Ferrovie: come sempre, a pagare sono i lavoratori

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E, come sempre, a pagare sono i lavoratori. Mi riferisco, in questo caso, alle imprese degli appalti di pulizia delle ferrovie che, come pacchi, in occasione delle gare, passano da impresa a impresa ed ogni volta vedono messe in discussione le spettanze maturate con l'impresa cessante e spesso devono lottare con quella subentrante sui numeri delle assunzioni, i livelli contrattuali, gli orari ed i carichi di lavoro.
E queste situazioni si verificano puntualmente ad ogni rinnovo degli affidamenti nella totale assenza e nell'indifferenza assoluta dei dirigenti locali e nazionali delle aziende del gruppo Ferrovie dello Stato che non esercitano minimamente il ruolo di controllo e garanzia chi in qualità di committenti potrebbero, anzi dovrebbero, realizzare.
Anche ad Ancona e nelle Marche è accaduto e sta accadendo questo, e qui all'indifferenza dei dirigenti delle Ferrovie si assomma quella delle istituzioni regionali, della Giunta in particolare, che a fronte delle segnalazioni delle difficoltà di cui sopra da parte delle organizzazioni sindacali e ad uno stato di agitazione delle maestranze non trovano di meglio che scrivere paradossalmente una lettera per lamentarsi dei treni sporchi.
La nostra solidarietà a questi lavoratori, vittime delle privatizzazioni e dello spezzatino delle FS realizzato negli anni passati, è doverosa e sarà accompagnata da una richiesta di portare la questione alla discussione della competente commissione dell'Assemblea legislativa regionale che convochi tutte le parti in causa per cercare di giungere ad una soluzione che garantisca ai dipendenti delle ditte degli appalti ferroviari le spettanze maturate ed una prospettiva lavorativa più serena e certa.

Raffaele Bucciarelli
Presidente del gruppo consiliare regionale
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
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Per seguire le attività del Gruppo Consiliare Regionale della Federazione della Sinistra (PdCI - PRC) visitare il sito web www.gruppofdsmarche.blogspot.com dove è possibile trovare e scaricare le interrogazioni, le mozioni, le proposte di legge, le risoluzioni, i comunicati stampa e il calendario delle iniziative promosse dal Gruppo.

Procaccini sul risultato delle amministrative

Per dar ragione alla sua linea moderata il segretario regionale del PD Ucchielli enfatizza ed eleva a modello nazionale il risultato della provincia di Macerata, non solo contrapponendolo a quelli ben altrimenti rilevanti di Milano e Napoli, ma anche ignorando casi marchigiani che insegnano tutt’altro. Ad esempio al comune di Fermo il centrosinistra tradizionale senza l’Udc ha vinto al primo turno, al contrario di Macerata dove il povero Pettinari è dovuto ricorrere al soccorso di quelli con cui non aveva voluto avere niente a che fare al primo turno.
Che la linea Ucchielli sia tutt’altro che trionfante lo rivela il pressing senza pudore lanciato verso SEL perché rompa con i comunisti e la federazione della sinistra e si accomodi al tavolo del moderatismo centrista di Spacca e Pettinari.
In questo non c’è solo la sindrome del prete spretato, che spinge l’ex comunista ad un anticomunismo forsennato, ma il calcolo che dividendo la sinistra se ne rendono più deboli e malleabili le ragioni programmatiche.
E’ una posizione gretta e di corto respiro, già travolta dagli straordinari risultati delle coalizioni che hanno sostenuto De Magistris e Pisapia e di cui i comunisti sono parte essenziale. E’ un fatto che una sinistra unita e capace di autonomia è in grado di interloquire senza subalternità col PD e che questo è il modo per riportare in campo tanta parte del popolo di sinistra delusa e ripiegata nella passività per gli errori di questi anni, puntando ad una svolta profonda di cui c’è necessità in questo paese.
Negli stessi referendum del 12 e 13 giugno la posizione dell’UDC, pur apprezzabile per l’invito al voto ma contraria al merito dei quesiti, dimostra tutta la distanza della formazione di Casini da un programma di reale rinnovamento.

Cesare Procaccini
Segretario Regionale del Partito dei Comunisti Italiani

I comunisti bocciano il bilancio regionale

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Un voto negativo ad un bilancio clientelare e lontano dalle esigenze dei cittadini

Sul bilancio di previsione regionale del 2011, approvato ieri dall’Assemblea legislativa delle Marche, esprimiamo un giudizio fortemente negativo. Il Presidente Spacca, continuando a negare la crisi, vede un film diverso dalle Marche reali dove, invece, c’è una forte compressione economica e condizioni di vita estremamente dure. Rispetto ai tagli del governo Berlusconi, che pur ci sono, la Regione non ha una visione d’insieme e un progetto per il territorio, si chiude su se stessa anziché aprirsi alla partecipazione.
Con i nostri emendamenti abbiamo proposto di destinare le risorse alla messa a norma antisismica degli edifici scolastici, agli asili, al diritto allo studio e ai precari della scuola, per sostenere l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro e per togliere l’amianto dagli edifici. La maggioranza ha detto no a tutto e preferito, invece, fare pratiche clientelari per circa due milioni di euro.
Le uniche due note positive vengono dall’approvazione di due nostri ordini del giorno rispettivamente sulla Fincantieri di Ancona e sulla sanità. Con il primo ordine del giorno l’Assemblea legislativa delle Marche, tra le altre cose, ha impegnato il Presidente della giunta a richiedere all'Amministratore Delegato di Fincantieri la conferma del cantiere di Ancona quale polo produttivo strategico per il gruppo, il massimo sforzo per assicurare il lavoro alle maestranze del cantiere navale di Ancona anche attraverso una nuova distribuzione dei carichi lavorativi tra i cantieri del gruppo nonché a sostenere la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento strutturale e tecnologico del cantiere di Ancona al fine di aumentarne la produttività. Con il secondo ordine del giorno, relativo alla sanità, siamo riusciti ad impegnare la Giunta regionale ad incrementare l’intervento della Regione a sostegno delle rette previste dalle Residenze protette per anziani. Cosa che poteva essere già stata fatta se si fossero eliminati, come da noi chiesto, impropri centri di spesa come l’ASUR (azienda unica).

Raffaele Bucciarelli
Presidente del gruppo consiliare regionale
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
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Guerrini (PdCI) e Giannini (PRC): unire i comunisti e la sinistra

Trasformare la società, mettere al centro il mondo del lavoro.

Paolo Guerrini, Comitato Centrale PdCI
Fosco Giannini, Direzione Nazionale PRC


Potrebbe capitare che a un viaggiatore venuto da lontano Ancona possa sembrare, di primo acchito, una città sonnolenta, adagiata serenamente trai suoi colli ed il mare.

Non è così: i mali che attraversano il nostro Paese si sono riversati da tempo nelle vene della Dorica ed oggi allignano nel suo corpo sociale e politico, portando disorientamento ed angoscia nella coscienza e nel “sentire” del suo popolo.

E’ il vero cuore anconetano, innanzitutto, ad essere colpito: la crisi della Fincantieri volteggia sopra la città come un corvo, come un presagio oscuro. Gli operai del Cantiere navale vanno perdendo la speranza e nessuno sembra trovare la strada per un soluzione. Le vie più ragionevoli e concrete per superare la crisi del Cantiere, quelle indicate dagli stessi lavoratori e dalla FIOM ( un progetto forte tra Fincantieri ed ENI, al fine di mettere in produzione navi per trasporto gas e navi mercantili simili) non vengono prese in considerazione da quelle forze – centro destra e PD – segnate dal neoliberismo e alle quali un rapporto profondo tra due colossi pubblici come Fincantieri ed ENI sembra un disegno di sovietizzazione. Si aspetta la fine con le mani conserte attribuendo tutte le colpe – come un destino che esclude una reazione - alla Corea del Sud, alla concorrenza asiatica.

Non vanno meglio le cose sul piano politico e istituzionale. La Giunta Grammilano, nata sulla giusta teorizzazione per la quale dovrebbe essere il popolo a decidere, si è ben presto e sorprendentemente segnalata per una rottura profonda col volere della maggiorana dell’elettorato anconetano, espellendo da sé le forze della sinistra che avevano contribuito al suo formarsi e alla vittoria elettorale sulle destre. E questo è il politicismo, che segna di sé il Paese, alza la sua testa di serpente nella nostra città e soffoca la speranza del cambiamento.

Lungo Corso Garibaldi, la sera, fiumi di giovani procedono senza troppa speranza di dare un senso futuro alla scuola che frequentano. E quelli che gli studi li hanno portati a termine ondeggiano, attendendo ansiosi un lavoro che non arriva. Così è ad Ancona, come in tutto il Paese.

Cosa è accaduto? Quali ragioni razionali dobbiamo mettere a fuoco per capire da dove viene tutta quest’ansia sociale, questo dolore di massa?

Scavare sino alle radici: capire che la fase internazionale che viviamo è segnata dall’esigenza primaria, da parte delle forze capitalistiche, di conquistare i mercati, di battere la concorrenza; che questi due obiettivi il capitale vuol coglierli attraverso l’abbattimento del costo delle merci e che per giungere a ciò “vanno” abbattuti i salari, i diritti e lo stato sociale: va attaccato, innanzitutto, il lavoro. Occorre capire che le politiche liberiste dell’Unione europea chiedono, ai paesi e ai governi europei, politiche di “lacrime e sangue” ; va compreso che il capitalismo italiano ( nella sua ambigua forma del “piccolo è bello”) è un nanocapitalismo, che per uscire dalla crisi, invece di investire e progettare, tenta di universalizzare la linea Marchionne, l’attacco portato a Pomigliano d’Arco: schiavizzare la classe operaia e l’intero mondo del lavoro.

E a questo dominio dei padroni chi si oppone? Chi lotta? Chi dissemina speranza? Dopo la disgraziata scelta di Occhetto di sciogliere il PCI, non vi è più stata, in Italia, una forza di massa in grado di indicare il cammino. E anche la vittoria delle destre e dell’ormai troppo lungo e nefasto “berlusconismo” – da superare con un vasta coalizione nella quale i comunisti siano protagonisti - sono prodotti di quella diga rossa abbattuta, crollata.

Chi scrive pone da tempo il problema di ricostruire, in Italia, un Partito comunista più forte dei due piccoli partiti presenti: il Prc e il PdCI. Ci battiamo e proponiamo un processo di unità dei comunisti, per giungere ad una forza comunista capace di mettersi alla testa delle lotte, capace di essere il cuore attivo dell’unità della sinistra e di riconsegnare una speranza ai giovani e alla “classe”.

Siamo dei sognatori? Non crediamo davvero; è, innanzitutto, la materialità delle cose a motivare la nostra scelta : nel mondo intero – dall’ America Latina all’Asia; dall’Africa all’Europa, - le forze comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste, sono di nuovo protagoniste di grandi trasformazioni sociali e il socialismo è di nuovo concretamente costruito e all’ordine del giorno.

Ma vi è un punto su cui riflettere: il capitalismo, che credeva di aver vinto per sempre dopo la caduta dell’Urss, ha di nuovo e profondamente fallito. Lo spoliazione dei popoli è il suo segno predominante e lo sfruttamento, la disoccupazione, la miseria di massa, la scomparsa dei diritti, il razzismo, i pericoli di guerra dilagano ovunque, anche in Italia. Occorre un’idea-forza che, sul piano strategico, rappresenti l’opposto di questi mali. L’opposto, l’idea-forza è il socialismo. E il soggetto che occorre per rilanciarne il pensiero e la prassi è il Partito comunista.

Per questo ci battiamo, per unire tutte le comuniste e i comunisti oggi divise/i o senza partito, anche come passo essenziale per rafforzare la Federazione della Sinistra, per unire la sinistra.

Unire: non è difficile capirne l’esigenza. E’ di buon senso e il buon senso è destinato a vincere.

da Il Corriere Adriatico del 17/11/2010
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La Regione Marche, come il governo Berlusconi, vuole consegnare ai privati l'acqua pubblica

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Con l'articolo 38 della legge di assestamento del bilancio regionale, che andrà alla discussione in aula mercoledì 3 novembre, la nuova Giunta regionale, perfettamente allineata alle politiche economiche berlusconiane, intende consegnare ai privati i servizi pubblici locali, a cominciare dal servizio idrico. E questo nonostante la straordinaria mobilitazione a favore dell'acqua pubblica che solo pochi mesi fa ha portato a raccogliere oltre 1.400.000 firme, di cui circa 45.000 nelle Marche, per l'indizione di un referendum e nonostante si stia affermando una oramai consolidata giurisprudenza che afferma la competenza dei Governi regionali e degli Enti locali nel mettere o meno sul mercato un determinato servizio pubblico. Ed infatti, ad esempio sulla questione dell'acqua, altre Regioni hanno adottato provvedimenti per il mantenimento in mano pubblica di un servizio in cui la rilevanza economica non può che essere subordinata alla dominante dell'interesse generale e alla garanzia di un diritto umano. Il governo Spacca va in direzione esattamente contraria, nonostante le solenni promesse del suo programma di legislatura dove si era impegnato a “promuovere e tutelare la gestione pubblica dei beni primari quali ad esempio l'acqua” fingendo però di scordare che nell'accordo con l'UDC si aprivano subdolamente le porte alle privatizzazioni attraverso la “collaborazione tra soggetti pubblici e privati nei servizi di pubblica utilità.”.
Sta accadendo esattamente quanto denunciammo all'atto della esclusione della sinistra, ed in particolare dei comunisti, dal governo regionale e cioè che il nostro allontanamento era necessario a far sì che i grandi gruppi economici, locali, nazionali e multinazionali, nell'incapacità di sviluppare qualsiasi politica economica ed industriale innovativa e competitiva, potessero continuare a fare affari entrando nel settore di quei servizi che sono, in alcuni casi, indispensabili per la stessa sopravvivenza dei cittadini.
Occorre una mobilitazione generale per salvare l'acqua, e gli altri servizi, dalla speculazione.
Faccio appello anche a tutti quei Consiglieri regionali del PD che privatamente si dichiarano d'accordo con noi e ai Consiglieri dell'IDV il cui partito ha promosso un referendum a riguardo. Spero proprio che essi non predichino bene per poi razzolare male.
La nostra opposizione a queste operazioni sarà rigorosa e intransigente.

