Tornano i comunisti, con Cuba e il Vietnam - Sandra Amurri al VI° Congresso del PdCI

Tornano i comunisti, con Cuba e il Vietnam

di Sandra Amurri, da Il Fatto del 29 ottobre 2011

A Rimini, dove 20 anni fa il Pci si scioglieva dando vita a Rifondazione, si può dire che sia nata la Terza Internazionale e mezzo. Il Partito comunista italiano ha le facce dei compagni di Cuba, Argentina, Brasile, Sudafrica, Corea, Cina, Vietnam, per un totale di 45 delegazioni estere. Occhi a mandorla, visi colorati, mani che credono fortemente in un mondo migliore e celebrano il fallimento del capitalismo. Una nota dolente: le donne. Ancora troppo poche per poter titolare “fine del maschilismo”, malattia che non risparmia la sinistra. Lo sconforto si attenua guardando Milagros Carina Soto Aguero, ambasciatrice di Cuba a Roma, seduta dietro alla delegata del Partito comunista argentino che ha appoggiato la presidente Cristina Kirchner. Carina è una donna forte e semplice: “È bueno che le donne comuniste nel mondo siano in crescita”.
Colpisce un ricambio generazionale, le nuove leve hanno meno di 40 anni e i nuovi iscritti sono studenti, precari della scuola, metalmeccanici. Le note dell’Internazionale che risuonano dopo quelle dell’inno di Mameli, emozionano anche Saleh Ra’Afat, inviato dal presidente palestinese Abu Mazen. L’obiettivo in questo congresso, scandisce a chiare lettere Diliberto, è “ricostruire il Partito comunista italiano”. E le lancette dell’orologio tornano a quella svolta che ha sancito la fine del più grande partito comunista dell’Occidente. “Di errori ne abbiamo fatti tanti, come negarlo, ma siamo pronti a ricominciare” dice Anna, la gioventù stampata sul viso che non conosce l’offesa delle rughe. “Guardando tutti questi comunisti ho pensato che se Berlusconi fosse qui avrebbe un attacco epilettico” esclama ridendo. “A sinistra regna grande frammentazione che genera debolezza”, insiste dal palco Diliberto e il pensiero va a Nichi Vendola con il quale, spiega, “ci legano le stesse sensibilità sulla guerra, sulla difesa dell’ambiente contro il nucleare, sul bisogno di ridare corpo al movimento dei lavoratori. Dobbiamo contribuire a cacciare i mercanti dal tempio, a difendere la Costituzione, a ristabilire l’uguaglianza di fronte alla legge, a combattere la cancerosa corruzione”. “Abbiamo il dovere dell’unità a sinistra – ripete Diliberto – contro Berlusconi e contro il berlusconismo, ce lo chiede il popolo democratico, l’Italia perbene. I lavoratori, se stiamo fuori dal Parlamento, ci percepiscono come ininfluenti. Dobbiamo sconfiggere ogni forma di estremismo velleitario. L’alleanza elettorale è necessaria, ma non sufficiente. Negozieremo alla luce del sole su accordi programmatici chiari ai cittadini e fattibili, come la lotta all’evasione fiscale e alla precarietà, il ruolo del pubblico nell’economia, la difesa dello stato sociale”. Seguono parole chiare come primarie. “Vi parteciperemo anche noi”. Di governi tecnici o di larghe intese neppure a parlarne, la parola d’ordine è: elezioni a marzo. Ce n’è anche per la casta, quella dei “ricchi e dei potenti. L’assemblea dei giovani di Confindustria fa sì che quelli siano i figli dei vecchi di Confindustria”. E in sala si odono parole comuniste come “proprietà collettiva”: così si chiamano i “beni comuni come l’acqua, l’ambiente”, spiega. In verità la platea gremita dopo 3 anni di assenza dal Parlamento è un miracolo a cui Diliberto aggiunge la “cancellazione dai media e la fine delle risorse economiche, la perdita della vecchia sede del partito e la cassa integrazione per tutto il, seppur piccolo, apparato centrale” che definisce la “nostra odierna dignitosa povertà”. E i media non ci sono neppure oggi a raccogliere la consapevolezza degli errori, a raccontare questo piccolo grande spicchio di comunismo nel mondo e il richiamo di Diliberto alla risposta che Enrico Berlinguer diede a Minoli nell’84: “Quali sono le cose di cui va orgoglioso?”. “Sono orgoglioso di essere ancora fedele agli ideali della mia gioventù”.

Ad accompagnare questo articolo, condividiamo il video con l’intervento di Ricardo Abreu (PCdoB) al nostro congresso nazionale, a testimonianza del prestigio di cui gode il PdCI presso i partiti comunisti fratelli.

6° Congresso del PdCI - Ricardo Abreu from Oltre confine - video on Vimeo.