanche sono casuali  le iniziative di solidarietà nei confronti di Luigi Ciavardini (NAR, condannato per la strage di Bologna), per non parlare della simpatia espressa a Massimo Morsello (NAR, condannato a oltre 9 anni mai scontati, poi tra i fondatori di Forza Nuova). E il fenomeno non riguarda solo Fermo, ma anche comuni come Porto Sant’Elpidio e Montegranaro, dove assieme agli atti di vandalismo si segnala la presenza attiva di militanti di Casa Pound che organizzano iniziative col patrocinio del Comune.

Tornando ai recenti fatti di Fermo, non possiamo non esprimere la nostra solidarietà alle associazioni che sono state vittime di questa vigliacca spedizione, agli immigrati e ai cittadini italiani impoveriti dal governo di centrodestra che beneficiano dei servizi messi a disposizione dal Ponte e da Casa Betesda, e condanniamo senza mezzi termini l’atteggiamento ipocrita dell’amministrazione comunale che foraggia indirettamente e direttamente la presenza neofascista nel territorio.
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I comunisti non sono arretrati di un passo col fascismo di regime, e non arretreranno di un passo con questo fascismo da operetta. Né ci lasciamo intimidire dalle “esibizioni di forza” sotto la vigile copertura della Questura, come accaduto a marzo in Piazza del Popolo.

PdCI, Sezione cittadina di Fermo
Fermo, 30 novembre 2009

Comunicato del PdCI di Porto San Giorgio

Noi Comunisti Italiani riteniamo che le affermazioni sull’area ex Grand Hotel del socialista Luigi Marangoni, apparse via stampa domenica 25 ottobre, siano molto gravi, specialmente perché provengono da un esponente di una forza politica interna a Sinistra e Libertà, cioè di un gruppo politico del centro-sinistra che si era dichiarato contro la proposta dei boxes-auto interrati nell’area ex Gran Hotel e per la sistemazione a giardino pubblico della medesima. In queste affermazioni Luigi Marangoni invita il sindaco a realizzare la transazione con i privati riguardo all’area dell’ex Grand Hotel, con il fine di realizzare boxes-auto interrati, consigliando anche di interrare Via Nazario Sauro e ricavare così “dall’interramento l’accesso ai box che vuole realizzare il privato” (questo interramento di Via Nazario Sauro, tra l’altro, lascia noi Comunisti Italiani interdetti riguardo alla possibilità di una efficace gestione della viabilità nella zona, già di per sé caotica). Ciò che più meraviglia del discorso di Marangoni è l’assoluta noncuranza dell’esponente socialista nei confronti dell’interesse dei cittadini sangiorgesi, che è quello di avere un luogo di pubblico godimento e di socializzazione, come una piazza sistemata a giardino. Marangoni, invece, guarda all’interesse del privato che “avrebbe un utile tale da rendere assolutamente accettabile la transazione con il Comune”; al risparmio delle casse comunali, opinabile se si considera che i soldi del Comune dovrebbero invece essere spesi per il benessere della cittadinanza; infine, Marangoni è interessato alla comodità della gente proveniente da fuori Porto San Giorgio che “potrebbe arrivare, lasciare l’auto, cambiarsi, prendere una bici ed andarsene al mare”. Dopo aver elencato tutti questi interessi contrastanti con quelli della collettività sangiorgese, Marangoni raggiunge il massimo dell’ipocrisia sostenendo che, così facendo, “il sindaco farebbe un servizio alla città senza spendere un euro”. Marangoni dovrebbe spiegare come si può fare un servizio alla città danneggiando i suoi cittadini e soprattutto dovrebbe spiegare quale interesse egli ha nel perseguire una politica verso l’area ex Grand Hotel che il suo stesso gruppo politico aveva condannato nei mesi scorsi. E, infine, speriamo che da Sinistra e Libertà venga una netta presa di distanza da Marangoni, in quanto crediamo che egli porti avanti proprie posizioni e non quelle del suo gruppo politico.

Il PdCI sulle "dimissioni" di Agostini

Come noi Comunisti Italiani pensavamo, le dimissioni del Sindaco Agostini si sono rivelate l’ennesima farsa di una maggioranza litigiosa, attaccata alle poltrone per difendere interessi di parte spesso conflittuali, incapace di amministrare una città sempre più gravata da problemi. Il Sindaco Agostini è un politico istrionico e inaffidabile, pronto a soffocare in una colata di cemento tutta la città pur di favorire interessi privati (come nei casi dell’area ex Grand Hotel, del Porto e della terza corsia autostradale), per poi presentarsi come il difensore del verde pubblico e il nemico del “partito del mattone”.
Nella città di Porto San Giorgio bisogna sviluppare politiche occupazionali, abitative e culturali a favore dei giovani, degli immigrati e di tutte le persone in difficoltà e occorre incrementare gli attualmente scarsi luoghi di incontro e di socializzazione, per contrastare la tendenza della gente a rinchiudersi nel proprio egoistico individualismo. Invece di tutto questo, la città di Porto San Giorgio è diventata l’oggetto del desiderio di famelici privati, come testimoniano non solo i casi dell’area ex Grand Hotel e del Porto, ma anche le proposte di costruzione del cosiddetto “diamante sul mare” e dell’hotel a quattro stelle nella zona collinare. Cosa dire poi di una amministrazione che, invece di rivitalizzare la città, anche sul piano economico, attraverso una politica culturale che attragga gente dal fermano e da altri territori, punta tutto sul commerciale, come testimonia il caso delle deroghe riguardanti l’apertura dei negozi nelle giornate festive? Aperture festive dei negozi che non solo non tengono conto del reale volere di molti commercianti, ma che soprattutto peggiorano le condizioni lavorative dei commessi come rivelato dalla CGIL (articolo del corriere adriatico del 15/09/09). È assurdo che, in un momento in cui nella nostra città bisogna risolvere importanti problematiche ambientali e sociali, il Sindaco si cimenti in giochetti e capricci politici, in squallide commedie.

Comunicato del PdCI sangiorgese

Da quanto si può leggere sui giornali in questi giorni, sembra che certi privati abbiano preso Porto San Giorgio come una fonte per il loro egoistico desiderio di fare profitto, ai danni dell’ambiente e del paesaggio, quindi della vivibilità della città stessa. Parlo, per esempio, del cosiddetto “diamante”, un assurdo tentativo di cementificare anche il mare, il cui scopo reale è l’arricchimento di pochi: un “diamante” per le tasche di Gioventù e company, come si può leggere tra le righe di certe sue stesse dichiarazioni, e non certamente per la città, che vedrebbe resa inutilizzabile al turismo balneare una spiaggia libera e il mare antistante.
In tutto questo l’assessore all’urbanistica Marinangeli cosa fa? Invece di rimandare al mittente la proposta, si apre cautamente ad essa, non preoccupandosi tanto dell’impatto ambientale, quanto della possibilità del progetto di trovare finanziamenti da parte del mondo dell’imprenditoria. Sicuramente non è un bello spettacolo per tutti coloro che stanno difficilmente cercando un modo onesto per trovare, non dico una certa tranquillità economica, ma un modo per condurre una vita di autonoma sussistenza.
Che Porto San Giorgio sia vista come una potenziale forma di arricchimento da alcuni privati è comprovato dal progetto dei proprietari del ristorante “La Cascina”, che vorrebbero costruire un albergo a quattro stelle sulla collina sangiorgese, uno dei posti paesaggisticamente più belli della nostra città e di godimento per la sua collettività. Tra l’altro, il progetto testimonia il fallimento turistico di Porto San Giorgio, tanto che qualcuno cerca di appoggiarsi esclusivamente al cosiddetto “turismo religioso”. Se, poi, come prospetta il Corriere Adriatico, le opere compensative consisteranno in un allargamento delle sedi stradali della zona collinare, un intervento sicuramente distruttivo per questo ambiente, per poter meglio collegare il centro neocatecumenale e l’eventuale hotel, allora diverrebbe più evidente un fatto già emerso con altri casi urbanistici connessi all’attuale amministrazione: quest’ultima tende ad una politica che favorisce non la collettività ma pochi interessi privati.

Nota del PdCI di Porto San Giorgio

A Porto San Giorgio vi è un nuovo “padre padrone”, un signorotto in doppio petto che si crede indispensabile per il destino della città. A dire il vero, il sindaco Agostini lascerà un segno nella nostra cittadina, quello della rovina ambientale e dello scadimento della qualità della vita, causati per favorire qualche privato. Un copione che, purtroppo, abbiamo visto già troppe volte, sia a Porto San Giorgio che in Italia. Per quanto concerne l’area ex Grand Hotel, il sindaco permette al privato di appropriarsi e di cementificare un luogo vitale e di potenziale riqualificazione della nostra cittadina, che potrebbe essere destinato all’ampliamento del verde pubblico e degli spazi di socializzazione. Il tutto escludendo la possibilità di un dibattito serio e costruttivo, persino con l’opposizione consiliare. Similmente è accaduto sulla questione del porto in cui il sindaco ha cercato di suggestionare direttamente la piazza, senza fornire niente di concreto al dibattito, se non la sua intenzione di proseguire sulla via della cementificazione e dell’interesse privato.
Quello del sindaco è, in definitiva, l’agire tipico di una destra nazionale che da circa vent’anni sta tentando di distruggere nella cittadinanza il senso del bene pubblico e qualsiasi valore solidaristico e di far affermare un egoismo funzionale ai modelli consumistici imposti dal mercato. Il motto di questa destra è: “Siate soli e agite solo per il vostro esclusivo interesse”. Per questa destra gli spazi in cui le persone e soprattutto i giovani possono incontrarsi sono pericolosi, perché potrebbero rompere l’isolamento in cui ognuno è costretto a vivere, indispensabile per far meglio passare quei messaggi che hanno trasformato l’uomo da essere sociale a mero consumatore.