Raffaele Bucciarelli
Presidente del Gruppo consiliare
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
Assemblea legislativa delle Marche
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Assemblea degli iscritti con Oliviero Diliberto

SABATO 18 SETTEMBRE 2010
ORE 15.00
ANCONA
Sala ANPI, Via Palestro


I COMUNISTI PER IL LAVORO,

I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA


Presiede:

Raffaele BUCCIARELLI
capogruppo della Federazione della Sinistra PdCI - PRC al Consiglio Regionale

Relazione introduttiva:

Cesare PROCACCINI
Segretario Regionale del PdCI

Dibattito

Ore 18.00:
Intervento conclusivo del compagno


Oliviero DILIBERTO
Segretario Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani
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Procaccini: i comunisti e le Marche

Cesare Procaccini
La crisi occupazionale investe, ormai in modo drammatico, anche le Marche. Da nord a sud grandi imprese sono in difficoltà o hanno chiuso, con migliaia di lavoratori senza salario e con la cassa integrazione in scadenza oppure scaduta. I due esempi più eclatanti, la A. Merloni di Fabriano e la Manuli di Ascoli Piceno, rappresentano solo una parte di una realtà più grave.
Di fronte a ciò permane tuttavia una sottovalutazione rispetto ad un’altra grande “fabbrica” in crisi che sta anch’essa per chiudere ed è il pubblico impiego, i cosiddetti statali, che via via vengono espulsi dal lavoro molto più subdolamente, se possibile, del settore privato, attraverso il blocco delle piante organiche o per legge, prevedendo la metà di addetti rispetto a prima per le diverse mansioni, ad iniziare dalla scuola per continuare nella sanità e nel trasporto pubblico, per non parlare degli enti locali, dove da anni molti servizi sono già stati appaltati per carenza di organico.
In questo contesto il federalismo fiscale rappresenta una miscela esplosiva che accentua il divario fra zone ricche e zone povere. I tagli del governo a regioni ed enti locali di questi giorni non sono “una manovra” occasionale, ma un federalismo voluto dalla lega e votato da Di Pietro con l’astensione del PD. Si è già spezzata l’unità del paese nel senso della solidarietà nonché dei diritti declassati ad opportunità.
Di fronte a ciò stride la mancanza di opposizione e nelle Marche stride ancor di più lo spostamento a destra del PD che, anziché consolidare ed allargare il centro sinistra, si è alleato con l’UDC accettando il veto anticomunista. “O noi o loro”, ha tuonato l’ UDC; “obbedisco” hanno risposto il PD e Spacca, che si sono dimostrati deboli e subalterni, inaugurando la stagione dei “Voltafaccia” e dando un colpo alla credibilità della politica. Dopo 15 anni di centro sinistra nelle Marche senza colpo ferire, il PD e Spacca hanno accettato un vero e proprio ricatto, dimostrando debolezza ed inaffidabilità rispetto agli impegni presi, mentre i comunisti sono stati leali verso il PD ed il centrosinistra, a Senigallia ed a Macerata loro ci hanno pugnalato alle spalle. L’asse PD-UDC-IDV presuppone una linea diversa dal centrosinistra e cambia i connotati delle scelte, non è un caso che la nuova giunta già pensi ad accentuare l’aziendalizzazione nella sanità e a privatizzare alcuni servizi pubblici.
Nostro malgrado ci hanno consegnato una condizione di opposizione, che dobbiamo utilizzare per aprire contraddizioni in seno alla maggioranza e per portare avanti le nostre proposte, alcune delle quali sono leggi, come la continuità di impresa in forma cooperativa e la legge contro la delocalizzazione, sapendo che sarà difficile perché la nostra forza in consiglio regionale si è ridotta.
Noi ed il PRC avevamo cinque consiglieri regionali, oggi ne abbiamo uno. Nel 2005 la somma dei voti PdCI- PRC equivaleva al 12%, oggi con lista unica al 3,85%, tuttavia il risultato per noi non è da disprezzare, perché l’eletto (R. Bucciarelli) è del PdCI ed in questo senso deve aumentare la responsabilità verso il partito con un’azione che ne esalti la politica.
Il nostro partito nelle Marche non è adeguato, nonostante la buona volontà, a fronteggiare rapporti di forza così sproporzionati, inoltre anche il PdCI in diverse realtà significative, in quasi tutte le provincie della regione ha visto dileguarsi dirigenti ed amministratori vari, il che è un po’ fotografia di una società dove prevale l’individualismo, il carrierismo ed il trasformismo in politica, che assume il significato di una vera e propria questione morale. Il nostro partito è ancora una piccola organizzazione che tuttavia coltiva una grande storia, ma se non vuole essere travolto da fenomeni di opportunismo, che pure lo hanno attraversato, deve riprendere con serietà le regole e i valori dell’attaccamento al partito, del disinteresse, della moralità e del rispetto dello statuto del partito.
Occorre perseguire con la massima apertura l’opera di rinnovamento del partito, la valorizzazione di quadri giovani, la costruzione della FGCI, ma sempre con una seria valutazione di tipo ideale, per evitare il più possibile situazioni in cui persone che si “presentano bene” utilizzino il partito per la propria carriera o per il proprio interesse. Il primo antidoto è quello di diventare un partito più grande, più numeroso ed è per questo che dobbiamo ritesserare tutti gli iscritti persi per inerzia, per pigrizia o per i troppi impegni di un gruppo di attivisti sempre più ristretto.
Alla fin fine la perdita di iscritti porta alla perdita di voti, perché si diventa impercettibili anche al “nostro popolo” che alla fine ci percepisce inutili. Quale opera migliore di controinformazione può esserci del tesseramento, non diciamo di massa, ma almeno come quello degli anni precedenti? In ciò si deve dare al tesseramento al partito un valore politico, nel senso che si devono”promuovere” quelle compagne e quei compagni che vanno a “fare le tessere”, tanto più che siamo impegnati per l’unità dei comunisti che, purtroppo, il PRC non vuole nella totalità del suo gruppo dirigente.
Noi vogliamo un partito unico, vogliamo la fusione del PdCI e del PRC in un solo PC, ma se oggi questo non è possibile, proviamo almeno a far diventare un po’ più grande il PdCI, che è condizione essenziale per l’unità dei comunisti, della sinistra e delle forze democratiche. L’unità contro la destra in difesa della costituzione rimane per i comunisti italiani l’asse della loro politica generale, ciò vale anche nelle Marche, dove il PD ha operato una scelta anticomunista, ma l’ unità non significa subalternità ed è per questo che da sempre concepiamo unità ed autonomia come un binomio inscindibile.

Cesare Procaccini, Segretario Regionale del PdCI
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Sito web del Comitato Regionale del Partito dei Comunisti Italiani:
www.comunisti-italiani-marche.it

Volantino sulla situazione giovanile nelle Marche

Come vivono i giovani nelle Marche?
Ti diamo qualche idea....

SCUOLA. Nelle Marche la “riforma” Gelmini porterà, per l’anno scolastico 2010 / 2011, alla perdita di altri 1000 posti di lavoro tra personale docente e non docente: ciò significa minore qualità dell’insegnamento, penalizzazione degli studenti che necessitano più attenzione, minore sicurezza per gli alunni e anche scarse possibilità di inserimento per i giovani insegnanti.

UNIVERSITÀ. Il taglio dei finanziamenti statali all’Università significa
sparare sulla ricerca senza nulla togliere al baronato. Oltre a questo ci attendono aumenti delle tasse, nessuna soluzione ai problemi dei fuori sede e subentro dei privati nell’amministrazione degli atenei: si costringono alla “fuga dei cervelli” laureati e ricercatori, si rende più difficile l’accesso allo studio universitario e gli studenti non avranno la possibilità di incidere nella vita democratica degli atenei. Infine, nelle Marche i laureati rappresentano il 18% delle persone in cerca di occupazione, molto di più della media nazionale!

LAVORO. Nella nostra regione, dal 2008 al 2009, il tasso di disoccupazione dei più giovani è passato dal 10% al 22%! Come facilmente prevedibile, le assunzioni avvengono sfruttando ogni forma possibile di precariato o le collaborazioni tramite partita IVA: così si nega ai giovani la possibilità di una vita indipendente e sicura.

Non ti sembra troppo? I diritti non ci sono mai stati regalati, li abbiamo ottenuti con la lotta e grazie ad un forte partito comunista: per questo unisciti al PdCI e alla FGCI!

PDCI_FGCI_sito


Partito dei Comunisti Italiani
Federazione Provinciale di Fermo






Proposta di Legge Regionale - impianti termici e fotovoltaici

Assemblea Legislativa delle Marche

simbolomarche

Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC

Proposta di legge a iniziativa del Consigliere Bucciarelli
Disposizioni in materia di autorizzazioni ed incentivi per la realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici sul territorio della regione.
Il Consigliere Raffaele Bucciarelli:
Signori Consiglieri, con questa proposta di legge si vuole dare una seppur non esaustiva risposta a due problemi tra loro connessi.
Il primo è relativo ai cambiamenti climatici che stanno provocando seri problemi alla sopravvivenza umana, e non solo, nel nostro pianeta, fatto che impone di assumere tutte le iniziative possibili per la riduzione della emissione di gas serra nell'atmosfera.
Il secondo vuole rispondere alla necessità di aumentare la produzione di energia elettrica, così come indicato dal PEAR, utilizzando fonti di energia rinnovabile evitando però di utilizzare un bene non riproducibile come il territorio.
Ciascun livello istituzionale è coinvolto, per quanto di sua competenza, nel raggiungimento degli obiettivi di produrre energia necessaria e nel contempo  di ridurre le emissioni inquinanti, salvaguardando ambiente, paesaggio, sviluppo economico, occupazione.
La presente proposta si muove in tal senso prevedendo nel rispetto della normativa comunitaria e statale vigente una disciplina snella e incentivante per la produzione di energia da fonte solare.L’energia fotovoltaica è infatti una fonte pura ed inesauribile, disponibile per tutti nel punto di consumo e facilmente integrabile sul contesto urbano.
Gli aspetti positivi di questa tecnologia la rendono estremamente interessante e l’unico inconveniente è rappresentato dall’investimento economico iniziale che, seppure in discesa, rimane comunque alto anche per effetto di un iter burocratico che ha dei costi rilevanti sul piano economico, nonché per l’impatto sul paesaggio.
Per questi motivi la presente proposta di legge prevede che, nel caso di impianti solari termici o fotovoltaici visivamente ben inseriti negli edifici, la funzione di informazione verso l’ente Comune, possa essere assolta da una semplice comunicazione, in conformità a quanto previsto dall’articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 che ha dato attuazione alla direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia.
Gli stessi impianti, purché non ubicati in aree naturali protette, non sono soggetti a valutazione d’impatto ambientale.La valutazione d’impatto ambientale non è richiesta neppure per gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di bassa potenza, non ubicati in aree naturali protette. Per i medesimi impianti è richiesta, tuttavia, la DIA.
Per gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di alta potenza superiore è richiesta un’autorizzazione rilasciata dalla Regione, previa conferenza di servizi. Quando nel procedimento è necessario acquisire autorizzazioni di diverse amministrazioni; l’autorizzazione è invece rilasciata dal Comune competente per territorio, senza conferenza di servizi, quando non è necessario acquisire autorizzazioni di altre amministrazioni.
Sono ovviamente sempre fatte salve le previsioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche ed integrazioni (cosiddetto Codice dei beni culturali e del paesaggio), come pure è fatto salvo il rilascio dell’autorizzazione, ove prescritta, alla costruzione e all’esercizio della linea di connessione.
Altro punto qualificante del progetto di legge è la previsione di sostegni economici alla realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici sugli immobili di nuova costruzione o già esistenti.
È apparso infatti indispensabile offrire alle famiglie, alle ONLUS e agli enti pubblici e alle imprese interessati all’utilizzo delle tecnologie fotovoltaiche e del solare termico uno strumento volto alla fondamentale esigenza di reperire le risorse necessarie ad effettuare l’investimento comunque oneroso, riducendo nel contempo l’impatto paesaggistico dell’impianto. 

Art. 1(Finalità) 

1. La Regione promuove lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e il raggiungimento dell’obiettivo nazionale di riduzione dell’emissione di gas a effetto serra, nel rispetto della normativa statale e comunitaria vigente. 

