Marx XXI: Seminario per l'unità dei comunisti, per l'autonomia e il rilancio di un Partito Comunista di quadri e di massa

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"Cena dai vicini"

Invitiamo i compagni a partecipare a questa iniziativa del Coordinamento Antirazzista del Fermano:

A CENA DAI VICINI

Monte Urano, Giardini pubblici, 8 Settembre 2010

Programma:

Ore 19.15: Cena a base di piatti tipici del Marocco

Ore 21.00: "Il mondo arabo e l'occidente" - Intervento del Prof. Marco De Angelis

Ore 22.00: Spettacolo musicale del Gruppo marocchino ATLAS

Per informazioni e prenotazioni:

www.antirazzista.altervista.org
c.antirazzista@tiscali.it

INGRESSO LIBERO

Se la politica lascia il posto al tecnicismo giuridico

di Renzo Interlenghi, Segretario della Federazione Provinciale di Fermo del PdCI

Leggo sui quotidiani di ieri (12 agosto) che la STEAT S.p.A., società di trasporto locale, avrebbe inflitto a tre dipendenti rappresentanti sindacali la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro per cinque giorni.

Scorrendo gli articoli rilevo che i tre sarebbero “rei” di aver contestato le modalità di gestione della società da cui dipendono ed avrebbero diffuso (mediante un articolo di stampa apparso il 10 giugno scorso) false verità in ordine a turni di lavoro ed organizzazione aziendale arrecando, così, danno alla stessa avendo procurato allarme presso l’utenza in quanto avrebbero lamentato aumento della stanchezza e stress degli autisti, causato dalla cattiva organizzazione aziendale dei turni e dalle modalità di attuazione delle direttive interne al fine di raggiungere il posto di lavoro.

La cosa mi meraviglia un po’, conosco lo scrupolo con cui la società di trasporti ha sempre gestito, al meglio, i turni dei lavoratori, garantendo sempre la massima efficienza all’utenza e, soprattutto, la tutela e la salvaguardia dei lavoratori.

Non presto, pertanto, attenzione alla denunzia effettuata dai tre membri delle RSU (anche se uno di essi si sarebbe dissociato dall’articolo apparso il 10 giugno scorso e nel frattempo le RSU sono state rinnovate).

Mi colpisce, altresì, il fatto che la società abbia adottato, nei confronti di lavoratori e membri delle RSU, un provvedimento disciplinare volto a colpire quello che, sino ad oggi, appare come un sacrosanto diritto di critica e di opinione costituzionalmente garantito (a maggior ragione se ad esprimere tali opinioni siano dei soggetti preposti a farlo come sindacalisti).

Dall’articolo incriminato, infatti, non si evidenziano ipotesi di reato contestabile ai tre (né la calunnia, né il procurato allarme, né la diffamazione, proprio in virtù degli assunti anzidetti); si riscontra, invece, un esercizio del diritto di critica che, seppur astrattamente infondato, serve a fare chiarezza su determinati aspetti e condizioni lavorative esistenti nella società di trasporti.

La critica si contrasta con la forza dei numeri e dei fatti, utilizzando lo strumento della smentita, non si contrasta imbavagliando la libertà di pensiero e di opinione attraverso l’applicazione bizantina di norme di legge che, a maggior ragione, dovrebbero tener conto della madre di tutte le leggi: la Costituzione Italiana.

Non si contrasta, altresì, mediante atti di forza sui singoli lavoratori che hanno più il sapore della intimidazione che non del richiamo al rispetto di regole di comportamento che sono stabilite, innanzitutto, dallo Statuto dei diritti dei Lavoratori e che impedisce al datore di lavoro di adottare misure antisindacali idonee a rendere sterili le rivendicazioni dei dipendenti.

Se esiste un disagio all’interno di un ambiente lavorativo, esso non deve impressionare e non deve intimorire i vertici aziendali, soprattutto in tempi di crisi ove i lavoratori sono, più che altro, protesi a subire i dettami della parte datoriale e per ovvie ragioni di opportunità/necessità, indotti a chiudere un occhio persino sulla tutela dei propri diritti (Pomigliano docet).

Se esiste un disagio tra lavoratori e azienda, o fosse anche con un unico lavoratore, la forza della politica (che governa queste strutture poiché la Presidenza ed il CdA sono espressione di una mediazione politica) deve essere in grado di risolvere il conflitto senza ricorrere necessariamente allo strumento della sanzione disciplinare ma cercando di trovare le corrette soluzioni ai problemi sollevati; altrimenti la legge apparirà sempre più la “foglia di fico” dove si rifugeranno politici incapaci di spiegare al meglio il proprio ruolo perché imbrigliati nel tecnicismo giuridico: quello che andava tanto in voga durante il ventennio fascista.

In tal caso, la politica delega ai tecnici anche le linee da seguire nei rapporti con i lavoratori; ma quando gli amministratori sono espressione di forze del centro sinistra (quindi anche la nostra) da sempre - almeno a parole - attente alle problematiche degli stessi lavoratori, non è possibile accettare indebite compressioni del diritto di critica e di opinione nei loro confronti, per principio, per rispetto delle nostre intelligenze, per non farci dire dai cittadini: “sono tutti uguali!”

Porto San Giorgio, lì 13.08.2010