Comunicato dell'assessore G. Massucci

Con il primo Tavolo Azzurro, l’assessorato al Turismo incontra gli operatori
Massucci: “a fine settembre un progetto condiviso di area vasta”. Giovedì incontro con le Pro Loco.

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Subito al lavoro il nuovo Assessorato al Turismo della Provincia di Fermo il quale, senza perder tempo, ha già fissato una serie di incontri con le realtà territoriali turistiche al fine di porre in essere una campagna di ascolto volta anche a conoscere più approfonditamente chi opera già con profitto ed in quale maniera. Buona la partecipazione e una promessa finale: risentirsi nelle prossime settimane per far sì che entro la fine di settembre la Provincia di Fermo e gli operatori del turismo ufficializzino il progetto di area vasta, un progetto che mira a restituire al territorio fermano un ruolo di primo livello nel turismo.

Nell’incontro di lunedì 27 luglio, l’assessore Guglielmo Massicci ed il suo staff, hanno dialogato con associazioni di categoria, albergatori, campeggiatori, con la presenza di alcuni sindaci - tra cui quello di Fermo in veste di presidente dell’STL Marca Fermana con l’obiettivo di mettere sul tavolo le criticità e i problemi, condividerli e impegnarsi affinché tutti insieme si riesca a dare al Fermano (e in parte anche al Piceno visto il ruolo della Valdaso come area di confine) una rinnovata identità, uno slancio e un impulso diversi per far sì che la forte difficoltà che sta attraversando il settore si trasformi in proposte e in esempi positivi.

«Abbiamo deciso di dare un nome – sottolineava l’assessore Massucci – a queste tavole rotonde che si suggeranno nel tempo con gli operatori del settore turistico e cioè quello di “Tavolo Azzurro” il quale avrà il compito di lavorare per e sul territorio al fine di creare una identità unica ed un progetto condiviso, che partendo dalla base e cioè da chi opera sul campo, possa alla fine rilanciare il settore turistico nella nuova Provincia di Fermo il quale soffre di mancanza di politiche di destagionalizzazione integrate».

Un turismo strettamente stagionale infatti, come lamentano gli operatori, non porta veri benefici al territorio. Fare sistema è stata la parola più ricorrente della prima riunione del tavolo azzurro e par far ciò occorre la massima trasparenza ed operatività: per tale ragione, anche se in questa primissima fase le risorse a disposizione della nuova Provincia sono limitate, ha concluso Massucci, quelle dell’assessorato al turismo saranno sempre di pubblico dominio da parte degli operatori del tavolo i quali in ogni momento potranno verificare ed concordare insieme come impegnare quanto a disposizione.

Naturalmente, non son mancate le idee già messe sul tavolo: dall'albergo al museo diffuso, dal coinvolgimento dell'Università a quello con il mondo della cultura; senza tralasciare la partecipazione alle fiere internazionali presentandosi non solo con le calzature, ma esportando tutte le eccellenze del territorio, passando dai cappelli all'enogastronomia. In primis, per far ciò sarà necessario fare una ricognizione di ciò che si ha a disposizione, evitando di duplicare il lavoro già posto in essere da altre realtà già operanti. Necessaria sarà la collaborazione con la Regione Marche e naturalmente con la Provincia di Ascoli Piceno, soprattutto per l’area di confine della Valdaso sul quale da tempo si sta lavorando per un progetto molto importante che rilancerà l’intera area.

Direzione Provinciale del 24 luglio

La Direzione Provinciale di Fermo del Partito dei Comunisti Italiani, riunita alla presenza del Segretario Regionale per una valutazione sulla questione relativa alla rappresentanza in Consiglio Provinciale, prende atto che Licia Canigola, prima dei non eletti subentrata in seguito alla nomina di Guglielmo Massucci ad assessore, non rappresenta il Partito dei Comunisti Italiani e quindi non ne fa più parte.
Il processo unitario, declinato attraverso le liste unitarie in molte realtà, presuppone una rappresentanza istituzionale di pari dignità tra i due partiti comunisti, a prescindere dagli eletti.
L’atteggiamento di chi è contrario a questa impostazione che risponde all’interesse più generale dell’unità dei comunisti e della sinistra non può in nessun modo rappresentare i comunisti.
La Direzione Provinciale del PdCI mantiene fermo l’impegno unitario, col PRC e insieme al resto della maggioranza, lavorerà per l’attuazione del programma elettorale e a sostegno della Giunta presieduta da Fabrizio Cesetti.
In questo senso i Comunisti Italiani contrasteranno con forza qualsiasi operazione trasformistica ed opportunistica, da qualunque parte provenga.
Il PdCI è impegnato con il tesseramento 2009 a rafforzare il Partito e per costruire la Federazione con il PRC e altre organizzazioni di sinistra.

Fermo, 24 luglio 2009

Fabrizio Cesetti Presidente!

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Fabrizio Cesetti è il primo presidente della Provincia di Fermo, un successo per il centrosinistra e per il fermano, un doppio successo per noi comunisti, ottenuto attraverso la campagna d’ascolto dello scorso autunno, le elezioni primarie e infine attraverso questa magnifica campagna elettorale. Il centrosinistra unito vince: una lezione da cui trarre insegnamento in tutto il Paese.
Di Ruscio, sconfitto per la seconda volta a Fermo, viene superato anche a Montegranaro, nonostante l’accordo con Basso: a dimostrazione che il popolo non crede ai trucchi, e non cede a chi pensa sia necessario mostrare i muscoli per prevalere sugli avversari.
Grazie a tutti i compagni che c’erano già all’inizio di questa marcia, grazie a quanti si sono uniti e a tutti coloro che fino alla fine ci hanno creduto! (foto dal Corriere Adriatico del 23 giugno 2009)

Vedi i risultati definitivi.

Sulla centrale a biomasse di Montegranaro

Comunicato stampa di Francesca Testella, referente per Montegranaro del Coordinamento PRC - PdCI

Cominciamo a capirne di più sulla centrale che si intende realizzare a Montegranaro. L’impianto, alimentato a biomasse, sarà dedicato alla produzione di energia elettrica, con potenza di 1 MW. Trattandosi di potenze inferiori a 20 MW non è necessaria la procedura di VIA, ma c’è l’obbligo del rilascio dell’autorizzazione ambientale integrata che tiene comunque conto dei diversi impatti sociali, sanitari e ambientali. Questa modalità autorizzativa, basata sulla prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento, prevede l'analisi dell'impatto sull'ambiente dell'insediamento industriale - produttivo e dei relativi effluenti in maniera integrata, facendo leva su meccanismi preventivi di riduzione dell'inquinamento, tramite l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili sia per i cicli tecnologici che per gli impianti di abbattimento e anche per i meccanismi di comando/controllo.

L’espressione “migliori tecnologie disponibili” deriva dalla conclusione, in base ad esperienze precedenti, che non esiste la tecnologia disinquinante come tale, ma esiste la tecnologia migliore applicata al processo specifico.

L´autorizzazione ambientale integrata contiene gli opportuni requisiti di controllo delle emissioni, che specificano la metodologia e la frequenza di misurazione, nonche´ la relativa procedura di valutazione, in conformita´ a quanto disposto dalla vigente normativa in materia ambientale, nonche´ l´obbligo di comunicare all´autorita´ competente i dati necessari per verificarne la conformita´ alle condizioni di autorizzazione ambientale integrata.L´autorizzazione ambientale integrata contiene le misure relative alle condizioni diverse da quelle di normale esercizio, in particolare per le fasi di avvio e di arresto dell´impianto, per le emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti e per l´arresto definitivo dell´impianto.

Da qualche tempo a questa parte – e dopo un lungo periodo di illusione tecnocratica da parte di politici e tecnici urbanisti – è tornata ad imporsi l'esigenza, prima di disegnare un piano, di confrontarsi con le esigenze dei cittadini, delle associazioni di categoria, delle imprese operanti sul territorio e di quanti altri pensano di avere qualcosa da chiedere o anche solo da dire all'Amministrazione comunale. Lo raccomanda autorevolmente l'Istituto Nazionale di Urbanistica, ma lo impone soprattutto la legislazione regionale, attraverso l'attivazione di strumenti preliminari all'adozione del PRG, come la pubblicizzazione di un documento programmatico preliminare e la convocazione di una conferenza interistituzionale cosiddetta di co-pianificazione.

Ma, prima di ogni altra esigenza, rappresenta un obbligo morale della p.a. aprire un percorso di confronto e di dialogo con la cittadinanza, causa la dimensione di queste centrali e soprattutto perché sono i cittadini i veri destinatari degli interventi. L’amministrazione avrebbe potuto allora organizzare, ad esempio, conferenze e dibattiti, in quanto l’opinione pubblica non è ancora informata correttamente su questo tipo di impianti. La popolazione ha il sacrosanto diritto di comprendere quali siano le esigenze della costruzione di una centrale a biomasse e quali siano i punti favorevoli e quelli sfavorevoli al progetto.

Bruciare biomasse in piccole centrali come questa al solo scopo della produzione di elettricità senza prevedere nel progetto l'utilizzo del calore che non finisce in energia e quindi con dissipazione di calore è antieconomico.Trasportarle da lontano, molto lontano non è economico e potrebbe portare alla chiusura della centrale, come è avvenuto ad esempio a Crotone che è sul mare e quindi favorita per i trasporti. A meno che non vi si vogliano bruciare i rifiuti, ma allora lo si dica chiaramente alle popolazioni interessate.