Art. 2(Ambito di applicazione e definizioni) 

1. Le disposizioni della presente legge si applicano agli impianti solari termici e fotovoltaici ubicati nel territorio della Regione.
2. Ai fini della presente legge:
a) per impianto fotovoltaico si intende l’impianto che risponde ai requisiti indicati dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto ministeriale 19 febbraio 2007 (Criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387);
b) per impianto solare termico si intende l’impianto di produzione di energia termica per uso igienico-sanitario o per climatizzazione o per finalità produttive mediante l’utilizzazione dell’energia solare;
c) per impianto aderente si intende l’impianto posto sulla facciata o sulla copertura di un edificio con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma dell’edificio stesso se non per lo spessore del sistema captante e del sistema di accumulo dell’energia termica;
d) per impianto integrato si intende l’impianto i cui moduli sono architettonicamente inseriti, con sostituzione del materiale da costruzione, in elementi di arredo urbano e viario, superfici esterne degli involucri di edifici, fabbricati, strutture edilizie di qualsiasi funzione e destinazione;
e) per elettrodotto di interesse esclusivamente locale si intende la linea elettrica che insiste nel territorio di un solo comune e connette alla rete utenze ubicate nel comune, secondo quanto previsto dall’articolo 52 sexies del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità” e successive modifiche ed integrazioni). 

Art. 3(Impianti aderenti e integrati) 

1. L’installazione di impianti solari termici o fotovoltaici di qualsiasi potenza, aderenti o integrati nei tetti degli edifici, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda, di superficie non superiore a quella della copertura, è soggetta a comunicazione preventiva al Comune territorialmente competente, fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), nonché al rilascio della autorizzazione, ove prescritta dalla normativa vigente, alla costruzione e all’esercizio della linea di connessione.
2. Gli impianti fotovoltaici aderenti o integrati, sempreché non ubicati in aree naturali protette, non sono soggetti a valutazione d’impatto ambientale. 

Art. 4(Impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti) 

1. Gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di potenza di picco non superiore diversi da quelli indicati al comma 2, sempreché non ubicati in aree naturali protette, non sono soggetti a valutazione d’impatto ambientale.
2. Nei casi previsti dalla normativa vigente l’installazione di impianti fotovoltaici non integrati o non aderenti è soggetta alla denuncia di inizio attività indicata dagli articoli 22 e 23 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), da presentare al comune territorialmente competente.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi sono autorizzati dalla Regione ai sensi della normativa statale vigente.
4. Nelle ipotesi in cui non è necessario acquisire le autorizzazioni di più amministrazioni, per gli interventi indicati al comma 3 non si procede all’indizione della conferenza di servizi e le relative autorizzazioni sono rilasciate dal Comune competente per territorio. 

Art. 5(Documentazione) 

1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione indicata all’articolo 4, comma 3, i soggetti interessati presentano domanda, corredata della seguente documentazione:
a) il progetto con la descrizione dell’impianto di cui si chiede l’autorizzazione e la domanda al gestore per la connessione dell’impianto alla rete elettrica di distribuzione, con allegata relazione descrittiva;
b) la documentazione attestante la disponibilità dell’area sede dell’impianto, limitatamente alla sede dell’impianto di produzione;
c) la valutazione di incidenza ambientale, ove prevista, ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche);
d) per i progetti richiedenti l’autorizzazione di cui all’articolo 146 del decreto legislativo n. 42/2004, la relazione paesaggistica redatta in conformità alle disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 dicembre 2005 (Individuazione della documentazione necessaria alla verifica della compatibilità paesaggistica degli interventi proposti, ai sensi dell’articolo 146, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42);
e) per i progetti soggetti a valutazione d’impatto ambientale, la documentazione prescritta dall’articolo 23 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).

 Art. 6(Impianti solari termici non integrati e non aderenti) 

1. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo n. 42/2004, l’installazione di impianti solari termici non integrati e non aderenti in edifici a uso residenziale, terziario o produttivo è considerata manutenzione straordinaria ed è soggetta alla denuncia di inizio attività prevista dagli articoli 22 e 23 del DPR n. 380/2001.
2. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo n. 42/2004, l’installazione di impianti solari termici negli spazi privati annessi agli edifici esistenti è considerata estensione dell’impianto idrico-sanitario già in opera ed è soggetta alla denuncia di inizio attività prevista dagli articoli 22 e 23 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380/2001. 

Art. 7(Connessione alla rete elettrica) 

1. La costruzione e l’esercizio degli elettrodotti di interesse esclusivamente locale previsti dall’articolo 2, comma 2, lettera e), sono autorizzati dal comune nel cui territorio essi insistono. 

Art. 8(Contributi regionali) 

1. La Regione concede contributi destinati alla realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici.
2. Sono beneficiari dei contributi indicati al comma 1:
a) i soggetti privati che sono proprietari o titolari di un diritto reale di godimento sull’immobile cui si riferisce l’intervento;
b) gli enti pubblici proprietari o titolari di un diritto reale di godimento sull’immobile cui si riferisce l’intervento.
3. La Giunta regionale stabilisce, sentita la competente commissione assembleare, le modalità, i criteri e le procedure per la concessione dei contributi, individuando le priorità degli interventi ammessi a contributo.
4. I contributi previsti al comma 2 sono erogati nel rispetto della normativa comunitaria vigente in materia di aiuti di Stato.
5. La deliberazione indicata al comma 2, è adottata entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria annuale regionale. 

Art. 9(Disposizioni finanziarie) 

1. Per gli interventi previsti dalla presente legge l’entità della spesa è stabilita a decorrere dall’anno 2011 con le rispettive leggi finanziarie nel rispetto degli equilibri di bilancio.
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Mozione del Gruppo PdCI/PRC sulla crisi di Gaza

Gruppo ConsiliareFederazione della Sinistra – PdCI/PRC
simbolomarche


Il Consigliere Raffaele Bucciarelli

Assalto israeliano alle navi della pace: l’Assemblea legislativa delle Marche approva la mozione presentata da Raffaele Bucciarelli, Presidente del Gruppo consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC.Bucciarelli: le Marche parte attiva nel processo di pace e nella tutela dei diritti umani.

Una forte condanna per l’operazione militare israeliana, l’adesione al programma nazionale “100 città per la pace in Medio Oriente” e alla Rete europea degli Enti locali per la pace in Medio Oriente per rafforzare l’impegno dell’Italia e dell’Europa in Medio Oriente, anche attraverso un concreto impegno economico, e il coinvolgimento attivo dell’intera comunità marchigiana, a partire dai giovani e dalle scuole, nella realizzazioni di azioni concrete a sostegno della pace e a difesa dei diritti umani, sono i punti contenuti nella mozione approvata oggi dall’Assemblea legislativa delle Marche su proposta di Raffaele Bucciarelli, Presidente del Gruppo consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC.“L’assalto israeliano alla navi della pace che trasportavano aiuti umanitari alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza e le sanguinose conseguenze – dichiara Bucciarelli – ha scioccato profondamente tutti noi. Di fronte a simili tragedie la più alta istituzione regionale non poteva restare in silenzio o indifferente”. Con la mozione l’Assemblea legislativa delle Marche ha espresso preoccupazione per l’assedio e il blocco cui sono sottoposti i palestinesi della Striscia di Gaza da oramai più di tre anni, per le sofferenze, le violenze e le violazioni dei diritti umani causati dalla continuazione dell’occupazione israeliana i cui effetti sono denunciati da tutti gli organismi internazionali e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Le Marche – prosegue Bucciarelli – chiedono all’Italia, all’Europa e all’Onu di impegnarsi per l’apertura immediata e incondizionata del flusso di aiuti umanitari, merci e persone da e per Gaza e al Governo, al Parlamento italiano e a tutti i responsabili della politica di assumere con urgenza, in concorso con la comunità internazionale, tutte le iniziative necessarie per scongiurare ulteriori stragi e chiudere nel più breve tempo possibile il conflitto israelo-palestinese riconoscendo ad entrambi i popoli, come stabilito dalle risoluzioni dell’Onu, la stessa dignità, gli stessi diritti e la stessa sicurezza. Nonostante alcuni consiglieri regionali, intervenendo nel corso del dibattito, abbiano più tenuto ad affermare posizioni di partito anziché essere parte attiva di un processo di pace in un contesto europeo – conclude Bucciarelli – con questa mozione l’Assemblea legislativa delle Marche si impegna a contribuire attivamente alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese e alla costruzione della pace in Medio Oriente mediante progetti di cooperazione e solidarietà con la popolazione palestinese, di promozione del riconoscimento reciproco e del dialogo tra israeliani e palestinesi, di diffusione della cultura della pace, dei diritti umani e della riconciliazione, di sensibilizzazione e mobilitazione della propria comunità”.
L’attività di solidarietà, da realizzare tramite l’Università per la Pace, in accordo con il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, vedrà il coinvolgimento attivo della cittadinanza e in particolare dei giovani, delle scuole e delle organizzazioni della società marchigiana.

Ancona 06 luglio 2010
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Bucciarelli con la RSU di Fincantieri

Gruppo ConsiliareFederazione della Sinistra – PdCI/PRC
simbolomarche


Si è svolto questa mattina l'incontro tra la RSU della Fincantieri di Ancona ed i rappresentanti della sinistra in Regione e Provincia. Nel corso dell'incontro, a cui hanno partecipato per la Federazione della Sinistra PdCI/PRC il consigliere regionale Raffaele Bucciarelli, l'assessore provinciale Maurizio Quercetti ed i consiglieri provinciali Renzo Amagliani e Pietro Aquilanti e per SEL il consigliere regionale Massimo Binci ed il consigliere provinciale Luca Barbadoro, le Rsu hanno illustrato la preoccupazione per la situazione dell'impianto anconetano che sta completando la lavorazione dell'ultima nave commissionata e per il quale, nonostante gli impegni assunti anche pubblicamente dalla Fincantieri, non sembrano esserci per il futuro prossimo commesse consistenti o comunque tali da garantire l'occupazione per tutto il personale diretto e per quello del subappalto. Infatti, mentre si avvicina rapidamente la scadenza della cassa integrazione ordinaria, Fincantieri avrebbe destinato ad Ancona solo la lavorazione di segmenti marginali di navi che verrebbero completate in altri. A fronte di queste preoccupazioni si è convenuto sulla necessità di tenere alta l'attenzione sul cantiere di Ancona anche promuovendo la convocazione di sedute aperte dei consigli comunale, provinciale e regionale sul tema. I Consiglieri regionali Bucciarelli e Binci, che presenteranno una specifica mozione in Consiglio regionale, hanno anche assunto l'impegno di organizzare in tempi strettissimi un incontro con i parlamentari del territorio per promuovere una iniziativa comune che, valutando anche le possibili sinergie tra le istituzioni nazionali e territoriali, promuova il rilancio del cantiere navale anconetano e ne salvaguardi i livelli occupazionali. 

Ancona, 21 giugno 2010
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Interrogazione del compagno Bucciarelli

Assemblea Legislativa delle Marche

simbolomarche


Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI / PRC

Il Consigliere Raffaele Bucciarelli


Al Presidente dell'Assemblea legislativa delle Marche S e d e


Oggetto: Interrogazione a risposta orale in merito al rispetto dell'Accordo di Programma per il Porto di Ancona


Il sottoscritto Consigliere regionale,

preso atto


che il Presidente Spacca finalmente ha deciso, dopo oltre un anno, di sollecitare il Ministro Mattioli al rispetto dell'Accordo di Programma per il Porto che prevedeva un finanziamento statale di 226 milioni di euro per le opere a terra e a mare per rilanciare lo scalo dorico;

ricordato


che tra le opere la priorità certamente spetta al completamento della “Banchina Marche”;

considerato


che il Ministro ha dimostrato che, dopo l'arrivo del Presidente Canepa all'Autorità Portuale, ha dimenticato gli impegni presi con la comunità marchigiana attraverso il citato Accordo di Programma per il Porto e che l'attuale situazione economico-finanziaria non sembra permettere possibilità di intervento da parte del Governo Nazionale;

appreso


che esiste una proposta locale per la realizzazione della “Banchina Marche” che vedrebbe impegnate ,insieme alla Società “Ancona Merci”, anche imprese di sicuro e indiscusso prestigio a livello nazionale e internazionale;

valutata


molto positivamente tale proposta, considerata appunto l'attuale situazione economico-occupazionale che suggerisce di essere vigili osservatori di ciò che accade sul territorio, presenti e puntuali nel contribuire alla soluzione delle difficoltà, rispettando le relative competenze;

chiede


di conoscere se è intenzione del Governo regionale incontrare le parti in causa (Presidente dell'Autorità Portuale e Presidente della Soc. “Ancona Merci”) per poter, con un'opera di coordinamento dei soggetti e di governo nei confronti di questo annoso problema, avviare a conclusione la realizzazione della “Banchina Marche”.

Ancona, 09 giugno 2010
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L’agricoltura in crisi merita le stesse attenzioni delle altre categorie

Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC
simbolomarche

Il Consigliere Raffaele Bucciarelli

L’agricoltura in crisi merita le stesse attenzioni delle altre categorie

Le motivazioni della mobilitazione e le richieste di C.I.A., Copragi e Confagricoltura Marche sono giuste e condivisibili.
Anche le condizioni di vita dei nostri agricoltori stanno peggiorando in modo preoccupante e se non ci saranno interventi adeguati di Regione e Governo Nazionale nei prossimi anni rischiamo di vedere le nostre campagne sempre più abbandonate.
Spero, quindi, che il Consiglio ed il Governo regionale dimostrino la stessa sensibilità avuta nei confronti di altre categorie nell'intervenire politicamente ed economicamente nel settore dell'agricoltura che rappresenta certamente uno dei volani indispensabili della ripresa per la quale tutti dobbiamo impegnarci.
Voglio assicurare i nostri agricoltori che i comunisti marchigiani in Consiglio regionale si impegneranno per sostenere le loro richieste.

Ancona, 01 giugno 2010
Raffaele Bucciarelli
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Proposta di legge per l'istituzione del reddito di cittadinanza

Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC  

simbolomarche

Proposta di legge a iniziativa del Consigliere Bucciarelli  
ISTITUZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA  

Signori Consiglieri,
La mappa del disagio socio-economico disegnata annualmente  dall’ ISTAT evidenzia un preoccupante stato di impoverimento del nostro Paese.  
Dalle ultime stime  disponibili (2007 -2008 ) risulta che In Italia la percentuale delle  famiglie   in condizioni di povertà assoluta, cioè incapaci di soddisfare i bisogni basilari in termini di consumi ,  è salita in un anno dal 4,1%  al 4,6%. In valori assoluti le famiglie interessate dal fenomeno sono passate da 975.000 a  1.126.000. e gli individui assolutamente poveri da  di 2milioni e 427 mila  (il 4,1% dell’intera popolazione) a 2 milioni 893 mila (4,9% della popolazione ) con un incremento di 463.000 unità e di 0,8 punti percentuali.
L’incidenza più elevata del fenomeno della povertà si osserva nelle famiglie  di maggiori dimensioni,  nelle famiglie monogenitoriali e  in quelle con componenti anziani. La povertà è, inoltre  fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e non solo  all’esclusione dal mercato del lavoro.  
Il fenomeno  presenta caratteri preoccupanti anche nella nostra Regione. Nel  2006, si stimava   che  circa 5.300 famiglie  e 16.500 individui si trovassero in condizioni di povertà assoluta. La crisi economica, l’aumento della disoccupazione e della precarizzazione del mercato del lavoro fanno ritenere che la problematica sia in costante aumento e, con essa ,il numero di famiglie che varca al soglia della povertà estrema.   
Da un indagine effettuata dalla giunta regionale (Report sulla povertà nelle Marche presentato nel 2009 ) sull’attività delle strutture e dei centri d’ascolto nell’ambito del disagio sociale grave risulta che la povertà assoluta non colpisce solo soggetti senza una stabile dimora o  non italiani.  Infatti delle circa 319.000 prestazioni ( pasti;docce; pacchi viveri; vestiario;  segretariato sociale) erogate in un anno da dette strutture  solo il 33% ha avuto come destinatari persone senza fissa dimora.  La restante parte e è stata invece erogata in favore di soggetti che avevano una  casa e una residenza,  ma che facevano   fatica a far fronte ai bisogni essenziali della vita.  
Rispondere a questi bisogni significa garantire  a ciascuna persona indipendentemente dalla sua situazione lavorativa, anagrafica,.religiosa, o di cittadinanza il “diritto  all’ esistenza”,diritto che si esplica nella possibilità di fruire di un reddito minimo vitale.
Sotto questo profilo anche l’Unione europea riconosce  l’opportunità di assicurare  un reddito  minimo a chi si trova in condizioni di bisogno affrontando la  questione  in numerosi    documenti sia  a carattere programmatico e di indirizzo (Raccomandazioni della Commissione o risoluzioni del parlamento europeo ) sia normativo  ( Carta di Nizza, Carta sociale europea, Carta dei lavoratori comunitari). 
Il presente disegno di legge   si muove nella direzione indicata dall’ Unione europea e si propone di dare risposta   alle esigenze dei nuclei familiari che, per ragioni diverse, affrontano gravi problemi economici e di reddito e che necessitano di adeguati supporti monetari e di servizi. La proposta che  si affianca alla legislazione regionale  vigente in materia di servizi e assistenza sociale ,  prevede il diritto  di fruire di un reddito minimo di cittadinanza  per tutti coloro che si trovano in condizioni di disagio economico grave.
Tale reddito minimo è assicurato attraverso l’erogazione di un assegno di cittadinanza sulla base di una selezione tra gli aventi diritto  effettuata in aree territoriali omegenee ( Ambiti territoriali sociali).La proposta demanda ad un atto di natura regolamentare, adottato dalla  giunta regionale con il coinvolgimento della competente commissione assembleare ,  l’individuazione delle procedure attuative della legge fissando, tuttavia, criteri e principi direttivi per assicurare la parità di trattamento e l’uniformità delle disposizioni procedimentali   nella Regione.Viene poi previsto che i beneficiari dell’assegno siano destinatari anche di progetti di volti a realizzare la loro inclusione sociale e che l'assegno suddetto sia compatibile con tutte le ulteriori provvidenze e servizi previsti dalla normativa regionale vigente in materia .

Art. 1
(Finalità)

1. La Regione promuove il pieno esercizio dei diritti fondamentali della persona  attraverso misure di sostegno economico in favore dei soggetti maggiormente esposti al rischio di povertà ed esclusione sociale , garantendo  agli stessi un reddito minimo  di cittadinanza.

Art. 2
(Definizioni)

1. A fini della presente legge:2 a)  per assegno di  cittadinanza, si intende un erogazione monetaria pari all'importo    annuo dell' assegno sociale determinato dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS);3b) per reddito, si intende  la situazione economica risultante dall'indicatore della situazione  economica equivalente (ISEE) adottato dall'INPS ai fini dell'individuazione degli aventi diritto alle prestazioni assistenziali in relazione alle risorse disponibili.  

Art. 3
(Soggetti aventi diritto)

1. Possono richiedere l'assegno  di cittadinanza coloro che hanno un reddito  pari o inferiore all'  importo   annuo dell'assegno sociale determinato  dall'INPS e risiedono in uno dei Comuni della regione da almeno sessanta mesi.2. Le richieste indicate al comma 1 sono presentate al Comune di residenza, allegando le dichiarazioni e la documentazione specificate nel regolamento previsto  all'articolo 4.

Art. 4
(Procedure per l'erogazione dell'assegno di cittadinanza )

1.Con regolamento approvato dalla Giunta regionale, sentita la competente Commissione assembleare permanente, sono determinati i criteri e le modalità di erogazione dell'assegno di cittadinanza. Il regolamento  è adottato nel rispetto dei seguenti principi  generali:a) attribuzione della gestione delle erogazioni relative all'assegno  di cittadinanza agli Ambiti territoriali sociali;b) previsione di procedure unitarie per la presentazione, selezione, accoglimento delle richieste ;c) attribuzione ai Comuni del compito di ricevere e   selezionare le domande sulla base della verifica delle condizioni dichiarate da ciascun richiedente;d) individuazione delle forme di  controllo sulle prestazioni erogate.2.Il regolamento indicato al comma 1 determina, inoltre, le modalità di comunicazione alla Giunta regionale del numero delle domande dichiarate ammissibili dai Comuni, ai fini della ripartizione delle risorse tra gli Ambiti territoriali sociali ai sensi dell'articolo 6.

Art. 5
(Progettazione degli interventi)

1. Il Comune progetta per ciascuno dei beneficiari dell'assegno di cittadinanza,   le ulteriori misure idonee a garantire   la sua inclusione sociale , concordando gli opportuni interventi con gli atri  altri enti competenti. 2.L'assegno è cumulabile con tutti gli interventi previsti nella pianificazione di settore e dalla legge regionale 5 novembre 1988, n. 43 (Norme per il riordino delle funzioni di assistenza sociale di competenza dei comuni, per l'organizzazione del servizio sociale e per la gestione dei relativi interventi nella regione).

Art.  6
(Funzioni della Giunta Regionale)

1.La Giunta della Regione  ripartisce, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione del bilancio annuale , le risorse disponibili tra gli Ambiti territoriali sociali in relazione ai fabbisogni, tenendo conto,  in particolare, dei  seguenti criteri a) popolazione residente negli ambiti territoriali sociali;b)numero di domande dichiarate ammissibili.

Art. 7
(Disposizioni transitorie )

1. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,  la Giunta regionale approva il regolamento indicato all'articolo 4. 

Art. 8
(Disposizioni finanziarie)

1. Per gli interventi previsti dalla presente legge l’entità della spesa è stabilita a decorrere dall’anno 2011 con le rispettive leggi finanziarie nel rispetto degli equilibri di bilancio.2. Le somme occorrenti per il pagamento delle spese  indicate al comma 1, a decorrere dall’anno 2011, sono iscritte nell’UPB 5.3.07a carico del capitolo che la Giunta regionale istituisce, ai fini della gestione, nello stato di previsione della spesa del Programma Operativo Annuale (POA).
Scarica la Proposta di Legge in formato pdf.
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Bullismo e disagio giovanile

Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC
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COMUNICATO STAMPA

BULLISMO E DISAGIO GIOVANILE: BUCCIARELLI E BINCI INTERROGANO LA REGIONE SUL CENTRO DI MEDIAZIONE PENALE MINORILE

I Consiglieri regionali Raffaele Bucciarelli (Federazione della Sinistra – Pdci/PRC) e Massimo Binci (Sinistra Ecologia e Libertà) hanno presentato oggi un’interrogazione alla Giunta regionale sul disagio giovanile, spesso alla base degli atti di violenza che in questi giorni sono accaduti in diverse città marchigiane. “I casi emergenti di disagio degli adolescenti stanno aumentando in modo preoccupante – si legge nell’interrogazione – e spesso sfociano in condotte e comportamenti criminali”. “Il più delle volte queste azioni hanno origine da situazioni dove sarebbe stata necessaria un’opera di mediazione tra i minori e i contesti dove vivono, la scuola, la famiglia, il quartiere, le istituzioni”. Il documento sottolinea nella premessa che la Regione Marche dispone dal 2007 di un Centro per la mediazione penale minorile (articolo 16 legge regionale 28/08) e di un elenco ufficiale dei mediatori penali minorili. Inoltre una delibera del 28 dicembre 2009 ha avviato il procedimento per i corsi di perfezionamento destinati ai mediatori da mettere a disposizione del Tribunale dei minori. L’interrogazione chiede prima di tutto alla Giunta di affrontare il rapporto con gli operatori del Centro che “lavorano gratuitamente da circa 5 anni” e di arginare e prevenire questo preoccupante fenomeno potenziando la struttura già esistente con l’utilizzo al meglio delle risorse umane presenti.
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Intervento di Bucciarelli al Consiglio Regionale

simbolomarche
Resoconto dell’intervento del compagno Bucciarelli (Gruppo Federazione della Sinistra) alla Seconda Seduta del Consiglio Regionale delle Marche.