Altre doverose considerazioni riguardano il compito istituzionale degli amministratori pubblici di difendere i cittadini dai pericoli derivanti dall'inquinamento ambientale e sui danni devastanti dei prodotti della combustione sulle salute dei cittadini soprattutto per quanto riguarda la produzione di tumori e l'insorgenza di malattie respiratorie, nel rispetto dei principi fondamentali di precauzione e prevenzione.

Non deve restare infine secondario lo sconcerto per l'oltraggio ad un territorio dove natura e storia in passato si sono meravigliosamente incontrati e dove gli amministratori pubblici invece di valorizzare e tutelare il paesaggio avalla progetti di ecomostri d'incerto valore economico ma di sicuro danno, anche economico, per l'ambiente e per la salute di tutti noi.

Se questo dovrà essere il modello di trattamento riservato ai cittadini ed al territorio da parte, oltre che nuova amministrazione comunale di Montegraro del sindaco Gismondi anche della neonata Provincia di Fermo con l’eventuale guida del tandem Di Ruscio - Basso, allora ci aspettano tempi bui tra informazioni nascoste, diritti palesemente calpestati e paesaggi violentati.

Elezioni provinciali, i risultati

In attesa del ballottaggio, indichiamo i link da consultare per conoscere in maniera dettagliata i risultati del voto nella Provincia di Fermo:

Voto complessivo sul territorio provinciale

Voto per ogni collegio

Voto per ogni comune

Invitiamo i compagni a contattarci per avere informazioni o darci una mano per il secondo turno!
cesetti-presidente

Comunali a Monte Urano

In merito alle Elezioni Amministrative del Comune di Monte Urano in programma il 6 e 7 Giugno p.v., i partiti “Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani” e “Sinistra e Libertà”, confermando il loro sostegno al candidato Sindaco Francesco Giacinti, invitano i propri elettori e simpatizzanti a esprimere la preferenza come Consigliere Comunale per Francesco Trasatti, candidato indipendente sostenuto da “Italia dei Valori”, all'interno della Lista "Centro Sinistra per Monte Urano". Questo per la sensibilità dimostrata da Trasatti in campo culturale e sociale, vicina alle istanze da sempre portate avanti dalla sinistra.


Renzo Interlenghi, per Rifondazione Comunista/Comunisti Italiani - Prov. FM
Roberto Vallasciani , Sinistra e Libertà - Prov. FM

Il PdCI risponde al sindaco Agostini

Comunicato della compagna Vagnoni, coordinatrice della sez. di Porto San Giorgio

Il sindaco minaccia denuncia? Lo faccia a cominciare da me. Sono stata tra i primi a dissentire (visto che siamo ancora cittadini e non sudditi) da questa politica lontana dalla città .Nessuno ha mai pensato di danneggiare l'immagine del paese, sono state fatte delle critiche ad una politica impopolare. Qual'è il ruolo di un amministratore se non quello di immedesimarsi con la realtà di un paese e confrontartsi con essa? Questo non c'è stato! Hai tagliato gli alberi e le siepi perchè costituivano un pericolo, hai aumentato la tarsu del 20% e ci hai creato disagi con l'orario della raccolta differenziata: ti sei mai posto il problema di lavora in quell'ora? Hai ingessato il centro con le soste blu e non hai tenuto conto di chi ci abita, di chi ci lavora e dei pendolari; ci inviti a spostarci nel DLF fino a quando non realizzi i posteggi sotterranei sullo scalo ferroviario. Forse era più logico fare uno studio della viabilità e poi partire con le zone blu. Ci sono giovani che protestano? Ben venga, pensavo fossero tutti concentrati su come organizzare la prossima notte rosa!
Dici che chi si è candidato per le provinciali cerca visibilità: non è colpa mia se hai fatto scelte sbagliate per la città, ho posto solo il problema.

Ricordiamo ai lettori che da quasi una settimana stiamo raccogliendo le firme contro i parcheggi a pagamento. Contattateci per aderire a questa iniziativa.

PSG: Parcheggi, cittadini vittime sacrificali

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 24 maggio

“Ancora non mi è chiaro perchè è stata interessata una zona così vasta e perchè solo il centro. Forse qualche commerciante non digerisce le auto dei residenti” non molla la presa sui parcheggi a pagamento il segretario del Pdci, Luigina Vagnoni. “Una scelta di qualità come la definisce il sindaco, concordata con le solite associazioni di categoria: le decisioni le prendono le associazioni che già chiedono il pass. E i cittadini chi li rappresenta? Durante gli incontri chi parla per loro?”.

“Si parla di servizi efficienti: è l'ennesima tassa dell’amministrazione sui soliti stipendi, in un momento economico critico. A tal proposito come vengono utilizzati i soldi che entrano con le addizionali e acconti sulle addizionali comunali che ogni mese ci vengono tolte dalla busta paga? Anche i pendolari le versano, pur lavorando fuori S.Giorgio? Si parla di utilizzare i soldi per abbattere le barriere architettoniche: allora perchè si continua ad autorizzare l’occupazione di marciapiedi stretti che creano barriere architettoniche e portano via posti auto ai residenti? Forse perchè quando si fa cassa non c'è barriera che tenga. Spero che i sangiorgesi non si facciano abbindolare da una bevuta ed un panino con la porchetta”.

Provinciali: presentata la lista comunista!

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Venerdì 8 maggio abbiamo consegnato la lista unita Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea - Partito dei Comunisti Italiani. Siamo “arrivati per primi”, in quanto nessuna delle liste era stata ancora presentata, un po’ come accadeva anni addietro col PCI.
A proposito della lista, possiamo dare qualche dato: l'età media dei candidati e delle candidate è 37 anni, quindi assieme ad alcuni compagni di "esperienza" che sono stati riconfermati per il loro grande contributo è stato dato ampio spazio ai compagni più giovani (molti sotto i trent’anni). Senza bilance o bilancini, abbiamo lavorato per individuare i candidati migliori per ogni collegio (iscritti o meno ai due partiti) e nello stesso modo abbiamo candidato delle compagne, nella metà esatta dei collegi.
Il risultato è una squadra compatta, volenterosa e combattiva che lavorerà bene nelle istituzioni come nella società.

Segue una rassegna stampa sulla presentazione.

dal sito ilquotidiano.it
Prc-Pci: ecco i nomi
Fermo. Presentati i 23 candidati della Sinistra radicale alle elezioni del 6 e 7 giugno. Molti i giovani, 11 le donne. Interlenghi concorre nel collegio di Grottazzolina; Canigola a Montegiorgio. Cesetti: "Centrosinistra unito vincerà".

Punta sui giovani e sulle quote rosa la lista congiunta Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani. Presentati ieri mattina in Piazza del Popolo, i candidati alle Provinciali della Sinistra radicale hanno un’età media di 38 anni; 11 sono donne e 12 uomini.
Simona Pasqualini, Nicola Pascucci, Gianluca Leoni, Stefano Faggio e Serena Alessiani sono in lizza per i cinque collegi di Fermo. A Grottazzolina, Magliano di Tenna, Montegiberto e Montottone si punta sul segretario di Federazione del Pci Renzo Intrlenghi. L’assessore provinciale uscente Licia Canigola concorre a Montegiorgio; Francesca Testella nei due collegi di Montegranaro.
A Monte San Pietrangeli, Francavilla d’Ete, Rapagnano e Torre San Patrizio il candidato è Flavio Pettinari; a Monterubbiano, Lapedona, Moresco e Ponzano Maria Gabriella Calandro. Sonia Morosi si presenta per Monte Urano; Guglielmo Massucci per Petritoli, Monsampietro Morico, Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Ortezzano e Montelparo.
A Porto San Giorgio sono schierati Paolo Cinti e Luigina Vagnoni. Moira Vallati, Roald De Tino ed Egidio Vergari sono candidati nei tre collegi di Porto Sant’Elpidio; Simone Vesprini e Valeria Silla nei due di Sant’Elpidio a Mare.
A Servigliano, Belmonte Piceno, Montefalcone Appennino, Monteleone di Fermo e Santa Vittoria in Matenano si punta su Rosanna Galiè. Giacomo Maroni è candidato per Altidona, Campofilone e Pedaso; Paolo Palmieri per Amandola, Montefortino e Smerillo; Roberta Procaccini per Falerone, Massa Fermana, Montappone e Monte Vidon Corrado.
Soddisfatto per l’accordo raggiunto tra i due partiti il candidato presidente Fabrizio Cesetti che non rinuncia a ribadire il ruolo determinante svolto dal Centrosinistra di Ascoli nell’approvazione della Legge 147 del 2004, che ha sancito la nascita della Provincia di Fermo.
“Rispetto a tre mesi fa – afferma Cesetti riguardo ai sondaggi che davano la coalizione in affanno sulle altre – la tendenza è invertita”. E prosegue: “Il nostro obiettivo è vincere al primo turno perché la Provincia non può permettersi 15 giorni di vacatio, e ci riusciremo perché quando il Centrosinistra è unito può vincere qualsiasi sfida”. Francesca Pasquali


dal Corriere Adriatico (edizione on line)
Presentata la lista che compone la coalizione di centrosinistra
Rifondazione e Comunisti italiani “Che bello essere di nuovo uniti”