11 maggio 2010

Grazie Presidente, un saluto e un augurio di buon lavoro, un saluto al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori e colleghi Consiglieri.
Ritengo che dopo un mese dalle elezioni possiamo discutere di quanto è avvenuto con un po’ più di serenità. Noi Comunisti pensiamo che in questa Regione si sia dato un forte contributo alla demolizione della moralità della politica, e non ce n’era il bisogno. Perché dico questo? Perché è stata attuata la pratica dei furbastri, quelli che trattavano con la vecchia alleanza sapendo già che avrebbero rotto a sinistra, un caso unico in Italia. Da parte del PD si è voluto caparbiamente rompere a sinistra per allearsi con un partito, l’UdC, che però ha portato meno voti di quelli che avrebbero portato i vecchi alleati. Dopo la Calabria, dove il PD ha perso più voti che nelle Marche, siamo la regione che ha pagato il prezzo più alto.
Ci si è presentati con manifesti e gigantografie in tutta la regione con i nostri simboli per dire solo dopo tre giorni: “Cari signori ci siamo sbagliati, abbiamo cambiato alleato”. Ripeto, questa è la politica dei furbi. Il Presidente della Regione Marche è stato eletto con il 31,79% degli aventi diritto al voto, ossia meno di un terzo dei marchigiani. Questi sono i dati! Quindi noi siamo preoccupati. La prospettiva nazionale per cui si è lavorato sembra cominci già a scricchiolare. Si è dato spazio ai saltimbanchi della politica, a coloro che in un anno hanno cambiato tre partiti – si potrebbero quasi definirli cavallette – e che hanno comunque acquisito sempre posti di potere.
Lo stratega, il regista, il bordolo di Urbino lo chiama “capolavoro”, allora se questi sono i capolavori della politica, viva i capolavori!
Ripeto, è la pratica dei furbi che apre la porta a di tutto e di più. Ecco perché ci preoccupiamo, ecco perché diciamo che questo modo di fare allontana dalla politica donne, uomini e giovani.
Certo, noi dobbiamo recuperare, sono d’accordo, Presidente, ma per recuperare la partecipazione di coloro che non hanno votato occorrerà fare politica trasparente, bisognerà dire quello che veramente succede negli incontri ufficiali e dire ciò di cui si discute.
Siamo quindi convinti che è aperta la questione morale, si sta affermando, il rapporto con la politica e quindi con le istituzioni è basilare, e senza l’affermazione di questo principio diventeremmo tutti uguali. Le differenze, soprattutto nel metodo ma anche nella sostanza, tra il centro-destra e il centro non si vedono più, appariamo quasi tutti uguali.
Sicché gli uomini e le donne marchigiane, così come in tutta Italia, non vanno a votare perché la confusione regna sovrana. E la destra si consolida, non è vero che perde, in Italia il centro-destra ha vinto, e si è consolidata anche qui nonostante il calo di voti, proprio perché l’UdC ha perso e ha portato sangue. Viva l’esperimento! Ma soprattutto quello che ci preoccupa è che si consolida culturalmente, quando invece noi dovremmo affermare una politica alta, quella politica che conosciamo e che deriva dalla Costituzione repubblicana e antifascista.
In campagna elettorale per molti motivi abbiamo visto un dispendio veramente indegno – non ho altri termini da usare – di risorse finanziarie. Ed oggi la sinistra è pressoché invisibile, è oscurata dai mass media, è oscurata da un sistema. Un sistema che vede sì interessati i padroni degli organi di informazione, ma di cui il PD è comunque responsabile, perché dipinge la sinistra o come radicale estrema per darsi una dignità ancora a sinistra oppure dicono che chi vota a sinistra getta via il voto, dicono che è un voto che non serve.
Ecco dunque chi è il complice vero della destra, forse non ci si rende neppure conto, è bene però che si ricominci a ragionare su questi temi.
Noi Comunisti vogliamo costruire veramente nel Paese un’alternativa culturale, un’alternativa non tanto a Berlusconi, che prima o poi passerà anche lui come tutti, bensì al berlusconismo, alla cultura dell’individualismo, della prepotenza, dell’egoismo, del “questa mattina per questa sera”. Occorre invece affermare una politica che sia basata sulla solidarietà, su lunghi programmi, sul lungo respiro, su cosa avverrà anche in questa regione tra dieci-quindici anni, come ci prepareremo. Perché il neoliberismo, così come il capitalismo, sta mostrando tutto il suo limite, lo vediamo. La speculazione mette in crisi le vite reali di milioni di famiglie. C’è uno stile di vita che basta che un vulcano si svegli e si blocca tutto, e tutti siamo impauriti perché non sappiamo cosa fare. Non sappiamo cosa fare perché abbiamo perso non solo il rispetto per le persone sulla base dei dollari e degli euro, ma anche quello per la natura.
Quindi occorre una politica più alta, una politica che combatta le cricche, ma non tanto quelle di cui si parla in questi giorni sui giornali, bensì di quelle – mi rivolgo soprattutto agli amici e compagni che provengono dal PCI – di cui parlava Antonio Gramsci nel 1930 su i Quaderni dal carcere, andate a rileggere il 14, parlava di cricche, camarille, consorterie, ma parlava anche dell’incapacità dei partiti all’opposizione di fare argine ad una cultura basata sulla violenza.
Sono dunque queste le nostre proposte.
Ecco perché la nostra opposizione sarà naturalmente diversa da quella del centro-destra, non può essere diversamente. Ci aspettiamo anche che chi ha subito, chi ha accettato a malincuore o chi ha colto con opportunismi vari la scelta scellerata di rompere a sinistra, riprenda il gusto e il coraggio di fare politica, riprenda il desiderio di lavorare e di impegnarsi per valori veri e comuni, e dia il contributo per un progetto di politica alto. Un progetto per cui vale la pena spendersi e per cui vale la pena chiedere di sacrificarsi a tutti. Un progetto che non discrimini ma accolga, che non escluda ma includa, e questo partendo dalla sinistra, partendo da quei partiti da dove essi stessi provengono e senza i quali oggi non sarebbero qui.
Nelle Marche c’è dunque molto da fare. Intanto c’è da difendere quel grande patrimonio di cose buone che sono state fatte in termini di economia, in termini sociali, in termini di aggregazione e coesione. Cose buone fatte dal centro-sinistra, tanto è vero che la lista di centro che ha vinto le elezioni se ne è vantata e oggi dice che vuole continuare quella buona pratica. Lo verificheremo.
C’è da realizzare quanto previsto in termini di diritti, siamo la prima Regione in Italia per la legislazione sui diritti, abbiamo leggi contro la violenza sulle donne. Qui voglio fare gli auguri all’Assessore Guarna, forse ancora non la conoscete, avrete occasione di conoscerla meglio, è assessore alle pari opportunità che si è presentata quando, appunto, la politica e la sensibilità sta cedendo, e quindi si è presenta con il cognome del marito – le commissarie della commissione pari opportunità non credo saranno molto contente! -. Comunque le faccio gli auguri perché so che è donna attenta, così come glieli faccio per il suo nuovo incarico per il turismo.
Abbiamo inoltre leggi contro le discriminazioni di genere che andranno attuate.
Dobbiamo contenere, come ci chiedono i cittadini, i costi della politica, ma senza cadere nel populismo. A questo proposito sapevamo nella vecchia amministrazione che certi incarichi, come quello dell’amministratore unico dell’Assam, non sarebbero stati rinnovati… (interruzione registrazione per circa dieci secondi)... per un fatto di coerenza.
In uno scenario mondiale che ci preoccupa molto saremmo contenti di discutere su quello che sarà il nostro sviluppo, in particolare vorremmo discutere dell’agricoltura, della ruralità, della difesa del nostro paesaggio, sicché del turismo, della difesa della nuova occupazione.
Quindi vogliamo cambiare la Regione.
Una Regione che però troppo spesso, Vicepresidente Petrini lei lo sa, viene scambiata quasi per un bancomat. E’ un sistema che dobbiamo cambiare, affinché una società più coesa, più attenta, più coinvolta possa affrontare meglio anche i molti sacrifici che ci saranno tanti. E non basta un minibus di propaganda per spiegare, a quei giovani che non trovano lavoro, ai giovani precari, a coloro che lo perdono, che la crisi non è finita e che morderà ancora.
Ripeto, le cose da fare saranno tante, noi faremo la nostra parte, giorno per giorno verificheremo il comportamento sui fatti. Saremo disponibili a tutti quei provvedimenti che riguarderanno l’estensione dei diritti, la coesione sociale.
Presidente, ci preoccupa quella sua frase aggiunta alla relazione originale circa l’assegnazione della casa privilegiando i marchigiani. Perché ci preoccupa? Perché le discriminazioni sappiamo dove cominciano ma non sappiamo mai dove potranno finire. Noi invece abbiamo l’obbligo di affrontare la società multietnica e pluriculturale che c’è. Ad esempio, come faremo a dire queste cose a tutte quelle aziende di trasformazione agroalimentari, dove il 90% dei dipendenti sono i cosiddetti extracomunitari? Diremo loro che li manderemo a dormire in accampamenti?! Oppure diremo che chi produce ricchezza, chi lavora nelle Marche ha gli stessi diritti e gli stessi doveri dei marchigiani?
Quindi abbiamo motivo di essere un po’ preoccupati, ma noi, ripeto, controlleremo, lo faremo molto laicamente, perché in ogni caso le contraddizioni insite nella politica dei furbi emergeranno. E se emergeranno i marchigiani saranno chiamati a giudicare e ad affrontare una realtà politica nuova, se invece non emergeranno ci sarà bisogno di un’opposizione molto forte e ci sarà bisogno di una grande presenza sul territorio di noi comunisti. I marchigiani ci hanno votato per essere presenti quindi lo faremo, lo faremo costantemente e con la caratteristica che sempre ci ha guidato, ossia disinteresse e, prima di tutto, nell’interesse del Paese.
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Un impegno disatteso: il buon inizio di Spacca

Federazione della Sinistra – PdCI/PRC
simbolomarche

COMUNICATO STAMPA del 15.05.2010

Un impegno disatteso: il buon inizio di Spacca

Preso atto che la nuova Giunta regionale non intende dare seguito agli impegni assunti dalla precedente amministrazione in merito alla cancellazione delle figure degli Amministratori unici degli enti controllati dalla Regione ed in considerazione di quanto dichiarato pubblicamente dal Presidente Spacca, in sede di illustrazione del programma di governo della nuova legislatura, sul fatto che nell'affidamento degli incarichi si sarebbero valutate esclusivamente le competenze  e le esperienze dei candidati, ho proposto alla candidatura di Amministratore unico dell'ASSAM il Dottor Enzo Polidori in quanto unisce ad una indiscussa preparazione professionale una esperienza ultratrentennale nell'agenzia, di cui è stato per 6 anni Direttore generale. Il curriculum del Dottor Polidori è  infatti non solo garanzia certa del miglior utilizzo delle competenze tecnico-amministrative del personale dell'ASSAM, peraltro  accresciute sotto la sua Direzione, e della continuità in una sana gestione dell'ente, ma anche di un necessario potenziamento dei rapporti tra l'Agenzia  ed il mondo agricolo e quello della ricerca e della sperimentazione.     
Ancona, 17 maggio 2010

Il Consigliere Regionale
Raffaele Bucciarelli
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L’UDC rappresenta nella Giunta Regionale il Movimento Antiabortista

Assemblea Legislativa delle Marche
simbolomarche

Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC

COMUNICATO STAMPA del 14.05.2010

L’UDC rappresenta nella Giunta Regionale il Movimento Antiabortista

La presenza dell'UDC in Giunta regionale non ha tardato a produrre i primi imbarazzanti effetti. Infatti l'annunciata presenza dell'Assessore Marconi ad una manifestazione organizzata a Roma dall'antiabortista Movimento per la Vita quale rappresentante ufficiale della Giunta, che avrebbe dato la propria adesione all'iniziativa, ha prodotto il giusto sconcerto del Segretario regionale della CGIL e l'affannato tentativo di minimizzare da parte dell'Assessore Mezzolani. Ma da minimizzare c'è ben poco dato che la notizia viene proprio dal sito ufficiale dell'UDC. L'unica cosa che la Giunta dovrebbe fare è chiedere una immediata e pubblica smentita al partito di Casini, quella leale e propositiva componente della nuova maggioranza regionale all'alleanza con la quale lo stratega Ucchielli ha sacrificato 15 anni di collaborazione con le forze della sinistra. Certo che se questi sono i primi segnali di quelli che saranno i frutti della nuova stagione politica regionale sarà necessaria la massima attenzione e vigilanza per evitare pericolose involuzioni, soprattutto in materie delicatissime quali quelle che attengono alle politiche sanitarie e sociali che hanno visto sino ad oggi la nostra regione all'avanguardia.I marchigiani in generale e le donne in particolare hanno di che preoccuparsi!


Ancona, 14 maggio 2010

Il Consigliere Regionale, Raffaele Bucciarelli
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Interlenghi a proposito dell'Appello per l'UD per le Marche

All’Appello per l’Unione Democratica per le Marche ha risposto Renzo Interlenghi, Segretario della federazione di Fermo del PdCI:

Come Segretario Provinciale dei Comunisti Italiani di Fermo (oramai quasi al termine della propria esperienza), mi sento chiamato in causa e mi si chiede di sottoscrivere un “Appello urgente per l'Unione Democratica per le Marche". Io credo che la mia firma sia stata posta nel momento in cui, appoggiando il programma e la candidatura di Massimo come Presidente di questa Regione, insieme a tutte le compagne ed ai compagni della nostra Provincia, ci siamo battuti in mezzo ad una autentica jungla elettorale per far sì che restasse accesa la fiamma della passione comunista e di sinistra in una Regione che ha virato verso politiche di centro destra. Ci siamo battuti per riaffermare quelle cose per le quali, oggi, mi si chiede un ulteriore atto di fedeltà; si chiede una ritualità ed una sacralità che, come rappresentante di un partito, uno di quelli così tanto denigrati, ingnorati, a volte derisi, laico nel pensiero e nel dogma, faccio fatica a seguire. Liberamente, non mi sento di appartenere ad una grande, o piccola, chiesa che nella liturgia ritrova il senso delle proprie azioni. Non credo nelle azioni urgenti, niente è più urgente della comprensione di essere tutti utili e nessuno indispensabile; sono utili i consiglieri regionali eletti, ma non sono indispensabili, altrimenti avremmo adottato altre scelte straetgiche (magari l'accordo con questo Centro Sinistra annacquato); sono utili le idee di chiunque abbia voglia di appassionarsi alla politica ma, la storia ci insegna, non sono indispensabili perché, per fortuna, non siamo soli e, come durante il fascismo sembrava che i comunisti fossero scomparsi, essi sono ritornati fuori, rialzando la testa. Non occorre la mia firma su questo appello, perché essa è già stata impressa nel riporre fiducia nelle idee prima, e negli uomini poi, anche in quegli uomini che, guardate, non seggono in Consiglio Regionale in maniera illegittima. Sono compagni che, al pari di tutti noi, hanno lottato per strappare un voto in più alla nostra coalizione e che, in base ad una legge elettorale (che non è ingiusta perché alla fine premia Tizio anziché Caio ma perché esclude chi virtualmente dovrebbe rappresentare tutti) approvata anche dai nostri partiti, all'epoca, voleva stroncare le gambe alle minoranze in generale. Siamo, quindi, vittime dei nostri stessi errori. Da nessuno, però, ho sentito una parola di incoraggiamento e di congratulazione per questi compagni eletti (come se fossero degli usurpatori), forse la meriterebbero, anche per farli sentire parte di questi progetti innovatori e democratici.
Renzo Interlenghi