“Con grande orgoglio presento questa lista – ha detto il segretario del partito della Rifondazione comunista Giacomo Piergentili nel presentare la lista di Rifondazione e Comunisti Italiani uniti - in cui compagni e compagne, dopo anni di separazione , si ritrovano sotto l’unico simbolo della falce e martello. Una lista – ha aggiunto - caratterizzata da una bassa età media e da un notevole numero di donne, quindi ha la pretesa di rinnovarsi , ma anche di guardare indietro”.
La soddisfazione
Anche Renzo Interlenghi, segretario del partito dei Comunisti Italiani si ritiene soddisfatto per una lista “che il 6 e 7 giugno porterà i suoi frutti. Siamo sicuri, infatti, che la coalizione di centrosinistra vincerà al 1° turno perché la nostra coalizione è unita a differenza del centrodestra che si presenta in ordine sparso fra le tante polemiche”. E’ infine intervenuto Fabrizio Cesetti, candidato alla presidenza della Provincia fermana, che ha espresso grande soddisfazione per una coalizione, quella di centrosinistra, unita e coesa e nella quale “proprio le forze di sinistra mi hanno indicato fin da subito come candidato presidente”. Cesetti ha quindi ricordato i cinque anni trascorsi in Provincia e le tante cose portate avanti per il Fermano, per non parlare del lavoro fatto per l’attuazione della Provincia fermana, esclusivamente portato avanti dalla sinistra.
Le carte
“Abbiamo dunque tutte le carte in regola – ha aggiunto Cesetti - per vincere al 1° turno e per superare tutte le eventuali difficoltà dell’avvio. Tre mesi fa tutti gli osservatori davano il centrodestra vincente, oggi gli stessi osservatori danno il centrosinistra vincente e il centrodestra rincorrere”. Il candidato Fabrizio Cesetti ha ricordato che nel 1996 la stessa coalizione di centrosinistra, con il 52% dei voti, contro ogni pronostico, lo elesse al Parlamento. “La nostra forza – ha concluso Cesetti – non sono le sponsorizzazioni come altri mettono in mostra, ma la forza delle idee e la convinzione che con noi la Provincia camminerà con la schiena dritta guardando i cittadini negli occhi”. LUCIANO BONFIGLI

Consiglio comunale / nota dell'opposizione

Segue la nota congiunta di PdCI, PRC, PD, PS, Fermo Insieme sull’esito scandaloso del Consiglio Comunale di ieri.

Quanto accaduto al Consiglio comunale di Fermo, martedì 17 marzo, costituisce un fatto di estrema gravità sul piano del rispetto delle Istituzioni democratiche e del diritto dei cittadini ad essere informati sulle vicende della propria città.
Dopo tre mesi che il Consiglio del capoluogo di Provincia non veniva riunito, per le divisioni che la candidatura e le ambizioni personali del Sindaco Di Ruscio hanno scatenato nel centro destra; dopo tre mesi di assoluta paralisi amministrativa, in una città sommersa da problemi e ritardi, tre mesi in cui è successo di tutto (dimissioni del vertice della società ASITE, poi rinnovato senza discussione in Consiglio; un Assessore cacciato senza alcuna motivazione amministrativa; il Sindaco e due dirigenti del Comune rinviati a giudizio dalla Magistratura, per la vicenda del deposito di sabbia), il Consiglio comunale viene, finalmente, riunito, su iniziativa e richiesta dell’opposizione, per discutere tali gravi questioni, informare la città ed il territorio.
Il Sindaco, dando prova di debolezza, ha imposto, con una parte della sua maggioranza, sempre più divisa, il rinvio di tale discussione. Di fronte a questo atto di paura e protervia, l’opposizione ed alcuni esponenti della stessa maggioranza hanno reagito abbandonando l’aula e facendo mancare, per protesta e per tutelare il diritto di discussione ed informazione, il numero legale. Abbiamo, poi, assistito allo spettacolo penoso del Sindaco attaccato al telefono per far venire in Consiglio assenti e malati di un centro destra a pezzi.
Quando, poi, è iniziata la discussione sulla mozione dell’opposizione, cioè sui problemi della città, il Sindaco e i “cocci” della maggioranza, sono usciti dall’aula, per evitare il confronto. La discussione è andata avanti in un’aula semivuota, ma con alcuni esponenti del centro destra che, correttamente, non hanno “obbedito” all’ordine di fuga.
La scena di un Consiglio in cui l’opposizione chiedeva le ragioni di scelte gravi, ai banchi della Giunta vuoti, e a quelli della maggioranza semi vuoti, non ha offeso l’opposizione, ma la città.
Questo Sindaco sempre più debole, che ha spaccato, ripetutamente, la sua stessa maggioranza; sempre più traballante e perdente, come candidato, pensa di poter fare, in questo modo indecente, senza rispetto dell’opposizione e dei territori, il Presidente della nuova Provincia? I cittadini del fermano non glielo consentiranno e, per questo Di Ruscio è impaurito e scappa dalle proprie responsabilità, in una città che viene sacrificata per le improbabili ambizioni del suo primo cittadino.
Una città come Fermo, che ha sempre avuto, nel territorio un ruolo importante, ed oggi è un capoluogo e dovrebbe essere punto di riferimento, che ha una tradizione di serietà e rispetto del confronto civile, non merita di essere amministrata così male, né di vedere così ridotte le proprie Istituzioni.

Vagnoni: “Dove sono i paladini della sorveglianza?”

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 13 marzo

Porto San Giorgio. Se la vittima della tentata aggressione di lunedì sera preferisce, per motivi di sicurezza e di sconforto, mantenere l’anonimato, a rendere pubblico l’increscioso episodio è Luigina Vagnoni, segretario cittadino del Pdci, nonché residente nella zona in questione, tra viale della Vittoria e via Oberdan. “Questo atto, come tutti quelli precedenti, e dall'autunno scorso ad oggi ce ne sono stati diversi, non è stato denunciato, perchè ormai c'è la rassegnazione. Dove sono finiti tutti coloro che nella campagna elettorale hanno fatto della sicurezza il loro cavallo di battaglia. Cito il programma del sindaco: Chiedere una pattuglia delle forze dell'ordine dedicata a P.S. Giorgio, aumentare l'organico e le dotazioni della Polizia Municipale quale forza ausiliaria di pubblica sicurezza, istituire il vigile di quartiere, fare videosorveglianza nel centro cittadino, innanzi le scuole e in tutti i luoghi ricettacolo di spacciatori. Di tutto questo non è stato fatto niente. L'unica cosa che questa amministrazione ha saputo fare per la sicurezza è stato il taglio delle siepi, la caccia agli extracomunitari e lo scempio perpetrato e quello che si perpetrerà lungo la linea ferroviaria da nord a sud”.

a Licia e Guglielmo: grazie!

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Comunicato della Segreteria di Federazione del PdCI

A conclusione della legislatura provinciale, la Segreteria di Federazione del P.d.C.I. ringrazia per il grande lavoro svolto l'assessore Licia Canigola e il consigliere capogruppo Guglielmo Massucci.
In una legislatura non facile in cui ha pesato, soprattutto nell'ultima fase, la divisione della provincia che ha generato problemi, tensioni e dispute anche molto al di là del lecito e del buon senso, il nostro assessore e il nostro capogruppo hanno profuso un impegno totale per raggiungere gli obiettivi programmatici che la coalizione aveva sottoscritto e che gli elettori avevano premiato facendoci vincere le elezioni.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti e noi comunisti con i nostri due rappresentanti nell'amministrazione provinciale siamo orgogliosi del grande lavoro svolto dall'amministrazione guidata dal Presidente Massimo Rossi.
Licia Canigola e Guglielmo Massucci saranno per noi comunisti due punti di forza nelle candidature per la tornata elettorale di giugno ed in generale saranno risorse a disposizione del territorio della nuova Provincia di Fermo per cui molto hanno già fatto e tanto altro possono, vogliono e devono fare.

Fermo, 11 febbraio 2009

Un sindaco nazional popolare

dal sito informazione.tv:

(26/01/09-11:20) I sessanta ragazzi di Aries rinnovano la fiducia e la stima al sindaco Di Ruscio.
“Siamo con te signor sindaco – si legge in una nota diffusa stamani - quando segui il cuore e l`istinto quando senza pensarci troppo fai scelte difficili ma dovute”.
“Siamo con te perché siamo sicuri che è possibile ancora una volta vincere insieme guardando i partiti dall`alto in basso senza mai piegarsi ad essi. Noi siamo ragazzi ribelli ed idealisti ma che nella genuinità che ti caratterizza ritrovano un pezzetto di noi. Il fermento si avverte in strada nei discorsi, e nelle espressioni sincere della nostra gente. L`uomo del popolo della quinta provincia porta il tuo nome: Saturnino Di Ruscio”.

Tradotto dell’epico al linguaggio corrente:
“Caro Di Ruscio, alle provinciali non faremo mancare il nostro voto. Ceroni e compagnia alla fine si sono accodati, hai imbarcato pure l’ex socialista Basso (d’altronde gli ex socialisti hanno sempre reso grande la storia d’Italia) quindi ci risentiamo a metà giugno.
Se da sindaco ci hai dato la casa in campagna, da presidente della provincia saprai ancora una volta essere riconoscente a noi!”.

A proposito delle “scelte difficili ma dovute”: non sappiamo a cosa ci si riferisca, ma siamo certi che tra la questione dei derivati, il project financing di Piazzale Azzolino, la gestione dell’ex Sadam e tante altre “scelte difficili”... c’è proprio l’imbarazzo della “scelta”!

Interlenghi sull'unità del centro-sinistra

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 2 febbraio
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FERMO - La nuova formazione di sinistra presentata venerdì a Fermo? “Noi Comunisti Italiani non ne entreremo a far parte - spiega il coordinatore provinciale Renzo Interlenghi -: il nostro obiettivo è quello di arrivare ad un’unica realtà con Rifondazione”.
Il nuovo gruppo costituente che ha fatto il suo debutto pubblico lo scorso fine settimana nella sala multimediale sarà dunque composto soprattutto da esponenti provenienti dalla Sinistra democratica. A questi si aggiungono singole adesioni personali da Rifondazione e Comunisti Italiani. Scelte individuali dunque, niente fusioni ufficiali. Intanto continua il lavoro in vista delle prossime primarie. Sempre più sicura la data del 1 marzo (invece che dell’8) per la sovrapposizione con Tipicità. Proprio l’importante kermesse enogastronomica che attira ogni anno migliaia di persone potrebbe essere la prima importante vetrina pubblica per il candidato (Renzo Offidani o Fabrizio Cesetti) che uscirà vincente dalle primarie. Intanto sulla questione di una possibile rottura locale tra Pd e sinistra a seguito delle vicende nazionali sulla nuova legge elettorale Interleghi è certo: “Il rischio non c’è. Di questa cosa si sapeva da tanto tempo. La scelta nazionale fatta dal Partito democratico per stroncare i partiti della sinistra è un dato di fatto, mi sembra che a differenza delle intenzioni di Veltroni, a livello locale fermano, anche lo stesso Pd non sia favorevole a questa possibilità”.
Per Interlenghi c’è un bel divario tra le vicende nazionali e quelle locali in vista delle prossime elezioni provinciali fermane. “Non abbiamo motivi per mandare a monte il nostro progetto unitario. Stiamo lavorando compatti ad un programma forte e condiviso da tutti. La strada che proseguiremo è questa, all’insegna della coesione”. Il centrosinistra insiste dunque sulla strada dell’unità, più volte rimarcata anche dagli esponenti del Pd come carta decisiva da giocarsi al momento della sfida con il candidato di centrodestra, sia esso il sindaco di Fermo Di Ruscio o qualcun altro. Poter coagulare tutti i voti dello schieramento in un unico candidato viene considerato determinante. Per questo assume ancora più peso la scelta delle primarie di inizio marzo.
P.PA.

Rossi sulla ex Sadam

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 18 gennaio
FERMO - Il Partito dei comunisti italiani, che ha un consigliere comunale a Fermo, ha voluto puntualizzare alcune cose emerse in seguito al consiglio comunale di venerdì 9 gennaio scorso.

“Abbiamo sentito alcuni commenti che, purtroppo, attestano ancora una situazione d’esasperata conflittualità che nelle intenzioni del centrosinistra non esistevano – ha detto il consigliere del Pdci, Paolo Rossi –: anzi, l’ultimo consiglio comunale doveva servire per stemperare queste tensioni anche perché c’era la sensazione che fosse stato preparato un terreno nel quale si evocava uno scenario di forte contrapposizione tra due gruppi: quelli a favore dei lavoratori e quelli che invece che vedevano di buon occhio i comitati (e quindi addirittura sobillati contro i lavoratori)”.

E’ indubbio che in questo caso non si sta parlando solo di un problema di salute, di salubrità o meno della Ned o della centrale a biomasse. “Si sta parlando anche di un problema occupazionale – conclude Rossi – che è stato in qualche modo ’scaricato’ sulla collettività”. C’è anche il fatto dell’attività sperimentale (pilota) che svolgerà la Ned, perché sembra che non sia una attività destinata a durare nel tempo e non si sa se alla fine di questo periodo di 4 anni l’attività della Ned avrà prodotto dei risultati positivi tali da farle continuare la produzione nella nostra zona.

Proprio in questo senso la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) dell’Eridania-Sadam di Fermo in una lettera aperta inviata anche al ministero per le Politiche Agricole dice che prima di muoversi bisogna attendere la valutazione di impatto ambientale; dunque è doveroso ricevere l’esito delle valutazioni all’esame presso gli uffici competenti della Regione. “La Ned silicon, tra pochi giorni, presenterà ad Ancona le controrisposte alle osservazioni ricevute sulla valutazione d’impatto ambientale proposta in Regione a settembre; mentre la Power Crop ha presentato da circa tre settimane la Via e la riunione tecnica di qualche giorno fa in Regione ha aperto l’analisi della documentazione riguardo il progetto della centrale a biomasse”. Ora si aspetta l’ incontro del 21 gennaio, alle ore 15.30, organizzato a Roma, dove il ministro dell’Agricoltura Paolo Zaia ha convocato tutte le parti firmatarie dell’accordo di programma risalente al luglio 2007, nella speranza di fare una volta per tutte chiarezza nell’interesse.

Questo anche nell’interesse delle 100 famiglie che oramai da 4 anni (s’è iniziato a parlare di riconversione dal dicembre 2005) aspettano di riavere il lavoro promesso. “E’ importante ricordare – dicono i sindacati presenti nell’ex zuccherificio di Fermo - che se Power Crop e Ned silicon decidessero di lasciare o, peggio, di investire in altri territori per noi operai non ci sarebbe più nessuna speranza occupazionale; quindi ci auguriamo fortemente che alla fine il buon senso tra tutte le parti in causa prevalga e una soluzione possa (e deve) essere trovata”.

La situazione resta molto fluida anche se le due mozioni approvate all’ultimo consiglio comunale, quella del sindaco Saturnino Di Ruscio che dice no alla centrale a biomasse e dice sì a quella della Ned ma solo nel caso in cui non venga realizzata a Campiglione, e quella del gruppo Strovegli contraria del tutto a entrambe le ipotesi, rappresentano ormai un punto fermo che occorre tener presente al momento delle prossime scelte. Che fare? I prossimi passi, quello relativo alla valutazione dell’impatto ambientale e l’incontro nella Capitale, rappresentano forse la chiave per risolvere la questione.

Il caso delle due centrale tiene banco ormai da una vita. La riconversione sarà anche terreno di scontro in occasione delle prossime elezioni provinciali. E’ gioco il futuro non solo del capoluogo ma dell’intero capoluogo. 
ROLANDO CIRENEI

Chi agita il vessillo del conflitto d'interessi

di Renzo Interlenghi (Segretario di Federazione PdCI Fermo)

Ho letto oggi le dichiarazioni del signor Del Vecchio di Porto San Giorgio nei confronti del suo avversario politico Claudio Brignocchi, reo di aver vinto legittimamente una gara per aggiudicarsi l'incarico per l'assistenza legale al Comune di Sant'Elpidio a Mare.
La colpa sarebbe rappresentata dal fatto che Brignocchi, ex sindaco del PD di Porto San Giorgio, sarebbe stato incaricato da una giunta targata PD.
Fa piacere sentire esponenti del PDL agitare il vessillo del conflitto d'interessi, loro che hanno sempre difeso il loro padre padrone Silvio Berlusconi, ma farlo insultando anche l'intelligenza delle persone è veramente indecoroso.
L'Avvocato Brignocchi è uno dei più stimati professionisti del Foro fermano, delle cui doti non ho titolo per decantare, e credo proprio che il signor Del Vecchio dovrebbe delle scuse al suo avversario politico.
D'altro canto sarebbe come chiedere al signor Del Vecchio, che credo abbia un'impresa edile, di rinunciare, ove ne avesse (e mi informerò in tal senso), agli appalti provenienti dai Comuni amministrati dal centro destra o da persone affini al suo partito.
Un tempo la politica era un'arte, oggi il centro destra la sta riducendo a mera barbarie.
da corrierenews.it

Il PdCI Marche su Sadam-Eridania

Pubblichiamo la mozione presentata dal Gruppo Comunista al Consiglio Regionale in merito alla grave situazione della Sadam-Eridania.

MOZIONE

Il Consiglio Regionale delle Marche


considerata la complessa gravità della situazione economica generale con i pesanti riflessi anche sui livelli occupazionali che in diverse parti della regione presenta significative situazioni di difficoltà,

considerato inoltre che in questa fase il potere pubblico ha un importante compito di orientamento e di indirizzo dei processi produttivi in particolare delle necessarie riconversioni di quelle attività che presentano numerose situazioni di sofferenza,

esprime la propria preoccupazione in merito alla vicenda della Ditta “SADAM” i cui stabilimenti di Jesi e Fermo hanno da tempo cessato la lavorazione delle barbabietole per la produzione dello zucchero e che ad oggi non è stato ancora presentato un serio piano industriale di riconversione e ripresa produttiva,

considera urgente la definizione di un piano industriale che sia finalizzato al ricollocamento di tutte le maestranze già precedentemente occupate nei vecchi stabilimenti, comprese le centinaia di precari, che sia altresì volto alla realizzazione di nuove attività che siano assolutamente rispettose dell’ambiente e della salute dei cittadini, non determinando ulteriori inquinamenti, sia in linea con il protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti, e rispetti i parametri del Piano Energetico Ambientale Regionale,

invita la proprietà a presentare al più presto un piano industriale che sia ispirato dai principi sopra descritti che permetta in questo modo l’apertura delle procedure della CIG ordinaria, così come sostengono le organizzazioni sindacali impegnate a svolgere la propria opera a supporto della ripresa produttiva ed al mantenimento dei livelli occupazionali, con un impianto di potenza inferiore a quanto prospettato dalla proprietà in modo da non prefigurare la costituzione di un nuovo polo energetico

invita le Istituzioni competenti a svolgere il proprio ruolo di controllo e autorizzativo a seguito di attente valutazioni che portino a scelte rispettose dell’ambiente, garanti della totale e stabile rioccupazione delle maestranze, in linea con i piani e le previsioni regionali, che permettano un ritorno economico nell’interesse della collettività tutta, in particolare ecoindennizzi seri per i comuni interessati e significative riduzioni sulle bollette energetiche, respingendo pressioni che facciano leva sui livelli occupazionali,

impegna la Giunta Regionale a farsi promotrice con il sistema degli Enti Locali di iniziative urgenti per una seria e condivisa riconversione.