L'eletto della FdS, Raffaele Bucciarelli

Dalla scheda personale del compagno Raffaele Bucciarelli (sito web del Consiglio Regionale):

bucciarelli
Nato a Castelplanio il 10.06.1948, ha due figli e risiede a Maiolati Spontini.
Dopo il diploma di scuola media, ha frequentato il biennio dell’Istituto Agrario e, da autodidatta, ha appreso tre lingue (francese, tedesco, spagnolo).
Dal 1966 al 1968 è emigrato in Svizzera, dove ha lavorato come operaio. Rientra in Italia, fino al 1972 lavora come operaio metalmeccanico, assunto dalle ferrovie dello stato, dove ha lavorato impegnato con la qualifica di capotreno. Dal 2002 è pensionato.
Nel 1974 si iscrive al P.C.I. del cui Comitato federale di Ancona farà parte dal 1977.
Dal 1975, per un anno, è assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Maiolati Spontini, di cui diventa Sindaco nel 1976. E’ rieletto nell’80 e termina il mandato nel 1985, quando è stato eletto Consigliere Provinciale per il P.C.I.
Nel 1982 è promotore, fondatore e primo presidente del “Consorzio Intercomunale Metano” oggi “Consorzio Intercomunale Servizi” che opera nella media Vallesina.
È impegnato nel campo della solidarietà volontaria e, nel 1992, fonda l’Associazione “Collettivo Guatemala-Moie”, che attraverso incontri soprattutto con studenti, fa conoscere le condizioni di vita dei Maya del Guatemala in stretta collaborazione con il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù Tum; sostiene inoltre progetti di sviluppo sociale in Guatemala.
È eletto, sempre nel ‘92, nel comitato degli iscritti della F.I.L.T. – C.G.I.L. di Ancona.
Nel ’91 è tra i fondatori di R.C. nelle Marche; ora fa parte dei Comunisti Italiani. Dal ’94 è stato Assessore Provinciale con deleghe alla viabilità, trasporti, turismo, patrimonio porto, urbanistica, caccia e pesca, edilizia residenziale pubblica, rapporti con i Comuni, partecipazione democratica e dal ’98 all’agricoltura.
È stato anche Coordinatore Regionale dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio. Eletto nelle regionali del 2005 per il PdCI, ha rivestito il ruolo di Presidente del Consiglio Regionale.
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La Segreteria Regionale sul risultato elettorale

La Segreteria Regionale dei Comunisti Italiani ringrazia le elettrici e gli elettori che hanno dato sostegno alla lista Federazione della Sinistra e al candidato Presidente Massimo Rossi della coalizione “Unione Democratica per le Marche”, che in una situazione di sproporzioni di mezzi finanziari e di accesso all’informazione, ha ottenuto il 7%.
Il risultato è ancora più significativo se si considera l’aggressione fatta nei nostri confronti sul cosiddetto “voto utile”. Chi pensava e voleva cancellare la sinistra e i Comunisti dal Consiglio Regionale è rimasto deluso. In particolare il PD e Spacca che hanno vanificato, attraverso una imboscata di palazzo, 15 anni di centro-sinistra nelle Marche. Il “capolavoro“ consiste, secondo costoro, nell’aver cacciato senza nessun motivo la sinistra e i Comunisti dalla coalizione ed aver imbarcato l’UDC (e liste di destra) che porta meno voti della sinistra, il 5,8% contro il 7,11% e apre una stagione di discontinuità rispetto alla legislatura che si è chiusa.
Questo “capolavoro”, che accentua la democristianizzazione del PD marchigiano, è tutto l’opposto di ciò che serve per contrastare l’ascesa del Berlusconismo e della Lega, che per la prima volta entra nel Consiglio Regionale delle Marche. Con un nemico così forte come è il berlusconismo occorreva e occorre una vasta unità delle forze democratiche. In tutt’altro contesto il PCI di Togliatti contro il fascismo creò un fronte ampio fino a Badoglio, invece questi scienziati di provincia hanno spezzato un legame unitario che durava da molti anni. Il “laboratorio” ha funzionato, dicono all’unisono i due segretari amici, perché il rischio era di perdere, E’ vero l’opposto, con l’UDC Spacca ha rischiato di perdere, con noi aveva vinto con il 58% nel 2005, oggi vince con il 53,1%.
La Federazione della Sinistra ha eletto e riconferma il compagno Bucciarelli consigliere regionale che sarà, attraverso il lavoro istituzionale, portatore di una politica di continuità con quanto hanno fatto il PRC e il PdCI sui temi del lavoro, dei servizi pubblici, della sanità, della scuola, della cultura, dei diritti. I Comunisti Italiani continueranno il lavoro unitario per consolidare i rapporti con il PRC in tutte le sedi per costruire un unico partito comunista. Ringraziano in particolare il compagno Massimo Rossi per l’impegno e ritengono che l’esperienza dell’ “Unione Democratica delle Marche” debba continuare.
La Segreteria del PdCI che riunirà nella prossima settimana il Comitato Regionale per una più dettagliata analisi del voto, è preoccupata per la crescita esponenziale dell’astensionismo che trova nuova linfa da operazioni di trasformismo politico come nelle Marche, dove in queste ore l’ “operazione capolavoro” del PD e il “laboratorio ha funzionato” dell’UDC, si sta traducendo, ad esempio, al Comune di Macerata in uno scontro durissimo sul ballottaggio per le comunali, dove l’UDC, in “coerenza” con la scelta regionale, appoggia il sindaco di destra.
Un po’ più di serietà non guasterebbe.
La segreteria del PdCI augura un buon lavoro al compagno Bucciarelli e fa gli auguri al Presidente Spacca.

Ancona, 31 marzo ’10

Regionali, i risultati nel Fermano

Ad una veloce lettura dei risultati delle elezioni regionali, non possiamo non constatare in primo luogo il risultato significativo della Sinistra e dei comunisti in particolare, dato che mette in luce anche il fallimento del laboratorio targato Ucchielli-Casini-Favia. Pur vincendo, infatti, la coalizione di Spacca perde 90.000 voti: alla faccia delle strategie della rincorsa al centro dei neodemocristiani “sotto copertura”.

Nonostante il richiamo al “voto utile” (ritornello che in tempi non lontani accompagnò la vittoria di Berlusconi alle ultime politiche e il flop del centrosinistra alle passate europee...) gli elettori marchigiani hanno portato all’Unione Democratica di Rossi quasi 54.851 voti (ovvero il 7,11%), consentendo l’elezione di due consiglieri, tra cui il compagno Raffaele Bucciarelli che nella Circoscrizione di Ancona ha raccolto 943 preferenze su 8.795 voti alla Federazione della Sinistra.

Nel Fermano, la coalizione di Massimo Rossi ha preso 7.216 voti, di cui 3.244 alla Federazione che equivalgono al 4,12%. I voti al solo candidato presidente sono stati 1.279: la preferenza politica ai comunisti viene dunque messa in evidenza, così come in tutta la Regione. Il compagno Interlenghi, segretario provinciale del PdCI, ha incassato quasi 700 preferenze (per l’esattezza 694).

Seguiranno certamente analisi più dettagliate: per il momento, ci sembra chiaro che il risultato dei comunisti sta a significare che gli elettori non ci vogliono subalterni né al PD, né a coalizioni allargate all’infinito. L’epoca del “meno peggio” è finita, si riparte da noi comunisti per costruire l’alternativa di classe.

Tutti i risultati alla pagina www.elezioni.marche.it

Elio per Massimo Rossi

Margherita Hack per Massimo Rossi

“Invio i miei auguri alla coalizione di sinistra e a Massimo Rossi, con la speranza che anche a livello nazionale si capisca la necessità dell’unità di tutta la sinistra per battere questa destra arrogante e ignorante, asservita a chi si crede il padrone dell’Azienda Italia, che sta cancellando un secolo di conquiste sociali sancite dalla nostra Costituzione”.

Margherita Hack

Intervista a Renzo Interlenghi

Il sito INFOFERMO.it ha pubblicato un articolo contenente un’intervista a Renzo Interlenghi, Segretario provinciale del PdCI e candidato per la Federazione della Sinistra alle regionali.
Per leggere l’articolo, clicca qui.

Massimo Rossi sulla modifica all'art. 18

massimo rossi
Il Candidato Presidente Massimo Rossi commenta duramente il disegno di legge governativo in materia di lavoro che introducendo l’arbitrato colpisce duramente l’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Auspicata la “mobilitazione forte e unitaria”.
“E’ una nuova gravissima conferma che il mercato del lavoro sta ormai diventando una specie di jungla”. Commenta così Massimo Rossi l’approvazione da parte del senato della cosiddetta norma sull’arbitrato, cioè il disegno di legge 1167 B, proprio alla vigilia della giornata che lo porterà, a Fabriano e ad Ancona, nei luoghi tra i più simbolici del settore industriale marchigiano . “Ciò che non si era riusciti a far passare otto anni fa grazie alla straordinaria manifestazione che il 23 marzo del 2002 portò a Roma tre milioni di persone, il governo lo fa oggi con una manovra furbesca che aggira l’articolo 18, e colpisce ancora una volta i diritti dei lavoratori, e precarizza ulteriormente il lavoro”. Ma di cosa si tratta? In sostanza in sede di stipula e di certificazione del contratto di lavoro si allargano le maglie dell’arbitrato. Infatti potrà essere inserita una clausola dove si afferma che in caso di controversie esse non si risolveranno davanti ad un giudice nel rispetto dei più elementari principi di equità. Dunque il datore di lavoro potrà imporre al nuovo assunto il ricatto dell’arbitrato. Per chi ha già un contratto a tempo indeterminato il dettato di legge prevede che potrà essere introdotto tramite accordo tra le parti. “Proprio in una fase –prosegue Rossi - dove è necessaria la tutela di chi lavora vista la gravissima crisi di sistema che sta colpendo i paesi industriali, si mette mano ad un provvedimento da macelleria sociale che fa scempio dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Mi auguro –conclude Massimo Rossi - che le forze sindacali, il movimento dei lavoratori e chi ha a cuore la democrazia metta in campo una mobilitazione forte e unitaria”.

Intervista a Renzo Interlenghi

Dalla testata online Metonimia del 3 marzo 2010

FERMO - Abbiamo incontrato il segretario provinciale del Partito dei Comunisti Italiani, Avvocato Renzo Interlenghi nel suo studio di Fermo e, dati i fatti di cronaca, la prima domanda che gli abbiamo posto è stata obbligata.

D - Che cosa ci può dire sui due passaggi dal suo partito all’Italia dei Valori: quello del presidente del Consiglio Comunale di Ancona, Andrea Filippini e quello del consigliere della Provincia di Fermo, Licia Canigola?

Sorride, guarda in basso e poi, alzando gli occhi, ci appare sereno nella sua analisi, come a significare: “Che si può dire, se ne prende atto”.

R - Addirittura Andrea Filippini fu eletto una prima volta e poi riconfermato, proprio nel ruolo istituzionale di presidente del Consiglio Comunale di Ancona. Licia Canigola, invece, era candidata nella lista del PDCI nella tornata elettorale per la provincia di Ascoli Piceno che vide la vittoria della coalizione che appoggiava Massimo Rossi. Il risultato che ottenne fu mediocre. Questo, però non ci impedì di indicarla come persona adatta a ricoprire il ruolo di assessore nella giunta Rossi, il quale le affidò un incarico importante e delicato, quello dei Servizi Sociali. Noi non abbiamo voluto seguire la logica dei numeri, ma quella di dare spazio ai giovani.

D - Poi fu eletta nel nuovo consiglio provinciale di Fermo.

R - Sì, infatti risultò la prima dei non eletti. Poi Guglielmo Massucci fu nominato assessore e il seggio provinciale toccava di regola a lei. Noi le chiedemmo di farsi da parte per dare la possibilità ad un altro giovane di fare un’importate esperienza amministrativa.

D - Dunque quest’invito a dimettersi fu vissuto come un sopruso da parte della dirigenza del partito.

R - Credo di sì, ma va detto che il buon risultato delle provinciali 2009 fu innegabilmente raggiunto anche grazie alla visibilità che Licia Canigola aveva acquisito in virtù di quell’assessorato che aveva ricoperto nella precedente giunta. Dunque il partito aveva deciso di investire su persone nuove che considerava capaci. Con la stessa logica che ci aveva spinto ad indicare lei come assessore, le avevamo chiesto di lasciare il seggio provinciale ad un altro giovane.

D - Perché pensa che ci siano tanti casi di passaggi da un partito all’altro?

R - Credo che il problema sia da un lato la personalizzazione della politica e dall’altro il considerare la politica come privilegio. Bisogna capire che facendo politica si diventa un punto di riferimento e quindi ci si deve come “spersonalizzare”, perché ogni scelta che viene fatta dal singolo ha una ricaduta sul gruppo. Deve tornare ad emergere il concetto di “servizio”. Il futuro va progettato imparando a superare gli ostacoli, non ad aggirarli.