Ancona, 27.11.2008

Interlenghi: “Agostini come Di Ruscio”

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dal Corriere Adriatico (edizione online) del 24 novembre
PORTO SAN GIORGIO - Ogni volta che ci sono disastri naturali, si assiste ad una corsa alla ricerca delle responsabilità. E’ quanto denuncia il segretario provinciale del Partito dei comunisti italiani Renzo Interlenghi. “Mi riferisco alla polemica innescata dal Sindaco di Porto San Giorgio Andrea Agostini contro la Provincia e la Protezione Civile, dopo l'eccezionale evento alluvionale che ha coinvolto il Comune di Porto San Giorgio”. Il senso delle istituzioni “dovrebbe portare tutti i referenti interessati, sindaci, assessori, consiglieri - sottolinea il leader del Pdci - a trovare le risposte e le soluzioni tecniche ed amministrative necessarie al fine di evitare l'aggravarsi dei danni ai cittadini. Invece si da sfogo al balletto dello scaricabarile, paventando denunce come se la Provincia non fosse composta anche dal Sindaco di Porto San Giorgio e ne fosse entità distinta”. “La demagogia impera sulla bocca di quanti, al fine di perorare cause personali, pensano più alla loro autoreferenzialità che al bene comune. Purtroppo - continua ancora Renzo Interlenghi - questo atteggiamento non è isolato, la scuola Di Ruscio insegna che occorre attaccare l'avversario politico, sempre, si tratti di Provincia o di Regione”.
“Questo - conclude il segretario dei Comunisti Italiani - dà l'immagine dell'uomo forte e catalizza voti ma, allo stesso tempo, infligge colpi micidiali al senso delle istituzioni, avvalorando l'idea del qualunquismo ed indebolendo l'immagine della Pubblica Amministrazione. Se li chiamate amministratori, questi...”. Un attacco pesante che arriva all’indomani dell’annuncio, da parte del sindaco di Porto San Giorgio, di passare alle denunce per la situazione che si sta verificando lungo la strada Provinciale fermana. Una strada finita sotto i riflettori a seguito dell’alluvione dello scorso 14 novembre e che certamente continuerà a far discutere”.

Intervento di Procaccini al Consiglio Regionale

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Pubblichiamo l’intervento del nostro Segretario Regionale Cesare Procaccini al Consiglio Regionale delle Marche in merito alla crisi della “A. Merloni” (11 novembre).

Innanzitutto il gruppo regionale dei Comunisti Italiani vuole esprimere la solidarietà ai lavoratori in lotta e alle loro famiglie nella difesa del posto di lavoro. Questa è una crisi enorme che ha ripercussioni gravissime per migliaia di persone. 
La crisi dell’Antonio Merloni, anche se tra le più ampie, purtroppo non è l’unica, è in generale e quindi anche nelle Marche. La provincia di Ascoli Piceno – ne abbiamo discusso prima – ha visto migliaia di licenziati nei diversi settori produttivi, e prima ancora vi è il fermano che ha visto la crisi del settore della calzatura. In questo contesto il modello Marche ha bisogno di essere innovato, altrimenti per la sua altissima percentuale di manifattura rischia di subire un declino definitivo e quindi di essere spazzato via.
La crisi dell’Antonio Merloni non è solo di tipo regionale, ma anche nazionale. Attiene inoltre alle dinamiche mondiali della globalizzazione del capitalismo, dove il meccanismo della delocalizzazione interna ed internazionale della produzione ha distrutto la dimensione intermedia della produzione medesima che è diventata indotto.
La globalizzazione, altresì, ha ridotto a piccole nicchie le produzioni di qualità, con la ricerca ossessiva della massima flessibilità dei lavoratori e delle loro forme di tutela.
Molti colossi industriali hanno preferito far produrre a terzi i loro marchi, hanno ridotto i livelli occupazionali, hanno licenziato, come ha fatto ad esempio la Fiat, trasformando così le industrie di produzione in società di capitali e in sistemi bancari. 
In questa regione la crisi dell’Antonio Merloni chiude in via definitiva una storia industriale di grande rilievo. Questa crisi non c’è dubbio che ha origini soggettive, è una crisi dovuta ad una discutibile strategia che non ha voluto un suo autonomo marchio di elettrodomestico e forse è anche una crisi dovuta ad una discutibile direzione manageriale. Ma a determinare questa crisi non è neanche la cosiddettacarenza di infrastrutture, perché questa mattina la stampa parla di industrie ubicate proprio a ridosso dell’A14 dove centinaia e centinaia di lavoratori sono stati messi in mobilità. Dunque le infrastrutture non c’entrano niente o c’entrano molto poco. Quindi in questa crisi c’è sì una questione di soggettività, di originalità, ma sarebbe sbagliato pensare che è delimitata soltanto alla gestione dell’Antonio Merloni. Purtroppo, infatti, come abbiamo detto, questa crisi investe un modello che rischia di non avere più nessuna alternativa né sul territorio marchigiano né su quello nazionale. Si è spezzato per sempre uno sviluppo che era abbastanza armonico. Il tessuto delle piccole e medie imprese nel corso degli anni ha perso quasi per intero la propria autonomia di produzione e di commercializzazione. Le aziende autonome artigiane e le piccole industrie sono state inglobate in un meccanismo di produzione dispersiva e di committenza diffusa e parcellizzata. Il sistema artigianale di piccole imprese è diventato il cosiddetto indotto. Siamo in presenza di una doppia flessibilità e precarietà, in primo luogo c’è quella dei lavoratori, molti dei quali non avranno né garanzie di cassa integrazione né ricollocazione sul mercato del lavoro, appunto i lavoratori dell’indotto, in secondo luogo ci sono le precarietà delle imprese e dell’indotto molte delle quali si sono sciolte o sono sconosciute. Nella riunione di Roma abbiamo inteso che i tre commissari nominati dal Governo fanno difficoltà alla tracciabilità di fornitori dell’Antonio Merloni, che in molti casi sono stati costretti a fare investimenti milionari senza nessuna garanzia sulle commissioni di lavoro e, peggio ancora, su lavori mai pagati. 
La produzione e la riproduzione capitalista ha bisogno sempre di un pesce più grande dell’altro! Secondo noi bisogna ripensare ad un nuovo modello di società con al primo posto il diritto al lavoro. Non stiamo certo ad invocare la statalizzazionedei mezzi di produzione, tuttavia occorrono nuove politiche statali a sostegno del lavoro e dello stato sociale. In anni lontani e in tutt’altro contesto Enrico Berlinguer parlava della necessità di una terza via. Oggi forse più realisticamente dobbiamo parlare di una seconda via, perché il capitalismo è riproduttore di crisi e peggio ancora di guerre. Oggi con il modello unico e con i federalismi fiscali intere regioni e nazioni rischiano la marginalizzazione, quindi anche le localizzazioni hanno un connotato di marginalità e di disperazione.
I Comunisti Italiani sostengono in pieno l’accordo di programma Regioni-Stato e dunque il progetto speciale Marche-Umbria proposto dalla Giunta regionale e dal Presidente Spacca per il distretto della meccanica Marche Umbria, perché occorre uno spettro ampio che guardi alla crisi ma anche al territorio, allo sviluppo che per forza di cose deve avere una sua svolta, e già le linee di bilancio che discuteremo dovranno avere, secondo noi, questo profilo. Insieme ai tavoli tecnici deve esserci anche l’impegno di tutto il sistema istituzionale. Possiamo dire che la Regione Marche sta affrontando questa crisi nel modo giusto, senza antagonismi tra i diversi territori e con la previsione, quella ovviamente nei limiti del possibile, di risorse significative per lo sviluppo. 
Inoltre il rapporto con il sistema bancario non deve essere sovvenzionato dallo Stato, deve essere funzionale allo sviluppo del territorio. Questo accordo e fondo di solidarietà, che già potrà produrre 36 milioni di finanziamenti agevolati, va nel verso di una possibile risoluzione di aiuto al fine di diversificare il modello di sviluppo. Queste risorse regionali seppur significative da sole ovviamente non basteranno, occorre un impegno altrettanto serio e proporzionale in termini di risorse del Governo nazionale che, appunto, deve mettere i soldi per un nuovo sviluppo, per una nuova politica industriale. Occorre che il Governo riapra la legge n. 61 del terremoto per la parte che atteneva e deve attenere allo sviluppo agricolo, artigianale, commerciale e dunque anche a quello industriale, e deve prevedere la riduzione della parte statale dell’Irap e dell’Iva per le imprese dell’indotto, come già a suo tempo per sua parte ha fattoanche la Regione Marche. Dobbiamo lavorare per la ripresa industriale e al tempo stesso per dare risorse certe agli ammortizzatori sociali e in primo luogo con la cassa integrazione anche per l’indotto. Ma la cassa integrazione non può e non deve essere il fine dei lavoratori, è soltanto il finanziamento dell’emergenza perché la finalità strategica deve essere senz’altro quella di una ripresa della produzione industriale.
Certo non siamo in grado di prevedere il lavoro finale dei tre commissari, ma secondo noi è una scelta debole e sbagliata, perché diluisce in una mediazione, che potrebbe essere anche più politica e non di profilo industriale, tutta la necessità della ripresa. Quindi sarebbe stato meglio un commissario unico, di grande spessore e dalle mani libere per poter indicare un nuovo progetto di sviluppo e un nuovo piano industriale. 
Inoltre: dobbiamo finalizzare il sostegno alle imprese per mantenere l’occupazione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, e per il controllo occorre un organismo statale, si pensi ad esempio ad una nuova e moderna Iri, come si fece proprio in quel distretto per le allora Cartiere Miliani che furono assunte dall’Istituto poligrafico dello Stato. 
Al tempo stesso occorrono leggi serie che permettano alle Istituzioni e allo Stato di fare questi controlli e di vedere restituiti i soldi pubblici da parte di quelle imprese che pur in presenza di questi contributi hanno chiuso, hanno licenziato i lavoratori e le lavoratrici e poi hanno delocalizzato in altre nazioni d’Europa e del mondo, bisogna farlo fino alla confisca dei beni privati. Solo così lo Stato e la sua articolazione potrà essere all’altezza della nuova sfida.

Comunicato stampa congiunto PdCI, PRC, Verdi, SD, IdV


Il 2 ottobre si sono riunite le delegazioni provinciali del fermano dei Verdi, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, Comunisti Italiani, e Italia dei Valori, per discutere ed approfondire, in vista delle prossime elezioni amministrative (provinciali e comunali), gli aspetti tematici che dovranno caratterizzare l'alleanza di centro sinistra. 
L'incontro, che ha avuto un esito molto positivo, è stato organizzato al fine di favorire la semplificazione del quadro politico, privilegiando soprattutto l'intesa programmatica, partendo dal giudizio positivo sull'operato della Amministrazione Provinciale uscente. Tale giudizio, infatti, è suffragato dagli ottimi riscontri che stanno emergendo in occasione della “campagna di ascolto” che la attuale maggioranza ha promosso in tutti i Comuni della Nuova Provincia di Fermo.Soltanto dopo raggiunto l'accordo sulle opzioni tematiche (ambiente/energia, sociale, gestione del territorio, nuova viabilità e trasporti, formazione professionale, ecc...) si potrà pervenire alla scelta del candidato Presidente della coalizione, attraverso la più ampia consultazione popolare, concordemente accettata. Ogni altra questione, come ad esempio le modalità di scelta degli aspiranti candidati delle singole forze politiche, non riguarda la coalizione tutta che, invece, deve individuare nella visione programmatica atta a garantire il governo delle amministrazioni locali, il principale motivo dell'alleanza medesima.

Fermo, lì 03.10.2008

Massimo Marcaccio (Verdi)
Giacomo Piergentili (PRC)
Roberto Vallasciani (SD)
Renzo Interlenghi (PdCI)
Adolfo Marinangeli (IdV)

Mozione del PdCI Regionale sulla legge elettorale

L’Assemblea Legislativa  delle Marche

Premesso che il Presidente del Consiglio in carica Silvio Berlusconi ha espresso pubblicamente l’intenzione di modificare l’attuale legge elettorale per il Parlamento europeo, introducendo lo sbarramento ed eliminando le preferenze;

Rilevato che lo stesso Berlusconi coi dirigenti del Suo partito ha spiegato che l’introduzione dello sbarramento mira a fare di Forza Italia, che si approprierebbe così di seggi delle forze minori, la componente più grande del Partito Popolare Europeo, mentre abolendo la preferenza la scelta degli eletti dipenderebbe da Lui e non dagli elettori;

Considerato che non c’è nessuna ragione di interesse generale che giustifichi il cambiamento dell’attuale legge elettorale, che ha mostrato di ben garantire la rappresentatività e il rapporto di tutti gli elettori con le istituzioni europee, né si sono posti problemi di “governabilità” di alcun tipo;

Osservato che voler cambiare una legge che funziona, senza alcuna ragione e giustificazione di interesse generale, ma per un proprio interesse personale e di partito costituisce una grave e inaccettabile lesione dei principi costituzionali, violando i principi della uguaglianza del voto dei cittadini e della parità dei diritti alla rappresentanza democratica;

Valutato che voler fare una legge elettorale per  espropriare forze politiche minori di seggi che legittimamente spetterebbero loro, per poter aumentare i seggi della propria parte politica, si configura come un inammissibile attacco al pluralismo;

INVITA  LA GIUNTA REGIONALE

ad impegnarsi nelle forme e mezzi a propria disposizione in tutte le sedi, compreso l’intervento presso le presidenze di Camera e Senato e la Presidenza della Repubblica,  
perché non si consumi l’ennesimo e più grave conflitto di interessi;
perché non sia cambiata l’attuale legge elettorale per le elezioni europee;
perché siano rispettati i principi costituzionali della uguaglianza e della rappresentanza democratica.

Cesare Procaccini
Presidente  Gruppo Consiliare dei Comunisti Italiani

Comunicato stampa PdCI Regionale

Comunicato stampa su situazione Ferrovie dello Stato Compartimento di Ancona

Siamo venuti a conoscenza di un progetto nazionale elaborato dalla Direzione Generale delle Ferrovie che ridisegna la mappa dei centri direzionali di R.F.I. e che dovrebbe essere varato in tempi molto bevi senza alcuna preventiva informazione né discussione con le istituzioni locali e regionali.
Tale progetto prevede la cancellazione delle Direzioni Compartimentali di RFI di Ancona che verrebbero trasferite a Bari, lasciando nel capoluogo di regione una struttura minima di presidio, svuotata peraltro da qualsiasi ruolo decisionale.
E’ evidente che tale decisione va contrastata ad ogni livello e il Gruppo consiliare regionale dei Comunisti Italiani è nettamente contrario per le negative e pesanti ripercussioni che avrà non solo sull’occupazione e sulle sorti del personale ferroviario coinvolto, ma anche perché foriera di ulteriori penalizzazioni (quale la riduzione dei treni EUROSTAR sulla linea Orte-Falconara, già attuata con il nuovo orario)  ai danni dell’utenza marchigiana e dell’imprenditoria regionale per lo sviluppo del traffico merci, con particolare riguardo a quello intermodale.

Cesare Procaccini
Presidente  Gruppo Consiliare dei Comunisti Italiani

Verso le elezioni provinciali

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 29 settembre
FERMO - Anche il centrosinistra inizia la sua cavalcata verso le prime elezioni provinciali del Fermano. Venerdì scorso si è tenuta una riunione interpartitica per parlare di candidature e i nodi sono subito arrivati al pettine. Il Partito democratico ha scoperto le carte e formulato la sua proposta, giudicata subito irricevibile da tutti gli altri partiti. In pratica i democratici hanno fatto sapere che per scegliere il candidato presidente, gli alleati dovranno aspettare prima l’esito delle primarie interne al Pd (sarebbe già pronto ai nastri di partenza Alvaro Cesaroni. Forse pure Francesco Giacinti). Il vincitore potrà poi affrontare una seconda fase di primarie, stavolta aperte agli altri candidati della coalizione (l’unico certo al momento in campo sarebbe Fabrizio Cesetti dei Verdi). In pratica una doppia tornata di primarie imposta, secondo i referenti del Pd fermano, dal regolamento nazionale. Regolamento che però, si presterebbe a molteplici interpretazioni tanto che, ad esempio, nel pesarese si è proceduto alla scelta del candidato (Matteo Ricci) senza primarie, nel maceratese ci si appresterebbe alla riconferma del presidente uscente (Giulio Silenzi) senza particolari consultazioni, nell’ascolano si potrebbe adottare un’altra formula ancora. Insomma, per i cespugli del centrosinistra, la storia del regolamento non regge e comunque tutti all’unisono (presenti Interleghi e Pettinari per il Pdci, Vallasciani e Ruzzetta per Sd, Piergentili per Rc, Marcaccio per i Verdi, Marangoni per il Ps, De Santis, Offidani, Conti e Vallesi per il Pd. Mancava alla riunione solo l’Idv, assente per protesta contro il Pd rispetto ai fatti accaduti a Sant’Elpidio a Mare, ndr.) hanno detto no alle doppie primarie. “C’è intanto una questione mediatica - spiega Renzo Interlenghi, segretario provinciale del Pdci - non è giusto che il Pd stia sulla stampa per settimana con i suoi candidati e poi con il vincitore, che si presenti alle primarie di coalizione. Gli altri pretendenti partirebbero da una situazione di oggettivo svantaggio. E poi crediamo che le procedure si debbano snellire. A che servono due primarie?”. “Noi - precisa Giacomo Piergentili, neo leader di Rifondazione comunista - abbiamo detto al Pd che è inopportuno che si facciano le primarie interne. Qualora le primarie si facessero, meglio di coalizione. Comunque - continua - per noi il problema del candidato al momento non si pone. Vogliamo prima parlare di programmi”. Parla invece fuori dai denti Interlenghi, secondo il quale, il tempo del politichese e dei tatticismi è scaduto. “Ormai da mesi tra noi partiti minori si fa il nome di Fabrizio Cesetti. Noi crediamo che si tratti del candidato ideale, con la giusta esperienza amministrativa, pronto a governare i complessi meccanismi di una nuova provincia. Crediamo che, almeno per questa tornata, guardare ad un candidato della società civile sia sbagliato. Serve una persona subito pronta ad affrontare la difficile sfida che si troverà di fronte”.
L. Falconi

Iniziativa unitaria PdCI-PRC

Nell’ambito della manifestazione organizzata in tutta Italia dalla CGIL e che a Fermo si è svolta nel piazzale Azzolino, le istanze provinciali del PdCI e del PRC hanno partecipato alla mobilitazione con un banchetto comune per diffondere dei volantini sulle politiche del governo Berlusconi e per raccogliere le adesioni alla manifestazione nazionale dell’11 ottobre. Non sono mancati apprezzamenti alla scelta di organizzare una iniziativa comune, soprattutto alla luce dell’estromissione dei comunisti dal Parlamento e della scarsa opposizione rappresentata dal PD e dall’IdV. Altri passanti hanno commentato con “era ora di tornare in strada!”. Il successo del presidio può anche essere quantificato con le centinaia di volantini diffusi sia ai manifestanti portati in piazza dal sindacato che agli studenti presenti. Si tratta comunque solo della prima iniziativa pubblica unitaria dei due partiti nel fermano in seguito ai rispettivi congressi nazionali, nella strategia di ricompattare tutti i comunisti indipendentemente dall’attuale collocazione.