D - Al di là di questi casi locali che riguardano direttamente il suo partito, non crede che ogni volta che c’è un passaggio da un partito all’altro i cittadini si sentano traditi? Soprattutto quando questi passaggi avvengono durante un mandato elettorale ancora in atto? Il concetto su cui si basa l’elezione, quello della rappresentatitività, non viene completamente stravolto? Non crede che questi amministratori dovrebbero lasciare il loro incarico?

R - Non c’è un vincolo di mandato che obblighi a rimanere legato al partito nel quale si viene eletti. Quindi chiunque può cambiare gruppo o partito senza nessun obbligo di dimettersi. La ratio è che il rappresentante viene eletto dal popolo e non dal partito, anche se il partito ha lavorato ed investito sulla persona, la quale viene eletta anche grazie ad una organizzazione. Nulla vieta i passaggi da una parte all’all’altra, se non una morale interna.

D - Che cosa ci può dire riguardo alle prossime elezioni regionali? Quali sono le sue riflessioni sulla scelta del governatore uscente di allearsi con l’UDC rinunciando ad un’alleanza ormai collaudata con le forze di sinistra?

R - E’ vero che per l’accordo l’UDC aveva posto la regola “fuori i comunisti della falce e martello”. E’ vero anche che per noi un eventuale accordo con l’UDC sarebbe stato nefasto. Però io credo che alla base di questa scelta ci siano ben altre motivazioni.

D - Quindi non motivazioni puramente ideologiche.

R - Certamente no. Vede, la politica dovrebbe lavorare per stemperare lo scontro tra le parti e con l’unico scopo di fare il bene dei cittadini. E questo paese ha chiare tendenze centriste e moderate, quindi le motivazioni vanno ricercate altrove. Alla base di tutto c’è il federalismo.

D - Che cosa intende esattamente?

R - Federalismo non significa stare soli, bensì significa che le regioni gestiranno un enorme potere. Oggi il problema chiave sta nella gestione delle risorse. Oggi, qui nelle Marche, il “padrone delle ferriere” è Merloni, che non a caso ha una sua presenza anche nella NED. Questo gruppo si è dunque inserito nella gestione delle risorse, sia delle rinnovabili sia dell’eventuale nucleare. Io non sono contro il nucleare a priori, ma sono contro il nucleare in una terra ad elevato rischio sismico, con tutte le possibili conseguenze che questo fatto porta con sé. Dunque, si è preferito inserire nella coalizione una forza come l’UDC che su questi temi non assumerebbe posizioni forti o di eventuale contrasto. Si è preferito invece escludere quelle forze che avrebbero fatto sentire la propria voce, che avrebbero sicuramente avuto qualcosa da dire. Vede, il grande capitale si crede l’unico legittimato a gestire il potere e le risorse ed i cittadini dovrebbero accodarsi a decisioni prese da altri perché ritenuti non capaci di decidere cosa è meglio per loro. E questo è anche un errore di certa sinistra.

D - Tornando al discorso col quale siamo partiti, crede che l’uscita di alcuni esponenti dal suo partito possa configurarsi come fatto lesivo per la vostra campagna elettorale?

R - Se fosse uscito Diliberto, sì.

Comunicato stampa - Renzo Interlenghi

renzo
Ho letto con attenzione la lettera che, alcuni importanti dirigenti fermani del PD, hanno indirizzato al Presidente Spacca ed al loro segretario regionale Ucchielli.

Volevo, apertamente, ringraziare queste donne e questi uomini del PD, compagne e compagni con i quali abbiamo condiviso anni di lotte, vittorie e anche sconfitte ma, soprattutto, ai quali mi sento accomunato da quel rapporto che, ebbi a definire, di reciproca fiducia e che ci ha portato alla conquista della prima Provincia di Fermo. Un rapporto che nasce sin dai tempi della comune militanza nella FGCI prima e poi nel PCI.

Una assurda miopia politica, da parte del maggior partito del centro sinistra, ha visto i comunisti fuori dal Parlamento; oggi li si vorrebbe fuori anche dal Consiglio Regionale; non se ne comprende bene il motivo, se è vero come è vero che, non per cinque anni, ma per ben quindici anni i comunisti e la sinistra hanno governato questa Regione insieme a tutto il centro sinistra.

Apprezzo l’impegno assunto, da quelle donne e da quegli uomini, onde “evitare che il quadro politico consolidato nella Provincia di Fermo venga ad essere alterato dalle dinamiche regionali e che le scelte non condivise possano creare solchi incolmabili con le forze della sinistra quale parte integrante di un progetto di cambiamento nel territorio e nel Paese” ma, affinché ciò possa realizzarsi, occorre che le forze della sinistra abbiano un buon risultato ed ottengano il gradimento di tutti coloro che ritengono ingiusto lo strappo voluto dai vertici di quel partito.

I comunisti e la sinistra hanno lavorato e lavoreranno sempre perché si creino le condizioni per un governo pluralista, democratico e progressista che dia alle persone la speranza di poter credere nella giustizia e nell’eguaglianza sociale, ben consci dei rapporti di forza oggi esistenti nel paese.

Perché ciò possa realizzarsi occorre che in Regione sia forte la presenza dei comunisti e della sinistra, per battere le destre e per ridare slancio a tutto il centro sinistra in vista dei futuri appuntamenti elettorali.

Renzo Interlenghi
Candidato Lista Comunista - Per Massimo Rossi Presidente
25 febbraio 2010

Lettera di Interlenghi a Ucchielli, segretario regionale PD

LETTERA AL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD - RIFLESSIONE SEMI SERIA SULLE ALLEANZE NELLA REGIONE MARCHE

Premetto di non essere un anti berlusconiano, anzi, scherzando dico sempre che mi sta simpatico perché è l’unico a sostenere che in Italia siamo tutti comunisti e per di più pericolosamente al potere.

Chi, per primo, sta prendendo sul serio ciò che dice il premier è Bersani e, con lui, i suoi affezionati segretari regionali come Ucchielli nelle Marche.

Anche Ucchielli appare, a prima vista, una persona simpaticamente di sinistra, non fosse per quel pizzetto alle Lenin, che lo fa tanto fine ‘8oo e poi, quel nome…, tutti sanno come si chiama, che induce chiunque abbia a cuore la storia del grande P.C.I. a fidarsi del marchio, come dire “Se la famiglia l’ha chiamato così, le origini sono assolutamente controllate!”

Il nostro Palmiro è così convinto di ciò che dice il Silvio nazionale che, non potendo cambiare nome e look, ha deciso di dimostrare a tutti che lui, no, non è un vetero comunista, anzi guarda al centro e, con il centro, vuole partire (sul pullman) per lunghi viaggi, magari lasciando a terra gli straccioni della sinistra che, se si accontentano di stare zitti e buoni, lo strapuntino ce l’avranno ma che, altrimenti, si viaggia anche più larghi…

Eh, Palmiro, Palmiro…non era meglio che cambiavi tu, il nome e magari tagliavi il pizzetto, così nessuno ti avrebbe accusato di essere ancora comunista anziché, per dimostrar di non esserlo e dare alito alla modernità del tuo partito, gettare alle ortiche oltre quindici anni di serio governo di centro sinistra, trattando “privatamente” con l’UDC di Casini e Cuffaro?

Cuffaro: ovvero l’ex governatore di Sicilia che la Corte di Appello ha condannato a 7 anni per favoreggiamento a Cosa Nostra, addirittura aumentando la pena inflittagli in primo grado! Eppure mi risulta che, Palmiro, tu sia stato membro della Comissione Stragi al Senato, ti dice niente la Strage di Capaci? Riesci a comprendere cosa sia Cosa Nostra?

Dai Palmiro dovresti essere degno del nome che indossi e invece, cosa ci combini? Vuoi a tutti i costi allearti con l’UDC, qui, nelle Marche dove non ne avremmo bisogno, perché abbiamo governato bene in tutti questi anni, grazie anche a quei comunisti dai quali tu, oggi, ti dissoci, dimentico che quel partito (l’UDC) ha al suo interno personaggi come quello poc’anzi citato!

Mi dispiace e, come disse una volta Scalfaro, proprio rivolto a Cosa Nostra, “Non ci sto”, perché anche la politica ha delle regole che vanno rispettate e, soprattutto, deve essere rispettata la dignità delle persone.

Nel fermano siamo riusciti ad arginare pericolose infiltrazioni, è noto a tutti l’interessamento per questa area da parte dei Circoli del Buongoverno di Dell’Utri; con ciò non voglio fare di ogni erba un fascio ma ritengo sia ingeneroso, sbagliato e politicamente miope la scelta del PD di voler fare alleanze con un partito che, altrove, è stretto alleato del PDL.

Se poi l’UDC marchigiana, non so per quale motivo se non per mero opportunismo, volesse aggiungersi alla nostra coalizione, che abbia almeno il pudore di farlo aderendo ad un programma che ci siamo dati e che abbiamo siglato dinanzi ai cittadini lo scorso 21 dicembre, senza forzature e senza puntare occhiate discriminatorie nei nostri confronti.

Ovviamente non mi nascondo che il silenzio dell’IDV sul punto è veramente assordante…

Termino qui, questa riflessione semi seria, nella speranza che le fobie anticomuniste di berlusconia memoria, non abbiano contagiato il corpo elettorale del PD perché, vedi caro Palmiro, molti dei vostri elettori, ancora credono di esserlo, comunisti, allora getta la maschera e…accetta simpaticamente un consiglio: taglia il pizzetto!

Renzo Interlenghi
Segretario della Federazione di Fermo del PdCI - 23 gennaio 2010

palmiro ucchielli

Il PdCI Marche su Sadam-Eridania

Pubblichiamo la mozione presentata dal Gruppo Comunista al Consiglio Regionale in merito alla grave situazione della Sadam-Eridania.

MOZIONE

Il Consiglio Regionale delle Marche


considerata la complessa gravità della situazione economica generale con i pesanti riflessi anche sui livelli occupazionali che in diverse parti della regione presenta significative situazioni di difficoltà,

considerato inoltre che in questa fase il potere pubblico ha un importante compito di orientamento e di indirizzo dei processi produttivi in particolare delle necessarie riconversioni di quelle attività che presentano numerose situazioni di sofferenza,

esprime la propria preoccupazione in merito alla vicenda della Ditta “SADAM” i cui stabilimenti di Jesi e Fermo hanno da tempo cessato la lavorazione delle barbabietole per la produzione dello zucchero e che ad oggi non è stato ancora presentato un serio piano industriale di riconversione e ripresa produttiva,

considera urgente la definizione di un piano industriale che sia finalizzato al ricollocamento di tutte le maestranze già precedentemente occupate nei vecchi stabilimenti, comprese le centinaia di precari, che sia altresì volto alla realizzazione di nuove attività che siano assolutamente rispettose dell’ambiente e della salute dei cittadini, non determinando ulteriori inquinamenti, sia in linea con il protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti, e rispetti i parametri del Piano Energetico Ambientale Regionale,

invita la proprietà a presentare al più presto un piano industriale che sia ispirato dai principi sopra descritti che permetta in questo modo l’apertura delle procedure della CIG ordinaria, così come sostengono le organizzazioni sindacali impegnate a svolgere la propria opera a supporto della ripresa produttiva ed al mantenimento dei livelli occupazionali, con un impianto di potenza inferiore a quanto prospettato dalla proprietà in modo da non prefigurare la costituzione di un nuovo polo energetico

invita le Istituzioni competenti a svolgere il proprio ruolo di controllo e autorizzativo a seguito di attente valutazioni che portino a scelte rispettose dell’ambiente, garanti della totale e stabile rioccupazione delle maestranze, in linea con i piani e le previsioni regionali, che permettano un ritorno economico nell’interesse della collettività tutta, in particolare ecoindennizzi seri per i comuni interessati e significative riduzioni sulle bollette energetiche, respingendo pressioni che facciano leva sui livelli occupazionali,

impegna la Giunta Regionale a farsi promotrice con il sistema degli Enti Locali di iniziative urgenti per una seria e condivisa riconversione.

Ancona, 27.11.2008

Intervento di Procaccini al Consiglio Regionale

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Pubblichiamo l’intervento del nostro Segretario Regionale Cesare Procaccini al Consiglio Regionale delle Marche in merito alla crisi della “A. Merloni” (11 novembre).