A rischio 3.325 lavoratori e oltre 300 aziende

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 23 settembre
FERMO - Una crisi infinita. Malgrado il calo dei licenziamenti, aumenta il ricorso alla cassa integrazione. Soltanto nel Fermano essa interessa circa 3.330 lavoratori. E’ il dato ricavato dall’analisi della Filtea su Cig, mobilità e sostegno alle piccole imprese.

Secondo l’Ebam, ente bilaterale per l’artigianato delle Marche, la cassa per le imprese sotto i 15 dipendenti in regione riguarda un totale di 2.505 lavoratori per 422 aziende, di cui 213 nel Fermano (184 specializzate nella fabbricazione di articoli in pelle) con il coinvolgimento di 1.218 lavoratori. A sua volta l’Inps regionale rileva per la provincia di Ascoli un aumento da 79.179 a 291.799 ore per gli interventi ordinari e da 91.642 a 361.893 per quelli straordinari raffrontando il periodo gennaio-giugno 2007 con lo stesso del 2008. Dati confermati dallo studio dell’Inps dedicato alle attività di pelli e cuoio, con un totale di 418.806 ore di ricorso alla cassa ordinaria e straordinaria per la provincia di Ascoli, quindi per il Fermano, dove si concentrano le aziende di questo genere.

L’analisi della Filtea-Cgil è confermata dall’Osservatorio regionale del sindacato, visto che nel primo semestre di quest’anno i lavoratori interessati da Cig ordinaria e straordinaria sono, nel Fermano, 3.325 per un totale di 306 aziende in crisi. Questo quadro aggrava il fortissimo calo del numero degli addetti. Soltanto pochi anni fa il distretto calzaturiero del Fermano dava lavoro a circa 20 mila persone, un consistente esercito visto che si parla di un territorio che conta su circa 170 mila abitanti. Oggi gli occupati sono 14 mila. Ad assorbire meglio la crisi sono state le grandi aziende, con i loro marchi di prestigio conosciuti in tutto il mondo. Maggiori difficoltà - e lo si è notato pure al Micam - per le imprese medio piccole, che magari offrono prodotti di qualità ma con scarsa promozione.

“Mancano - dice Giuseppe Santarelli, segretario della Filtea-Cgil del Fermano - politiche adeguate per il territorio. Quest’anno il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di oltre il 260% rispetto allo stesso periodo del 2007. Bisogna sostenere il distretto, a partire dagli ammortizzatori sociali per le imprese con meno di 15 dipendenti, quelle oggi con maggiori difficoltà. Purtroppo i segnali che provengono dagli imprenditori non appaiono molto confortanti”.

Mozione del PdCI Regionale contro i tagli alla scuola pubblica

R E G I O N E    M A R C H E
GRUPPO COMUNISTA
 
 
 
M O Z I O N E
 
 
Oggetto: Tagli alla scuola Pubblica
 
 
Il Consiglio Regionale delle Marche,
 
VISTO
 
l'art. 64 della Legge 133, 2008,  che prevede tagli progressivi al bilancio della scuola per circa 8 miliardi di euro entro il 2012, risparmiando sul personale (140.000 dipendenti in meno fra insegnanti e personale ATA nel triennio 2009-2012), tagli che si aggiungono a quelli già apportati all'istruzione pubblica negli ultimi anni;
 
VISTO INOLTRE
 
il DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137 che modifica radicalmente l'organizzazione didattica e l'offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola e la reintroduzione, del maestro unico;
 
CONSIDERATO
 
che nel confronto nazionale e con gli altri paesi, come emerge anche da un recente studio dell'OCSE, il settore della scuola primaria è  il più efficiente e qualitativamente tra i migliori nel mondo, risultando la scuola elementare italiana al sesto posto a livello internazionale per livelli di apprendimento;
 
VALUTATO CHE
 
1. Il ritorno al maestro unico significa  un peggioramento della qualità della scuola pubblica e una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni più piccoli, nel momento in cui si annullano  tutte le ore di compresenza necessarie al sostegno e al recupero, a fronte di classi sempre più numerose, di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico,
 
2. Il taglio drastico del personale mette in discussione l'integrazione degli alunni disabili, un'esperienza che vede l'Italia eccellere rispetto ad altri Paesi dell'Europa e del mondo.
 
3. Il colpo di mano messo in atto dal ministro avvocato Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica, ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo Berlusconi per fare cassa sulla pelle dei bambini e della scuola pubblica;
 
4. L'attacco alle basi del sistema scolastico pubblico, peggiorando gravemente la situazione nazionale, colpisce particolarmente una regione come le Marche che grazie anche all'impegno della Regione e degli  Enti locali ha molto investito per garantire a tutti il diritto allo studio, l'integrazione e standard qualitativi elevati,
 
 
RITIENE GRAVE E INACCETTABILE
 
che  per fare cassa il Governo  smantelli per Decreto l'ordine di scuola che meglio funziona in Italia: tagliando drasticamente le ore di lezione (da 30 a24), re-introducendo l'anacronistica figura del maestro unico, riducendo il tempo pieno a mero doposcuola, con effetti devastanti sul personale, sugli alunni e le loro famiglie, sulla qualità dell'insegnamento;
 
INVITA
 
I parlamentari marchigiani tutti ad adoperarsi perchè il decreto del governo non venga convertito in Legge;
 
Il Presidente della Giunta e del Consiglio a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a respingere la Controriforma del Governo,;
 
Gli insegnanti, le famiglie, gli Enti locali, i cittadini, a manifestare  per la difesa della  scuola pubblica.
 
 
                                                    Cesare Procaccini
 
 
Ancona, 12 settembre '08

Basta con i "voliamo alto"

dal Corriere Adriatico (edizione online) del 7 settembre
PORTO SAN GIORGIO - “Basta con i ’voliamo alto’. Sarebbe meglio che l’amministrazione comunale rimanesse più con i piedi per terra ed ascoltasse le esigenze della città”. L’energico invito a sindaco e giunta arriva dalla segretaria del Pdci cittadino, Luigina Vagnoni: “Questa città non è un centro commerciale dove deve importare solo il consumo. Ci sono anche i sangiorgesi, e non solo i commercianti”. Vagnoni, con le sue dichiarazioni, non intende remare contro lo sviluppo commerciale della città: “Ma in amministrazione bisognerebbe lavorare per trovare un giusto equilibrio tra interessi commerciali e diritti dei cittadini. E poi basta spot del tipo “stiamo lavorando per la città” soprattutto quando questi messaggi arrivano dai commercianti, che lavorano principalmente per le loro casse”. Vagnoni si riferisce soprattutto a Roberto Di Martino, titolare dello chalet “Quadrifoglio” che si è trovato al centro di accese discussioni per aver organizzato la “Notte sotto le stelle” invitando Fabrizio Corona. “Tutti lavoriamo per Porto San Giorgio, anche chi la mattina si alza per andare a lavorare e che, magari, chiede all’amministrazione di abbassare i decibel per poter riposare nelle ore buie della giornata”. Ma per Vagnoni, oltre ai decibel, vanno abbassati anche i toni del dibattito politico: “Con le rispostacce che arrivano dagli amministratori. E nel loro programma che cosa prevedevano sull’ambiente, forse l’abbattimento dei pini all’ex Consorzio agrario, o l’immondizia fuori dai cassonetti?”.

Il centrosinistra fermano difende Rossi

dal Corriere Adriatico (edizione on line) del 31 agosto
FERMO - Le segreterie provinciali di tutti i partiti del centrosinistra del Fermano scendono in campo per difendere l’operato di Massimo Rossi, messo in discussione (e con toni abbastanza accesi) dai democratici ascolani. In una nota congiunta, firmata anche dal Pd (che dunque sconfessa, clamoroso!, i compagni di partito del sud) si legge che: “Il governo dell'amministrazione provinciale di Ascoli Piceno, costituisce, per le forze del centro sinistra del fermano, un'esperienza fortemente positiva, per risultati concreti, elaborazione politica e trasparenza. Il mandato assegnato all'attuale amministrazione provinciale nel giugno 2004, considerata anche la difficile gestione di un processo di divisione, assolto con estremo equilibrio e nel pieno rispetto della legge istitutiva, si è finora caratterizzato, per un costante lavoro rivolto unicamente ai bisogni di entrambi i territori e dei loro cittadini. Lo testimoniano il successo della campagna di ascolto in decine di Comuni, l'impegno nella tutela e nella valorizzazione del paesaggio, le svariate campagne di sensibilizzazione su tematiche come il risparmio energetico o un uso più razionale delle risorse idriche, i bandi a favore delle fasce più deboli, dei giovani e delle coppie in cerca di prima abitazione. Fino alla determinazione manifestata nell'affrontare un'inedita crisi economica ed occupazionale. Quattro anni imperniati, quindi, sul miglioramento della qualità della vita e su indirizzi di sviluppo sostenibile, in un'area contrassegnata da serie necessità di infrastrutture e servizi; materia nella quale, investimenti consistenti hanno consentito, nei due territori, un notevole passo avanti. Quattro anni all'insegna della trasparenza, dell'equilibrio e della ragionevolezza soprattutto nell'attività di divisione del personale e del patrimonio tra le nuove realtà provinciali di Ascoli e Fermo. Al Presidente, alla Giunta che ha lavorato con lui, ai gruppi consiliari del centro sinistra, va dunque il nostro pieno sostegno per il lavoro svolto e per quello che resta da svolgere, fino alla fine del mandato. L'esortazione, per il Presidente e per tutte le forze di maggioranza della coalizione di centro sinistra è di mantenere vivo lo spirito di raccordo e concretezza che ha finora favorito il raggiungimento di obiettivi significativi. Siamo convinti che questo spirito debba costituire un punto di riferimento anche per il programma della coalizione di centro sinistra della nuova Provincia di Fermo”.