Innanzitutto il gruppo regionale dei Comunisti Italiani vuole esprimere la solidarietà ai lavoratori in lotta e alle loro famiglie nella difesa del posto di lavoro. Questa è una crisi enorme che ha ripercussioni gravissime per migliaia di persone. 
La crisi dell’Antonio Merloni, anche se tra le più ampie, purtroppo non è l’unica, è in generale e quindi anche nelle Marche. La provincia di Ascoli Piceno – ne abbiamo discusso prima – ha visto migliaia di licenziati nei diversi settori produttivi, e prima ancora vi è il fermano che ha visto la crisi del settore della calzatura. In questo contesto il modello Marche ha bisogno di essere innovato, altrimenti per la sua altissima percentuale di manifattura rischia di subire un declino definitivo e quindi di essere spazzato via.
La crisi dell’Antonio Merloni non è solo di tipo regionale, ma anche nazionale. Attiene inoltre alle dinamiche mondiali della globalizzazione del capitalismo, dove il meccanismo della delocalizzazione interna ed internazionale della produzione ha distrutto la dimensione intermedia della produzione medesima che è diventata indotto.
La globalizzazione, altresì, ha ridotto a piccole nicchie le produzioni di qualità, con la ricerca ossessiva della massima flessibilità dei lavoratori e delle loro forme di tutela.
Molti colossi industriali hanno preferito far produrre a terzi i loro marchi, hanno ridotto i livelli occupazionali, hanno licenziato, come ha fatto ad esempio la Fiat, trasformando così le industrie di produzione in società di capitali e in sistemi bancari. 
In questa regione la crisi dell’Antonio Merloni chiude in via definitiva una storia industriale di grande rilievo. Questa crisi non c’è dubbio che ha origini soggettive, è una crisi dovuta ad una discutibile strategia che non ha voluto un suo autonomo marchio di elettrodomestico e forse è anche una crisi dovuta ad una discutibile direzione manageriale. Ma a determinare questa crisi non è neanche la cosiddettacarenza di infrastrutture, perché questa mattina la stampa parla di industrie ubicate proprio a ridosso dell’A14 dove centinaia e centinaia di lavoratori sono stati messi in mobilità. Dunque le infrastrutture non c’entrano niente o c’entrano molto poco. Quindi in questa crisi c’è sì una questione di soggettività, di originalità, ma sarebbe sbagliato pensare che è delimitata soltanto alla gestione dell’Antonio Merloni. Purtroppo, infatti, come abbiamo detto, questa crisi investe un modello che rischia di non avere più nessuna alternativa né sul territorio marchigiano né su quello nazionale. Si è spezzato per sempre uno sviluppo che era abbastanza armonico. Il tessuto delle piccole e medie imprese nel corso degli anni ha perso quasi per intero la propria autonomia di produzione e di commercializzazione. Le aziende autonome artigiane e le piccole industrie sono state inglobate in un meccanismo di produzione dispersiva e di committenza diffusa e parcellizzata. Il sistema artigianale di piccole imprese è diventato il cosiddetto indotto. Siamo in presenza di una doppia flessibilità e precarietà, in primo luogo c’è quella dei lavoratori, molti dei quali non avranno né garanzie di cassa integrazione né ricollocazione sul mercato del lavoro, appunto i lavoratori dell’indotto, in secondo luogo ci sono le precarietà delle imprese e dell’indotto molte delle quali si sono sciolte o sono sconosciute. Nella riunione di Roma abbiamo inteso che i tre commissari nominati dal Governo fanno difficoltà alla tracciabilità di fornitori dell’Antonio Merloni, che in molti casi sono stati costretti a fare investimenti milionari senza nessuna garanzia sulle commissioni di lavoro e, peggio ancora, su lavori mai pagati. 
La produzione e la riproduzione capitalista ha bisogno sempre di un pesce più grande dell’altro! Secondo noi bisogna ripensare ad un nuovo modello di società con al primo posto il diritto al lavoro. Non stiamo certo ad invocare la statalizzazionedei mezzi di produzione, tuttavia occorrono nuove politiche statali a sostegno del lavoro e dello stato sociale. In anni lontani e in tutt’altro contesto Enrico Berlinguer parlava della necessità di una terza via. Oggi forse più realisticamente dobbiamo parlare di una seconda via, perché il capitalismo è riproduttore di crisi e peggio ancora di guerre. Oggi con il modello unico e con i federalismi fiscali intere regioni e nazioni rischiano la marginalizzazione, quindi anche le localizzazioni hanno un connotato di marginalità e di disperazione.
I Comunisti Italiani sostengono in pieno l’accordo di programma Regioni-Stato e dunque il progetto speciale Marche-Umbria proposto dalla Giunta regionale e dal Presidente Spacca per il distretto della meccanica Marche Umbria, perché occorre uno spettro ampio che guardi alla crisi ma anche al territorio, allo sviluppo che per forza di cose deve avere una sua svolta, e già le linee di bilancio che discuteremo dovranno avere, secondo noi, questo profilo. Insieme ai tavoli tecnici deve esserci anche l’impegno di tutto il sistema istituzionale. Possiamo dire che la Regione Marche sta affrontando questa crisi nel modo giusto, senza antagonismi tra i diversi territori e con la previsione, quella ovviamente nei limiti del possibile, di risorse significative per lo sviluppo. 
Inoltre il rapporto con il sistema bancario non deve essere sovvenzionato dallo Stato, deve essere funzionale allo sviluppo del territorio. Questo accordo e fondo di solidarietà, che già potrà produrre 36 milioni di finanziamenti agevolati, va nel verso di una possibile risoluzione di aiuto al fine di diversificare il modello di sviluppo. Queste risorse regionali seppur significative da sole ovviamente non basteranno, occorre un impegno altrettanto serio e proporzionale in termini di risorse del Governo nazionale che, appunto, deve mettere i soldi per un nuovo sviluppo, per una nuova politica industriale. Occorre che il Governo riapra la legge n. 61 del terremoto per la parte che atteneva e deve attenere allo sviluppo agricolo, artigianale, commerciale e dunque anche a quello industriale, e deve prevedere la riduzione della parte statale dell’Irap e dell’Iva per le imprese dell’indotto, come già a suo tempo per sua parte ha fattoanche la Regione Marche. Dobbiamo lavorare per la ripresa industriale e al tempo stesso per dare risorse certe agli ammortizzatori sociali e in primo luogo con la cassa integrazione anche per l’indotto. Ma la cassa integrazione non può e non deve essere il fine dei lavoratori, è soltanto il finanziamento dell’emergenza perché la finalità strategica deve essere senz’altro quella di una ripresa della produzione industriale.
Certo non siamo in grado di prevedere il lavoro finale dei tre commissari, ma secondo noi è una scelta debole e sbagliata, perché diluisce in una mediazione, che potrebbe essere anche più politica e non di profilo industriale, tutta la necessità della ripresa. Quindi sarebbe stato meglio un commissario unico, di grande spessore e dalle mani libere per poter indicare un nuovo progetto di sviluppo e un nuovo piano industriale. 
Inoltre: dobbiamo finalizzare il sostegno alle imprese per mantenere l’occupazione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, e per il controllo occorre un organismo statale, si pensi ad esempio ad una nuova e moderna Iri, come si fece proprio in quel distretto per le allora Cartiere Miliani che furono assunte dall’Istituto poligrafico dello Stato. 
Al tempo stesso occorrono leggi serie che permettano alle Istituzioni e allo Stato di fare questi controlli e di vedere restituiti i soldi pubblici da parte di quelle imprese che pur in presenza di questi contributi hanno chiuso, hanno licenziato i lavoratori e le lavoratrici e poi hanno delocalizzato in altre nazioni d’Europa e del mondo, bisogna farlo fino alla confisca dei beni privati. Solo così lo Stato e la sua articolazione potrà essere all’altezza della nuova sfida.

Mozione del PdCI Regionale sulla legge elettorale

L’Assemblea Legislativa  delle Marche

Premesso che il Presidente del Consiglio in carica Silvio Berlusconi ha espresso pubblicamente l’intenzione di modificare l’attuale legge elettorale per il Parlamento europeo, introducendo lo sbarramento ed eliminando le preferenze;

Rilevato che lo stesso Berlusconi coi dirigenti del Suo partito ha spiegato che l’introduzione dello sbarramento mira a fare di Forza Italia, che si approprierebbe così di seggi delle forze minori, la componente più grande del Partito Popolare Europeo, mentre abolendo la preferenza la scelta degli eletti dipenderebbe da Lui e non dagli elettori;

Considerato che non c’è nessuna ragione di interesse generale che giustifichi il cambiamento dell’attuale legge elettorale, che ha mostrato di ben garantire la rappresentatività e il rapporto di tutti gli elettori con le istituzioni europee, né si sono posti problemi di “governabilità” di alcun tipo;

Osservato che voler cambiare una legge che funziona, senza alcuna ragione e giustificazione di interesse generale, ma per un proprio interesse personale e di partito costituisce una grave e inaccettabile lesione dei principi costituzionali, violando i principi della uguaglianza del voto dei cittadini e della parità dei diritti alla rappresentanza democratica;

Valutato che voler fare una legge elettorale per  espropriare forze politiche minori di seggi che legittimamente spetterebbero loro, per poter aumentare i seggi della propria parte politica, si configura come un inammissibile attacco al pluralismo;

INVITA  LA GIUNTA REGIONALE

ad impegnarsi nelle forme e mezzi a propria disposizione in tutte le sedi, compreso l’intervento presso le presidenze di Camera e Senato e la Presidenza della Repubblica,  
perché non si consumi l’ennesimo e più grave conflitto di interessi;
perché non sia cambiata l’attuale legge elettorale per le elezioni europee;
perché siano rispettati i principi costituzionali della uguaglianza e della rappresentanza democratica.

Cesare Procaccini
Presidente  Gruppo Consiliare dei Comunisti Italiani

Comunicato stampa PdCI Regionale

Comunicato stampa su situazione Ferrovie dello Stato Compartimento di Ancona

Siamo venuti a conoscenza di un progetto nazionale elaborato dalla Direzione Generale delle Ferrovie che ridisegna la mappa dei centri direzionali di R.F.I. e che dovrebbe essere varato in tempi molto bevi senza alcuna preventiva informazione né discussione con le istituzioni locali e regionali.
Tale progetto prevede la cancellazione delle Direzioni Compartimentali di RFI di Ancona che verrebbero trasferite a Bari, lasciando nel capoluogo di regione una struttura minima di presidio, svuotata peraltro da qualsiasi ruolo decisionale.
E’ evidente che tale decisione va contrastata ad ogni livello e il Gruppo consiliare regionale dei Comunisti Italiani è nettamente contrario per le negative e pesanti ripercussioni che avrà non solo sull’occupazione e sulle sorti del personale ferroviario coinvolto, ma anche perché foriera di ulteriori penalizzazioni (quale la riduzione dei treni EUROSTAR sulla linea Orte-Falconara, già attuata con il nuovo orario)  ai danni dell’utenza marchigiana e dell’imprenditoria regionale per lo sviluppo del traffico merci, con particolare riguardo a quello intermodale.

Cesare Procaccini
Presidente  Gruppo Consiliare dei Comunisti Italiani

Mozione del PdCI Regionale contro i tagli alla scuola pubblica

R E G I O N E    M A R C H E
GRUPPO COMUNISTA
 
 
 
M O Z I O N E
 
 
Oggetto: Tagli alla scuola Pubblica
 
 
Il Consiglio Regionale delle Marche,
 
VISTO
 
l'art. 64 della Legge 133, 2008,  che prevede tagli progressivi al bilancio della scuola per circa 8 miliardi di euro entro il 2012, risparmiando sul personale (140.000 dipendenti in meno fra insegnanti e personale ATA nel triennio 2009-2012), tagli che si aggiungono a quelli già apportati all'istruzione pubblica negli ultimi anni;
 
VISTO INOLTRE
 
il DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137 che modifica radicalmente l'organizzazione didattica e l'offerta formativa della scuola primaria attraverso la riduzione del tempo scuola e la reintroduzione, del maestro unico;
 
CONSIDERATO
 
che nel confronto nazionale e con gli altri paesi, come emerge anche da un recente studio dell'OCSE, il settore della scuola primaria è  il più efficiente e qualitativamente tra i migliori nel mondo, risultando la scuola elementare italiana al sesto posto a livello internazionale per livelli di apprendimento;
 
VALUTATO CHE
 
1. Il ritorno al maestro unico significa  un peggioramento della qualità della scuola pubblica e una riduzione delle opportunità di apprendimento per gli alunni più piccoli, nel momento in cui si annullano  tutte le ore di compresenza necessarie al sostegno e al recupero, a fronte di classi sempre più numerose, di alunni in difficoltà per cause di svantaggio sociale, culturale e linguistico,
 
2. Il taglio drastico del personale mette in discussione l'integrazione degli alunni disabili, un'esperienza che vede l'Italia eccellere rispetto ad altri Paesi dell'Europa e del mondo.
 
3. Il colpo di mano messo in atto dal ministro avvocato Gelmini non risponde a nessuna esigenza pedagogica, ma è la conseguenza delle scelte di politica economica del Governo Berlusconi per fare cassa sulla pelle dei bambini e della scuola pubblica;
 
4. L'attacco alle basi del sistema scolastico pubblico, peggiorando gravemente la situazione nazionale, colpisce particolarmente una regione come le Marche che grazie anche all'impegno della Regione e degli  Enti locali ha molto investito per garantire a tutti il diritto allo studio, l'integrazione e standard qualitativi elevati,
 
 
RITIENE GRAVE E INACCETTABILE
 
che  per fare cassa il Governo  smantelli per Decreto l'ordine di scuola che meglio funziona in Italia: tagliando drasticamente le ore di lezione (da 30 a24), re-introducendo l'anacronistica figura del maestro unico, riducendo il tempo pieno a mero doposcuola, con effetti devastanti sul personale, sugli alunni e le loro famiglie, sulla qualità dell'insegnamento;
 
INVITA
 
I parlamentari marchigiani tutti ad adoperarsi perchè il decreto del governo non venga convertito in Legge;
 
Il Presidente della Giunta e del Consiglio a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a respingere la Controriforma del Governo,;
 
Gli insegnanti, le famiglie, gli Enti locali, i cittadini, a manifestare  per la difesa della  scuola pubblica.
 
 
                                                    Cesare Procaccini
 
 
Ancona, 12 settembre '08